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Gli
armeni cristiani, “letture viventi del Vangelo” nella storia
- di Mirko Testa
ROMA,
venerdì, 9 maggio 2008 (ZENIT.org).- La Chiesa cattolica e quella armena hanno
l'imperativo di unire sempre più i loro sforzi in difesa dei diritti umani e in
vista della pace nel mondo, ha detto questo venerdì Sua Santità Karekin II,
Patriarca supremo e Catholicos di tutti gli Armeni.
In
una conferenza stampa tenutasi a Roma, presso la sede della “Radio
Vaticana”, il capo della Chiesa armena, ricevuto quest'oggi in visita
ufficiale dal Santo Padre, ha sottolineato l'ottimo stato di salute dei rapporti
tra le due Chiese.
Nel
leggere un messaggio ai giornalisti presenti il Catholicos armeno ha
tracciato all'inizio un breve excursus della travagliata storia armena:
“Il nostro popolo ha chinato il capo di fronte all'amore divino e alla
speranza della salvezza, ed ha superato molteplici difficoltà e tragedie grazie
alla forza della Croce di Gesù Cristo”.
“A
dire il vero – ha continuato –, la nostra stessa storia cristiana è
divenuta simile alla vita di Cristo, e le sue pagine sono letture viventi del
Vangelo”.
Sin
dall'inizio del IV sec. si ha notizia di Vescovi armeni e di persecuzioni e
martiri negli anni 150, 250 e 284. Ma il suo primo battesimo di sangue la Chiesa
armena lo ha affrontato nel 451 con il “martirio di Vardanank”.
Tuttavia,
la pagina più buia dell'Armenia è legata al primo genocidio moderno del XX
sec. iniziato nel 1915 ad opera di Enver e Taalat Pascià e Ahmed Gemal, saliti
al potere in Turchia con la forza, e portato a termine da Mustafa Kemal nel
1922. I Giovani Turchi, un movimento ultranazionalista laico, sterminarono per
motivi etnici e religiosi gli armeni cristiani.
Pietro
Kuciukian, fondatore del “Comitato Internazionale dei Giusti per gli
Armeni”, sostiene che ci furono in tutto – vennero sterminati anche siriaci,
greci e di altre minoranze religiose – 2 milioni di deportati, un milione e
mezzo di vittime, oltre a 500 mila scampati e fuggiti all'estero.
Su
circa 500.000 scampati al genocidio, salvati dagli arabi musulmani o fuggiti in
Russia, la maggioranza era costituita da donne e bambini che diedero vita alla
diaspora armena nel mondo.
Una
storia quella degli armeni segnata dalle occupazioni russa e ottomana.
Nonostante
questo, ha aggiunto il Patriarca supremo degli Armeni, “la nostra nazione è
stata destinataria della grazia del Signore ancora una volta quando la bandiera
dell'indipendenza è stata innalzata sopra la nostra patria”, nel 1991 con la
frantumazione del blocco sovietico.
Karekin
II ha poi parlato dei rapporti tra la Chiesa cattolica e quella armena,
ricordando che “dal 1244 fino al collasso del Regno di Cilicia nel 1375, le
nostre due Chiese hanno compiuto passi importanti per ristabilire l'unità della
Chiesa di Gesù Cristo”.
“Dal
XVI al XVIII sec., i sacerdoti e i Pontefici armeni hanno diretto i loro passi
verso l'Occidente, in cerca di assistenza nei loro sforzi di illuminare la
cultura e realizzare l'anelito di libertà dell'Armenia dal pesante giogo turco
e del dominio persiano”.
La
pietra miliare dei rapporti ecumenici tra la Chiesa cattolica e la Chiesa armena
è però rappresentata dalla dichiarazione comune firmata nel 1970 da Papa Paolo
VI e dal Catholicos armeno Vasken I.
“La
presente visita – ha quindi spiegato – giunge ancora una volta a rafforzare
la calorosa atmosfera di amore e rispetto che si è andata creando tra le nostre
due Chiese”.
“L'amore
ricevuto dal nostro Signore Gesù Cristo porta molti buoni frutti nel campo
dell'attuale ecumenismo. Fedeli ai padri della Santa Chiesa e alla loro eredità,
nonostante le nostre differenze e caratteristiche uniche, dovremmo dare maggiore
importanza a ciò che ci unisce”.
“E'
per noi fonte di particolare soddisfazione – ha detto successivamente –
confermare che lo spirito di amore e collaborazione tra le Chiese armena e
cattolica trova la sua tangibile espressione nei nostri tempi”.
“La
testimonianza vivente alla spirito può essere ravvisata nel fatto che le
relazioni tra le nostre due Chiese sono calorose e strette non solo a livello
dei vertici della Chiesa, ma anche all'interno delle comunità, nelle parrocchie
e nelle diocesi in tutto il mondo”.
In
questi tempi di rapidi rivolgimenti sul versante politico, sociale, economico e
ambientale amplificati dalla globalizzazione, ha poi detto, "l'ulteriore
consolidamento di sforzi diligenti e di collaborazione è un imperativo per le
Chiese cristiane”.
Perché
“soltanto mediante una cooperazione totale potremo meglio promuovere la pace
nel mondo e difendere i diritti umani, nonché i diritti delle nazioni, delle
famiglie e delle classi sociali a rischio”.
“La
trasfigurazione della vita attraverso i valori evangelici sarà la via verso la
creazione di un mondo prospero e virtuoso”, ha concluso.
La
Chiesa apostolica armena appartiene al novero delle Chiese spesso dette
“dell'antico Oriente cristiano” o anche “ortodosse orientali”: le Chiese
armena, copta, etiopica, siro-giacobita e indo-malakar.
Furono
gli apostoli Taddeo e Bartolomeo a preparare il terreno per la conversione
dell'Armenia al cristinesimo che ebbe luogo nel 301 d.C., quando divenne la
prima nazione al mondo ad adottare ufficialmente la fede cristiana come
religione di Stato.
Secondo
la tradizione fu San Gregorio L'Illuminatore a risanare attraverso le sue
preghiere il Re armeno pagano Tiridate III, che lo aveva tenuto prigioniero per
10 anni in una fossa, a Khor Virab, e che una volta guarito, chiese di esssere
battezzato e permise la costruzione della prima chiesa nel luogo dove oggi sorge
la città di Etchmiadzin.
Un
secolo più tardi, il monaco Mesrop Maštoc‘ inventò l'alfabeto armeno per
poter tradurre la Sacra Bibbia.
Discorso
di Benedetto XVI al Patriarca supremo degli Armeni
CITTA'
DEL VATICANO, venerdì, 9 maggio 2008 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito il
discorso rivolto da Benedetto XVI a Karekin II, Patriarca supremo degli Armeni,
durante l'incontro svoltosi questo venerdì mattina in Vaticano.
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* *
Santità,
Cari
Fratelli in Cristo,
è
con sincera gioia che porgo il benvenuto a Lei, Santità, e alla distinta
delegazione che l'accompagna. Saluto cordialmente i prelati, i sacerdoti e i
laici che rappresentano la famiglia del Catholicosato di tutti gli Armeni,
diffusa in tutto il mondo. Ci riuniamo nel nome di nostro Signore Gesù Cristo,
che ha promesso ai suoi discepoli che «dove sono due o tre riuniti nel mio
nome, io sono in mezzo a voi » (Mt 18, 20). Che lo spirito di amore e
servizio fraterni, che Gesù ha insegnato ai suoi discepoli, illumini il nostro
cuore e la nostra mente mentre ci scambiamo saluti, conversiamo e ci riuniamo in
preghiera!
Con
gratitudine ricordo le visite del Catholicos Vasken I e del Catholicos Karekin I
alla Chiesa di Roma e i loro rapporti cordiali con i miei venerabili
predecessori Papa Paolo VI e Papa Giovanni Paolo II. Il loro impegno per l'unità
cristiana ha inaugurato una nuova era nei rapporti fra noi. Ricordo con
particolare gioia la sua visita, Santità, nel 2000 a Roma e il suo incontro con
Papa Giovanni Paolo II. La liturgia ecumenica nella Basilica vaticana, che ha
celebrato il dono di una reliquia di san Gregorio Illuminatore, è stata uno
degli eventi più memorabili del Grande Giubileo a Roma. Papa Giovanni Paolo II
ha ricambiato quella visita recandosi nel 2001 in Armenia, dove lei lo ha
accolto cortesemente nella Santa Etchmiadzin. L'affettuoso benvenuto che gli ha
riservato in quell'occasione ha aumentato ulteriormente la sua stima e il suo
rispetto per il popolo armeno. L'Eucaristia celebrata da Papa Giovanni Paolo II
sul grande altare esterno, nella Santa Etchmiadzin, ha costituito un segno
ulteriore di crescente accettazione reciproca, nell'attesa del giorno in cui
potremo celebrare insieme presso un'unica mensa del Signore.
Domani
sera, ognuno di noi, nelle nostre rispettive tradizioni, comincerà la
celebrazione liturgica di Pentecoste. Cinquanta giorni dopo la resurrezione di
nostro Signore Gesù Cristo, pregheremo sinceramente il Padre, chiedendogli di
inviare il suo Santo Spirito, lo Spirito che ha il compito di conservarci
nell'amore divino e di condurci alla verità. Il giorno della Pentecoste fu lo
Spirito Santo a creare dalle molte lingue della folla riunita a Gerusalemme
un'unica voce per professare la fede. È lo Spirito Santo che dona l'unità
della Chiesa. Il cammino verso il ripristino della comunione piena e visibile
fra tutti i cristiani può sembrare lungo e arduo. Bisogna ancora fare molto per
sanare le profonde e dolorose divisioni che sfigurano il Corpo di Cristo. Lo
Spirito Santo, tuttavia, continua a guidare la Chiesa in modi sorprendenti e
spesso inattesi. Può aprire porte chiuse, ispirare parole dimenticate, sanare
rapporti infranti. Se il nostro cuore e la nostra mente sono aperti allo Spirito
di comunione, Dio può di nuovo operare miracoli nella Chiesa ripristinando i
vincoli di unità. Adoperarsi per l'unità dei cristiani è un atto di fiducia
obbediente nell'opera dello Spirito Santo, che conduce la Chiesa alla piena
realizzazione del disegno del Padre, conformemente alla volontà di Cristo.
La
storia recente della Chiesa apostolica armena è stata scritta nelle tinte
contrastanti della persecuzione e del martirio, dell'oscurità e della speranza,
dell'umiliazione e della rinascita spirituale. Lei, Santità, e i membri della
sua delegazione avete vissuto personalmente queste esperienze contrastanti nelle
vostre famiglie e nella vostra vita. La restituzione della libertà alla Chiesa
in Armenia è stata fonte di grande gioia per tutti noi. Sulle vostre spalle è
stato posto il pesante fardello di riedificare la Chiesa. Non posso che
esprimere la mia grande stima per i notevoli risultati pastorali ottenuti in un
tempo così breve, sia in Armenia sia all'estero, per l'educazione cristiana dei
giovani, per la formazione del nuovo clero, per l'edificazione di nuove chiese e
centri comunitari, per l'assistenza caritativa ai bisognosi e per la promozione
dei valori cristiani nella vita sociale e culturale. Grazie alla vostra guida
pastorale, la luce gloriosa di Cristo risplende di nuovo in Armenia ed è
possibile ascoltare di nuovo le parole salvifiche del Vangelo. Di certo, state
ancora affrontando molte sfide a livello sociale, culturale e spirituale. A
questo proposito devo menzionare le recenti difficoltà affrontate dal popolo
armeno ed esprimere il sostegno orante della Chiesa cattolica alla sua ricerca
di giustizia e di pace e alla sua promozione del bene comune.
Nel
nostro dialogo ecumenico, sono stati compiuti importanti progressi per risolvere
le controversie dottrinali che tradizionalmente ci hanno diviso, in particolare
su questioni di cristologia. Negli ultimi cinque anni, si è ottenuto molto
grazie alla Commissione congiunta per il dialogo teologico fra la Chiesa
cattolica e le Chiese ortodosse orientali, di cui il Catholicosato di tutti
gli Armeni è membro a pieno titolo. Grazie, Santità, per il sostegno offerto
all'opera della Commissione Congiunta e per il prezioso contributo dei suoi
rappresentanti. Preghiamo affinché la sua attività ci avvicini alla comunione
piena e visibile e venga il giorno in cui la nostra unità nella fede renderà
possibile una celebrazione comune dell'Eucaristia. Fino a quel giorno, i vincoli
fra noi saranno meglio consolidati ed estesi da accordi su questioni pastorali,
in linea con il grado di accordo dottrinale già raggiunto. Solo se sostenuto
dalla preghiera e supportato dall'effettiva cooperazione, il dialogo teologico
potrà condurre all'unità che il Signore desidera per i suoi discepoli.
Santità,
cari amici,
nel
dodicesimo secolo, Nerses di Lambron parlò a un gruppo di Vescovi armeni.
Concluse il suo famoso discorso sinodale sul ripristino dell'unità cristiana
con parole visionarie che ci colpiscono ancora oggi: «Non siete in errore,
Venerabili Padri: è meritorio piangere sui giorni trascorsi nella discordia.
Tuttavia, oggi è il giorno che il Signore ha fatto, un giorno di gioia e
letizia (...) preghiamo affinché nostro Signore ci doni tenerezza e dolcezza
ancor più abbondanti e sviluppi sulla terra, con la rugiada dello Spirito
Santo, questo seme; forse, grazie alla Sua forza, potrà anche recare frutti;
per permetterci di ripristinare la pace della Chiesa di Cristo oggi nelle
intenzioni e domani nei fatti». Questo è anche il mio desiderio orante in
occasione della vostra visita. Vi ringrazio di cuore e vi assicuro del mio
profondo affetto nel Signore.
[Traduzione
a cura de L'Osservatore Romano]
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