Intervista a Pietro Kuciukyan di Michèle Jeangey (Akhtamar On-line)

Con la legge n. 211 del 20 luglio 2000, il Parlamento italiano ha istituito il "Giorno della Memoria" in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti.

Tra le numerose manifestazioni promosse per l'occasione merita di essere ricordato il convegno su tutti i genocidi dal titolo Il volto oscuro della modernità: l'ideologia del genocidio tenutosi nella facoltà di giurisprudenza della Terza Università degli studi di Roma, promosso dalla stessa università e dall'Associazione culturale identità europea.

 
Accanto all'olocausto ebraico si delineano le storie di altri genocidi, spesso dimenticati, il filo rosso che lega i grandi genocidi dell'età moderna.
Adolfo Moranti ha illustrato le radici ideologiche del razzismo moderno.
Sono seguiti gli interventi del prof. Pietro Kuciukian e di Marco Pirna, che hanno rispettivamente posto l'accento sul genocidio degli armeni e gli italiani di Istria e Dalmazia, della prof.ssa Daniela Braceschi che si è soffermata sul ruolo della scuola nel recupero della memoria descrivendo nuovi percorsi e nuovi strumenti didattici che permettono di recuperare la tradizione e rivalutano l'importanza dello studio della storia.

 

Ogni genocidio è unico nella sua dinamica di orrore, nei suoi procedimenti, nelle sue conclusioni. Ma ogni genocidio è simile agli altri perché la Macchina del Male ha molti volti, molte metamorfosi, ma un'unicità di fondo, dovuta al fatto che il male è monotono, innaturale, chiuso entro spazi definiti. È costruito come una macchina d'acciaio, e posa sulla negazione. (Antonia Arslan in Hushèr: la Memoria – Voci italiane di sopravvissuti armeni, 2000 ed. Guerini Associati)      

   

Figlio della diaspora armena Pietro Kuciukian è nato in Italia nel 1940 dove ha intrapreso la carriera di chirurgo dentista. Profondamente legato alla memoria dei suoi avi si è recato in Armenia dopo il terremoto del 1988 per lavorare alla costruzione di un ambulatorio dentistico, a Spitak, e di due scuole nella città di Stepanavan. Nell'ambito del suo impegno per la promozione della causa armena, ha pubblicato diverse opere edite da Guerini e Associati tra le quali Le terre di Nairi. Viaggi in Armenia (1994); Viaggio fra i cristiani d'Oriente. Comunità armene in Siria e in Iran; Dispersi.Viaggio fra le comunità armene del mondo (1998); Voci nel deserto. Giusti e testimoni per gli Armeni (2000); Giardino di tenebra (2003). Ha realizzato con una troupe della RAI il documentario Destinazione il nulla per girare il quale si è recato in Armenia ed in Siria. Nel gennaio del 2003 gli è stato conferito dal Comune di Milano “L’”Ambrogino d’Oro” per la sua attività nella ricerca nell'ambito del Comitato promotore della Foresta dei Giusti.

 

Di fronte ad un gran dolore c'è chi cerca di dimenticare sperando che il tempo guarisca le ferite, c'è chi, invece, vuole ricordare perché?

 

Per quanto riguarda il caso armeno perché la negazione del genocidio da parte della Turchia ci stimola; si tratta di un dovere verso i nostri padri.   

 

Si ricordano spesso le vittime dei genocidi e le atrocità commesse dagli oppressori, ma c'è una terza categoria quella dei Giusti chi sono?

 

 I Giusti sono quelle persone che di fronte al male estremo agiscono. Il Giusto è colui che non perde la propria identità e dignità, si sente costretto ad intervenire: chi non lo fa può avere più danni della vittima stessa. Ma per quanto riguarda il caso armeno i Giusti sono anche i testimoni attivi che hanno mostrato al mondo ciò che avveniva e tra questi sono da annoverare anche dei turchi. Ogni anno cerco un Giusto e porto le sue ceneri a Dzidzernagapert (N.d.R. monumento dedicato ai martiri del genocidio) in Armenia; il primo Giusto ad esservi stato sepolto è stato Armin Wegner, un ufficiale tedesco che, a rischio personale, ha consegnato al mondo le prove fotografiche del genocidio degli armeni. Le sue ceneri erano ancora in casa dei familiari, a Roma, così nel 1996 con il figlio Misha, accompagnati da una troupe televisiva, le abbiamo trasportate in Armenia dove sono state tumulate nel "Muro della Memoria" a lato del monumento dedicato al genocidio di Dzidzernagapert. In seguito vi sono stati portati Johannes Lepsius, missionario della Chiesa evangelica, fondatore della Missione d'Oriente, nata per dare rifugio e aiuto agli scampati, che fu il primo a denunciare la strage che si stava perpetrando con il Rapporto segreto sui massacri degli armeni; Franz Werfel, lo scrittore tedesco che aveva raccolto le testimonianze dei sopravvissuti ne I 40 giorni di Mussa Dagh. Tra i Giusti bisogna annoverare anche Giacomo Gorrini, allora console a Trebisonda, in Turchia, dal 1911 al 1918, testimone oculare della deportazione e dei massacri degli armeni. Insieme alle lapidi viene piantato un albero, che contribuirà a formare la foresta dei Giusti.

 

Quali sono gli obiettivi del Comitato per la Foresta dei Giusti?

 

La creazione di parchi, boschi, giardini in ogni parte del mondo, per formare un'ideale foresta senza confini che ricordino il valore dei Giusti per la storia dell'umanità, in alcuni luoghi-simbolo, come Yerevan in Armenia, Sarajevo in Bosnia Erzegovina, dove si sta seguendo l'esempio del primo giardino dei Giusti creato a Gerusalemme presso il memoriale di Yad Vashem, per onorare i non ebrei che si sono opposti alla Shoah. Il Comitato si occupa, anche, di finanziare ogni anno borse di studio per tesi di laurea o dottorati di ricerca relativi ad un Giusto ancora ignoto. Stiamo lavorando per la presentazione al Parlamento della Repubblica d'Armenia di una proposta di legge del "Progetto sui Giusti per gli armeni" (N.d.R. la sede ufficiale del comitato internazionale dei Giusti per gli armeni si trova presso il Museo del genocidio sulla collina di Dzidzernagapert)

 

La prima generazione successiva al genocidio del popolo armeno si è preoccupata d'inserirsi nelle società degli Stati ospitanti per dare un futuro dignitoso ai propri figli, la seconda si è mobilitata – e lo sta facendo tuttora- perché il genocidio sia riconosciuto in tutto il mondo e lavora contro il rischio di assimilazione e la terza?

 

La terza generazione continuerà e probabilmente anche la quarta, quinta, sesta, perché il riconoscimento del genocidio degli armeni è un fatto morale che continuerà a riempire di sogni la vita anche delle future generazioni.

 

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akhtamar@comunitaarmena.it