Novità in Libreria – Gli armeni il primo genocidio del XX secolo

Il genocidio armeno, avvenuto nel 1915 durante gli ultimi anni dell’Impero ottomano, è stato a lungo ignorato e rimosso dalla memoria collettiva. Solo a partire dagli anni Sessanta ha iniziato a riemergere nella coscienza storica. Per decenni, sia il neonato Stato turco sia le potenze occidentali evitarono di affrontare pubblicamente la questione, mentre anche all’interno della diaspora armena prevaleva il silenzio, con difficoltà a parlarne al di fuori dell’ambito familiare o comunitario. Un primo segnale di cambiamento si ebbe il 24 aprile 1965: in occasione del cinquantesimo anniversario della tragedia, vennero alla luce le prime testimonianze dei sopravvissuti, iniziarono a circolare prove documentarie e si celebrarono riti collettivi. Fu il primo vero momento di recupero della memoria storica.

NOVITA’ IN LIBRERIA Il grido degli Armeni o del genocidio infinito Storia di una tragedia annunciata

NOVITA’ IN LIBRERIA

Il grido degli Armeni o del genocidio infinito
Storia di una tragedia annunciata

Un nuovo sguardo sul genocidio armeno, alla luce delle più recenti ricerche – comprese quelle di alcuni studiosi turchi – che hanno portato alla luce aspetti ancora più inquietanti di quella tragedia.
Tra gli studi più rilevanti spicca quello di Stefan Ihrig, autore di Giustificare il genocidio. La Germania, gli Armeni e gli Ebrei da Bismarck a Hitler, che dimostra come le radici dell’idea stessa di genocidio – lo sterminio di una minoranza interna compiuto dallo Stato – affondino nell’Europa del tardo Ottocento, in particolare nella Germania imperiale, dove non solo gli Ebrei venivano presi di mira, ma anche gli Armeni venivano definiti “gli Ebrei del Medio Oriente”.

Il volume ricostruisce la catena di eventi che condusse all’eliminazione di circa un milione e mezzo di Armeni, evidenziando la pianificazione e la spietata determinazione del governo dei Giovani Turchi. Ampio spazio è dedicato anche al dopoguerra e al cinico gioco delle potenze europee, fino all’incendio di Smirne e al Trattato di Losanna: l’epilogo di una tragedia che il mondo preferì dimenticare.

https://www.edizionistudium.it/libri/il-grido-degli-armeni-o-del-genocidio-infinito

LUTTO NELLA COMUNITA’ ARMENA E’ venuta a mancare LAURA MIRACHIAN diplomatica Italiana di origini armene

🔘 LUTTO NELLA COMUNITA’ ARMENA

E’ venuta a mancare LAURA MIRACHIAN diplomatica Italiana di origini armene, una fra le primissime donne nominato Ambasciatore di grado nel 2008.

È stata Presidente della DID – Donne Italiane in Diplomazia. Nei quarant’anni di servizio, è stata Capo Missione a Belgrado durante le guerre balcaniche, Direttore Generale per i Paesi europei (inclusi Russia, Turchia, Balcani, Caucaso, Asia Centrale), Ambasciatore in Siria, Rappresentante Permanente presso le Organizzazioni Internazionali a Ginevra (ILO, OMS, WIPO, WMO). È stata insignita di varie onorificenze italiane e straniere, tra cui Grande Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, Chevalier de la Légion d’Honneur (Francia) e Commendatore dell’Ordine di San Gregorio Magno (Santa Sede).

➡️ La messa di suffragio sara svolta domani 23 marzo 2026 alle ore 17,30 presso la chiesa Santa Maria in Trastevere a Roma. Mentre i Funerali sono previsti il prossimo mercoledì 25 marzo alle ore 10 a Padova nella Chiesa di San Giuseppe.

Sincere condoglianze ai famigliari e a tutti coloro che le hanno voluto bene.

Che riposi in pace.🔘 LUTTO NELLA COMUNITA’ ARMENA

E’ venuta a mancare Laura Mirachian diplomatica Italiana di origini armene, una fra le primissime donne nominato Ambasciatore di grado nel 2008.

È stata Presidente della DID – Donne Italiane in Diplomazia. Nei quarant’anni di servizio, è stata Capo Missione a Belgrado durante le guerre balcaniche, Direttore Generale per i Paesi europei (inclusi Russia, Turchia, Balcani, Caucaso, Asia Centrale), Ambasciatore in Siria, Rappresentante Permanente presso le Organizzazioni Internazionali a Ginevra (ILO, OMS, WIPO, WMO). È stata insignita di varie onorificenze italiane e straniere, tra cui Grande Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, Chevalier de la Légion d’Honneur (Francia) e Commendatore dell’Ordine di San Gregorio Magno (Santa Sede).

➡️ La messa di suffragio sara svolta domani 23 marzo 2026 alle ore 17,30 presso la chiesa Santa Maria in Trastevere a Roma. Mentre i Funerali sono previsti il prossimo mercoledì 25 marzo alle ore 10 a Padova nella Chiesa di San Giuseppe.

Sincere condoglianze ai famigliari e a tutti coloro che le hanno voluto bene.

Che riposi in pace.

Il numero di Meridiani di febbraio dedicato all’Armenia

Il numero di Meridiani dedicato all’Armenia racconta di un paese ancora poco conosciuto e dagli aspetti sorprendenti, sotto il profilo paesaggistico e culturale. Culla del cristianesimo (fu il primo al mondo a renderlo religione ufficiale) è ricchissimo di chiese e antichi monasteri, spesso inseriti in contesti naturali di straordinaria bellezza. Affascinanti sono la sua lingua e il suo alfabeto unico al mondo, la sua gastronomia basata sul tradizionale pane lavash, accompagnato da un’incredibile varietà di prodotti locali, la cultura millenaria del vino, mentre per gli escursionisti ci sono canyon e grotte stupefacenti, infinite steppe erbose e catene di monti dai dolci profili, che superano i 3000 metri. Gli inviati di Meridiani hanno battuto il paese palmo a palmo, documentando la vivacità della capitale Yerevan, la natura del grande lago Sevan, i luoghi di culto più suggestivi, tra cui il monastero di Khor Virap, affacciato sulla mole bianca del vulcano Ararat, vero simbolo dell’Armenia storica.

LA CONDANNA DEI PRIGIONIERI ARMENI IN AZERBAIGIAN È UNA VERGOGNA PER L’EUROPA

Il 17 febbraio si è conclusa la farsa “processuale” messa in atto dal regime dell’Azerbaigian contro i prigionieri di guerra armeni illegalmente detenuti dal regime di Aliyev.
Anche il filantropo e benefattore Ruben Vardanyan (“colpevole” di essere stato ministro di Stato della repubblica di Artsakh per quattro mesi) è stato condannato, dopo già due anni e mezzo di prigionia a Baku, a venti anni di galera. La sentenza è stata duramente criticata anche da Amensty International che ha etichettato il processo come una “parodia”.
La dittatura azera non gli ha perdonato di aver aiutato la popolazione del Nagorno Karabakh (Artsakh) sotto blocco azero nel momento in cui i soldati dell’Azerbaigian impedivano l’accesso a qualsiasi convoglio umanitario come peraltro avvenuto poco tempo dopo, sotto l’attenzione dei media mondiali, per i palestinesi di Gaza. Nei giorni scorsi, altri quindici prigionieri di guerra e politici armeni (compresi ex presidenti e ministri della repubblica armena) erano stati condannati a pesanti pene varianti dai quindici anni all’ergastolo.
Tutte queste azioni che ostacolano quella vera pace a cui realmente aspirano gli armeni del mondo sono avvenute nel completo disinteresse delle istituzioni e diplomazie europee che da un lato spingono l’Armenia verso un dialogo più intenso, dall’altro permettono che una delle peggiori dittature al mondo violi palesemente il diritto internazionale e individuale trattenendo ingiustamente decine di armeni in ostaggio.
Il governo armeno, in imbarazzato silenzio, nel pur condivisibile sforzo di pacificazione, è sotto costante minaccia e teme che una presa di posizione in favore dei connazionali detenuti possa spezzare il fragile filo della trattativa.
Il presidente azero Aliyev nel corso di un’intervista alla recente conferenza di Monaco ha addirittura paragonato i prigionieri armeni ai gerarchi nazisti e il “processo” di Baku a quello di Norimberga!
Il tutto senza che da Bruxelles, Roma, Parigi o da altre capitali si levassero parole di condanna o fermi appelli per la liberazione degli ostaggi. VERGOGNA!
Aliyev agisce nella certezza di assoluta impunità garantitagli solo dalle forniture di gas all’Europa, un precedente pericoloso per la storia e l’umanità che ha permesso e permetterà ad altri governi autoritari di agire impunemente nei confronti della popolazione inerme.
Il “Coordinamento delle organizzazioni e associazioni armene in Italia”, nell’esprimere vicinanza e solidarietà agli armeni in prigione a Baku, chiede:
– alle istituzioni europee di condannare la farsa giudiziaria del regime, di attivarsi con pressanti richieste per la liberazione dei detenuti e imporre sanzioni al governo azero in caso di mancato positivo riscontro;
– al governo italiano, in ragione del ruolo di importante partner commerciale dell’Azerbaigian, di attivarsi con tutti i mezzi disponibili per la liberazione degli ostaggi armeni;
– ai media, alle associazioni, ai partiti e ai sindacati italiani di impegnarsi per una informazione corretta a sostegno dei diritti dei prigionieri e della popolazione armena dell’Artsakh.
– all’opinione pubblica di non dimenticare gli oltre centomila armeni che sono stati cacciati definitivamente dalla loro terra ancestrale e che ora sono rifugiati in Armenia mentre il governo azero tenta di riscrivere la storia cancellando ogni traccia armena sul territorio e ricorrendo a pratiche di pressione su governi e media internazionali.
COORDINAMENTO DELLE ORGANIZZAZIONI E ASSOCIAZIONI ARMENE IN ITALIA
18 Febbraio 2026
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NOTA ESPLICATIVA
• Il 27 settembre 2020, in piena pandemia e nonostante le raccomandazioni del Segretario generale delle Nazioni Unite, l’Azerbaigian lanciava una campagna militare contro la repubblica de facto del Nagorno Karabakh (Artsakh) che trenta anni prima – in un percorso democratico e legale – aveva sancito il proprio diritto all’autodeterminazione. Il presidente azero Aliyev affermò che era arrivato il momento di mettere da parte la diplomazia e agire con forza.
• Al termine della cosiddetta “guerra dei 44 giorni” (costata quasi 9.000 morti fra entrambe le parti), in data 9 novembre veniva firmato da Armenia, Azerbaigian e Russia un accordo di cessate il fuoco che prevedeva il ritiro delle forze armene dai distretti circostanti l’ex oblast del NK e una forza di pace a garanzia della popolazione armena presente.
• Nel 2021 e nel 2022 le forze armate azere occupavano (e occupano tuttora) a più riprese porzioni di territorio della repubblica di Armenia causando altre centinaia di vittime.
• A fine dicembre 2022 gli azeri iniziavano un blocco della strada di accesso tra Armenia e Nagorno Karabakh causando una crisi umanitaria per la popolazione armena rimasta completamente isolata. A più riprese venivano tagliate le forniture di gas ed elettricità lasciando la popolazione al gelo nel pieno inverno caucasico.
• Il 19 settembre 2023 l’Azerbaigian interveniva militarmente per occupare la residua porzione di territorio rimasto abitato dagli armeni sotto blocco. Le autorità della repubblica del NK, onde evitare nuovi spargimenti di sangue e nuovi episodi di barbarie contro la popolazione civile, firmavano un cessate-il-fuoco dopo sole 24 ore.
• Oltre centomila armeni lasciavano precipitosamente la loro patria per non cadere vittima dei soldati azeri. Al termine delle operazioni militari orchestrate dal regime di Aliyev, la popolazione di circa 150.000 abitanti si è ridotta a poche unità. Gli ultimi dieci armeni rimasti sono stati evacuati in Armenia nei giorni scorsi.
• Il governo azero ha attuato una politica di sistematica demolizione di ogni simbolo civile e religioso che potesse ricondurre alla secolare presenza armena nella regione. Mentre abbatteva la sede del parlamento, il governo azero innalzava archi di trionfo per celebrare la vittoria e insediava nuovi coloni a occupare le case degli armeni.
• La repubblica del NK (Artsakh) era considerata democratica dagli istituti specializzati come ad esempio “Freedom house” che invece oggi etichetta quel territorio alla stregua delle peggiori dittature senza alcun rispetto per i diritti civili e politici e senza alcuna libertà di informazione.
• Il territorio è stato abitato per secoli dalla popolazione armena come testimoniano chiese e monasteri sparsi tra le sue montagne. Non “separatisti”, ma una popolazione autoctona che la prepotenza di un guerrafondaio ha cacciato per sempre dalla propria patria.

ARTE Reportage Nagorno-Karabakh: quando passano le cicogne

ARTE Reportage

Nagorno-Karabakh: quando passano le cicogne

Gli Armeni, cacciati dal Nagorno-Karabakh nel 2023, sognano di tornare a casa, come le cicogne tornano ai loro nidi ogni anno.

26 min

Documentario

Il 19 settembre 2023, l’inferno si abbatte su Stepanakert, capitale del Nagorno-Karabakh. Con il pretesto di un’“operazione antiterrorismo”, l’Azerbaigian invade questa enclave abitata da Armeni che sfuggiva al suo controllo. Le truppe azere spazzano via tutto ciò che incontrano sul loro cammino.

Regia

Frédéric Tonolli

Autore

Frédéric Tonolli

Fotografia

Niagara Tonolli

Musica

Jean-Michel Dunyach

Montaggio

Pierre Jolivet

Produzione

HIKARI

Produttore

Anthony Dufour

Paese

Francia

Anno

2025

COMUNICATO STAMPA INAUGURATO IL VOLO DIRETTO BARI–JEREVAN: UN NUOVO PONTE AEREO TRA PUGLIA E ARMENIA

Bari, 26 ottobre 2025 – Alle ore 6,30 di questa mattina dopo l’atterraggio del primo volo diretto proveniente da Jeran, si è svolto questa mattina, presso l’Aeroporto di Bari “Karol Wojtyła”, il taglio del nastro del nuovo collegamento diretto Bari–Jerevan, che segna una tappa storica nei rapporti tra la Puglia e la Repubblica d’Armenia. Il volo, simbolo di un ponte culturale e umano millenario, consolida un legame che affonda le sue radici nella storia e si proietta verso nuove prospettive di cooperazione economica, turistica e istituzionale.
La cerimonia di inaugurazione
Il taglio del nastro è stato presieduto dal Console Onorario della Repubblica di Armenia per la Puglia, Dario Rupen Timurian, affiancato dai due consiglieri del Consolato Onorario composta prof. Carlo Coppola e dalla dott.ssa Siranush Quaranta. L’evento, carico di significato simbolico, ha sottolineato l’importanza strategica di questo collegamento aereo per entrambe le regioni, in un contesto di crescente apertura internazionale.
L’incontro istituzionale con Aeroporti di Puglia
Nei giorni che hanno preceduto l’inaugurazione, una delegazione armena sempre guidata dal Console Timurian aveva incontrato il Presidente di Aeroporti di Puglia S.p.A., Antonio Maria Vasile. Alla cerimonia avevano preso parte alcuni cittadini pugliesi di origine armena, che hanno accolto con entusiasmo l’avvio della nuova rotta, riconoscendone il valore per il mantenimento dei rapporti familiari, culturali e commerciali tra le due sponde.
L’incontro, svoltosi in un clima di grande cordialità e visione condivisa, ha posto le basi per ulteriori sinergie tra i due Paesi nel campo del turismo e dei trasporti.
In segno di gratitudine e amicizia, la delegazione armena ha donato al Presidente Vasile un’opera d’arte di straordinario valore simbolico: una fotografia d’autore di Patrizia Posillipo, raffigurante un antico documento pergamenaceo del 991 d.C., custodito a Bari. Si tratta della più antica testimonianza scritta in caratteri armeni rinvenuta in Italia, prova storica dell’antichissimo legame tra la Puglia e l’Armenia, che affonda le sue radici in oltre un millennio di relazioni culturali e spirituali.
La celebrazione liturgica
A coronare la dimensione spirituale dell’iniziativa, il cappellano dell’Aeroporto di Bari, Don Mimmo Memoji, ha presieduto una liturgia della parola nella cappella aeroportuale. La celebrazione, arricchita da letture tratte dagli Atti degli Apostoli e dal canto del Salmo 22, si è conclusa con la preghiera comune del “Hayr Mer” (Padre Nostro) e del “Ter Voghormia” (Signore abbi Misericordia) in lingua armena.
Un momento di profonda comunione tra le tradizioni cristiane d’Oriente e d’Occidente, che ha conferito alla giornata un tono di intensa spiritualità e fraternità universale.
Un collegamento strategico tra Europa e Caucaso
Il nuovo volo Bari–Jerevan rappresenta molto più di un collegamento aereo: è un ponte
tra due popoli, due culture e due economie. La nuova rotta aprirà canali privilegiati per gli scambi commerciali, il turismo, la collaborazione accademica e culturale, rafforzando al contempo la presenza armena in Puglia e favorendo la conoscenza reciproca tra le comunità.
L’iniziativa si inserisce in una più ampia strategia di internazionalizzazione di Aeroporti di Puglia, volta a consolidare il ruolo dello scalo barese come porta d’Europa verso il Caucaso e il Medio Oriente. Con l’avvio del volo Bari–Jerevan, la Puglia si conferma così crocevia di culture e punto di incontro tra l’Occidente e l’Oriente cristiano.
Il Consolato Onorario della
Repubblica d’Armenia in Bari

Libro vini armeni, comunicato stampa

Vini armeni, il libro che ti accompagna nella culla della viticoltura.
Dalle colline venete patrimonio Unesco dove viene prodotto il Prosecco Superiore Docg Conegliano – Valdobbiadene alla Valle dell’Ararat, in Armenia, il percorso potrebbe sembrare senza senso ai più e nemmeno essere annoverato alla spensierata scampagnata domenicale fuori porta, visti i 3.000 chilometri che separano le due realtà. Invece Enrico Dal Bianco – nativo proprio dalle colline coneglianesi – accompagna il lettore alla scoperta dei nettari locali con il libro “Vini Armeni. Viaggio nella culla della viticoltura” facendo seguito alle esplorazioni intraprese nella terra di Noé, durante gli ultimi otto anni. Il volume si dipana nel percorso ‘eno-storico’ che inizia dal Neolitico fino ad arrivare ai giorni nostri: dall’esplorazione della grotta di Areni, dove pochi anni fa sono stati rinvenuti i reperti archeologici che al momento fanno indicare questo luogo come prima cantina al mondo di produzione di vino (6.100 anni fa), fino alla moderna rinascita della viticoltura armena post sovietica. Queste evidenze dimostrano come la storia del vino si intrecci indissolubilmente con quella della civiltà umana, e come la vite domestica (Vitis vinifera) sia legata all’ antropizzazione umana sin da epoche antiche. Il libro è altresì impreziosito dalla sezione riguardante la storia dell’architettura armena, curata dall’autrice cadorina Manuela Da Cortà, con particolare riferimento ai divini e pittoreschi monasteri di questa terra sacra e mistica; l’Armenia infatti è stata la prima realtà che ha abbracciato la religione cristiana come religione di stato, sin dal 301 d. C.
Enrico Dal Bianco commenta: “Questa è l’area geografica, il Caucaso, dove è nata la viticoltura e dove si sono approntate le prime forma di domesticazione della vite nonché le prime forme di vinificazione ‘di massa’, tra i seimila e gli ottomila anni fa. Qui, in Armenia, mi sono innamorato dell’antica cultura, dell’arte locale, dell’enogastronomia e la gente ti accoglie a braccia aperte come se ti conoscesse da sempre, come uno di famiglia. Il richiamo alla terra armena è stato sin da subito magnetico, mistico, misterioso. E il libro in questione, a livello spirituale, è stata una forma di creatività che mi è venuto spontaneo scrivere quale atto d’amore verso una terra che mi ha donato più di quanto potessi immaginare: era giunto il momento di ricambiare, ed ecco la nascita della pubblicazione su vini armeni.”
Il mondo del vino, con la sua storia millenaria e le sue profonde radici culturali, si arricchisce quindi di un volume straordinario: “Vini Armeni. Viaggio nella culla della viticoltura”. Pubblicato da Kellermann Editore (Vittorio Veneto) nella collana “Grado Babo”, questo libro (144 pagine, € 18,00) si propone non solo come un’esplorazione del vino armeno, ma come un invito a scoprire un paese intriso di storia, mistero e fascino. Ma “Vini Armeni” va ben oltre la pura cronaca archeologica. È un’affascinante immersione in un Paese magico e un territorio unico, dove Occidente e Oriente si incontrano. Il libro invita il lettore a scoprire le peculiarità artistiche, storiche, religiose ed enogastronomiche dell’Armenia, svelando un fascino che va oltre il semplice prodotto della vite.
Il volume è arricchito da contributi di pregio: la prefazione è firmata da Antonia Arslan, scrittrice, saggista ed ex professoressa universitaria, la cui opera “La masseria delle allodole” ha narrato il genocidio armeno ed è stata adattata nell’omonimo film dei fratelli Taviani. La sua sensibilità e conoscenza della cultura armena aggiungono una profondità unica al testo. Inoltre il puntuale testo di Aldo Ferrari – storico e politologo di fama internazionale, professore all’Università Ca’ Foscari di Venezia e direttore del Programma di Ricerca su Russia, Caucaso e Asia Centrale per ISPI – completa il quadro, fornendo un contesto storico e geopolitico essenziale.
“Vini Armeni” non è solo un libro per esperti del settore, ma un’opera che saprà conquistare chiunque sia affascinato dalla storia, dalla cultura e, naturalmente, dall’eccellenza di un prodotto antico e affascinante come il vino. Un’opportunità imperdibile per riscoprire le origini di una delle bevande più celebrate al mondo.
Link all’articolo del blog:
Cordiali saluti.
Enrico Dal Bianco
tel: 3283522413
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