Comunicato stampa: Autunno in Armenia: foliage, tradizioni vinicole e attività outdoor

nformazioni sull’Armenia

Il Tourism Committee dell’Armenia invita a scoprire l’Armenia, una terra dove storia millenaria, tradizioni vivaci e paesaggi spettacolari si incontrano. Situata nel cuore del Caucaso, l’Armenia è rinomata per il suo ricco patrimonio culturale, l’ospitalità calorosa e un’ampia varietà di esperienze coinvolgenti: dai monasteri riconosciuti dall’UNESCO ai suggestivi sentieri di montagna, fino agli sport outdoor e a una scena gastronomica in forte crescita, ispirata a ricette tramandate da secoli.

Galleria fotografica

 

Comunicato stampa in formato Word

 

Ufficio stampa

Mark PR

Nadia Pasqual

+39 349 2131565

nadia.pasqual@markpr.it

Sito ufficiale: https://armenia.travel/

Facebook: https://www.facebook.com/ArmeniaTravelOfficial
Instagram: https://www.instagram.com/armenia.travel/

Novità in libreria – In Caucaso. Un viaggio tra Georgia e Armenia

Territorio di collisione e di scambio tra imperi immensi e potenze regionali, nel Caucaso si intrecciano eredità antichissime che brillano alla luce come le molte facce di uno stesso diamante. Dai templi yazidi sorti a fianco di centrali nucleari alle piantagioni di tè sul Mar Nero, dalla maledizione dell’estrazione mineraria ai nuovi profughi delle guerre che continuano a piagare la regione, fino ai caffè per esuli russi di Tbilisi e ai ristoranti armeno-libanesi a Erevan, questo reportage è un viaggio lungo dieci anni attraverso popoli, lingue e paesaggi diversissimi tra Armenia e Georgia.

L’Ambasciata dell’Azerbaigian replica al nostro articolo sulla Arslan. Noi rispondiamo con un po’ di storia (Lanuovabq 18.09.26)

L’ambasciata dell’Azerbaigian in Italia replica al nostro articolo di presentazione della scrittrice Antonia Arslan, ospite della Giornata della Bussola, in merito alla questione del Nagorno Karabakh. Un punto di vista azero. A cui replichiamo con alcune doverose precisazioni.

Spett.le Redazione,

scriviamo la presente, di cui chiediamo gentile pubblicazione, a replica dell’articolo “Antonia Arslan, la voce italiana della memoria armena”, a firma di Stefano Magni.

Offrire la nostra opinione risulta di particolare importanza in quanto l’articolo viene presentato come un’anteprima dell’intervento che la Arslan farà alla Giornata della Bussola del 19 settembre, che presenta l’obiettivo lodevole di “imparare cos’è la vera pace”. In un momento in cui il mio Paese, l’Azerbaigian, costruisce quotidianamente una pace durevole e diffusa per tutta la Regione del Caucaso, è fondamentale che non vengano trasmessi messaggi contraddittori e unilaterali. “Imparare la pace” crediamo voglia dire anche imparare a gestire la verità.

Senza entrare nel merito di altre parti dell’articolo, mi preme sottolineare che, come non è mai esistita una realtà definita Artsakh, oggi non esiste più, in Azerbaigian, una regione denominata Nagorno Karabakh, bensì esiste la regione economica del Karabakh.

Contrariamente a quanto riportato nell’articolo, il Karabakh non è “ora nelle mani dell’esercito e delle autorità dell’Azerbaigian”: nel 2020 e nel 2023 l’Azerbaigian non si è “preso” il Karabakh, bensì ha liberato i suoi territori, restati sotto occupazione per quasi tre decenni. Trenta anni in cui le nostre terre, i nostri monumenti e le nostre case sono state rase al suolo, bruciate e depredate. Siamo stati uccisi, o costretti a fuggire: circa 1 milione di azerbaigiani, tra profughi e rifugiati, non hanno potuto per decenni fare ritorno alle proprie case, neppure per visitare le tombe dei familiari. Si è trattato di anni di dolore indicibile per il mio popolo. I nostri territori sono stati cosparsi di mine, e uno dei nostri impegni attuali è lavorare ad uno sminamento complesso e articolato, di cui c’è ampia testimonianza internazionale.

Quello che è avvenuto a seguito della Guerra Patriottica di 44 giorni dell’autunno del 2020, e dell’operazione anti terrorismo del 19 settembre 2023, è stato in linea con numerosi documenti internazionali, tra cui 4 risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite del 1993, che avevano richiesto il ritiro delle truppe militari dell’Armenia dai nostri territori. Nessun residente armeno è stato costretto ad abbandonare le proprie case, bensì è stato offerto loro di restare, avviando una pacifica convivenza. Come registrato dalla missione dell’ONU effettuata in Karabakh e testimoniato dal Rappresentante dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati in Armenia “non sono stati registrati casi di maltrattamenti” e “nessuno ha denunciato casi di molestie” tra i residenti del Karabakh di origine armena, durante le misure di anti-terrorismo intraprese il 19 settembre 2023 dall’Azerbaigian e durate meno di 24 ore. Accuse di attacchi contro i civili residenti armeni in Karabakh risultano infondate. Nessuna violenza contro la popolazione civile e nessun danno alle infrastrutture pubbliche civili, inclusi ospedali, scuole e alloggi o strutture culturali e religiose sono state testimoniate.

Non dobbiamo perdere di vista che oggi l’intera regione sta vivendo la storica opportunità di voltare pagina e lasciare che sia la pace a dettare le regole di una nuova era di dialogo e conciliazione. A conferma di questa nuova fase avviata, l’Azerbaigian e l’Armenia hanno avviato relazioni commerciali e di transito diretto per la prima volta dopo decenni. A dicembre 2025, l’Azerbaigian ha iniziato a fornire prodotti petroliferi all’Armenia via ferrovia attraverso la Georgia. Ha inoltre facilitato il transito di merci di paesi terzi, come il grano da Kazakistan e Russia, verso l’Armenia. A giugno 2026, AzerTelecom e Telecom Armenia hanno firmato uno storico accordo di transito internet. L’accordo consente al traffico internet internazionale di passare attraverso le reti azerbaigiane verso l’Armenia. E’ necessario che anche chi si approccia al racconto di una fase storica come quella dell’ex conflitto tra Armenia ed Azerbaigian lo faccia con la sensibilità di comprendere quanta sofferenza abbia portato in primo luogo al popolo azerbaigiano, con un’analisi che non può prescindere dal diritto internazionale e che dovrebbe dare ampia risonanza all’impegno che si sta destinando al superamento della ferita subita.

Cordialmente,

Vugar Hajiyev, Consigliere dell’Ambasciata dell’Azerbaigian

 

Spett. Vugar Hajiyev,

Vi ringraziamo per la lettura del nostro articolo e l’attenzione riservataci. La Vostra replica riflette sicuramente il punto di vista dell’Azerbaigian nel lungo conflitto del Nagorno-Karabakh e ne prendiamo atto.

Vorremmo però ribadire alcuni dati che smentiscono quanto da lei affermato. Il Nagorno Karabakh non è “inesistente”, né si tratta di una regione azera occupata illegalmente da armeni. Ciò è vero solo formalmente, considerando che non è mai stata riconosciuta internazionalmente la sua indipendenza. Ma sta di fatto che il Nagorno Karabakh è una regione abitata, da millenni, dagli armeni. Senza scendere in dettagli, vorremmo ricordare un po’ di storia generale: «Nell’antichità precristiana, quest’area (il cui antico nome armeno è Artsakh) ha fatto parte (in alcuni periodi che oggi è difficile individuare con precisione) dell’Albania caucasica e della Grande Armenia. Nel 95 a.C. la regione fu conquistata da Tigrane II d’Armenia, signore del Regno d’Armenia. Gli antichi albanesi e gli armeni si alternarono al dominio del territorio fino all’inizio del IV secolo d.C. Il cristianesimo fu introdotto nel Nagorno Karabakh per la prima volta già nel I secolo ad opera di sant’Eliseo» (fonte: Enciclopedia Treccani).

Nella Vostra missiva leggiamo che «Nessun residente armeno è stato costretto ad abbandonare le proprie case, bensì è stato offerto loro di restare, avviando una pacifica convivenza». Ma tre anni prima, durante la guerra del 2020, comunemente nota come Seconda Guerra del Nagorno Karabakh e da Voi chiamata “Guerra Patriottica”, sono stati commessi crimini che possono aver indotto molti armeni a fuggire, nel momento in cui hanno visto arrivare le forze azere. Citando la documentazione dell’ISHR della Columbia University, sulla base di fonti bipartisan, riguardo la guerra del 2020: «Oltre 3.400 combattenti e civili armeni sono morti dall’inizio delle operazioni azero/turche, con oltre 100.000 civili sfollati. Le chiese ortodosse armene sono state prese di mira, così come i civili. Ci sono numerosi casi verificati di soldati azeri che hanno commesso crimini quali: mutilazione di cadaveri, esecuzioni sommarie e decapitazioni, sia di combattenti che di civili e uso di armi vietate (ad esempio bombe a grappolo, gas fosforo bianco)».

Quella che definite “operazione anti-terrorismo” del 2023, con operazioni “durate meno di 24 ore” è stata preceduta da almeno otto mesi di blocco totale del Nagorno-Karabakh. Un embargo implementato, ufficialmente, da “manifestanti”, ma in un’area controllata da forze azere e dunque sotto la loro responsabilità (e anche grazie all’inazione delle forze di pace russe), che ha causato una seria crisi umanitaria alla popolazione locale, come documentato anche da autorevoli osservatori internazionali, come Amnesty International.

Leggiamo che: « Nessuna violenza contro la popolazione civile nessun danno alle infrastrutture pubbliche civili, inclusi ospedali, scuole e alloggi o strutture culturali religiose sono state testimoniate». Eppure è ormai una notizia, circolata nei media internazionali, la demolizione della cattedrale armena di Stepanakert, la chiesa della Santa Madre di Dio. Ci sono anche immagini satellitari che dimostrano che oggi vi sia solo uno spazio vuoto al suo posto. Vogliamo ricordare anche che la cattedrale del Santo Salvatore di Shusha, è stata gravemente danneggiata dall’aviazione azera, durante il conflitto del 2020. Sempre a Shusha è stata demolita, nell’inverno fra il 2023 e il 2024, anche la chiesa di San Giovanni Battista. Dunque: dopo la guerra e dopo la “operazione anti-terrorismo”. 

Per altro, sulla cancellazione del passato armeno, fa testo il precedente dell’exclave del Nakhichevan, dove gli armeni non vivono più e dove anche la loro importante eredità culturale, in particolare le celebri croci di pietra (khachkar) di Giulfa, ma anche le numerose chiese, è stato completamente distrutto dalle autorità azere negli ultimi decenni. Si veda in merito il volume Un genocidio culturale dei nostri giorni, a cura di Antonia Arslan e Aldo Ferrari.

Siamo lieti invece di apprendere che vi siano prospettive di pace fra Armenia e Azerbaigian e che i contatti siano sempre più intensi. Vi auguriamo sinceramente di portare a termine il processo di pace. Nella speranza, però, che la verità non venga sacrificata, assieme alla memoria delle vittime.

Stefano Magni

Vai al sito

IN LIBRERIA – Libro Il bambino e i venti d’Armenia. Il gioco della memoria di un bambino di Arthur Alexanian

Il gioco della memoria di un bambino che trova il proprio passato nei frammenti di vita della sua famiglia. In una visione caleidoscopica, all’ombra della storia del popolo armeno, seguiamo le storie dei protagonisti dipanarsi da Oriente a Occidente. Così, la fuga per la sopravvivenza si trasforma in una via per l’affermazione di sé e Venezia è il punto di incontro di mondi e generazioni. Il recupero del passato si scontra con il bisogno presente di individuarsi attraverso la scrittura e produce immagini vivide e suggestive.

Vai al sito

Comunicato stampa – L’Armenia ospita la Conferenza Globale sul Turismo Medicale

Dal 21 al 23 settembre Yerevan riunisce operatori del turismo medicale provenienti da tutto il mondo. Iscrizioni aperte fino al 10 settembre.

Sono aperte fino al 10 settembre le iscrizioni per partecipare alla Conferenza Globale sul Turismo Medicale “Viaggiare per curarsi, soggiornare per guarire: quando i pazienti diventano ospiti che si svolgerà in Armenia dal 21 al 23 settembre 2026. 

Organizzata dal Tourism Committee of Armenia, l’ente del turismo che fa capo al Ministero dell’Economia della Repubblica d’Armenia, in collaborazione con UN Tourism, la conferenza riunirà rappresentanti di primo piano del settore sanitario, del turismo, delle organizzazioni internazionali, delle assicurazioni, degli investimenti e del settore privato, per approfondire come le destinazioni possano costruire un rapporto di fiducia attraverso un’assistenza sanitaria di alta qualità, l’innovazione e un’eccellente esperienza del paziente.

Mentre la domanda globale di turismo medicale continua a crescere, l’Armenia sta rafforzando il proprio posizionamento come destinazione in questo settore. Grazie a professionisti sanitari altamente qualificati, a costi delle cure competitivi e a una rinomata tradizione di ospitalità, il Paese offre ai visitatori internazionali l’opportunità di abbinare un’assistenza sanitaria di qualità a esperienze legate al benessere, alla cultura e al recupero psicofisico.

Ospitando la Conferenza Globale sul Turismo Medico, il Tourism Committee dell’Armenia crea una piattaforma di dialogo, innovazione e collaborazione a livello internazionale, mettendo al contempo in luce il potenziale dell’Armenia quale destinazione affidabile, dove i visitatori possono accedere a servizi sanitari di qualità e vivere autentiche esperienze di viaggio.

La conferenza approfondirà temi fondamentali quali il percorso del paziente, la qualità e l’accreditamento, la sanità digitale e l’intelligenza artificiale, il benessere e la prevenzione, le partnership internazionali, la competitività delle destinazioni e molto altro. Offrirà inoltre uno spazio per lo scambio di conoscenze, la collaborazione e lo sviluppo di nuove opportunità di business nei settori sanitario e turistico, rafforzando l’ambizione dell’Armenia di consolidare il proprio posizionamento come destinazione per il turismo medico.

Il programma completo, l’elenco dei relatori e le informazioni per l’iscrizione sono disponibili sul sito https://events.armenia.travel.

Conferenza Globale sul Turismo Medicale
Viaggiare per curarsi, soggiornare per guarire: quando i pazienti diventano ospiti
21–23 settembre 2026
Yerevan, Armenia

Cartella immagini

Comunicato stampa in formato Word

Ufficio stampa

Mark PR

Nadia Pasqual

+39 349 2131565

nadia.pasqual@markpr.it

 

Informazioni sull’Armenia

Il Tourism Committee dell’Armenia invita a scoprire l’Armenia, una terra dove storia millenaria, tradizioni vivaci e paesaggi spettacolari si incontrano. Situata nel cuore del Caucaso, l’Armenia è rinomata per il suo ricco patrimonio culturale, l’ospitalità calorosa e un’ampia varietà di esperienze coinvolgenti: dai monasteri riconosciuti dall’UNESCO ai suggestivi sentieri di montagna, fino agli sport outdoor e a una scena gastronomica in forte crescita, ispirata a ricette tramandate da secoli.

 

Sito ufficiale: https://armenia.travel/

Facebook: https://www.facebook.com/ArmeniaTravelOfficial
Instagram: https://www.instagram.com/armenia.travel/

Novità in Libreria: Memorie di una lady armena

Era un’illusione, certo; una specie di caleidoscopio di immagini dell’antica vita degli armeni nella Costantinopoli della sua infanzia e della sua giovinezza, che si mescolavano nella mia mente con i ricordi dei parenti di Siria e del mio viaggio in Medio Oriente di qualche anno prima. E anche con una sensazione fortissima di calore condiviso e di un famigliare profumo di vaniglia e di spezie.

dalla prefazione di Antonia Arslan

La vita straordinaria della contessa armena Maria Nazle Corinaldi attraversa secoli e continenti: da Costantinopoli alla Grecia, fino a Padova, tra amicizie con il sultano, nobiltà europea e passioni letterarie. Un racconto di memoria, legami culturali e incontri che cambiano la vita, dove storie personali diventano eredità preziose e scoperte inattese.


MARIA NAZLE CORINALDI nasce a Costantinopoli il 14 dicembre 1881. Proveniente da una famiglia armena di alto rango originaria del Nakhichevan, conduce una vita straordinaria tra Costantinopoli, la Grecia e Padova. Innamorata di Leopoldo Corinaldi, giovane nobile italiano, lo sposa a Roma nel 1906 e con lui ha tre figli: Dario (Londra, 1906), Iolanda (Roma, 1907) e Livio (Atene, 1911). Dopo la morte del marito, si unisce in secondo matrimonio ad Angelo Emo Capodilista. Il momento più duro della sua vita: quando il figlio Livio, ufficiale, viene dichiarato disperso durante la ritirata di Russia (febbraio 1943). Non si dà pace, e continua ad aspettarlo per molti anni. Muore a Padova il 27 marzo 1976.

Vai al sito

Novita Editoriale: Armenian Art in Iran, ed. by Aldo Ferrari and Stefano Riccioni

Si segnala la  pubblicazione del volume Armenian Art in Iran, ed. by Aldo Ferrari and Stefano Riccioni, Edizioni Ca’ Foscari, Venezia 2026.
Il volume è liberamente accessibile a questo indirizzo:  https://edizionicafoscari.unive.it/it/edizioni4/libri/979-12-5742-061-1/

Arriva in libreria la prima Guida Verde del Touring Club Italiano dedicata all’Armenia

Comunicato stampa

Arriva in libreria la prima Guida Verde del Touring Club Italiano dedicata all’Armenia

Un viaggio tra monasteri, montagne e cultura del Paese caucasico raccontato da Nadia Pasqual, profonda conoscitrice della destinazione, e un memoir inedito di Antonia Arslan

L’Armenia raccontata attraverso i suoi monasteri millenari, i paesaggi montani, la cultura, il vino, l’ospitalità e una storia che continua a parlare al presente. È arrivata in libreria la nuova Guida Verde Armenia del Touring Club Italiano, il primo volume della prestigiosa collana dedicato interamente alla Repubblica armena.

A firmare la guida è Nadia Pasqual, professionista di relazioni pubbliche che dal 2007 è impegnata nella valorizzazione della destinazione sul mercato italiano e che attualmente collabora con Armenia Tourism Committee, l’ente nazionale per la promozione turistica. “La guida nasce dall’esperienza di quasi vent’anni di frequentazione del Paese e dal desiderio di offrire ai lettori italiani uno strumento completo, aggiornato e affidabile, per conoscere e comprendere l’Armenia e gli armeni oltre i luoghi comuni”, afferma Nadia Pasqual. “Un Paese piccolo nelle dimensioni ma immenso per storia, cultura, paesaggi, umanità e spirito di accoglienza”.

Ad arricchire il volume è il memoir inedito di Antonia Arslan, tra le più autorevoli voci della cultura italo-armena. Scrittrice, saggista e accademica di origini armene, Arslan è conosciuta a livello internazionale soprattutto per il romanzo “La masseria delle Allodole”, tradotto in oltre venti lingue e portato sul grande schermo dai fratelli Taviani. Nella sua intensa introduzione, l’autrice ripercorre il primo viaggio nella terra dei propri antenati, offrendo una testimonianza personale e profondamente emozionante del legame tra memoria, identità e appartenenza.

La pubblicazione della prima Guida Verde Armenia del Touring Club Italiano arriva in una fase particolarmente significativa per il turismo armeno. Sempre più viaggiatori italiani scelgono, infatti, di scoprire questa piccola repubblica situata nel cuore del Caucaso, dove una delle più antiche civiltà cristiane del mondo continua a custodire un patrimonio culturale e spirituale straordinario. Nel 2025, il numero di visitatori dall’Italia ha raggiunto quota 22.669, segnando un incremento del 40,7% rispetto al 2024. L’aumento dei flussi turistici è sostenuto sia dalla crescente notorietà della destinazione, sia dal miglioramento dei collegamenti aerei. Oggi Yerevan è raggiungibile con voli diretti da sei aeroporti italiani grazie ai collegamenti operati da Wizz Air e FlyOne Armenia.

La Guida Verde Armenia accompagna il lettore da Yerevan, capitale dinamica e in continua evoluzione, fino alle regioni più remote del Paese, tra altipiani, canyon, laghi alpini e alcuni dei più affascinanti complessi monastici del mondo, alcuni dei quali riconosciuti dall’Unesco. Ampio spazio è dedicato ai grandi temi che aiutano a comprendere l’identità armena contemporanea: il primo Stato cristiano della storia, la diaspora, il genocidio degli armeni, le tradizioni enogastronomiche, il patrimonio naturalistico e le opportunità di turismo esperienziale.

Con 176 pagine ricche di informazioni pratiche, approfondimenti culturali, itinerari e consigli di viaggio, la nuova Guida Verde si propone come il riferimento editoriale più autorevole per chi desidera scoprire una destinazione che sta vivendo una crescente attenzione da parte del mercato turistico internazionale.

Cartella immagini

Comunicato stampa in formato Word

Per informazioni:

Nadia Pasqual

+39 349 2131565

nadia.pasqual@markpr.it

www.markpr.it

UFFICIO STAMPA TOURING CLUB ITALIANO

Tania Rao Torres                                                                                                                             02 8526214 – 349 3371029

tania.raotorres@touringclub.it

www.touringclub.it

Premio Cardinale Michele Giordano, al libro “Il Grande Crimine” di Marco Impagliazzo

Sarà Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio e professore ordinario di Storia contemporanea all’Università Roma Tre, il vincitore della XIV edizione del Premio Cardinale Michele Giordano. Ad aggiudicarsi il riconoscimento è il suo volume Il Grande Crimine, il genocidio degli armeni pubblicato nel 2025 da Morcelliana.

La decisione è stata assunta dalla commissione del riconoscimento composta dai giornalisti Francesco Antonio Grana, segretario del Premio, Ottavio Lucarelli, presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Campania, Antonello Perillo, condirettore della Tgr, Marco Perillo (Il Mattino), Alfonso Pirozzi (Ansa) e Pietro Treccagnoli (Corriere del Mezzogiorno).

La cerimonia di consegna del Premio si svolgerà lunedì 28 settembre 2026, alle ore 16, nella Basilica Santuario Incoronata Madre del Buon Consiglio e dell’Unità della Chiesa, in via Capodimonte 13, a Napoli. A presiedere l’evento sarà il cardinale Domenico Battaglia, arcivescovo di Napoli e presidente del Premio Cardinale Michele Giordano. L’iniziativa si svolge con il patrocinio dell’Arcidiocesi di Napoli e dell’Ordine dei Giornalisti della Campania.

Con Il Grande Crimine, pubblicato da Morcelliana, Impagliazzo affronta una delle pagine più drammatiche e meno conosciute della storia del Novecento: il genocidio degli armeni, perpetrato durante la Prima guerra mondiale dall’Impero ottomano. Il Metz Yeghern, il “Grande Crimine”, rappresenta infatti il primo genocidio del XX secolo, segnando tragicamente la storia dell’umanità.

Il volume ricostruisce il contesto storico e politico che rese possibile lo sterminio sistematico della popolazione armena attraverso deportazioni e massacri. L’autore analizza il progetto nazionalista dei Giovani Turchi, fondato su criteri etnici e religiosi, e mostra come il clima della guerra abbia favorito una macchina di violenza che garantì ai responsabili libertà d’azione e impunità.

Partendo da una serie di interrogativi fondamentali – come sia stato possibile organizzare una strage di tali proporzioni e chi abbia impartito gli ordini che portarono all’eliminazione di un intero popolo – Impagliazzo si avvale delle più recenti ricerche storiche, che negli ultimi anni hanno contribuito a far luce su una vicenda a lungo rimasta ai margini della coscienza europea.

Tra i primi storici italiani ad aver approfondito la questione armena, Impagliazzo propone un’opera rigorosa ma accessibile, rivolta in particolare ai giovani e a tutti i lettori interessati a conoscere e comprendere le radici di una tragedia che continua a interrogare la coscienza collettiva. Un libro che invita a custodire la memoria storica come antidoto all’indifferenza e come strumento per riconoscere e contrastare i meccanismi che possono condurre alla persecuzione e allo sterminio dei popoli.

Con questo riconoscimento, il Premio Cardinale Michele Giordano conferma la propria attenzione verso opere capaci di coniugare rigore scientifico, valore civile e impegno nella diffusione della cultura, premiando un volume che restituisce voce a una delle più grandi tragedie del secolo scorso e richiama il valore universale della memoria.

Armenia, al via la stagione dei festival, tra tradizioni millenarie e cultura contemporanea