Armenia e Turchia verso la piena normalizzazione (Osservatorio Balcani e Caucaso 19.01.26)
La Turchia considera il processo di pace tra Armenia e Azerbaijan come un elemento chiave per trasformare il Caucaso meridionale in uno spazio di stabilità, commercio e connettività regionale. L’apertura delle frontiere e l’attivazione di nuovi corridoi di trasporto si inseriscono in una più ampia agenda volta a rafforzare il ruolo della Turchia come hub logistico internazionale. Ma anche a livello interno, le ricadute possono essere positive e su più livelli.
Per l’Armenia l’uscita dall’isolamento e dalla dipendenza da mercati che risentono continuamente di shock interni e geopolitici, come quelli georgiano, russo e iraniano, è fondamentale, e la Turchia presenta vantaggi competitivi notevoli.
La dimensione regionale
Il presidente Recep Tayyip Erdoğan ha più volte sottolineato come la pace nel Caucaso meridionale possa liberare un potenziale economico rimasto inattivo a causa di conflitti protratti.
Di ritorno dal vertice dell’Organizzazione per la Cooperazione Economica (ECO) a Khankendi nel luglio 2025, Erdoğan ha definito il nuovo corridoio che attraverserà l’Armenia come una vera e propria rivoluzione geo-economica, parte di un più largo progetto destinato a collegare il Caucaso meridionale all’Asia centrale, componente essenziale del cosiddetto Middle Corridor, la rete di trasporto intercontinentale dalla Cina all’Europa.
Il tracciato, che attraverserebbe la provincia di Iğdır collegandosi al Nakhchivan, consentirebbe un accesso diretto e senza interruzioni per le merci turche verso il Mar Caspio e oltre. Questo progetto è strettamente connesso alla costruzione della linea ferroviaria Kars–Iğdır–Nakhchivan e agli investimenti infrastrutturali in Karabakh, che Ankara considera complementari e sinergici.
Il corridoio permetterebbe di assorbire volumi di traffico oggi limitati da rotte alternative, facilitando in particolare l’export di macchinari, beni manifatturieri e prodotti agricoli trasformati, tutti settori in cui la Turchia può competere e ampliare il proprio mercato.
Erdoğan ha inoltre indicato che, una volta completati gli studi tecnici, anche il trasporto passeggeri potrebbe diventare operativo, ampliando ulteriormente l’integrazione regionale. In questa prospettiva, l’accordo di pace tra Armenia e Azerbaijan viene presentato come una soluzione “win-win” per tutti gli attori coinvolti.
L’impatto interno
A livello interno, la normalizzazione con l’Armenia e la riapertura dei confini per commercio e transito ha una rilevanza particolare per lo sviluppo delle regioni orientali della Turchia, come Kars e Iğdır, che sarebbero direttamente interessate dai nuovi flussi di merci e persone.
Nel gennaio 2025 il rappresentante speciale turco Serdar Kılıç ha incontrato ad Ankara i vertici della Camera di Commercio e Industria di Kars e gli imprenditori locali, che hanno espresso grandi aspettative per l’apertura del confine orientale, vista come una concreta opportunità di crescita.
Kılıç ha ribadito l’impegno di Ankara a coordinare l’apertura delle frontiere con il consolidamento della pace regionale e con la preparazione tecnica delle infrastrutture. Lo stesso messaggio è stato rilanciato durante una sua visita a Iğdır, dove ha affermato che la Turchia mira ad aprire le linee di transito nel breve termine, in modo da generare benefici economici immediati per entrambe le parti.
In questa cornice, lo sviluppo delle province orientali non è solo una conseguenza collaterale della politica estera, ma una componente strutturale della strategia regionale turca.
La normalizzazione con l’Armenia ha anche una dimensione simbolica di riconciliazione, pur senza affrontare direttamente la questione irrisolta del genocidio armeno. I Protocolli di Zurigo, firmati ma mai ratificati nei primi anni 2000 da Armenia e Turchia, prevedevano un dialogo su questo tema.
La loro ratifica fallì anche a causa dell’impossibilità di superare tali divergenze storiche, e la mancata ratifica ha dimostrato che un approccio frontale al tema è per il momento troppo problematico. Tuttavia, l’apertura delle frontiere e il riavvicinamento a Yerevan hanno un impatto rilevante sul piano sociopolitico interno, in particolare nei rapporti tra lo Stato turco e la propria comunità armena.
Il 24 aprile 2025, giornata della memoria per gli armeni, Erdoğan ha inviato una lettera al Patriarca armeno di Costantinopoli, ribadendo l’impegno della Turchia a garantire uguaglianza, sicurezza e benessere ai propri cittadini armeni. Nel messaggio, il presidente ha espresso rispetto per gli armeni ottomani morti durante la Prima guerra mondiale e ha presentato questo gesto come parte di una tradizione di convivenza tra comunità diverse.
Non è certo il primo anno che tale messaggio proviene dalla presidenza, ma inserito nel contesto del processo di normalizzazione, mira a rafforzare l’immagine di coesione interna come complemento della diplomazia regionale.
Uscire dall’angolo
Dal punto di vista armeno, la chiusura della frontiera con la Turchia ha trasformato il paese in un’economia senza sbocchi diretti, fortemente dipendente da pochi corridoi di transito, Georgia e Iran, paesi che periodicamente diventano colli di bottiglia, fra crisi politiche, instabilità, difficoltà logistiche. In particolare il traffico di merci russe via Georgia è ipotecato a una rete di trasporti obsoleta, che con la catena caucasica esposta a neve, valanghe e frane, genera incertezza nei transiti.
Questa situazione ha comportato costi di trasporto elevati, tempi lunghi e un accesso limitato ai mercati internazionali. La riapertura del confine ridurrebbe tali vincoli, consentendo collegamenti terrestri diretti e una riorganizzazione dei flussi nord-sud ed est-ovest nel Caucaso meridionale.
L’attivazione del Middle Corridor e dei nuovi accordi di transito tra Armenia e Azerbaijan, incluso il cosiddetto TRIPP, potrebbe integrare l’Armenia in reti di trasporto euroasiatiche ad alto volume, nonché rendere veramente multivettoriale il commercio armeno.
Attualmente, il commercio bilaterale con la Turchia è sbilanciato: nel 2024 le importazioni armene dalla Turchia hanno raggiunto circa 330–340 milioni di dollari, mentre le esportazioni armene sono rimaste marginali. Il ripristino delle infrastrutture ferroviarie e stradali, come l’asse Gyumri–Kars e il valico Margara–Kornidzor, permetterebbe all’Armenia di diversificare i canali commerciali, attrarre attività logistiche e beneficiare di entrate da transito.
In prospettiva, l’Armenia punta a diversificare le importazioni, ampliare l’accesso ai mercati per le proprie esportazioni e inserirsi più stabilmente nei corridoi regionali di trasporto. Tali benefici restano subordinati alla piena normalizzazione politica, al completamento dei lavori tecnici e alla volontà di tradurre gli accordi diplomatici in operatività concreta.
Il primo ministro Nikol Pashinyan ha dato la disponibilità armena a facilitare da subito il transito commerciale tra Turchia e Azerbaijan, indicano un orientamento pragmatico verso l’apertura e la cooperazione economica regionale.
Ci sono tutti gli elementi perché nel 2026 si vada nella direzione di una normalizzazione, e che la Turchia non solo non remi contro la pace armena-azera, ma anzi ne sia una promotrice.
