Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. Ieri la veglia dalle Carmelitane, un momento di comunione e di luce (Risveglioduemila 24.01.26)

Nella Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, don Pietro Parisi ha presieduto la veglia ecumenica al monastero delle carmelitane di Ravenna, ispirata dai testi della Chiesa apostolica armena. Al centro, una riflessione sulla luce di Cristo, capace di illuminare un mondo segnato da sofferenza, guerra e divisioni. Un invito a ogni cristiano a farsi piccola luce di comunione, pace e speranza.

“Luce da luce”: a Ravenna la veglia ecumenica per l’unità dei cristiani

La settimana di preghiera per l’unità dei cristiani ha visto ieri sera, venerdì 23, una partecipata veglia di preghiera ecumenica al monastero delle Carmelitane di Ravenna. Le preghiere e le riflessioni utilizzate in questa occasione «sono state preparate dai fedeli della Chiesa armena, in collaborazione con i loro fratelli e le loro sorelle delle Chiese cattoliche ed evangeliche» sottolinea suor Anastasia, superiora del monastero di Ravenna. “Cerchiamo di sincronizzarci con lo spirito che soffia in tutte le chiese e chiede comunione e pace”, dice ai tanti giovani presenti.

La Chiesa armena, un segno luminoso

La veglia prosegue guidata dalla luce fisica, dalle icone, dalle candele e dal pane benedetto che scandiscono i diversi momenti della serata. Don Pietro introduce: «Gli armeni sono un popolo, una nazione molto piccola, spesso provata e segnata dalla sofferenza, inserita in un contesto complesso. Sono stati i primi a proclamarsi cristiana. Si tratta di un popolo che fin dall’inizio ha riconosciuto Gesù come salvatore. Un popolo molto piccolo, che vive in mezzo a tante pressioni e difficoltà, che porta ancora oggi il peso di una sofferenza non sempre riconosciuta. Una sofferenza grande, vissuta anche attraverso il sangue dei più piccoli e la vita di tanti uomini e donne. Proprio per questo sono un segno luminoso all’interno della grande famiglia cristiana: una piccola luce che illumina per Gesù».

“La luce sembra scarseggiare, ma siamo noi stessi”

Il tema di questa meditazione è questa testimonianza in un mondo complesso, continua don Pietro: “luce da luce”. È un’espressione che richiama il Credo e ciò che vogliamo essere, anche dentro le grandi ferite del nostro tempo. Viviamo in un mondo in cui la luce sembra scarseggiare: si parla di smarrimento, di morte, di dolore, di guerra. Le tensioni internazionali, la follia dei governanti, l’economia segnata dai conflitti e dalle ingiustizie sembrano oscurare tutto. E allora viene spontanea la domanda: come possiamo parlare oggi di luce? Eppure questa luce è la luce della speranza, comune a tutti i cristiani. Il Signore dice: “Tu sei luce”. Con il battesimo ciascuno di noi è luce. Attingiamo questa luce da Gesù Cristo e, a nostra volta, la riceviamo e la custodiamo nella comunità.È il Signore stesso il portatore della luce, e noi siamo chiamati a rifletterla».

“Una piccola luce capace di rischiarare l’oscurità”

Conclude don Pietro: «Chiediamo allora al Signore che rinnovi nel nostro cuore la luce che viene da Lui e che ci renda capaci di custodirla nella nostra vita. Questa luce deve uscire, deve andare fuori: nelle strade, nelle case, nei luoghi della quotidianità, nel lavoro, nella famiglia, ovunque il Signore ci chiami. Non siamo chiamati a essere una luce abbagliante, ma una piccola lampada, una fiamma, capace di rischiarare una grande oscurità.
Chiediamo allora che ciascuno di noi possa essere questa piccola luce e che, tutti insieme come cristiani, diventiamo segno visibile e tangibile della grande luce che viene dal Signore. Il Signore, luce vera, ci chiede di portare a Lui e al mondo la luce autentica, quella che non si spegne».

Domenica 25 la Settimana di preghiera si chiude a San Paolo con l’arcivescovo

L’ultimo appuntamento della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani sarà domenica 25 gennaio: l’arcivescovo, monsignor Lorenzo Ghizzoni presiederà la Messa di chiusura, alle 10, nella parrocchia di San Paolo.

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