Armenia. Pashinyan vuole allungare la vita della centrale nucleare fino al 2046 (Notizie Geopolitiche 12.02.26)

di Vincenzo Tartaglia –

Il primo ministro Nikol Pashinyan ha affermato che l’Armenia è attualmente impegnata a estendere il periodo di operatività dell’obsoleta centrale nucleare di Metsamor fino al 2046, cercando nel frattempo una soluzione alternativa, come riportato dal quotidiano ArmenPress.
La centrale, costruita in epoca sovietica tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Ottanta del secolo scorso, è composta da due reattori: uno ancora in funzione e uno spento a causa del terremoto che devastò l’Armenia nel 1988.
Nonostante sia altamente strategica per Yerevan e copra attualmente tra il 30 e il 40% del fabbisogno elettrico nazionale, la centrale è in servizio da oltre quarant’anni e dovrebbe essere chiusa al più presto per fare spazio a un impianto più moderno.
Nel tentativo di guadagnare tempo e tamponare la situazione energetica, nel dicembre 2023 l’Armenia ha firmato un accordo con l’agenzia nucleare russa Rosatom per modernizzare l’unico reattore di Metsamor ancora funzionante, con l’obiettivo di mantenerlo in attività fino al 2036.
Il premier armeno ha esortato il Parlamento e il Consiglio dei ministri a sfruttare il tempo a disposizione fino a quella data per prendere decisioni sulla costruzione di una nuova centrale nucleare. Il governo sta infatti valutando le proposte avanzate da Russia, Stati Uniti, Francia, Cina e Corea del Sud.
Queste valutazioni fanno da sfondo alla recente visita del vicepresidente degli Stati Uniti J.D. Vance in Armenia, il 9 e 10 febbraio, che ha segnato un rafforzamento dei legami bilaterali tra i due Paesi. A conferma di questo riavvicinamento, sono stati firmati accordi di cooperazione anche nel settore dell’energia nucleare.
Si potrebbe affermare che Metsamor sia la centrale nucleare della discordia. Le nazioni che hanno presentato progetti e proposte per il nuovo impianto hanno infatti tutto l’interesse ad aggiudicarsi un appalto altamente strategico, capace di estendere la propria influenza in una delle aree geopolitiche più sensibili del mondo: il Caucaso.
L’Armenia, dal canto suo, oltre a coltivare rapporti con l’Occidente e con la Russia, cura anche le relazioni con i vicini Georgia e Iran.
Secondo quanto riportato da Arka News Agency, il fatturato del commercio estero tra Yerevan e la Georgia ha superato i 279 mila dollari nel 2025, registrando però un calo del 16%. Con l’Iran, invece, il volume complessivo degli scambi ha raggiunto i 768 mila dollari, con un aumento del 4,2%.
Per quanto riguarda il confinante iraniano, al centro dell’attenzione mondiale per le tensioni con gli Stati Uniti, il presidente armeno Vahagn Khachaturyan ha incontrato il nuovo ambasciatore iraniano Khalil Shirgholami. Durante il colloquio, ha espresso le sue congratulazioni al popolo iraniano per il 47° anniversario della Rivoluzione islamica del 1979 e ha affrontato temi legati alla cooperazione multisettoriale e agli sviluppi regionali.
Successivamente, l’ambasciatore ha incontrato anche il presidente del Comitato per le entrate statali, Eduard Hakobyan. Le parti hanno discusso questioni di cooperazione bilaterale volte a facilitare i flussi commerciali transfrontalieri tra i due Paesi.
In particolare, è stata affrontata la creazione di un sistema di scambio di dati elettronici avanzati tra i servizi doganali di Armenia e Iran. È stata inoltre discussa l’introduzione di un ipotetico ma strategico “corridoio doganale semplificato” al confine tra i due Stati, con l’obiettivo di facilitare i crescenti scambi commerciali previsti per il 2026.
Questo rafforzamento dei rapporti economici non può non sorprendere, considerando che il 22 gennaio il presidente statunitense Donald Trump aveva imposto una tariffa del 25% su tutti i Paesi che fanno affari con l’Iran. Tra questi figura anche l’Armenia, che condivide con la Repubblica islamica un breve confine di 44 chilometri.
Significative, in questo contesto, le dichiarazioni del parlamentare armeno Artur Hovhannisyan: “L’Armenia persegue una politica estera equilibrata nei confronti degli Stati Uniti d’America e della Repubblica islamica dell’Iran”. Parole che riassumono efficacemente l’attuale modus operandi di Yerevan in questo delicato frangente geopolitico.

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