Azeri ladri di storia e cultura. Non avendone proprie, devono appropriarsi di quelle altrui (Korazym 24.02.26)
L’associazione Iniziativa italiana per il Karabakh ha documentato, che gli Azeri stanno diffondendo un’altra falsificazione della storia e della cultura dell’Artsakh/Nagorno-Karabakh armeno cristiano. Questa volta hanno preso di mira il monumento Noi siamo le nostre montagne a Stepanakert, cercando di presentarlo come “turco”. Stepanakert è la capitale della Repubblica di Artsakh/Nagorno-Karabakh – che gli Azeri chiamano rispettivamente “Khankendi” e “Karabakh” – attualmente occupata dall’Azerbajgian.
In questo caso, gli Azeri ignorano in mala fede il fatto che la ruota armena dell’eternità, raffigurato sul monumento, è uno dei simboli più antichi e fondamentali della cultura armena, e non ha alcuna relazione né con l’origine turca né con quella azera.


Sul monumento all’Armenia rinata – alla sommità del monumentale complesso architettonico a forma di scalinata gigante della Cascata di Yerevan – alto 50 metri si trovano 9 insegne della ruota armena dell’eternità: 5 sulla base e 4 sulla sommità.
Il 17 ottobre 2023 abbiamo raccontato la vera storia del monumento di Stepanakert, in un articolo dal titolo Մենք ենք մեր սարերը. Noi siamo le nostre montagne. Il messaggio del simbolo del popolo armeno dell’Artsakh.

Le affermazioni diffuse ieri mattina dal sito azero Axar.az nell’articolo dal titolo Simbolo turco su un monumento a Khankendi, non hanno nulla a che fare né con la storia né con la scienza e sono disinformazione intenzionale.

Allo stesso tempo, nella stessa immagine – pubblicata ieri anche sul canale Telegram del sito -si può chiaramente osservare che il monumento è stato vandalizzato dagli Azeri, profanato, imbrattato e utilizzato come “album da disegno”.
Insomma, gli Azeri sono i soliti ladri di storia e cultura; non avendone una propria, devono appropriarsi di quella altrui. Per certi versi, possiamo anche rallegrarci di questo ennesimo furto di identità armena da parte degli Azeri: se reputano il monumento simbolo della Repubblica di Artsakh/Nagorno-Karabakh come “turco”, almeno non hanno intenzione di abbatterlo.

Per adesso… perché, già in un articolo dal titolo Fatti incredibili sulla statua della “Nonna e del Nonno” a Khankendi, pubblicato il 5 ottobre 2023 sul sito azero Redaktor.az – riportando le parole di Zaur Aliyev, dottore di ricerca in Scienze politiche e professore associato, in un’intervista con Kult.az «mentre parlava del monumento chiamato “Noi e le nostre montagne” eretto dagli Armeni a Khankendi», con la falsificazione del monumento e della storia dell’Artsakh in generale, terminando con la negazione del genocidio armeno – si legge: «Questo monumento è stato eretto in memoria del genocidio armeno immaginario. (…) si può affermare che questo non è né il monumento “Nonna e Nonno” né il monumento “Noi e le nostre montagne”. Questa è una statua eretta direttamente in memoria del genocidio immaginario. Poiché il modello iniziale del monumento eretto a Yerevan aveva la forma di un fucile d’assalto “Kalashnikov”. Tuttavia, il governo russo intervenne successivamente nella questione e gli architetti modificarono la forma del monumento. (…) Credo che la conservazione e la protezione di questo monumento in questa forma possano trasformarsi in una guerra ideologica nazionale degli Armeni in futuro. Perché tra loro si continua a propagare la credenza che i loro nonni siano stati sterminati dai Turchi nel 1905. Pertanto, questo monumento dovrebbe essere completamente distrutto. In generale, il governo Azero non dovrebbe sottrarsi a nessuno in queste questioni. Un monumento dedicato a un genocidio inventato non ha posto in Karabakh».
La memoria e la storia non si cancella con un’occupazione o una falsificazione
Il 2 settembre 1991, una dichiarazione fu adottata alla riunione congiunta dei deputati del popolo del Consiglio regionale del Nagorno-Karabakh, del Consiglio regionale di Shahumyan e dei consigli di tutti i livelli, proclamando la Repubblica di Nagorno-Karabakh e la formazione dei suoi organi provvisori di potere e amministrazione statale.
Come risultato del referendum tenutosi il 10 dicembre 1991, il 99,989% della popolazione dell’Artsakh disse “sì” all’indipendenza.
Nel dicembre 1991, il popolo di Artsakh partecipò alle elezioni per i deputati del Consiglio Supremo della Repubblica di Nagorno Karabakh, stabilendo il più alto organo legislativo.
Nel gennaio 1992 fu convocata la sessione inaugurale del Consiglio Supremo, durante la quale fu adottata la dichiarazione di indipendenza della Repubblica di Artsakh/Nagorno-Karabakh. Artur Mkrtchyan fu eletto Presidente del Consiglio Supremo della Repubblica. Furono addottati la bandiera, lo stemma e l’inno nazionale.
Il 25 settembre 1991, l’Azerbajgian scatenò la prima guerra di Artsakh, che durò più di 3 anni. Il 12 maggio 1994 i capi dei dipartimenti della difesa di Azerbajgian, Artsakh/Nagorno-Karabakh e Armenia firmarono l’accordo del cessate il fuoco.
Il 27 settembre 2020, l’Azerbajgian scatenò una nuova guerra su vasta scala contro l’Artsakh. Fu fermata il 9 novembre da una dichiarazione di cessate il fuoco firmata dal Primo Ministro dell’ Armenia, e dai Presidente dalla Russia e dell’Azerbajgian. A causa della guerra, l’Azerbajgian occupò gran parte del territorio dell’Artsakh, inclusi Shushi e Hadrut.
Il 19 settembre 2023 l’Azerbajgian portò a compimento una nuova offensiva contro il territorio dell’Artsakh rimasto libero, costringendo tutta la popolazione Armena dell’Artsakh a trovare rifugio in Armenia. Da allora l’intero territorio della Repubblica di Artsakh/Nagorno-Karabakh è occupato dall’Azerbajgian, come anche diversi territori sovrani della Repubblica di Armenia.
Il sacrifico di tutti coloro che hanno dato la vita per la libertà e l’indipendenza di questa piccola patria armena non verrà dimenticata e l’Artsakh – che era, che è e che sarà – tornerà libero.
Postscriptum
Se il governo non intraprenderà la strada della riforma della politica economica e fiscale-creditizia, la situazione sociale in Azerbajgian scenderà al di sotto del livello persino di Nigeria e Gabon.
Secondo le previsioni matematiche dell’Intelligenza Artificiale, mantenendo l’attuale congiuntura economica fino al 2050, il volume della produzione interna dell’Azerbajgian sarà di soli 35 miliardi di dollari. Ciò significa che il Paese si troverà tra i 15 Stati più arretrati del mondo.
Tra il 2014 e il 2025, il PIL dei Paesi vicini – Georgia e Armenia – è cresciuto di quasi tre volte, mentre in Azerbaijan è aumentato solo di 1,5 volte.
Lo ha scritto sul sito del quotidiano Azadliq l’ex Ministro delle Finanze dell’Azerbajgian, Saleh Mammadov.
