Il processo farsa degli azeri a Vardanyan allontana la pace (Tempi 28.02.26)

Non presenterà appello contro la sentenza del tribunale militare di Baku che lo ha condannato a 20 anni di prigione Ruben Vardanyan, per meno di quattro mesi ministro di Stato (carica equivalente a primo ministro) della Repubblica presidenziale dell’Artsakh (Nagorno-Karabakh), poco prima della conquista del territorio da parte delle forze armate dell’Azerbaigian nel 2023.

Lo comunica la famiglia del magnate e filantropo armeno insieme alle motivazioni che hanno portato a tale decisione: «Nel corso delle udienze, ciò che si è svolto non è stato un vero e proprio procedimento giudiziario, ma una messa in scena. Le sessioni si sono svolte a porte chiuse, gli osservatori indipendenti sono stati esclusi e le istanze presentate dalla difesa sono state ignorate. (…) Presentare ricorso in queste circostanze implicherebbe il riconoscimento che il processo ha rispettato almeno i minimi standard di legge. Questo è ben lungi dall’essere vero. Ruben si rifiuta consapevolmente di partecipare alla parodia di un processo legale. Non riconosce il verdetto come un atto di giustizia e lo considera parte di un procedimento penale illegittimo e politicamente motivato, nient’altro che una negazione di giustizia».

Il processo farsa a Vardanyan

La pensano allo stesso modo i suoi avvocati e Amnesty International. «In qualità di suoi rappresentanti legali, dichiariamo inequivocabilmente che questa condanna è giuridicamente insostenibile», scrivono i suoi legali. «Fin dall’inizio, il procedimento è stato viziato da gravi e sistematiche violazioni sia del diritto interno dell’Azerbaigian sia dei suoi obblighi internazionali vincolanti. (…) Alla difesa è stato negato un accesso significativo al fascicolo del caso, è stato concesso un tempo palesemente inadeguato per esaminare l’ampio materiale ed è stata ripetutamente ostacolata nella presentazione di istanze e prove a discarico. Al signor Vardanyan non è stato concesso un accesso completo e indipendente a un consulente legale di sua scelta».

In un comunicato di Amnesty International che commenta la condanna di Vardanyan e quelle di altri 15 dirigenti della disciolta repubblica dell’Artsakh in un distinto processo qualche giorno prima si legge: «La condanna dei 16 imputati, culminata in questa sentenza contro Ruben Vardanyan, è a dir poco una farsa.

Il fatto che Ruben Vardanyan e gli altri, diversi civili come lui, siano stati processati da un tribunale militare solleva di per sé serie preoccupazioni ed è incompatibile con le garanzie di un giusto processo. Mentre le vittime del decennale conflitto per il Nagorno-Karabakh, sia in Armenia che in Azerbaigian, meritano verità, giustizia, riparazioni e garanzie di non ripetizione, queste condanne costituiscono un affronto a tutte le vittime di crimini di diritto internazionale».

L'ex ministro di Stato dell'Artsakh, Ruben Vardanyan
L’ex ministro di Stato dell’Artsakh, Ruben Vardanyan (foto Ansa)

L’impegno per gli armeni

Contro Vardanyan sono stati presentati 42 capi di accusa incluso terrorismo, crimini di guerra, crimini contro l’umanità, omicidio volontario, possesso illegale di armi ed esplosivo. In realtà il magnate di origine russa naturalizzato armeno nel 2021 ha svolto attività esclusivamente amministrative e filantropiche nel breve periodo in cui è stato a capo dell’esecutivo del Nagorno-Karabakh, i poteri principali essendo concentrati nelle mani dell’allora presidente Arayik Harutyunyan.

Nel settembre 2022 il fondatore e amministratore delegato della banca Troika Dialog, poi consulente e membro dei consigli di amministrazione delle più importanti imprese russe (comprese la componente civile di Sukhoi, l’aeroporto di Sheremetyevo, la Borsa di Mosca, l’industria automobilistica AvtoVaz, l’agenzia di rating russa Acra, ecc) aveva deciso di mettere la sua persona e le sue ingenti risorse finanziarie (nel 2021 Forbes stimava il suo patrimonio a 1 miliardo di dollari) al servizio della popolazione armena del Nagorno-Karabakh, che pativa condizioni di assedio dopo il conflitto del 2020 che si era concluso con un armistizio favorevole agli azeri, i quali avevano riconquistato o occupato per la prima volta 11 mila km2 di territorio.

L’invasione dell’Artsakh

Immediatamente dopo l’apparizione di Vardanyan nel Nagorno-Karabakh gli azeri avevano attaccato il territorio sovrano dell’Armenia (12-14 settembre 2022) e avevano cominciato a creare problemi al passaggio di merci e aiuti dall’Armenia alle regioni ancora sotto il controllo della repubblica dell’Artsakh attraverso il corridoio di Lachin, l’unico varco accessibile fra le due entità armene.

Il 12 dicembre sarebbe iniziato il blocco totale del corridoio da parte azera che avrebbe portato l’Artsakh al collasso nel settembre 2023, quando in violazione dell’armistizio del 2020 le truppe azere riprendevano i combattimenti e in pochi giorni occupavano la capitale Stepanakert, arrestando la maggior parte dei membri dell’esecutivo della repubblica secessionista. In precedenza l’Azerbaigian aveva posto fra le condizioni per la rimozione del blocco del corridoio di Lachin le dimissioni di Vardanyan da ministro di Stato, cosa avvenuta il 23 febbraio 2023.

Dopo quella data l’imprenditore rimase nel Nagorno-Karabakh dedicandosi ad attività filantropiche e di sostegno alla popolazione (120 mila abitanti) attraverso l’iniziativa umanitaria Aurora, da lui fondata nel 2015 quando era ancora cittadino russo. Da quando esiste, la fondazione ha finanziato 517 programmi di sviluppo in 63 paesi del mondo, mentre la sua branca Aurora for Artsakh ha stanziato 2,2 milioni di dollari per 93 progetti nel Nagorno-Karabakh fra il 2020 e il 2023.

La pulizia etnica nel Nagorno-Karabakh

La condanna a 20 anni di carcere e il processo distinto da quello degli altri 15 dirigenti della Repubblica dell’Artsakh (respingendo le richieste di Vardanyan che i due procedimenti fossero unificati) evidenzia la natura politica dell’azione giudiziaria condotta contro di lui, rilevata da tutti i commentatori: gli interventi del magnate miravano a favorire la permanenza della popolazione armena nel Nagorno-Karabakh nonostante le difficili condizioni che si erano create dopo la guerra del 2020, mentre l’obiettivo dell’Azerbaigian del presidente Aliyev era la pulizia etnica che si è poi effettivamente realizzata nell’autunno del 2023, con l’esodo dei 120 mila armeni che ancora erano presenti nel territorio. Per la prima volta dopo più di venti secoli il Nagorno-Karabakh è rimasto privo di popolazione armena.

Inoltre, dopo aver rinunciato alla cittadinanza russa e avere acquisito quella armena, Vardanyan era diventato un potenziale candidato alla leadership politica di Erevan, molto più pericoloso per Baku dell’attuale primo ministro Nikol Pashinyan a causa della sua rete di rapporti in Russia e nel resto del mondo. Vardanyan è stato il fondatore e il primo presidente della scuola di management Skolkovo di Mosca, premiata e apprezzata a livello internazionale prima di essere sospesa dal Global Network for Advanced Management nel 2022 a causa dell’invasione russa dell’Ucraina.

In passato è stato proclamato “imprenditore dell’anno” dalla Camera di Commercio americana in Russia e da Ernst & Young e nel 2018 ha ricevuto il premio dell’americana Academy of International Business per il suo contributo allo sviluppo dell’educazione.

«L’Artsakh è, era e sarà»

Nella sua ultima dichiarazione di fronte ai giudici che lo hanno condannato, Vardanyan ha letto una poesia del poeta azero del XVI secolo Fuzuli, che contiene questi versi:

“Un sovrano di terre dorate compra le persone con l’argento,/ raduna eserciti per conquistare un altro paese./ Con innumerevoli intrighi e astuti trucchi lo conquista,/ ma anche lì non c’è pace, né gioia. (…) Nessuna forza nell’universo può cancellare la mia parola,/ Nessuna ruota infida del destino può schiacciarla./ Che i governanti del mondo non mi concedano ricompense – / io porto una corona in testa, modesta e da me stesso forgiata./ Sono libero in ogni cosa. Chiunque tu sia, mio ascoltatore,/ Non diventare uno schiavo per una crosta di pane deperibile”.

«La pace», ha concluso, «voglio sottolinearlo ancora una volta, è possibile solo quando ci sono due vicini alla pari. Se una parte si umilia davanti all’altra, niente funzionerà. Non ci sarà pace. (…) L’Artsakh era, l’Artsakh è e l’Artsakh sarà – esistenzialmente. Era, è e sarà».

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