Khojaly (Ivanyan): 34 anni di bugie di stato azeri. Sungait: 28 febbraio 2026, 38° anniversario dell’orrore del pogrom anti-Armeni compiuto dall’Azerbajgian (Korazym 27.02.26)
Dal 1992, il nome Khojaly (Ivanyan) è associato al luogo di una tragedia avvenuta durante la guerra tra la piccola Repubblica di Artsakh/Nagorno-Karabakh armeno Cristiana e il suo potente vicino, la Repubblica di Azerbajgian. Nonostante le precauzioni adottate dalle forze armate della Repubblica di Artsakh/Nagorno-Karabakh per risparmiare i civili della parte avversa attraverso la creazione di un corridoio umanitario, alcuni residenti Turchi Azeri si sono ritrovati intrappolati nel mezzo dei combattimenti, tragicamente sacrificati dalle manovre politiche della propria fazione, come confermato dalle testimonianze azere, in particolare quella dell’allora Presidente azero Ayaz Mutalibov. Originariamente intesi a destabilizzare il regime di Baku, questi intrighi interni al governo azero – come dimostra chiaramente la descrizione degli eventi – rivelano sordidi calcoli. Per 34 anni, l’obiettivo dell’Azerbajgian è stato chiaro: accusare gli Armeni di genocidio a Khojaly (Ivanyan) e ottenere la loro condanna sulla scena internazionale.
Gli effetti “benefici” sono molteplici:
- porre fine all’accusa di genocidio rivolta al “Turco eterno”; consegnare all’oblio le vittime Armene dei terribili pogrom di Sumgait (1988), Kirovabad (1989), Baku (1990) e Maragha (1992), che costrinsero all’esilio 500.000 Armeni della Repubblica Socialista Sovietica dell’Azerbaigian;
- venire in aiuto della Turchia, che, quasi 100 anni dopo il genocidio armeno del 1915, non è ancora riuscita a rimuovere la “questione armena” dalla sua agenda;
- screditando le legittime richieste della popolazione armena dell’Artsakh/Nagorno-Karabakh e, più in generale, le rivendicazioni armene relative al genocidio del 1915.
La propaganda messa in atto dal regime autocratico di Ilham Aliyev al potere in Azerbajgian diventa ogni anno più virulenta. E così Khojaly (Ivanyan), un piccolo villaggio situato nell’Artsakh/Nagorno-Karabakh – la cui popolazione è stata artificialmente aumentata dalle autorità della Repubblica Socialista Sovietica dell’Azerbajgian tra il 1988 e il 1990 con il trasferimento dei Turchi Meskhet dalla valle di Ferghana in Uzbekistan – è diventato il simbolo di un genocidio inventato.
Ciò che è molto reale, tuttavia, è l’odio che queste spregevoli manipolazioni instillano nei cuori dei giovani Turchi e Azeri. Gli slogan dei bambini indottrinati designano gli Armeni come bersagli dell’odio. I tempi cambiano, ma i metodi rimangono gli stessi: per giustificare lo sterminio della popolazione armena in Turchia nel 1915, le autorità dell’epoca citarono presunti massacri perpetrati dalle “milizie” armene. La compiacenza delle nazioni, unita alla realpolitik, non fa che generare mostri. Quali orrori futuri si prefiggono di giustificare il genocidio inventato di Khojalu (Ivanyan)?
In un Comunicato, il Coordinamento delle Associazioni e Organizzazioni Armene in Italia ha osservato, che nonostante tra Armenia e Azerbajgian sia stato siglato da alcuni mesi un accordo di “buone intenzioni” per raggiungere una pace stabile e definitiva tra i due Paesi, la parte azera continua a insistere con una narrazione che va in senso contrario.
Approfittando della disponibilità del governo armeno per una soluzione pacifica del conflitto, anche a costo di dolorose rinunce, gli Azeri non abbandonano infatti la solita propaganda nazionalista che contraddistingue il regime autocratico degli Aliyev.
Ad esempio, giorni scorsi, presso il Senato della Repubblica italiana, si è svolto un evento dedicato al massacro di Khojaly (Ivanyan) avvenuto nel corso della prima guerra del Karabakh negli anni Novanta, accompagnato da articoli e comunicazioni ufficiali diffuse dalle rappresentanze diplomatiche azere. Riteniamo che su temi tanto delicati e dolorosi sia doveroso, soprattutto nelle sedi istituzionali, un rigoroso lavoro di verifica dei fatti storici, al di là di ogni narrazione unilaterale o strumentalizzazione politica.
Il buon senso avrebbe voluto, osserva il Coordinamento delle Associazioni e Organizzazioni Armene in Italia, che in questo difficile percorso verso la pace certi temi – che non sono altro che becera e falsa propaganda – venissero messi da parte, ma così non è stato, e gli azeri hanno dimostrato ancora una volta il loro vero volto. Invero, l’autocrate Ilham Aliyev e i suoi seguaci non cercano e non vogliono la pace, che avrebbero potuto ottenere anche attraverso le vie diplomatiche del Gruppo Minsk; il loro intento è piuttosto quello di dominare ed esercitare una politica autoritaria, cercando di riscrivere la storia a proprio piacimento.
In un recente comunicato diramato dalle Ambasciate dell’Azerbajgian presso la Repubblica italiana e la Santa Sede, si fa appello affinché i responsabili del crimine di Khojaly (Ivanyan) siano assicurati alla giustizia. Peccato che ogni giornalista e politico Azero che abbia osato confutare la tesi di regime (che negli anni ha progressivamente addossato agli Armeni le colpe di quel massacro al solo scopo di “pareggiare” i pogrom anti-Armeni compiuti dall’Azerbajgian a Sumgait) sia stato messo in galera o eliminato come il fotografo investigativo Chingiz Mustafaev.
Anche noi, osserva il Coordinamento delle Associazioni e Organizzazioni Armene in Italia, saremmo ben felici se le autorità di Baku davvero assicurassero alla giustizia i veri autori di quella strage, processando così quei militari e politici Azeri che allestirono una messinscena dopo aver sparato sui civili in fuga nel corridoio umanitario lasciato aperto dagli Armeni per far defluire la popolazione dal campo di battaglia. Ma siamo sicuri che questo non può essere realizzato in un regime autoritario come quello degli Aliyev, una famiglia che da più di trent’anni “regna” in Azerbajgian con il potere passato di padre in figlio.
Se davvero vuole la pace, conclude il Coordinamento delle Associazioni e Organizzazioni Armene in Italia, l’Azerbajgian cessi la propaganda di odio, liberi immediatamente i prigionieri Armeni (comprese le ex Autorità della Repubblica di Artsakh/Nagorno-Karabakh, che ancora tiene nelle galere illegalmente, si ritiri dai territori occupati dell’Armenia, cessi la sua politica corruttiva e smetta di mistificare la storia.
Gli Armeni vogliono la pace, quella vera. L’Azerbajgian… non ancora.
Se l’Azerbajgian vuole la pace, cessi la propaganda di odio e falsificazione storica, liberi i prigionieri Armeni e si ritiri dai territori armeni occupati (incluso l’Artsakh).
Per maggiori info sui fatti di Khojaly (Ivanyan):
- La verità su Khojali
- L’Azerbajgian distrugge a Parukh e Karaglukh altro patrimonio culturale armeno dell’Artsakh. Le falsificazioni azeri con degli scheletri armeni
Per maggiori informazioni sui fatti si Sumgait:
