Ansahman: tra folk armeno e avanguardia (Bora.la 03.034.26)
Il concerto del duo Anna Garano e Anaïs Tekerian al Teatro Miela segue un viaggio, straniante, ipnotico nel repertorio della musica folk armena. La cantante introduce i testi delle canzoni, e alcune note di contesto. Viene accompagnata dalla chitarra della Garano, che si muove tra la tradizione della chitarra classica, con influenze andaluse, e qualche incursione nella avanguardia e sperimentazione, come quando una canzone viene presentata come riarrangiata da Luciano Berio. L’atmosfera ha un carattere come dicevo straniante, per la lingua in cui si esprime la cantante, americana figlia della diaspora armena, diaspora che ci viene dolcemente introdotta nel suo contenuto di sofferenza tra una canzone e l’altra. Cominciamo da subito ad approcciarci al tema del genocidio armeno, con una canzone dedicata alla primavera, stagione in cui il genocidio del 1915 ebbe inizio. Le musiche vengono arricchite di note a margine, tra l’italiano e l’inglese, come ad esempio quando ci viene raccontato di un autore di canzoni, prete, catturato dai turchi e che durante il genocidio, perde la testa. Prete che aveva raccolto 3000 canzoni folk del popolo armeno, prima di venire perseguitato.
La bellissima e delicata voce della cantante crea un flusso continuo che trasporta in epoche e luoghi lontani, di cui sappiamo appunto assai poco, fa crescere nello spettatore la necessità di approfondire le tematiche storiche e antropologiche del genocidio prima e della diaspora poi, e questa dimensione razionale si accompagna ad un abbandonarsi tra le note lievi della voce e della chitarra che magistralmente ci guidano in questo viaggio intenso, come dicevamo su un piano storico razionale di ricerca, ma anche su un piano emotivo molto coinvolgente e suggestivo che ci travolge e ci accompagna nell’attraversare le fiabe armene folcloristiche, tra tradizione e composizione della cantante stessa di alcuni brani tratti da leggende armene. Un atmosfera soffusa e delicata, ma penetrante, intensa e dolorosa al tempo stesso.
Anaïs Tekerian in questo concerto solo, una pausa dalle esibizioni con il trio a cappella Zulal con cui di solito si accompagna, da quindi spazio alla maestria della chitarrista Anna Garano, che integra in maniera magistrale suoni classici a suoni contemporanei come dicevamo, e ad elementi folk non solo della pura tradizione armena, ma come ogni diaspora comporta, un mescolarsi con altre tradizioni, altri suoni, fino agli elementi perfettamente integrati per quanto stranianti del souno della chitarra andalusa molto presenti in alcuni specifici tratti del concerto.
Un esperienza unica, molto coinvolgente ed avvolgente.
