A Stepanakert occupata: gli Azeri hanno distrutto la “Sorgente Teatrale”, simbolo della memoria culturale dell’Artsakh (Korazym 07.04.26)

Il 6 aprile 2026, nuove notizie confermano un ulteriore atto di distruzione del patrimonio culturale armeno nei territori della Repubblica di Artsakh/Nagorno-Karabakh occupati dall’Azerbajgian: nella capitale Stepanakert è stata demolita la cosiddetta Sorgente Teatrale, conosciuta anche come Le Tre Fonti o Tre Rubinetti.

Il monumento si trovava nel complesso del Teatro Drammatico Statale Vahram Papazyan, la principale istituzione teatrale dell’Artsakh, ed era considerato uno dei simboli più riconoscibili della città.

 

Il teatro ha una lunga storia, con le prime rappresentazioni teatrali organizzate a Shushi già nel XIX secolo. Successivamente, l’attività si è spostata e consolidata a Stepanakert nel 1932. Ha rappresentato un pilastro della cultura armena nella regione, mettendo in scena oltre 450 spettacoli con le opere più famose del repertorio armeno e internazionale, fino alla sua chiusura con l’occupazione azera nel 2023. Sul suo palco si sono esibiti grandi attori del teatro armeno come Hovhannes Abelyan e Hrachya Nersisyan. Originariamente intitolato a Maxim Gorky, il teatro portava il nome di Vahram Papazyan, un celebre attore sovietico di etnia armena del XX secolo, noto soprattutto per i suoi ruoli shakespeariani.

Tuttavia, la compagnia ha ripreso l’attività a Yerevan, in Armenia, con il sostegno dell’Unione dei Teatranti d’Armenia e dell’organizzazione DIALOG, sotto il nome di Teatro Drammatico Armeno Vahram Papazyan di Stepanakert Rinascente. La prima produzione della compagnia rinnovata a Yerevan è stata La storia dell’amore di Artsakh, andata in scena il 12 novembre 2025 al Teatro per Giovani Spettatori di Yerevan. È simbolico che il debutto a Yerevan del teatro di Stepanakert ha presentato un’opera scritta dal Prof. Alexander Manasyan in dialetto dell’Artsakh. Questa produzione fu l’ultima messa in scena dal teatro a Stepanakert prima della guerra dei 44 giorni del 2020. Lo spettacolo, diretto dal direttore artistico del teatro, Ruzan Khachatryan, cattura l’essenza della vita creativa dell’Artsakh attraverso sentimenti umani e un amore sincero. «La storia dell’amore di Artsakh è uno spettacolo pensato, anche solo per un istante, per riportare il pubblico alla propria fiaba perduta. La nostra fiaba forse non era magica, lussuosa o glamour, ma era la nostra: semplice e pura, bella e luminosa e, soprattutto, reale. Lo spettacolo è interpretato in dialetto dell’Artsakh, con la sua unicità e il suo fascino», ha osservato il regista.

 

Un simbolo della città e della sua cultura

Costruita nel 1975, la fontana-monumento rappresentava tre maschere teatrali – simboli universali dell’arte drammatica – raffiguranti emozioni diverse: tristezza, sogni e felicità.

Sotto ciascuna maschera si trovava una fontana a forma di rubinetto, la cui parte superiore ricordava una chiave dorata. L’insieme costituiva non solo un elemento architettonico urbano, ma un vero e proprio segno identitario della vita culturale di Stepanakert.

Gioielli

 

Negli anni, il monumento ha ispirato anche creazioni artistiche e gioielli, a testimonianza della sua rilevanza simbolica.

Un’immagine già entrata nella memoria del Blog dell’Editore

Per i lettori di Korazym.org, la Sorgente Teatrale non è un’immagine nuova.

Già il 20 marzo 2023, nel contesto del 99° giorno del blocco dell’Artsakh, questo Blog dell’Editore aveva scelto proprio questa scultura come immagine di copertina, definendola un’“immagine enigmatica di Stepanakert”: le tre maschere – tristezza, sogni e felicità – come sintesi visiva della condizione del popolo armeno nell’Artsakh/Nagorno-Karabakh.

Anche il 9 luglio 2023, nel 210° giorno del blocco, abbiamo richiamato la stessa fontana come simbolo.

 

Oggi quella stessa immagine appartiene ormai alla memoria.

La denuncia: “Distruzione sistematica del patrimonio culturale”

Secondo quanto riportato dalla ONG Agenzia per lo Sviluppo del Turismo e della Cultura dell’Artsakh (ARCTA), la demolizione della fontana rientra in un quadro più ampio.

L’organizzazione denuncia infatti “una distruzione sistematica di opere d’arte monumentali” nei territori occupati, in particolare a Stepanakert, interpretata come parte di una politica deliberata volta a eliminare il patrimonio culturale armeno; cancellare le tracce storiche e culturali della presenza secolare armena nella regione.

Tra gli altri casi documentati figurano: il busto di Vahram Papazyan (agosto 2024), il monumento ad Ashot Ghulyan, numerose altre statue e opere, spesso confermate da immagini satellitari.

Dopo il 2023: occupazione e cancellazione

Questi eventi si inseriscono nel contesto successivo all’offensiva militare azera del 2023, che ha portato all’occupazione di Stepanakert e di tutta la Repubblica di Artsakh/Nagorno-Karabakh, e all’esodo forzata dell’intera popolazione armena dall’Artsakh.

In questo scenario, la distruzione di simboli culturali assume un significato che va oltre il vandalismo materiale: rappresenta una trasformazione forzata del paesaggio storico e identitario.

Silenzio internazionale e richieste di intervento

L’ARCTA ha criticato apertamente quello che definisce il silenzio e l’inazione della comunità internazionale, chiedendo alle autorità della Repubblica di Armenia un intervento ai massimi livelli e alla comunità internazionale di assumersi la responsabilità nella tutela del patrimonio culturale globale.

Secondo la dichiarazione, il patrimonio armeno dell’Artsakh non è solo parte dell’identità nazionale, ma appartiene all’intera umanità e richiede quindi protezione internazionale.

La perdita di un simbolo

La distruzione della Sorgente Teatrale non è soltanto la perdita di un monumento urbano. È la scomparsa di un simbolo che, negli anni più difficili del blocco dell’Artsakh e della crisi umanitaria, aveva rappresentato – anche visivamente – la complessità emotiva e la speranza di un popolo: tristezza, sogni e felicità.

Oggi, di quella immagine – già utilizzata per raccontare l’Artsakh durante il blocco – resta soltanto la memoria documentata. E, forse, il significato ancora più profondo di ciò che rappresentava.

Vai al sito