Arsen, il produttore che ha scelto il Chianti per piantare le viti armene (La Repubblica 20.04.26)

In un luogo non comune per il vino, tra le colline che abbracciano Firenze, prende vita un progetto vitivinicolo che porta il nome di Arsenio. Non è la storia di un’eredità secolare o di un cognome altisonante, ma il racconto di Arsen Khachaturyants, un giovane vignaiolo che, con una visione audace e un percorso di vita fuori dagli schemi, sta riscrivendo le regole del vino toscano.

 

 

Arsen, venticinquenne armeno di origine, nato in Spagna e cittadino del mondo, ha scelto Firenze come suo approdo. La sua storia non inizia tra i filari, ma nelle aule della New York University, dove si laurea in Matematica pura, immergendosi in equazioni differenziali e nella teoria del caos. Un percorso accademico insolito per un vignaiolo, che tuttavia ha plasmato il suo approccio al vino, inteso come un equilibrio tra rigore analitico e pura espressione sensoriale.

La storia

“Mentre studiavo matematica, pensavo di voler lasciare qualcosa che vivesse per sempre” racconta Arsen. “Non volevo dedicarmi alla matematica applicata, costruire motori o cose simili, che avrebbero potuto darmi fama ma non un’eredità duratura.” Questa riflessione, unita alla consapevolezza delle sue radici armene, segnate dal genocidio del 1915 che costrinse la sua famiglia a fuggire, lo spinge a cercare un progetto con un impatto duraturo, un legame profondo con la terra e la storia.

 

 

La scintilla per il mondo del vino si accende grazie a una passione giovanile per la cucina. “Ho lavorato in ristoranti stellati Michelin ogni estate, non per denaro, ma per l’opportunità di imparare,” spiega. “Lì ho capito che il vino andava abbinato al cibo. Così ho pensato: ‘Forse il vino’. Mi piace, mi piace come funziona, e ho iniziato a studiare la sua storia, scoprendo che molte famiglie vitivinicole hanno centinaia di anni di storia, un’eredità generazionale.” Questa curiosità lo porta a conseguire un Master in Vineyard and Winery Management tra Bordeaux e l’Institut des Sciences de la Vigne et du Vin, e più recentemente il prestigioso Diploma WSET a Londra.

Il progetto Arsenio nasce su dieci ettari di vigneti, distribuiti tra Firenze, Olena nel Chianti Classico e l’area di Volterra. Un inizio tutt’altro che semplice: “La proprietà a Firenze esisteva già, ma era in uno stato di abbandono” ricorda Arsen. “Ci siamo trovati di fronte a circa cinque ettari di terreno invasi da rifiuti: colline di immondizia, alberi spezzati, divani e plastica ovunque.” Una sfida che non lo ha scoraggiato, ma che ha rafforzato la sua determinazione a dare nuova vita a quella terra.

 

 

Nel 2009, un viaggio lampo da New York a Firenze segna l’apertura ufficiale dell’azienda. La ricerca di una cantina si rivela complessa, tra informazioni errate e offerte assurde. Ma la perseveranza di Arsen, unita al prezioso supporto di figure chiave come l’enologo Alberto Antonini, “un grande aiuto nel trovare persone e fornire consigli, un enologo molto aperto mentalmente”, e il celebre potatore Marco Simonit, permette al progetto di prendere forma. È un equilibrio affascinante: un produttore giovanissimo affiancato da professionisti con decenni di esperienza, un connubio tra energia innovativa e saggezza consolidata.

Il progetto

Il cuore del progetto batte sulle colline fiorentine, a circa 300 metri di altitudine, dove nel 2020 sono stati piantati i primi quattro ettari. Qui, tra suoli di arenaria e una ventilazione costante, cresce una selezione di varietà che unisce tradizione toscana e ricerca personale. Accanto al Sangiovese, pilastro della viticoltura regionale, trovano spazio vitigni come Mammolo, Colorino, Canaiolo e Pugnitello, insieme a varietà internazionali come Cabernet Franc e Cabernet Sauvignon.

Ma la vera sorpresa è la presenza dell’Areni Noir, un’antica varietà armena. “È un modo per non dimenticare le proprie radici” afferma Arsen, sottolineando una scelta non solo simbolica ma anche agronomica, data la notevole capacità di adattamento di quest’uva ai cambiamenti climatici. Questa apertura verso vitigni meno convenzionali si riflette nella sua decisione di puntare sull’IGT (Indicazione Geografica Tipica) Toscana, piuttosto che limitarsi alle rigide classificazioni del Chianti Classico.

 

 

“Rispetto molto il Chianti Classico, penso sia un’idea bellissima, ha molta tradizione – spiega Arsen – Ma mi piace rispettare molto la terra, perché la terra ha molta più conoscenza, è molto più antica, di milioni di anni. E penso sia più logico ascoltare la terra piuttosto che regole vecchie di anni.” Questa filosofia lo porta a esplorare il potenziale di vitigni come il Mammolo, che definisce il suo “nuovo preferito” e che sta cercando di far rivivere, o il Verdicchio per i bianchi, piantato in posizioni ottimali per esprimere al meglio il suo carattere.

La sua visione è chiara: produrre vini che siano espressione autentica del terroir, ma con un occhio al futuro e alle sfide del cambiamento climatico. “Non puoi più coltivare Merlo,” osserva. “Anche lo Chardonnay non è il massimo se vuoi piantare nuovo Chardonnay, non funzionerà.” Per questo, la scelta ricade su vitigni come il Cabernet Franc, che “funziona ancora bene”, e l’esplorazione di blend innovativi, inclusi vitigni armeni come lo Zor, per i vini bianchi.

Nuova generazione

Arsen affronta il mondo del vino con l’entusiasmo e la curiosità di una nuova generazione. “Per fare un grande vino serve tempo” dice con un sorriso disarmante. “Bisogna imparare ad ascoltare la natura.” La sua filosofia si fonda su un principio semplice: trovare un equilibrio tra progresso e rispetto dell’ambiente. “L’uomo non è separato dall’ambiente” sottolinea. “Ne fa parte. Il vino è proprio questo: una collaborazione.” Per lui, il compito del vignaiolo non è dominare la natura, ma accompagnarla, intervenendo solo quando necessario.

Un altro aspetto distintivo del progetto Arsenio è la volontà di limitare la produzione per garantire l’esclusività e la qualità. “Quando morirò, voglio essere sicuro che nessuno nelle generazioni future possa aumentare il numero di bottiglie” afferma con determinazione. “Se il marchio ha un limite di bottiglie, non può essere 30.000, può essere solo tra, diciamo, 20.000 e 30.000, a seconda dell’annata. Non voglio che qualcuno dica: ‘Ok, sta andando bene, facciamo 100.000 bottiglie in 20 anni’. Ma in quel caso, la qualità crolla, perché come può essere qualcosa di unico se lo puoi comprare ovunque? No, devi cercarlo. Questo è il concetto di vino premium.” Questa scelta riflette una profonda comprensione del valore dell’unicità e della ricerca della qualità senza compromessi.

Dopo una prima vendemmia sperimentale nel 2023, il 2024 segna la prima raccolta ufficiale, mentre l’uscita sul mercato dei vini è prevista per fine di quest’anno. Arsenio è un progetto in continua evoluzione, un laboratorio di idee dove tradizione e innovazione convivono, e dove ogni annata racconta una storia diversa, influenzata dal terroir e dalle condizioni climatiche. “Voglio parlare a una nuova generazione di appassionati” spiega Arsen. “Ma anche a chi è curioso di capire come il vino possa evolvere.” Il suo è un viaggio tra territori diversi, tra radici profonde e una visione globale, un dialogo costante tra l’uomo e la natura. Ed è proprio da questa ricerca di armonia che, sulle colline di Firenze, sta prendendo forma una nuova e intrigante pagina della storia del vino toscano.

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