Curiosità geografiche: il confine terrestre tra Azerbaigian e Turchia (Meridiano13 30.04.26)

Chi ama la geografia potrebbe aver notato sulle mappe la presenza di una striscia di territorio turca – larga poco più di tre chilometri e lunga una ventina – che, incuneandosi tra l’Armenia e l’Iran alle pendici del monte Ararat, arriva a delineare un breve confine terrestre tra Azerbaigian e Turchia.

Dietro a tale particolare conformazione delle frontiere si celano interessi geopolitici di oltre un secolo fa ancora in grado di influenzare gli equilibri della zona.

La storia del confine terrestre tra Azerbaigian e Turchia

Nel corso dell’Ottocento, l’Impero russo espanse progressivamente il suo controllo sul Caucaso ai danni dei rivali ottomani e persiani. In particolare, con il trattato di Santo Stefano (1878), Mosca ottenne la sovranità sui distretti turchi di Kars, Ardahan, Batum, Eleşkirt e Bayazid, inclusa l’area oggetto di questo articolo.

La Prima guerra mondiale e, soprattutto, la rivoluzione del 1917 e il conseguente ritiro russo dal conflitto, rimescolarono le carte. Con il trattato di Brest-Litovsk il neonato stato bolscevico cedeva all’Impero ottomano le conquiste del 1878. Al contempo, Georgia, Armenia e Azerbaigian sfruttarono la temporanea debolezza delle potenze della regione per dichiarare la propria indipendenza e sovranità anche sui territori che dovevano nominalmente tornare sotto il controllo turco.

L’autodeterminazione dei tre stati del Caucaso meridionale non durò molto in quanto già a cavallo del 1920 e del 1921 la Russia riconquistò militarmente la regione. In quel breve triennio, però, Azerbaigian e Armenia si contesero sanguinosamente il controllo di alcune zone, incluse la futura oblast’ autonoma del Nagorno-Karabakh e il Nachicevan (l’exclave azera separata dal resto del paese dal territorio armeno che oggi confina con la Turchia). Tutto ciò sarebbe stato determinante alla fine del secolo.

Dopo il rientro sulla scena del Caucaso meridionale di Mosca, il confine turco-russo venne ridefinito in base al trattato di Mosca (1921), accordo le cui provvisioni vennero poi confermate nel trattato di Kars siglato lo stesso anno. Proprio questi documenti prevedevano il trasferimento del cosiddetto corridoio dell’Aras-Kara-su alla Turchia nella conformazione che vediamo attualmente.

Il perché di questa decisione è da cercare nei negoziati che portarono alla firma del trattato. Sostanzialmente la Turchia spinse per motivi di politica interna per avere un confine con l’Azerbaigian sovietico, culturalmente e linguisticamente affine.

Dalla caduta dell’Unione Sovietica al giorno d’oggi

La caduta dell’Unione Sovietica portò a un nuovo conflitto tra Armenia e Azerbaigian per il controllo del Nagorno-Karabakh. Tra le conseguenze di questa guerra, Erevan impose un blocco dei collegamenti tra Baku e il Nachicevan portando a una difficile situazione l’exclave azera, dove smisero di arrivare i rifornimenti di gas ed elettricità.

Ed è qui che il confine terrestre tra Azerbaigian e Turchia divenne fondamentale come non era stato in epoca sovietica. Alla fine del 1991 venne costruito un ponte temporaneo attraverso il fiume Aras per collegare i due paesi rompendo l’isolamento del Nachicevan. Il 28 maggio 1992 venne inaugurato al suo posto il ponte definitivo Umut (“della speranza”), importante per i rifornimenti dell’exclave azera e per lo sviluppo economico delle remote province della Turchia sud-orientale.

Il lato turco della frontiera nel 2018. Alle spalle degli edifici, il ponte Umut (Meridiano 13/Aleksej Tilman)

Da allora sono passati più di trent’anni e l’area è rimasta al centro di vari interessi. Infatti, l’Azerbaigian tra il 2020 e il 2023 ha riconquistato militarmente il Nagorno-Karabakh. Ciò significa che a dividere il territorio del paese dal Nachicevan e la Turchia rimane solo la provincia armena del Syunik. Proprio per questo, da quando è finito l’ultimo conflitto, Baku ha fatto molta pressione per l’apertura di quello che definisce il corridoio di Zangezur. In altre parole, l’Azerbaigian spinge per la creazione di un collegamento prima ferroviario e poi stradale attraverso il territorio armeno.

Questa infrastruttura sotto il nome di TRIPP (Trump Route for International Peace and Prosperity) è anche inclusa nel testo della dichiarazione congiunta che Baku e Erevan hanno firmato l’8 agosto 2025 a Washington con la mediazione statunitense. In base al documento, la sezione in Armenia del corridoio (circa 32 chilometri) verrà costruita da una joint venture armeno-statunitense che la riceverà in gestione per un periodo di 99 anni.

Il confine tra Armenia e Azerbaigian
La vecchia ferrovia che dovrebbe essere sostituita dal TRIPP (Meridiano 13/Aleksej Tilman)

Per il momento tutto è ancora in via di definizione. Nella zona sono però in corso i lavori di costruzione di un’altra ferrovia, quella che collega la strada ferrata del Nachicevan a Kars e conseguentemente al resto della Turchia e della Georgia.

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