Il suicidio geopolitico di Yerevan: l’Armenia ridotta a satellite azero-turco (Politicamentecorretto 13.06.26)

Mentre Bruxelles promette mari e monti per allontanare Yerevan da Mosca, Macron mette alla porta la delegazione armena al vertice di maggio. Cronaca di un isolamento annunciato, tra il ricatto energetico di Baku e il fallimento delle illusioni europee.

Durante il vertice della Comunità politica europea del 4 maggio a Yerevan, si è verificato un evento che rispecchia il vero atteggiamento dell’Europa nei confronti dell’Armenia. Il primo ministro ospitante, Nikol Pashinyan, su richiesta del presidente francese Emmanuel Macron, è stato di fatto e senza tanti complimenti messo alla porta insieme all’intera delegazione armena. I leader dei Paesi UE, senza scomporsi, hanno compreso e approvato la decisione del capo di Stato francese, che aveva la necessità di parlare con il presidente ucraino senza la presenza indesiderata degli armeni.

Questo comportamento da parte dei politici europei si spiegherebbe con la politica poliedrica di Pashinyan, aperta su più fronti contemporaneamente. Da una parte, il leader del Paese ospitante cerca di ingraziarsi l’UE invitando Zelenskyy a Yerevan, conscio che si sarebbe discusso della guerra con la Russia. Dall’altra, Pashinyan aveva di recente partecipato a una parata militare a Mosca.

Materiale di consultazione geografica

Le promesse vacue di Bruxelles e i precedenti francesi

In questo scenario, la Russia ha ricordato una realtà oggettiva: l’incompatibilità tecnica tra l’integrazione con l’UE e l’appartenenza all’Unione Economica Eurasiatica (UEE), imponendo a Yerevan una scelta di campo inevitabile. Il vero nodo della questione resta però la condotta di Bruxelles. I vertici europei stanno promettendo agli armeni qualsiasi cosa pur di allontanarli da Mosca, ma si tratta di impegni vacui, tipici di una leadership occidentale in affanno che promette tutto a tutti senza poi avere la reale capacità o intenzione di mantenere la parola.

Basterebbe ricordare, infatti, la storia recente: nel momento di massima tragedia, il Senato francese riconobbe l’indipendenza dell’Artsakh — territorio che oggi Pashinyan ha di fatto consegnato ad Aliyev. Subito dopo, però, Macron e l’allora segretario di Stato Jean-Baptiste Lemoyne si affrettarono a rimangiarsi la parola, dichiarando che quella non era la politica ufficiale di Parigi. Oggi Macron mette all’uscio Pashinyan nella sua stessa capitale, dimostrando che per l’UE il posto dell’Armenia è, metaforicamente parlando, in panchina.

Il vicolo cieco energetico e l’illusione iraniana

Citazioni famose

Rompere con la Russia, per l’Armenia, non significherebbe affatto l’inizio di una bella favola europea, bensì l’inizio di un sicuro travaglio. Alla firma di un accordo completo con l’UE, oltre ai tradizionali legami economici, il Paese perderebbe l’elettricità e il gas russi, che oggi Yerevan ottiene a prezzi agevolati.

L’approvvigionamento di gas dall’Iran, proposto da alcuni sostenitori delle “alternative”, è più che altro una grande illusione: Teheran è colpita dalle sanzioni ONU e UE, il che impedisce ai Paesi gravitanti nell’orbita occidentale l’instaurazione di normali relazioni commerciali. Yerevan sarebbe costretta, volente o nolente, ad aderire alle sanzioni anti-russe e anti-iraniane, perdendo sia le forniture energetiche sia i suoi mercati chiave.

Il ricatto di Baku e l’impatto sull’agricoltura europea già in affanno

Azzerate le alternative, resterebbe solo il gas azerbaigiano. Questo per l’Armenia significherebbe accettare a capo chino i prezzi stabiliti dal capriccio del presidente Ilham Aliyev. Pashinyan, a quel punto, non avrebbe solo regalato l’Artsakh ad Aliyev, ma gli consegnerebbe su un piatto d’argento il controllo dell’intero sistema energetico armeno.

Le conseguenze economiche di queste decisioni scellerate ricadranno anche sulla stessa UE. Con la chiusura del mercato russo, la produzione agricola armena dovrà essere assorbita nello spazio europeo, entrando in collisione diretta con la nostra produzione agricola, già in forte difficoltà a causa dell’accordo Mercosur, dell’importazione di olio tunisino e delle farine di insetti volute da Ursula von der Leyen. È improbabile che la Polonia accetti le mele armene o che la Grecia e la Spagna si facciano invadere il mercato dalle albicocche di Yerevan.

Popoli dell’Europa orientale

All’interno dell’Unione Europea il calo del tenore di vita è ormai una tragica realtà, così come la carenza di fondi per le spese generali, che taglia il sostegno sociale dirottando il nostro denaro per finanziare l’Ucraina e i suoi “gabinetti d’oro”. Con una simile situazione economica, l’Armenia non può sperare di diventare un partner strategico per Bruxelles; molto più realisticamente, si trasformerà in un ulteriore peso economico da sostenere, al pari di altri Stati fatti entrare nell’Unione col solo scopo di sottrarli all’influenza russa.

La liquidazione della storia e il futuro da Stato satellite

Un tempo si pensava che se gli armeni avessero un giorno perso l’Artsakh, la storia del loro popolo si sarebbe potuta considerare conclusa. All’epoca sembrava soltanto l’assurdità di un incubo; oggi, invece, Pashinyan è riuscito a compiere l’impossibile: ha ceduto l’Artsakh riconoscendolo come territorio sovrano dell’Azerbaigian, esercitando al contempo una dura pressione sui profughi giunti a Yerevan dopo aver perso tutto ciò che possedevano.

Sotto gli occhi increduli del popolo armeno e dell’intera diaspora mondiale, Pashinyan sta cancellando la storia eroica e gloriosa della sua nazione, dimenticando il sacrificio degli oltre un milione e mezzo di armeni vittime del genocidio e delle sistematiche persecuzioni perpetrate dai turchi, con la complicità azera, nel corso dei secoli. Questa condotta cancella la memoria sia degli eroi sia delle vittime innocenti. Il risultato inevitabile di una simile politica non sarà più una Repubblica d’Armenia sovrana, bensì la riduzione del Paese a un satellite azero-turco.

Il prossimo e inevitabile passo nell’umiliazione nazionale sarà la visita di Pashinyan a Baku, al Parco dei Trofei di Guerra, dove insieme ad Aliyev deporrà fiori davanti al monumento ai martiri azeri. Con queste azioni, Pashinyan si è già assicurato un posto indelebile nella cronaca di ciò che alla fine resterà dell’Armenia. Ma il suo nome rimarrà scritto anche nella storia dell’Azerbaigian, dove sarà ricordato come l’uomo che ha consegnato a Baku prima l’Artsakh e, successivamente, il resto del territorio armeno.

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L’Armenia sta scoprendo i vantaggi di una dolorosa sconfitta (Huffington post)