Il nuovo Parlamento armeno aperto senza il Catholicos: una frattura senza precedenti tra Stato e Chiesa Apostolica Armena (Korazym 02.08.26)

Per la prima volta dalla riconquistata indipendenza dell’Armenia, la nuova Assemblea Nazionale si è riunita senza la presenza del Patriarca Supremo e Catholicos di Tutti gli Armeni. Sua Santità Karekin II non è stato invitato alla seduta inaugurale della IX legislatura, celebrata oggi a Erevan, interrompendo una tradizione che, dalla nascita della Repubblica post-sovietica, aveva sempre visto il capo della Chiesa Apostolica Armena rivolgere un messaggio di benvenuto e impartire la benedizione ai nuovi parlamentari prima del loro giuramento.

L’assenza del Catholicos non costituisce soltanto un fatto protocollare. Essa rappresenta il segnale più evidente della profonda crisi istituzionale che da mesi oppone il Governo guidato dal Primo Ministro Nikol Pashinyan alla più antica istituzione religiosa del Paese, in quella che continua ad apparire come una delle più delicate vicende politiche e costituzionali della storia recente dell’Armenia.

Questo Blog dell’Editore ha seguito costantemente questa evoluzione, documentando il progressivo deterioramento dei rapporti tra l’esecutivo e la Santa Sede di Etchmiadzin, le richieste pubbliche di dimissioni rivolte dal Primo Ministro Nikol Pashinyan al Catholicos Karekin II, i procedimenti giudiziari avviati contro autorevoli esponenti della Chiesa Apostolica Armena e le crescenti preoccupazioni suscitate, anche a livello internazionale, circa il rispetto dell’autonomia della Chiesa nella prima nazione Cristiana della storia [*].

Una tradizione interrotta

La Santa Sede di Etchmiadzin ha confermato di non avere ricevuto alcun invito ufficiale per la cerimonia inaugurale del nuovo Parlamento. L’esclusione appare tanto più significativa se si considera che la legislazione armena riconosce formalmente al Catholicos il diritto di rivolgere un discorso di benvenuto all’apertura della prima sessione parlamentare, insieme al Presidente della Repubblica.

La consuetudine era stata rispettata anche nei momenti di maggiore tensione politica, compresi gli anni successivi alla guerra del Nagorno-Karabakh del 2020, quando la Chiesa aveva apertamente chiesto le dimissioni del Primo Ministro. Anche dopo le elezioni anticipate del 2021 il Catholicos aveva guidato la tradizionale preghiera inaugurale.

L’Assemblea Nazionale non ha fornito spiegazioni ufficiali circa la mancata convocazione del capo della Chiesa Apostolica Armena. Alcuni esponenti della maggioranza del partito Contratto Civile hanno sostenuto che la sua partecipazione costituirebbe una facoltà e non un obbligo giuridico, interpretazione contestata dall’opposizione.

 

La protesta dell’opposizione

L’assenza del Catholicos ha immediatamente provocato una dura reazione delle forze di opposizione.

I deputati dell’opposizione di Alleanza Armena e di Alleanza Armenia Forte hanno denunciato quella che definiscono una violazione del regolamento parlamentare, rifiutandosi di partecipare normalmente alla cerimonia del giuramento. Rimasti seduti durante la lettura della formula, hanno evitato di pronunciarla pubblicamente, limitandosi successivamente a sottoscriverne il testo.

La protesta si è aggiunta alle polemiche già emerse all’inizio della seduta, quando i parlamentari di Armenia Forte avevano scelto di non alzarsi in piedi durante il giuramento istituzionale e di non applaudire il Presidente della Repubblica, Vahagn Khachatryan.

Nel corso della discussione parlamentare è stato inoltre richiamato il caso del deputato Artur Sargsyan, assente perché ancora agli arresti domiciliari. L’opposizione ha definito anche questa vicenda una conseguenza di una crescente politicizzazione della giustizia.

Intervenendo durante la sessione, il deputato Gegham Manukyan, di Alleanza Armenia, ha descritto il caso contro Sargsyan come politicamente motivato, sostenendo che il tribunale gli aveva impedito di partecipare nonostante una sentenza della Corte Costituzionale.

Rivolgendosi al Presidente della sessione, Knyaz Hasanov, Manukyan ha affermato che Hasanov, in quanto rappresentante della comunità curda armena, dovrebbe comprendere le implicazioni della reclusione politica. Ha inoltre fatto riferimento alla reclusione di figure politiche curde in Turchia, criticando la decisione del tribunale riguardo a Sargsyan. Knyaz Hasanov ha osservato che nessuno potrebbe impedire al Catholicos di partecipare all’Assemblea Nazionale se decidesse di farlo.

Le dimissioni costituzionali del Governo

La prima seduta della nuova Assemblea Nazionale ha coinciso, come previsto dall’articolo 158 della Costituzione armena, con le dimissioni formali del Governo.

Lo stesso Primo Ministro Nikol Pashinyan ha annunciato, attraverso un videomessaggio, la presentazione delle dimissioni dell’esecutivo, precisando che il Governo continuerà ad esercitare le proprie funzioni fino alla formazione del nuovo Gabinetto. La rielezione di Pashinyan appare comunque scontata, grazie alla maggioranza parlamentare di cui dispone il partito Contratto Civile.

Uno scontro che continua ad aggravarsi

L’episodio odierno costituisce soltanto l’ultimo passaggio di un confronto che negli ultimi mesi ha assunto caratteristiche sempre più radicali.

Pashinyan ha più volte chiesto pubblicamente le dimissioni del Catholicos Karekin II, sostenendo che non possa più continuare ad esercitare il proprio ministero. Il partito di governo ha inserito nel proprio programma politico l’obiettivo di promuoverne la sostituzione entro il 2031. Parallelamente, le autorità giudiziarie hanno aperto procedimenti penali nei confronti del Catholicos e di numerosi alti prelati vicini alla Santa Sede di Etchmiadzin, mentre la Chiesa denuncia continue interferenze dello Stato nella propria autonomia.

Le autorità hanno inoltre contestato a Karekin II presunte violazioni del voto di celibato, mentre suo fratello, l’Arcivescovo Yezras Nersissian, guida della diocesi armena in Russia, è stato accusato di collegamenti con servizi d’intelligence stranieri. Il Governo insiste sulla necessità di una profonda riforma della Chiesa e di una revisione delle modalità di elezione del Catholicos.

Una questione che supera la politica

La mancata partecipazione del Catholicos all’apertura della nuova Assemblea Nazionale assume un significato che va ben oltre il cerimoniale istituzionale.

Per un Paese che rivendica di essere la prima nazione Cristiana della storia, l’interruzione di una tradizione consolidata rappresenta un passaggio altamente simbolico. Lo scontro tra il Governo e la Chiesa Apostolica Armena non riguarda più soltanto il confronto politico tra maggioranza e opposizione, ma investe direttamente il rapporto tra le istituzioni dello Stato, l’identità religiosa della nazione e il ruolo storico della Santa Sede di Etchmiadzin nella vita del popolo armeno.

L’evoluzione di questa crisi continua pertanto a rappresentare uno dei dossier più delicati dell’attuale scenario caucasico, sul quale il Blog dell’Editore continuerà a seguire con attenzione gli sviluppi.

[*] Dichiarazione dell’Istituto Lemkin sulla repressione della Chiesa Apostolica Armena – 31 dicembre 2025

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