Hamasyan riscrive la geografia sonora del jazz (Corriere della Sera 04.08.26)
Laprogrammazione di CUBO Live volge quasi al termine e stasera propone un concerto di Tigran Hamasyan (Giardini di Porta Europa, ore 21.30, ingresso gratuito). Il musicista armeno è un artista che costruisce geografie, dove l’Armenia non coincide con un territorio, ma con una memoria sonora fatta di montagne, monasteri, canti liturgici e racconti popolari. Ascoltare i suoi dischi significa attraversare un paesaggio dove il tempo sembra sospeso e la tradizione smette di essere un archivio per trasformarsi in una forza creativa. Hamasyan non reinterpreta il passato, perché ha deciso che il passato può parlare con il presente. Le melodie popolari, la musica sacra, le antiche modalità armene non vengono trattate come pezzi da museo, ma come materia ancora viva, pronta a dialogare con il jazz, la musica colta europea, l’elettronica e perfino con le complesse ritmiche del progressive metal. In un’intervista rilasciata al «The Guardian» spiegava la natura del suo percorso: «Si può chiamare jazz perché improvviso, ma il linguaggio che cerco quando improvviso non è quello del bebop: è quello della musica popolare armena». Una dichiarazione che può mettere in crisi chi lo reputa un musicista jazz fino al midollo ma aiuta a liberare la sua musica da uno steccato ben definito. Hamasyan appartiene al jazz, ma anche ad un linguaggio che abbraccia secoli di storia ed è terribilmente proiettato verso il futuro. Il musicista vive a tutto tondo le sette note: «Quando incontro un linguaggio musicale, sento il bisogno di immergermi completamente in esso». È probabilmente questa disponibilità all’ascolto che rende le sue composizioni difficili da classificare. Nato a Gyumri nel 1987, il pianista si è imposto giovanissimo all’attenzione internazionale grazie alle vittorie al Montreux Jazz Piano Competition e al Thelonious Monk International Jazz Piano Competition. Importantissime anche le sue uscite discografiche. Da «A fable» a «Mockroot», da «An ancient observer» fino a «Manifeste» (l’ultimo album), ogni lavoro amplia un universo compositivo in cui il pianoforte dialoga con la voce, la tradizione orale e il ritmo. Non sono semplici raccolte di brani, ma opere studiate come percorsi narrativi, attraversati da un’idea coerente della musica.
In concerto Hamasyan al pianoforte, elettronica e voce, è accompagnato da Yessaï Karapetian (tastiere, elettronica), Marc Karapetian (basso elettrico, voce) e Arman Mnatsakanyan (batteria). Live in collaborazione con Fondazione Musica Insieme
