35 anni fa, l’Artsakh proclamò la sua indipendenza (Korazym 02.09.26)

[Korazym.org/Blog dell’Editore, 2 settembre 2026 – Oggi, la Repubblica di Artsakh/Nagorno-Karabakh è occupato dall’Azerbaigian e il suo popolo armeno è stato sfrattato con la forza dalla propria terra ancestrale. Ma l’occupazione non ha cancellato la sua memoria, la sua identità, né il suo diritto al ritorno.

L’Artsakh vive attraverso il suo popolo, attraverso generazioni di ricordi, attraverso le sue chiese, i suoi villaggi, le sue montagne e i suoi cimiteri, e attraverso il legame indissolubile degli Armeni con la terra che sono stati costretti ad abbandonare.

A 35 anni dalla proclamazione dell’indipendenza, la lotta non è finita. Continua con dignità, determinazione e fede nella giustizia, con un obiettivo che rimane immutato: il diritto del popolo dell’Artsakh di tornare a casa e vivere liberamente nella propria terra.

Una patria non scompare solo perché il popolo ne è stato cacciato. L’Artsakh rimane casa, identità e parte inseparabile della storia del suo popolo. Forte, unito e incrollabile, fino alla vittoria finale della libertà e della giustizia.

Una pace duratura tra Armenia e Azerbaigian è impossibile senza la tutela dei diritti fondamentali degli Armeni dell’Artsakh, compreso il diritto al ritorno sicuro e collettivo, ha affermato il partito Armenia Forte nel suo discorso in occasione della Giornata dell’Indipendenza dell’Artsakh. Il partito ha ricordato che il 2 settembre 1991, il popolo dell’Artsakh, facendo affidamento sui quadri giuridici esistenti, compreso il diritto internazionale, ha esercitato il proprio diritto all’autodeterminazione.

 

La preghiera per la pace alla Santa Sede di Etchmiadzin
guidata da Sua Santità Karekin II, Patriarca Supremo e Catholicos di Tutti gli Armeni

Oggi 2 settembre, in occasione della Giornata dell’Indipendenza dell’Artsakh, nella Cattedrale Madre della Santa Sede di Etchmiadzin è stata recitata una preghiera per la pace, guidata da Sua Santità Karekin II, Patriarca Supremo e Catholicos di Tutti gli Armeni. È stata elevata una preghiera a Dio per la forza e la sicurezza degli Armeni dell’Artsakh sfollati con la forza, per la rapida liberazione dei prigionieri di guerra Armeni detenuti a Baku e dei leader dell’Artsakh tenuti in ostaggio, nonché per la pace e il benessere del popolo armeno. Al termine della cerimonia, è stata anche recitata una preghiera per il riposo eterno delle anime dei valorosi figli caduti nelle guerre dell’Artsakh.

L’indipendenza dell’Artsakh non è solo un passato, ma anche e sempre un futuro
Messaggio di Sua Santità Aram I, Catholicos di Cilicia della Chiesa Apostolica Armena

Le nazioni guardano al passato, sono orgogliose dei suoi successi, sono consapevoli delle sue mancanze, ma sempre con la consapevolezza, l’impegno e la visione di costruire il futuro su fondamenta più solide. Pertanto, il passato non deve diventare passato, ma un’occasione e un monito per riaffermare la ferma determinazione ad aprirsi al futuro e a camminare con rinnovata fede e volontà.

Con questa prospettiva, è necessario affrontare l’indipendenza della Repubblica di Artsakh. Le condizioni nella storia delle nazioni sono in continua evoluzione. L’allineamento degli interessi geopolitici è in continua evoluzione. È necessario allontanarsi da pensieri stereotipati, concetti teorici, nonché dalle imposizioni degli interessi e degli approcci del momento. Unendo speranza e fede e alimentandola con una forte volontà, è necessario camminare verso il futuro.

Oggi, mentre celebriamo la Giornata dell’Indipendenza della Repubblica di Artsakh con uno sguardo retrospettivo, ricordiamo innanzitutto tutti i nostri martiri che hanno versato il loro sangue per la riconquista dell’indipendenza dell’Artsakh. Ricordiamo anche i nostri leader che hanno lavorato e servito per rafforzare ulteriormente l’indipendenza dell’Artsakh e che oggi soffrono nelle carceri di Baku.

In effetti, non basta ricordare, è necessario trasformare questo ricordo in una lotta per la riconquista dell’indipendenza dell’Artsakh, per il ripristino del diritto al ritorno degli Armeni dell’Artsakh e per la rapida liberazione dei prigionieri politici dell’Artsakh.

Lo abbiamo detto, lo ripetiamo e lo ripeteremo sempre: l’indipendenza dell’Artsakh non è sepolta sotto la polvere della storia. Deve occupare un posto prioritario nell’agenda della nostra nazione, per quanto ci si sforzi di chiudere la pagina del passato dietro l’etichetta del realismo.

Guai alla nazione che si imprigiona entro gli stretti confini degli interessi presenti, nascondendosi dietro il velo del realismo. Quelle nazioni che vedono il loro presente come radicato nel passato e rafforzato dalla visione del futuro, e che avanzano con rinnovata fede e speranza, rimarranno sul palcoscenico della storia.

Così è stata la nostra nazione.

Questo è il messaggio dell’indipendenza della Repubblica di Artsakh. Rimaniamo attenti e fedeli ai sacri messaggi che ci sono stati tramandati dalla nostra storia, antica o nuova che sia.

2 settembre 2026

Inno nazionale dell’Artsakh

Ազատ ու անկախ Արցախ,
Քո տուն-ամրոցը կերտեցինք,
Պատմությունը մեր երկրի
Մեր սուրբ արյամբ մենք սերտեցինք։
Դու բերդ ես անառիկ,
Բարձունք սրբազան, վեհ անուն,
Մասունք աստվածային,
Քեզնով ենք հավերժանում։
Դու մեր լույս հայրենիք,
Երկիր, հայրենյաց դուռ սիրո
Ապրիր դու միշտ խաղաղ,
Մեր հին ու նոր Ղարաբաղ։
Քաջերն ենք մենք հայկազուն,
Մռավ ենք, Քիրս ենք ու Թարթառ,
Մեր վանքերով լեռնապահ՝
Անհաղթելի մի բուռ աշխարհ։

Libero ed indipendente Artsakh
Come una fortezza ti abbiamo costruito.
La storia del nostro paese
Noi abbiamo scritto con il sangue degli eroi.
Tu sei una fortezza inespugnabile,
una sacra vetta, un nobile nome.
Una benedizione divina ci rende eterni grazie a te.
Tu, la nostra patria che ci dà la luce,
terra, porta d’amore verso la Patria.
Vivi sempre in pace,
nostro vecchio e nuovo Karabakh.
Noi siamo coraggiosi discendenti di Haik
Come Mrav e Kirs e l’eterno Terter
con i nostri templi in alta montagna
manteniamo il nostro paese invincibile.

L’inno nazionale ufficiale della Repubblica di Artsakh/Nagorno-Karabakh, Ազատ ու անկախ Արցախ (Artsakh libero e indipendente), in lingua armena, fu adottato il 17 novembre 1992 dal Consiglio Supremo della Repubblica di Nagorno-Karabakh, su testo del poeta Vardan Hakobyan e musica di Armen Nasibyan.

Foto di copertina: lo stemma ufficiale della Repubblica di Artsakh/Nagorno-Karabakh, designato da Lavrent Ghalayan, fu adottato il 17 novembre 1992 dal Consiglio Supremo dell’autoproclamata repubblica, allora chiamata Nagorno Karabakh.
Lo stemma raffigura un’aquila con le ali spiegate verso l’alto con i raggi del sole che emergono da essa. L’aquila è sormontata da una corona della dinastia degli Artassidi, che governò l’Armenia dal 190 a.C. fino al rovesciamento da parte dell’Impero romano nel 12 d.C. Al centro, su uno scudo, è raffigurato il celebre monumento Մենք ենք մեր սարերը (Noi siamo le nostre montagne), situato vicino a alla capitale Stepanakert, è considerato il simbolo storico e culturale della regione e del popolo armeno dell’Artsakh (oggi è ancora in piedi, ma rimane minacciato 
[*]). Sullo sfondo appare sopra la bandiera nazionale e sotto il monte Մեծ Քիրս Metz Kirs (Grande Kirs), vetta di 2.725 metri della catena montuosa dell’Artsakh, appartenente al Caucaso Minore, situata tra le regioni storiche di Shushi e Martuni, e considerata, per la sua caratteristica conformazione, uno dei simboli naturali della terra armena dell’Artsakh. Sotto, gli artigli dell’aquila vi sono un grappolo d’uva, gelsi e spighe di grano. Sulla parte più alta dello stemma nazionale vi è una scritta in armeno orientale che recita Լեռնային Ղարաբաղի Հանրապետություն-Արցախ (Repubblica di Nagorno-Karabakh – Artsakh).

[*] Le informazioni più recenti disponibili indicano che il celebre monumento Noi siamo le nostre montagne, conosciuto anche come Tatik-Papik (Nonna e Nonno), è ancora in piedi e sostanzialmente integro nella sua struttura. Le immagini diffuse nel novembre 2024 e nuovi filmati circolati nel 2025 hanno tuttavia documentato numerosi atti vandalici: scritte, incisioni e messaggi offensivi contro gli Armeni e l’Armenia sono comparsi sulla parte anteriore e soprattutto su quella posteriore della scultura, mentre è stata danneggiata anche l’area circostante.
Una rara ripresa ravvicinata, realizzata nel marzo 2026 durante una visita organizzata e successivamente esaminata da CivilNet, ha confermato che il monumento era ancora accessibile e strutturalmente conservato, ma recava graffiti incisi direttamente nel tufo rosso. Il 25 aprile 2026 Hovik Avanesov, Ombudsman per il patrimonio culturale dell’Artsakh, ha denunciato il concreto pericolo di una sua completa distruzione, richiamando sia i vandalismi già compiuti sia le richieste di demolizione comparse nello spazio mediatico azero.
Il 22 giugno 2026 è circolata sui social un’immagine che sembrava mostrare un escavatore intento ad abbattere il monumento. La notizia non ha però trovato conferma: le verifiche hanno stabilito che si trattava di un’immagine generata o manipolata mediante l’Intelligenza Artificiale. L’Ufficio dell’Ombudsman per il patrimonio culturale dell’Artsakh e l’Agenzia per lo sviluppo culturale e turistico dell’Artsakh hanno invitato a non diffondere informazioni non verificate, sottolineando al tempo stesso che il pericolo per il monumento rimane reale.
Alla minaccia della distruzione materiale si accompagna, inoltre, il tentativo di separare l’opera dalle sue origini armene. Secondo Monument Watch, negli ultimi anni fonti azere hanno cercato di presentare la scultura, realizzata nel 1967 dallo scultore armeno Sargis Baghdasaryan e dall’architetto Yuri Hakobyan, come un monumento “azero” e come testimonianza della tolleranza multiculturale dell’Azerbaigian sovietico. Non si tratta quindi soltanto di tutelare la sua integrità fisica, ma anche di preservarne l’identità e il significato storico: il legame indissolubile fra il popolo armeno dell’Artsakh e le proprie montagne.

Postscriptum

Per il terzo anno consecutivo, le campane delle scuole rimangono silenziose in Artsakh. Il 1° settembre è da tempo celebrato in Armenia e Artsakh come la Giornata della Conoscenza, un giorno di nuovi inizi, aule piene e la promessa di un nuovo anno scolastico. Ma ancora una volta, quasi 21.000 studenti di 217 scuole dell’Artsakh non possono tornare nelle loro aule nella loro terra d’origine. A quasi tre anni dal loro sfollamento forzato, viene loro ancora negato il diritto di iniziare l’anno scolastico nel luogo a cui appartengono. Allo stesso tempo, il 1° settembre 2026 ha segnato una tappa particolarmente dolorosa per una nuova generazione. I bambini nati nel 2020, che hanno conosciuto la guerra, il blocco e lo sfollamento per tutta la loro giovane vita, stanno ora raggiungendo l’età scolare. Per loro è iniziato la scuola, ma non nella terra in cui sono nati e dove le loro famiglie si aspettavano che crescessero.
Sono una generazione nata in Artsakh, cresciuta in tempo di guerra e costretta a iniziare la propria istruzione lontano da casa. Le aule scolastiche dell’Artsakh oggi possono essere vuote, ma i bambini che un tempo le riempivano e la generazione che avrebbe dovuto riempirle in seguito non devono essere dimenticati.

 

Nell’Artsakh occupato, 223 scuole armene, 52 asili nido, 10 istituti superiori e professionali e 4 istituti di istruzione superiore sono stati distrutti, profanati, saccheggiati e chiusi. Queste scuole ospitavano 24.000 studenti, gli asili nido oltre 7.000 bambini in età prescolare, gli istituti superiori e professionali circa 2.500 studenti e le università fino a 5.000 studenti (cifre approssimative). È forse difficile trovare una fotografia più accurata – del marzo 2022 – che incarni la viltà e il cinismo di quanto accaduto. Il Presidente e il Vice Presidente dell’Azerbaigian, marito e moglie, ha trasformato l’edificio scolastico di Mataghis, distrutto dal proprio esercito, in un palcoscenico per dimostrare la propria “grandezza”.

Vai al sito