Memoria e genocidio del popolo armeno: due ragazzi vicentini con Antonia Arslan (21.09.26)

L’attesa, la corsa sotto gli antichi portici di via Altinate, a Padova, fino al portone del palazzo. Poi la porta che si apre e l’incontro con Antonia Arslan, nella sua casa, tra libri, ricordi e memoria. È uno dei momenti più emozionanti del docufilm dedicato alla scrittrice padovana di origine armena, e ha per protagonisti due giovanissimi vicentini: Giulio e Carlotta Bortolini, fratello e sorella, 12 anni, studenti di prima media e lettori dei suoi libri. Davanti ad Arslan arrivano con la curiosità genuina dei bambini che vogliono capire. E le domande non hanno bisogno di essere preparate per essere profonde. «Cosa vuol dire la parola genocidio?». E ancora: «Gli armeni oggi sono ancora in pericolo?». Quesiti semplici solo in apparenza, che aprono un dialogo intenso sulla storia, sulla memoria e sulla tragedia del popolo armeno. È un incontro fra generazioni lontanissime, ma unite dalla curiosità e dalla necessità di conoscere.

La scrittrice si racconta davanti alla macchina da presa

Da una parte una scrittrice di 88 anni che ha dedicato gran parte della sua vita a custodire e raccontare la memoria armena; dall’altra due fratelli che quella memoria l’hanno incontrata per la prima volta attraverso i suoi libri. La scena fa parte di «Antonia Arslan», docufilm prodotto da Eriadorfilm e diretto da Giulia Belluco, che ne è anche produttrice, con soggetto e testi di Francesca Visentin giornalista e la collaborazione di Matteo Strukul e Silvia Gorgi. Per la prima volta Arslan apre la sua casa e si racconta davanti alla macchina da presa, ripercorrendo l’infanzia sulla Riviera del Brenta, l’adolescenza tra le Dolomiti, il legame con Venezia e l’Isola degli Armeni, la vita tra Padova e New York e il lungo percorso di scrittrice e docente di Letteratura italiana all’università di Padova.

L’impegno per dare voce al genocidio

Fotografie di famiglia, racconti e ricordi accompagnano il viaggio nella sua vita, ma il filo più profondo resta quello della memoria armena. La scoperta, da bambina, della tragedia del popolo delle sue radici; la figura del nonno Yerwant Arslanian; l’impegno per dare voce alla diaspora e al genocidio del 1915-1923. Una storia personale diventata letteratura soprattutto con «La masseria delle allodole», il romanzo del 2004 che ha raccontato il massacro degli antenati Arslanian e si è trasformato in un bestseller internazionale e poi in un film diretto dai fratelli Taviani. Nel docu-film la memoria non resta però soltanto nel passato. Diventa anche dialogo e responsabilità nel presente. Il progetto sostiene infatti, attraverso l’associazione Casa di Cristallo, l’ospedale Redemptoris Mater di Ashotsk, in Armenia, guidato dal vicentino padre Mario Cuccarollo, religioso camilliano da oltre 35 anni nel Paese.

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