Erevan il volto di Albert Hovhannisyan scompare da un muro, in Parlamento si contesta i rappresentanti dell’Artsakh, mentre Human Rights Watch interviene sui 19 prigionieri Armeni a Baku (Korazym 25.09.26)
A pochi giorni dal sesto anniversario dell’inizio della seconda guerra del Nagorno-Karabakh il 27 settembre 2020, dal muro del Parco della Vittoria di Erevan è scomparso il murale con il ritratto di Albert Hovhannisyan. Il giovane artigliere aveva 19 anni quando fu ucciso, l’8 ottobre 2020. La fotografia che lo mostrava mentre faceva fuoco con un cannone era diventata una delle immagini più riconoscibili di quella guerra.

La rimozione del murale di Albert Hovhannisyan (foto sopra) è stata segnalata da Aparaj e raccontata anche da 301.am e Panorama. Il murale si trovava su un muro vicino all’ingresso principale del Parco della Vittoria ed era diventato un luogo spontaneo di commemorazione: i visitatori vi lasciavano fiori. Era ancora visibile il 20 settembre, ma non più il giorno successivo. «Lo spirito armeno è indomito» (Հայի ոգին անպարտ է), recitava la scritta associata all’immagine. Albert Hovhannisyan ricevette postumo la medaglia «Per il coraggio» e, nel 2021, il titolo di «Eroe dell’Artsakh», con l’Ordine dell’Aquila d’Oro.


Già alla fine di giugno, Azatutyun aveva documentato la cancellazione di almeno cinque ritratti di militari armeni nei sottopassi del centro di Erevan, tra cui quelli di Haykaz Zaven Mkrtchyan (prima foto sopra), sergente dell’artiglieria armena caduto il 9 novembre 2020 a Karmir Shuka; e Robert Alexander Abajyan (seconda foto sopra), sergente nell’Esercito di difesa del Nagorno Karabakh insignito dell’onorificenza di Eroe di Artsakh, è caduto nei scontri con gruppi dei Corpi Speciali delle forze armate azere lunga la linea del fronte a nord est durante la notte dell’1-2 aprile.
Per quegli interventi il Comune aveva indicato i lavori di ristrutturazione dei sottopassi; i familiari e alcuni esponenti dell’opposizione ne avevano contestato la spiegazione.
La scomparsa del murale dedicato alla memoria del soldato ed eroe di guerra Albert Hovhannisyan, alla vigilia del 27 settembre, riapre la discussione sul posto della memoria dei caduti nello spazio pubblico armeno.
301.am ha riferito che il murale è stato rimosso nell’ambito di una più ampia campagna intrapresa dalle autorità comunali volta a rimuovere dagli spazi pubblici e dai sottopassi della capitale i murales e i graffiti non autorizzati, tra cui quelli dedicati ai soldati caduti nella guerra cdi 44 giorni del Nagorno-Karabakh nel 2020. Secondo i regolamenti introdotti dal Comune di Yerevan, la realizzazione di tali opere richiede un’autorizzazione preventiva basata su bozzetti e motivazioni specifiche, e l’amministrazione ha spesso giustificato le rimozioni adducendo ragioni di decoro urbano, lavori di ristrutturazione o prevenzione del vandalismo.
La rimozione del ritratto iconico di Albert Hovhannisyan ha sollevato forti polemiche e proteste tra i residenti e i familiari dei soldati caduti. Intervistati da Panorama, alcuni frequentatori del parco hanno chiesto che i ritratti dei caduti siano conservati, affinché anche i più giovani possano conoscerne la storia. Le loro parole testimoniano il dolore suscitato dalla scomparsa dell’immagine.
Aggiornamento del 27 settembre 2026: il Comune di Erevan spiega la rimozione, il padre di Albert Hovhannisyan reagisce
Sono emersi nuovi elementi sulla scomparsa dell’immagine di Albert Hovhannisyan dal muro presso l’ingresso del Parco della Vittoria di Erevan. Il Comune ha confermato di averla rimossa nell’ambito dei lavori di ristrutturazione dell’area. Secondo la portavoce del Sindaco, Julieta Azaryan, il rivestimento del muro presenta parti in pietra che si staccano e deve essere consolidato; la superficie è stata pulita per consentire l’intervento. L’amministrazione comunale respinge dunque l’ipotesi un intento politico nella rimozione e che l’immagine del giovane artigliere sia stata presa di mira deliberatamente. Nelle spiegazioni riportate finora non viene però indicato se e quando sarà ripristinata.
La spiegazione non ha rassicurato Artak Hovhannisyan, padre di Albert. In un intervento su Facebook, ripreso da The Armenian Report, ha contestato la scomparsa del ritratto dallo spazio pubblico, osservando che fotografie e pubblicazioni possono essere rimosse, ma la memoria delle persone non può essere cancellata. Ha ricordato inoltre che l’immagine del figlio è circolata ben oltre l’Armenia ed è entrata nella storia del suo popolo. La sua presa di posizione esprime il timore della famiglia.
L’audizione lasciata dalla maggioranza
Negli stessi giorni, la questione di ciò che resta delle istituzioni della Repubblica di Artsakh/Nagorno-Karabakh è emersa nuovamente nell’Assemblea Nazionale armena. Durante un’audizione dedicata alle difficoltà economiche, sociali e giuridiche degli Armeni sfollati dal Nagorno-Karabakh, deputati del partito di governo Contratto Civile e funzionari governativi hanno lasciato la sala dopo che alcuni partecipanti erano stati presentati come rappresentanti dell’ex Parlamento dell’Artsakh.
Secondo la ricostruzione di The Armenian Report, la deputata della maggioranza Mariam Poghosyan ha spiegato che quella presentazione contrasta con la posizione del governo, contrario all’esistenza di istituzioni statali separate sul territorio della Repubblica di Armenia. I rappresentanti dell’opposizione hanno contestato l’uscita dall’audizione.
Il dissenso sui titoli non è una semplice questione di protocollo. Tocca la rappresentanza politica degli Armeni costretti a lasciare l’Artsakh nel settembre 2023 e il rapporto dello Stato armeno con le istituzioni che li rappresentavano prima dell’esodo. Mentre l’audizione avrebbe dovuto concentrarsi sui bisogni degli sfollati, proprio il modo di nominare i loro rappresentanti è diventato motivo di rottura.
Human Rights Watch chiede garanzie per i detenuti
C’è poi la sorte dei 19 armeni detenuti in Azerbaigian. In un intervento pubblicato il 21 settembre, Human Rights Watch ha ripreso l’appello audio rivolto da Ruben Vardanyan alla Difensore civico azera Sabina Aliyeva. Vardanyan denuncia difficoltà nei contatti con le famiglie, nell’accesso agli esami medici e ai servizi notarili, nella possibilità di svolgere esercizio all’aperto e nell’ottenere risposte scritte ai reclami.
L’organizzazione precisa di non aver verificato autonomamente queste denunce e riferisce che l’ufficio di Aliyeva le ha respinte il 19 settembre. Chiede tuttavia all’Azerbaigian di assicurare ai prigionieri contatti regolari con i familiari, cure necessarie e adeguato esercizio quotidiano all’aperto, oltre a consentire al Comitato Internazionale della Croce Rossa un accesso regolare ai detenuti legati al conflitto. Dopo la chiusura della delegazione del Comitato in Azerbaigian, nel settembre 2025, le visite sono divenute meno frequenti.
Abbiamo già seguito i ricorsi presentati alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per quindici detenuti e ricordato che la liberazione dei 19 prigionieri resta una questione aperta nel processo di pace. L’intervento di Human Rights Watch richiama ora l’attenzione anche sulle condizioni quotidiane della loro detenzione.
Un ritratto scomparso da un muro, un nome contestato in Parlamento, persone ancora private della libertà a Baku: sono vicende diverse. Ma, insieme, mostrano quanto la storia dell’Artsakh continui a incidere sulla vita degli Armeni, sei anni dopo l’inizio della guerra del 2020 e tre anni dopo lo sfollamento forzato del 2023.

