Hajiyev dà lezioni di pace agli Armeni, mentre Baku promuove l’«Azerbaigian occidentale». Aliyev: «Non dobbiamo dimenticare» (Korazym 02.10.26)

Il Presidente dell’Azerbaigian, Ilham Aliyev, esorta a non dimenticare le presunte colpe armene. È proprio quello che facciamo: non dimentichiamo. E soprattutto non dimentichiamo le parole che ha pronunciato in passato, né le azioni che le hanno seguite.

Preparare la società alla pace è un’esigenza fondamentale per superare un conflitto. Ma la credibilità di questo richiamo dipende anche da ciò che insegna, promuove e dichiara chi lo rivolge agli altri. Le parole pronunciate il 2 ottobre a Baku dal consigliere presidenziale Hikmet Hajiyev meritano di essere esaminate proprio attraverso questo criterio: mentre chiede al governo armeno di contrastare il revanscismo e preparare la popolazione alla pace, le istituzioni azere continuano a diffondere la narrativa dell’«Azerbaigian occidentale», applicata al territorio della sovrana Repubblica di Armenia.

A evidenziare la contraddizione è Tatevik Hayrapetyan, che in un intervento su X contesta l’appello di Hajiyev e richiama una propria analisi pubblicata su EVN Report.

Nella stessa giornata, inoltre, il Presidente dell’Azerbaigian Ilham Aliyev ha accusato anche l’attuale dirigenza armena di avere avanzato rivendicazioni territoriali e offeso il popolo azero, invitando a non dimenticarlo. Due dichiarazioni che, accostate, interrogano il significato concreto della preparazione alla pace.

Hajiyev e il presunto revanscismo dei giovani Armeni

Intervenendo al Forum regionale CAMCA, Hajiyev, Consigliere del Presidente dell’Azerbaigian e Responsabile del Dipartimento per gli Affari di politica estera dell’Amministrazione presidenziale, ha sostenuto che nella società armena rimangono predominanti forze revansciste. Ha indicato come ulteriore motivo di preoccupazione la persistenza di questi orientamenti tra i giovani, sollecitando il governo armeno a impegnarsi intensamente per preparare la popolazione alla pace.

Il resoconto della stessa agenzia statale AZERTAC riporta anche la dichiarazione di Hajiyev secondo cui l’Azerbaigian sarebbe strategicamente determinato a consolidare la pace sul terreno e costruire un’architettura regionale capace di garantire stabilità duratura ai due popoli. Nel passaggio pubblicato, tuttavia, non vengono presentati dati o esempi specifici a sostegno della generalizzazione sui giovani Armeni.

È quindi necessario non trattare una valutazione politica formulata da un rappresentante di Baku, come una descrizione documentata degli orientamenti di un’intera generazione.

La risposta di Tatevik Hayrapetyan

Nel post pubblicato su X Hayrapetyan denuncia quello che considera un evidente doppio standard. Hajiyev mette in guardia dal revanscismo armeno mentre il Presidente azero presenta l’Armenia come «Azerbaigian occidentale» e il sistema statale promuove presso i giovani la convinzione che il territorio del Paese vicino costituisca una propria terra storica.

Hayrapetyan osserva, che la richiesta rivolta agli Armeni finisce così per assumere il significato di una rinuncia alla dignità nazionale e alla memoria storica, mentre dall’altra parte si alimenta una narrativa espansionistica. Il suo intervento contiene anche espressioni molto dure nei confronti di Hajiyev, come peraltro in passato anche formulate da questo Blog dell’Editore. Il punto che merita di essere approfondito, tuttavia, è la contraddizione documentabile tra il linguaggio diplomatico della pace e i contenuti promossi dalle istituzioni azere.

Nell’articolo Regional Peace Cannot Be Built by Ignoring Azerbaijan’s Rhetoric (La pace regionale non può essere costruita ignorando la retorica dell’Azerbaigian), pubblicato il 4 settembre 2026 nella sezione Opinion di EVN Report, Hayrapetyan analizza il coinvolgimento di media statali, università e organismi pubblici nella diffusione dell’«Azerbaigian occidentale». La sua tesi è che questa narrativa debba essere valutata come un progetto sostenuto dallo Stato, con conseguenze per la percezione della sovranità e della legittimità storica dell’Armenia.

Che cosa viene insegnato ai giovani Azeri

Il coinvolgimento delle nuove generazioni trova riscontro nelle parole dello stesso Aliyev. Nel discorso pronunciato il 3 novembre 2025 per l’ottantesimo anniversario dell’Accademia Nazionale delle Scienze dell’Azerbaigian, il Presidente aveva chiesto di intensificare ricerche, mostre, presentazioni e pubblicazioni di carte storiche relative all’attuale Armenia. Aveva indicato esplicitamente i giovani azeri e la comunità internazionale come destinatari di questo lavoro, finalizzato a rendere il prospettato ritorno nell’attuale Armenia apparentemente logico e giusto.

Nello stesso discorso Aliyev aveva presentato tale ritorno come pacifico, prospettandolo attraverso automobili anziché carri armati. Questa precisazione appartiene alla posizione ufficiale di Baku e va riportata. Non elimina però la questione posta dall’impiego delle istituzioni scientifiche per promuovere una lettura del territorio del Paese vicino funzionale a un obiettivo politico.

Il tema si collega alla nostra recente copertura sull’incontro all’Università Tecnica dell’Azerbaigian e alla precedente analisi Mentre l’Armenia tace sull’Artsakh per non disturbare la pace, Baku porta in Europa l’«Azerbaigian occidentale». A Stoccolma anche Yerevan diventa «terra azera», pubblicata il 20 agosto scorso. In quell’occasione abbiamo esaminato la diffusione della narrativa anche all’estero, attraverso iniziative culturali sostenute da strutture statali e diplomatiche azere.

Ricordare la presenza storica di popolazioni azere nell’attuale Armenia e le sofferenze degli sfollati è legittimo. Il problema emerge quando questa memoria viene impiegata per ridefinire simbolicamente un altro Stato come propria terra nazionale. La presenza storica di una comunità non comporta, di per sé, un titolo di sovranità sul territorio nel quale essa ha vissuto.

Quando Aliyev rivendicava l’educazione all’odio per il nemico

Il richiamo di Hikmet Hajiyev alla preparazione dei giovani Armeni alla pace acquista un significato ancora più problematico alla luce delle dichiarazioni dello stesso Ilham Aliyev, già raccolte nella nostra copertura durante il blocco dell’Artsakh. Nel #ArtsakhBlockade Pro memoria, pubblicato il 14 settembre 2023, avevamo richiamato numerose espressioni della propaganda azera, comprese quelle riguardanti la formazione delle nuove generazioni.

Una di queste trova riscontro diretto nel discorso ufficiale del 22 aprile 2022 al V Congresso degli Azerbaigiani del Mondo a Shushi. Illustrando la mobilitazione delle risorse statali per la vittoria militare, Aliyev dichiarò che i giovani erano stati educati «nello spirito di patriottismo, odio per il nemico e lealtà verso la patria». L’educazione all’odio veniva dunque presentata dal Presidente come parte della preparazione che aveva consentito di raggiungere l’obiettivo bellico.

Il tema era già comparso nel discorso del 5 marzo 2021 al VII congresso del Partito del Nuovo Azerbaigian. Aliyev attribuiva un ruolo decisivo alla preparazione morale della popolazione e collegava la formazione dei giovani Azeri nell’amore per la patria e nell’odio per il nemico alla vittoria. Nello stesso intervento descriveva le sollecitazioni alla cooperazione tra le società civili dei due Paesi come tentativi di ingannare l’Azerbaigian.

Anche la promozione presso i giovani Azeri delle pretese storiche sull’Armenia precede la guerra del 2020. Nel discorso dell’8 febbraio 2018 al VI congresso del medesimo partito, Aliyev indicava il Khanato di Yerevan, Zangezur e Goycha come terre storiche azere, chiedendo che questa rappresentazione fosse conosciuta dalle nuove generazioni e nel mondo. Qualificava inoltre il ritorno a Yerevan come un obiettivo politico e strategico da perseguire gradualmente.

Questi precedenti permettono di precisare la questione posta oggi da Hayrapetyan. Il problema riguarda contenuti educativi e obiettivi politici esplicitamente rivendicati dal Presidente azero. Se Hajiyev chiede agli Armeni di prepararsi alla pace, è legittimo domandare quale revisione di quella formazione all’odio sia stata intrapresa in Azerbaigian e come la promozione dell’Armenia quale «Azerbaigian occidentale» possa favorire il riconoscimento reciproco e la convivenza.

Aliyev accusa anche gli attuali governanti armeni

Nella stessa giornata del 2 ottobre dell’intervento del suo Consigliere Hajiyev, intervenendo all’VIII congresso del Partito del Nuovo Azerbaigian, il Presidente Aliyev ha affermato che le responsabilità non possono essere attribuite soltanto ai precedenti dirigenti dell’Armenia. Ha inoltre qualificato questi ultimi come criminali di guerra da punire: è un’accusa del Presidente azero, che riportiamo come tale.

Secondo il resoconto di AZERTAC, Aliyev ha poi sostenuto che anche l’attuale dirigenza armena aveva avanzato rivendicazioni territoriali contro l’Azerbaigian e offeso la dignità del popolo azero attraverso dichiarazioni inappropriate. Ha concluso: «Non dobbiamo mai dimenticare nulla di tutto questo». Il breve testo dell’agenzia non specifica quali dichiarazioni da parte armena siano oggetto delle accuse.

La segnalazione diffusa da Sputnik Armenia via X trova dunque conferma nella fonte statale azera. La portata politica delle parole di Aliyev consiste anche nel fatto che le accuse investono la dirigenza con la quale Baku sta conducendo il processo di normalizzazione.

La preparazione alla pace deve essere reciproca

L’accostamento delle dichiarazioni di Hajiyev e Aliyev evidenzia un’asimmetria: alla società armena viene chiesto di superare il presunto revanscismo, mentre al pubblico azero viene rivolto un invito a conservare la memoria delle presunte offese armene. Parallelamente, continua la promozione istituzionale dell’«Azerbaigian occidentale».

Questi elementi vanno letti anche alla luce della posizione espressa in passato da Aliyev sulle sollecitazioni internazionali al dialogo. Nell’intervista alla televisione tedesca ARD, pubblicata dalla Presidenza azera il 31 ottobre 2020, durante la guerra dei 44 giorni in Artsakh, il giornalista gli chiedeva se ascoltasse i mediatori internazionali. Aliyev distingueva esplicitamente l’ascolto dalle proprie decisioni: «Ascolto ogni interlocutore. Ma dipende da ciò che faccio dopo aver ascoltato. Comunque ascolto». Nello stesso colloquio contestava la posizione dei mediatori secondo cui non esisteva una soluzione militare al conflitto e rivendicava il cambiamento delle condizioni sul terreno, alle quali gli altri avrebbero dovuto adeguarsi.

Nel successivo discorso del 5 marzo 2021 al VII congresso del Partito del Nuovo Azerbaigian, Aliyev presentava inoltre gli inviti a favorire incontri tra le società civili e la cooperazione armeno-azera come tentativi di ingannare il suo Paese, rivendicando invece il ruolo della preparazione morale alla guerra e dell’educazione dei giovani nell’odio per il nemico.

Queste dichiarazioni storiche, insieme alla retorica odierna, non dimostrano da sole l’esistenza di una decisione dell’Azerbaigian di intraprendere una nuova guerra. Impongono però di valutare gli impegni diplomatici anche attraverso il rapporto tra l’ascolto degli interlocutori internazionali e le scelte effettive di Baku. Aliyev ha pubblicamente rivendicato il ricorso alla forza per modificare le condizioni dei negoziati e ha descritto con diffidenza iniziative di cooperazione tra i due popoli.

La credibilità dell’attuale appello alla pace dipende quindi anche dal superamento di quella impostazione, attraverso scelte politiche, educative e comunicative verificabili.

Preparare i giovani alla pace richiede che il vicino venga riconosciuto come un popolo con una propria storia, una propria dignità e uno Stato sovrano. Richiede inoltre di distinguere la tutela della memoria e dei diritti degli sfollati da un programma di rivincita militare: una distinzione che deve valere anche per gli Armeni dell’Artsakh.

Il criterio deve essere reciproco. Se Baku chiede all’Armenia di educare alla convivenza, deve essere disponibile a sottoporre allo stesso esame i propri programmi educativi, le proprie iniziative accademiche e il linguaggio dei propri dirigenti. Finché l’Armenia viene presentata alle nuove generazioni azere come «Azerbaigian occidentale», le lezioni di pace rivolte agli Armeni rimangono segnate da una contraddizione sostanziale.

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