A che punto sono le relazioni tra Unione Europea e Armenia (EastJournal 18.03.26)
l Primo Ministro armeno Nikol Pashinyan si è recato a Strasburgo l’11 marzo, dove ha incontrato la Presidente del Parlamento Europeo Roberta Metsola e dove ha tenuto un discorso in assemblea plenaria. Il 13 marzo, invece, il Commissario UE per gli affari interni e l’immigrazione, Magnus Brunner, si è recato a Yerevan, dove ha incontrato la Ministra degli Interni Arpine Sargsyan oltre al Premier, con cui ha discusso del Summit UE-Armenia che si terrà a maggio. Facciamo il punto sulle relazioni bilaterali tra UE e Armenia.
Cosa ha detto Pashinyan a Strasburgo
Il discorso del Premier armeno si può dire essere stato all’insegna di un “realistico ottimismo”, ruotato prevalentemente attorno alla pace di fatto raggiunta con l’Azerbaijan, e la volontà armena di allinearsi sempre di più con Bruxelles. Pur non avendo ancora firmato il trattato di pace con Baku, la dichiarazione di Washington sull’istituzione della TRIPP segna di fatto la fine della guerra decennale tra Armenia e Azerbaijan. Pashinyan ha sottolineato che il 2025 è stato il primo anno sin dall’indipendenza senza vittime (morti o feriti) al confine tra i due paesi: “i nostri cittadini che vivono al confine non hanno sentito un colpo”. Inoltre ha rivendicato che per la prima volta, un treno partito dall’Azerbaijan è arrivato in Armenia passando per la Georgia, segnando un passo in avanti significativo in vista dell’apertura dei confini tra i due paesi nell’ambito del progetto Crossroad of Peace, più volte citato come il vero obiettivo del governo armeno. Aprire i confini del piccolo paese Caucasico con i suoi vicini sarebbe infatti nell’interesse geopolitico oltre che economico di Yerevan. Ciò consentirebbe di uscire dal cronico isolamento internazionale, dare impulso al commercio, e farsi ponte tra la Turchia e la regione del Caspio per le merci europee. A tal riguardo Pashinyan ha esplicitamente detto di augurarsi che Baku diventi nel prossimo futuro partner commerciale stabile di Yerevan. Infine, il Primo Ministro ha riaffermato la volontà armena di allinearsi sempre di più con gli standard europei, parlando anche di un ingresso futuro del paese in UE. In realtà, per quanto il parlamento armeno abbia votato una legge per iniziare il processo di integrazione europea, Yerevan non ha ancora presentato domanda formale di adesione all’Unione, e in ogni caso è chiaro a tutti che l’allargamento è un processo complesso, tanto tecnico quanto politico, e che l’allineamento con i Criteri di Copenaghen appare lontano. Parlando di adesione, però, Pashinyan esercita una postura geopolitica di diversificazione di politica estera, che tradizionalmente vedeva l’Armenia sotto la sfera di influenza di Mosca.
Panoramica delle relazioni tra UE e Armenia
Le relazioni tra UE e Armenia hanno avuto un impulso significativo negli ultimi anni, soprattutto a partire dal 2021 quando è entrato in vigore il CEPA (Comprehensive and Enhanced Partnership Agreement). Tale accordo fu firmato nel 2017, sotto la presidenza di Sargsyan ma mai entrato pienamente in vigore. Nel 2018 la Rivoluzione di Velluto portò al potere Pashinyan il quale spinse per una ratifica, in seguito alla guerra del 2020 in Nagorno-Karabakh e il presso che totale disinteresse russo nei confronti del suo alleato. Il CEPA è diventato quindi la base delle relazioni bilaterali tra Yerevan e Bruxelles, già inserite nel quadro multilaterale della Politica Europea di Vicinato e del Partenariato Orientale. Dopo la guerra del 2020 l’inaffidabilità di Mosca nei confronti dell’Armenia divenne manifesta. Il governo di Pashinyan ha quindi iniziato un processo di diversificazione della propria politica estera, trovando nell’Unione Europea un partner alternativo non solo sul piano economico. Nel 2023 la missione EUMA entrò in vigore, e a partire del 2024 attraverso lo Strumento Europeo per la pace, l’Unione Europea sostiene finanziariamente le forze armate armene. Tutto ciò semplicemente non sarebbe stato possibile senza un rafforzamento della democrazia armena e quindi un allineamento di valori con l’UE, tanto che lo speaker del parlamento armeno Alen Simonyan disse chiaramente che “la democrazia è la nostra principale fonte di sicurezza. Se attacchi l’Armenia, attacchi la democrazia”.
Per il futuro, l’UE ha bisogno di un Caucaso stabile e affidabile
L’Armenia quindi col tempo ha avuto un approccio sempre più propositivo nei confronti dell’Unione Europea. Per quanto l’adesione sia irrealistica nel breve e medio periodo, le relazioni tra Yerevan e Bruxelles stanno per raggiungere verosimilmente un nuovo livello. Appena due giorni dopo il discorso del Premier Pashinyan a Strasburgo, il Commissario UE agli affari Interni e l’immigrazione Magnus Brunner si è recato nella capitale armena dove ha incontrato la Ministra degli Interni Arpine Sargsyan. Brunner ha annunciato un piano di 270 milioni per rafforzare l’economia armena. Inoltre, nell’ambito della strategia europea Global Gateway, ha annunciato diversi investimenti per rafforzare la connettività regionale, diversificazione economica e transizione verde. Con la Ministra Sargsyan è stata discussa anche la questione della liberalizzazione dei visti, su cui il Commissario si è complimentato con l’amministrazione armena per l’efficacia con cui sta attuando il piano d’azione. Lo stesso Primo Ministro ha espresso soddisfazione per il lavoro svolto fino ad ora e ha sottolineato come la liberalizzazione dei visti sia di grande supporto per le riforme democratiche del paese. La visita del Commissario Brunner si è svolta appena due mesi prima del summit UE-Armenia che si terrà a Yerevan il 6 maggio, due giorni prima del summit della Comunità Politica Europa, che si terrà sempre in Armenia. Ciò dimostra una volontà crescente da parte dell’UE oltre che di Yerevan di mantenere salde le relazioni bilateri in un contesto internazionale sempre più instabile. La guerra in Ucraina, e la terza Guerra del Golfo hanno fatto del Caucaso l’unico corridoio stabile tra Europa e Asia dove per altro passa la gran parte del traffico aereo, ora che i paesi del Golfo sono costantemente sotto attacco iraniano.
