Armenia-Azerbaigian: il vertice di Washington e lo slancio verso un accordo di pace (AgenziNova 26.12.25)
Nel corso del 2025 la normalizzazione delle relazioni tra Armenia e Azerbaigian ha segnato uno dei momenti diplomatici più significativi dell’anno nel Caucaso meridionale, con la prospettiva di porre fine a quasi quattro decenni di conflitto armato e tensioni intermittenti legate alla disputa sul Karabakh. Questa regione montuosa, di maggioranza etnica armena ma riconosciuta a livello internazionale come parte dell’Azerbaigian, è stata al centro di ripetute escalation, culminate nell’offensiva azerbaigiana del 2023 che ha riportato Baku in controllo della zona e determinato l’esodo di gran parte della popolazione armena.
Il principale elemento di svolta politico diplomatico del 2025 è stato la firma dell’Accordo di pace tra Armenia e Azerbaigian avvenuta l’8 agosto 2025 a Washington, mediato dagli Stati Uniti e dal presidente statunitense Donald Trump. Il documento, formalmente intitolato “On the Establishment of Peace and Interstate Relations between the Republic of Armenia and the Republic of Azerbaijan”, è stato firmato dal primo ministro armeno Nikola Pashinyan e dal presidente azero Ilham Aliyev.
L’accordo contiene impegni chiave per la stabilità regionale: il reciproco riconoscimento dell’integrità territoriale degli Stati firmatari e la rinuncia all’uso della forza come strumento di risoluzione delle controversie; la creazione di relazioni diplomatiche e commerciali tra Yerevan e Baku, ponendo basi nuove per una cooperazione stabile; il progetto del cosiddetto “Trump Route for International Peace and Prosperity (Tripp)”, un corridoio di transito che collegherà l’Azerbaigian continentale con la sua exclave del Nakhchivan attraverso territorio armeno: un elemento di collegamento strategico che, pur rimanendo sotto giurisdizione armena, offre diritti di sviluppo agli Stati Uniti per 99 anni.
Nel 2025 le trattative per redigere il testo dell’accordo erano già state concretizzate nelle fasi iniziali in primavera, e i due governi avevano annunciato la conclusione del negoziato sul testo formale già nel marzo 2025, dando così la possibilità alla conferenza di Washington di cristallizzare gli sforzi diplomatici pregressi. L’intesa ha raccolto apprezzamenti da numerosi attori internazionali.
La Nato ha salutato i progressi come graditi e necessari per la stabilità del Caucaso meridionale, sottolineando il ruolo positivo della mediazione statunitense nel processo. Anche l’Unione europea, la Turchia e le Nazioni Unite hanno espresso valutazioni positive sull’accordo, considerandolo un passo importante verso la pace. Tuttavia, in alcuni contesti regionali permane cautela: ad esempio, l’Iran si è detto contrario ad alcuni elementi di connettività territoriale che possono alterare gli equilibri geopolitici locali.
La cooperazione istituzionale multilaterale nel Caucaso meridionale ha subito cambiamenti strutturali nel 2025 con lo scioglimento formale del Gruppo di Minsk — creato negli anni Novanta per favorire una soluzione negoziata del conflitto – per decisione congiunta di Armenia e Azerbaigian. Ciò segna la fine di una lunga epoca negoziale e l’inizio di un processo di pace formalizzato con strumenti e modalità nuove.
Nonostante il significativo passo avanti formale, restano alcuni nodi da sciogliere che influenzeranno la sostenibilità a lungo termine della pace. Innanzitutto, il testo dell’accordo non è ancora stato completamente ratificato da entrambe le parti: resta infatti aperta la fas edi recepimento nelle rispettive legislazioni nazionali.
Le autorità azerbaigiane, ad esempio, hanno indicato come condizione la modifica costituzionale armena per eliminare riferimenti impliciti alle rivendicazioni su loro porzioni di territorio, una questione che richiede un referendum e consenso interno. Sul piano economico e infrastrutturale, la realizzazione di opere di connettività come il Corridoio di Zangezur potrebbe trasformare la geografia dei trasporti regionali, abbattendo barriere logistiche e creando nuovi canali commerciali tra Europa orientale, Caucaso e Asia centrale. Se realizzato, il Tripp potrebbe agevolare il transito di persone e merci bypassando rotte tradizionali attraverso Russia o Iran, con positive implicazioni per il commercio regionale e le opportunità di investimento internazionale in energia e trasporti. Dal punto di vista diplomatico, i segnali di collaborazione tra Baku e Yerevan stanno gradualmente creando un ambiente più favorevole alla cooperazione regionale, sebbene il contesto rimanga complesso: la fiducia reciproca, la gestione dei confini, l’integrazione di minoranze e la riconciliazione sociale rappresentano ancora sfide sostanziali che richiederanno un dialogo politico continuo e una forte supervisione internazionale per evitare ricadute.
Nel complesso, il 2025 ha segnato un momento storico nel processo di pace tra Armenia e Azerbaigian: l’accordo di Washington ha offerto una piattaforma concreta per la normalizzazione delle relazioni e per avviare una nuova fase di cooperazione bilaterale. Le reazioni internazionali positive, la fine del mandato del Gruppo di Minsk e la prospettiva di integrazione economica regionale costituiscono segnali incoraggianti. Le prospettive per il futuro dipendono ora dalla capacità di Erevan e Baku di tradurre gli impegni formali in politiche reali di gestione delle relazioni, con particolare attenzione agli aspetti costituzionali, alla sicurezza lungo i confini e alla valorizzazione dei corridoi di connessione. Il completamento della ratifica, l’avvio di progetti infrastrutturali e la creazione di opportunità economiche condivise potranno consolidare la pace e trasformare anni di conflitto in una nuova era di cooperazione nella regione del Caucaso.
