Azerbaigian, condannati gli ex leader armeni del Nagorno-Karabakh (Corriere della Sera 20.02.26)

Due anni e mezzo dopo la definitiva ripresa del controllo sulla regione del Nagorno-Karabakh, seguita dall’esodo forzato della popolazione di etnia armenal’Azerbaigian ha concluso la resa dei conti giudiziaria.

Il 5 febbraio erano stati condannati 15 imputati, tutti di etnia armena, tra i quali l’ex gruppo dirigente dell’autoproclamata Repubblica di Artsakh e il suo presidente Arayik Harutyunyan. Erano stati giudicati complessivamente colpevoli di 2548 reati, tra i quali “genocidio”, “schiavitù”, “sparizioni forzate” e “finanziamento del terrorismo”. Cinque di loro, compreso Harutyunyan, avevano ricevuto condanne all’ergastolo.

 

Il 17 febbraio è arrivata l’ultima condanna, a 20 anni di carcere, ai danni di Ruben Vardanyan, un uomo d’affari russo che nel 2022 si era trasferito nel Nagorno-Karabakh. È stato giudicato colpevole di 40 reati tra i quali “finanziamento del terrorismo”,  “presa del potere con violenza” e “crimini contro l’umanità”.

Secondo Amnesty International, in entrambi i casi si è trattato di una farsa giudiziaria. Nonostante tra gli imputati ci fossero persone civili, i processi sono stati celebrati da un tribunale militare. Le udienze si sono svolte a porte chiuse e in una lingua incomprensibile e malamente tradotta. Non sono state rese note le prove a sostegno delle accuse. L’organizzazione per i diritti umani ha chiesto informazioni al governo azero senza ricevere risposta.

Intanto, da ben più tempo è in carcere Bahruz Samadov, 30 anni, attivista e dottorando all’Università Carolina di Praga. Il 23 giugno 2025 si è preso una condanna a 15 anni solo per essersi battuto per i diritti umani nel suo paese e per la pace con l’Armenia, mantenendo vivo un dialogo anche quando sembrava impossibile, nel pieno della guerra per il Nagorno-Karabakh. In suo favore è in corso una mobilitazione di accademici e accademiche, promossa da Slavoj Žižek, professore di Filosofia all’Università di Lubiana.

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