Bari decolla verso l’Armenia: dal 26 ottobre il primo volo diretto per Erevan (Buonasera24 07.05.25)

BARI – Un nuovo ponte tra la Puglia e il Caucaso si apre nei cieli del Mediterraneo. Dal 26 ottobre 2024, l’aeroporto di Bari sarà collegato direttamente a Erevan, capitale dell’Armenia, grazie a un nuovo volo operato dalla compagnia WizzAir. La tratta, che rappresenta una prima assoluta per il network internazionale dello scalo barese, avrà frequenza bisettimanale con voli il mercoledì e la domenica: partenza da Erevan alle 05:30 con arrivo a Bari alle 06:10, e ripartenza dallo scalo pugliese alle 06:45 con arrivo in Armenia alle 13:20.

Aeroporti di Puglia, in sinergia con Regione Puglia, ha lavorato a lungo per concretizzare questo obiettivo, rispondendo alle richieste della comunità armena residente nel territorio, da tempo attiva e ben integrata nel tessuto locale. «È un passo strategico per rafforzare la nostra rete internazionale e ampliare le connessioni verso l’Est Europa e il Caucaso – ha dichiarato Antonio Maria Vasile, presidente di Aeroporti di Puglia –. Il volo nasce dall’ascolto del territorio e rappresenta un’opportunità concreta per turismo, economia e relazioni culturali, oltre che un riconoscimento alla presenza armena in Puglia».

Il nuovo collegamento non è solo una rotta commerciale, ma un segno tangibile di fratellanza tra popoli, ha sottolineato il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano: «È un ponte simbolico che unisce tradizioni, persone e visioni, in linea con la vocazione storica della nostra terra: quella di essere una porta aperta sul Mediterraneo, un crocevia di civiltà».

Anche l’ambasciatore della Repubblica di Armenia in Italia, Vladimir Karapetyan, ha espresso grande soddisfazione per il risultato raggiunto: «Questo volo accorcia le distanze fisiche, ma soprattutto rafforza legami culturali, economici e turistici tra il Sud Italia e l’Armenia. Ringrazio tutti coloro che hanno creduto nella possibilità di realizzarlo».

Per Bari si tratta di una nuova tappa nel percorso di internazionalizzazione. Il sindaco Vito Leccese ha evidenziato come questa connessione rappresenti «una chance concreta per aprire la città a nuovi flussi turistici dall’Europa orientale, favorendo anche la destagionalizzazione». Non solo: «È anche un gesto di memoria storica, che rinsalda il legame con quella parte di comunità armena che trovò rifugio in città all’inizio del secolo scorso».

Soddisfazione profonda anche da parte di Dario Rupen Timurian, console onorario della Repubblica di Armenia in Puglia: «È un risultato che nasce dalla collaborazione continua e dalla vicinanza istituzionale. Come armeno e come pugliese, non posso che essere fiero di questo traguardo che guarda al futuro, senza dimenticare le nostre radici».

Con il nuovo volo Bari–Erevan, la Puglia si apre a scenari inediti, rafforzando il suo ruolo centrale nel Mediterraneo e dimostrando ancora una volta di saper ascoltare le comunità che la abitano e di scommettere sul dialogo tra i popoli.


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Non ti scordar di me: il genocidio armeno tra memoria e presente (Leggo 07.05.25)

di Redazione web
Non ti scordar di me è un videoreportage che attraversa la storia e la memoria del genocidio armeno. Un racconto che non si limita alla commemorazione, ma cerca il senso profondo del ricordo, interrogando anche il nostro presente.

Per non dimenticare

Il “Metz Yeghern”, il genocidio del 1915, non è infatti un evento chiuso nei libri di storia, le sue ombre si proiettano ancora oggi sul Caucaso meridionale dove il popolo armeno affronta nuove forme di precarietà, isolamento e violenza. Il conflitto nel Nagorno-Karabakh, l’esodo forzato di decine di migliaia di persone, l’indifferenza diplomatica e mediatica di fronte a un’intera popolazione costretta all’abbandono, sono ferite attuali che parlano la stessa lingua del passato: quella dell’espulsione, del silenzio, della cancellazione.

A queste riflessioni si affianca il libro Non ti scordar di me di Vittorio Robiati Bendaud, recentemente pubblicato da Liberilibri.

Il volume ricostruisce e analizza le radici storiche del genocidio armeno, denunciando il persistente negazionismo di Stato in Turchia e in Azerbaijan, e la complicità passiva o attiva di parte del mondo occidentale. Un contributo documentato e appassionato sulla memoria, l’identità e la giustizia.

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Al via in Armenia restauro del mosaico del Tempio di Garni (Ansa 07.05.25)

(ANSA) – ROMA, 07 MAG – E’ stato avviato il progetto di restauro del mosaico delle terme risalenti al III secolo d.C.
del Tempio di Garni, il solo tempio Greco-Romano colonnato rimasto in Armenia. Realizzato in stile ionico è la struttura più conosciuta dell’Armenia pre-cristiana. A guidare i lavori sono gli esperti dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, nell’ambito di un più ampio progetto finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo e in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, della Scienza, della Cultura e dello Sport della Repubblica d’Armenia.
I lavori di restauro, con tempi previsti di circa tre anni, comprenderanno sia il recupero del mosaico pavimentale sia una serie di importanti interventi strutturali sull’intero edificio termale.
Il progetto congiunto, sin dall’inizio supportato dall’Ambasciata d’Italia a Jerevan, è testimonianza della forte sinergia tra Italia e Armenia ed è destinato ad avere un impatto significativo anche sul settore turistico. (ANSA).

L’Opificio delle Pietre Dure in Armenia: al via il restauro del mosaico delle terme antiche del Tempio di Garni (Aise)

 

L’I­ta­lia gui­da il re­stau­ro del mo­sai­co ro­ma­no al Tem­pio di Gar­ni in Ar­me­nia (Italiani.net)

Presentato a Roma il volume “Non ti scordar di me – Storia e oblio del Genocidio Armeno”

Importante presentazione a Palazzo Mancuso sul GENOCIDIO ARMENO
Alle ore 11, presso la Sala del Refettorio di Palazzo San Macuto si svolge la presentazione del volume “Non ti scordar di me – Storia e oblio del Genocidio Armeno”, di Vittorio Robiati Bendaud, con saggio introduttivo di Paolo Mieli. Saluti del Presidente della Camera, Lorenzo Fontana.
Intervengono, oltre agli autori, il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, la deputata Chiara Gribaudo, i deputati Giulio Centemero e Maurizio Lupi, il professor Aldo Ferrari. Modera Nicola Porro.
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Vi è una sola risposta oppositiva al negazionismo: affermare la Memoria del Metz Yeghérn e testimoniare che questo è stato”.

 

L’evento tenutosi lunedì 7 maggio 2025 alla sala del refettorio di palazzo San Macuto alla Camera dei Deputati non è stata solo l’occasione per presentare il bel libro di Vittorio Robiati Bendaud “Non ti scordar di me”, prefazione di Paolo Mieli, Edizioni Liberilibri, dedicato al genocidio armeno.

Alla presenza del presidente della Camera, Lorenzo Fontana e del ministro della Giustizia, Carlo Nordio, l’autore coadiuvato da Mieli e Nicola Porro  ha rimarcato ancora una volta la fondamentale importanza di coltivare la memoria del genocidio e ha invitato non a soffermarsi sulle conseguenze delle brutali azioni dell’uomo (genocidi e pulizie etniche) ma sulle cause a monte che portano a compiere tali efferatezze.

Grazie anche agli interventi di alcuni deputati presenti (citiamo fra gli altri Centemero, Gribaudo, Lupi, Bignami), questa mattina non sono state ascoltate solo frasi di circostanza e vuote parole ma si è avuta l’impressione di un comune sentire, di una sinergica azione tra il popolo italiano, le sue istituzioni e quelle armene rappresentate dall’ambasciatore Karapetyan e dalla diaspora.

Oggi, 7 maggio, ancora una volta l’Italia ha mostrato vicinanza e sensibilità alla causa armena. E lo ha fatto con la solennità e autorevolezza della sede ospitante e delle Istituzioni che hanno partecipato all’evento

Non scordiamoci il genocidio armeno: lo dobbiamo alla memoria delle vittime di allora, lo dobbiamo al futuro delle prossime generazioni.

A Saronno La Bussola organizza una serata sull’Armenia: “Il genocidio infinito, ma la Croce rinasce” (IlSaronno 06.05.25)

SARONNO – Il circolo culturale La Bussola organizzerà per Giovedì 8 maggio alle 21, all’Aula Magna Aldo Moro di Saronno, si terrà un incontro pubblico dal titolo “Armenia. Il genocidio infinito, ma la Croce rinasce”. L’evento vedrà la partecipazione di due importanti firme del giornalismo italiano: Stefania Battistini, inviata speciale del TG1 Rai nota per i suoi reportage dall’Ucraina, Myanmar e Argentina, e Renato Farina, recentemente insignito della Medaglia della gratitudine dalla Repubblica di Armenia.

Al centro della serata ci sarà l’attuale situazione dell’Armenia, un Paese che, pur essendo stato il primo stato al mondo ad abbracciare il cristianesimo nel 310 d.C., continua a subire pressioni e violenze. Ricordando il genocidio del 1915, che causò la morte di oltre un milione e mezzo di armeni — in gran parte donne e bambini — gli ospiti denunceranno il silenzio e l’indifferenza che ancora oggi circondano le persecuzioni contro questa nazione.

L’incontro si propone come un’occasione di informazione e riflessione su una tragedia spesso dimenticata e su un popolo che, nonostante tutto, continua a difendere la propria identità cristiana. Approfondimenti e materiale sono disponibili sul sito della Bussola Saronno.

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“Lo specchio armeno” di Paolo Codazzi, una storia suggestiva di arte e amore nella Palermo dell’Inquisizione (Versiliapost 06.05.25)

Lo specchio armeno è il romanzo di Paolo Codazzi, che verrà presentato venerdì 9 maggio alle 17 nel Giardino d’Inverno di Villa Bertelli a Forte dei Marmi. A dialogare con l’autore ci sarà Davide Pugnana, storico dell’arte, scrittore e affezionato ospite della Villa.

L’opera racconta la storia del pittore-copista Cosimo Armagnati quando riceve la commissione di riprodurre un ritratto di donna conservato nella Galleria di Palermo: per straordinaria coincidenza, questa tela rappresenta per lui il punto di riferimento di tutti i suoi pensieri amorosi, definendosi come l’obiettivo di una lunga ricerca, tutta astratta e interiore, dell’amore assoluto e per questo inattingibile. Il quadro si rivela il punto di convergenza di diversi destini, anche lontanissimi nel tempo, che portano Cosimo a immergersi in una intricata tela di riferimenti storici che hanno a che fare con la pratica della stregoneria, con l’operato della Santa Inquisizione in Sicilia e con i destini di alcuni personaggi storici che sono collegati in modo indissolubile al protagonista e a coloro che gli stanno intorno.

Un’opera ricca di suggestioni e di riferimenti che affonda le sue radici in un passato a tratti lontano, a tratti vicino, in cui le esistenze dei personaggi narrati si incrociano dando vita a una storia originale e affascinante.

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“Non ti scordar di me”. Alla Camera il libro sul genocidio armeno (Nicola Porro 06.05.25)

Segui in diretta l’evento di presentazione del volume “Non ti scordar di me – Storia e oblio del Genocidio Armeno”, di Vittorio Robiati Bendaudche può essere acquistato sul sito dell’editore Liberilibri

L’incontro si svolge presso la Sala del Refettorio di Palazzo San Macuto e rappresenta un’occasione di approfondimento su una delle pagine più drammatiche – e dimenticate – del Novecento con l’obiettivo di riportare al centro dell’attenzione pubblica la memoria del genocidio armeno.

Partecipano all’evento il Presidente della Camera dei deputati Lorenzo Fontana, il Ministro della Giustizia Carlo Nordio, la deputata Chiara Gribaudo, i deputati Giulio Centemero e Maurizio Lupi, il giornalista Nicola Porro, il giornalista – e autore della prefazione – Paolo Mieli e l’autore del volume.

L’evento sarà trasmesso in diretta a partire dalle ore 11:00 di mercoledì 7 maggio 2025.

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Trame di Memoria Arte, narrazione e musica nel 110° del Genocidio Armeno (Oggiroma 05.05.25)

In occasione del 110° anniversario del Genocidio Armeno, Venerdì 9 maggio presso l’Aula Magna della Facoltà Teologica Valdese di Roma, avrà luogo una Serata di commemorazione: un intreccio di narrazione, immagini di cinema, musica e arte.

Darà l’inizio alle ore 17:00 l’Esposizione d’arte con opere di pittura, scultura e ceramica di artisti armeni: Gerard Orakian (1901-1963), Nwarth Zarian (1917-2005), Teresa Sargsyan,  Gevorg Machanents, Anastasia Chaikovskaia, Endza / Gevorg Babakhanyan, Laura Pogosyan e Elisabetta Moktarians. Una raccolta di opere che coniuga passato e presente componendo un mosaico di diversi linguaggi artistici.

Si proseguirà alle ore 18:00 con:

Aurora Mardiganian, una Testimonianza di Speranza
Presentazione del libro Armenia Violata, a cura della giornalista, scrittrice e traduttrice Letizia Leonardi. A dialogare con l’autrice sarà Zara Pogossian (Università di Firenze).

Al centro dell’incontro, la straordinaria storia di Aurora Mardiganian, sopravvissuta al genocidio, che, arrivata 17enne negli Stati Uniti nel 1918, affidò la sua testimonianza a un libro sconvolgente, poi portato anche sul grande schermo nel 1919 con il film hollywoodiano Ravished Armenia. La sua storia ha recentemente ispirato il docu-film Aurora’s Sunrise (2022) di Inna Sahakyan, premiato a livello internazionale.

A chiusura della serata alle ore 19:30 — Concerto di Musica Classica Armena
Un omaggio musicale al ricco patrimonio culturale di un popolo che ha saputo trasformare il dolore in bellezza.

I musicisti Natalia Pogosyan (pianoforte) e Alexei Doulov (violino) eseguiranno celebri brani di grandi compositori armeni del Novecento: Komitas, Aram Khachaturian, Eduard Baghdasaryan, Arno Babadjanian e Avet Terteryan.
Il concerto sarà impreziosito da un breve intervento dei giovanissimi pianisti Artashes Mosikyan e Hayk Giulhakyan, presenti in Italia in occasione della loro partecipazione all’Orbetello International Piano Competition, che offriranno al pubblico un saggio della loro bravura interpretativa.

Tutto si svolgerà nella singolare cornice dell’Aula Magna Valdese, impreziosita dalle splendide vetrate del maestro Paolo Paschetto, tra le variegate opere degli artisti armeni, in un’atmosfera di memoria, arte e speranza.

Ingresso libero fino a esaurimento posti.
Si consiglia la prenotazione scrivendo ad assoarmeni@gmail.com o contattando al numero: +39 338 560762.

Dove e quando

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«La ferita sanguina», il genocidio armeno visto dai discendenti (Domani 04.05.25)

Ancora oggi la Turchia rifiuta di riconoscere la storia e i fatti come tali. I genitori di Arpi si sono conosciuti in Libano. Lei tiene viva la memoria

In Libano, nella Grande Casa di Cilicia ad Antelias, sede della Chiesa apostolica armena, c’è un mausoleo a memoria del genocidio degli armeni per mano dei turchi ottomani del 1915. È stato costruito nel 1938 e contiene i resti di chi è morto lungo la deportazione nel deserto siriano. «In punto di morte mia nonna si chiedeva quale fine avesse fatto sua madre», racconta Arpi Mangassarian, 72 anni, architetta e proprietaria del Badguèr, centro culturale e ristorante armeno nello storico quartiere di Bourj Hammoud, municipalità appena fuori da Beirut, considerata parte della città. Uno degli obiettivi del Badguèr è quello di preservare e mantenere vivo il patrimonio culturale armeno al di fuori dell’Armenia. Nel raccontare la sua storia Arpi si ferma più volte per le lacrime che scendono portando via il kajal nero dagli occhi. «È ancora doloroso, la ferita sanguina ancora», dice.

Per secoli gli armeni, il primo popolo ad adottare la religione cristiana nel 301 d.C. hanno abitato l’est dell’Anatolia, oggi Turchia. Mentre l’impero ottomano si sgretolava e i Giovani Turchi cercavano di tenerlo insieme, gli armeni furono percepiti come una minaccia da annientare. Il 24 aprile 1915 gli intellettuali armeni furono arrestati ed eliminati, mentre molti degli uomini costretti in campi di lavoro per la costruzione della linea ferroviaria Baghdad-Berlino.Il resto della popolazione fu spinta verso il deserto dove in gran parte morirono di stenti, violenze, fame e malattie. La bisnonna di Arpi era in marcia per raggiungere il marito ad Aleppo, ma ad un certo punto si è accasciata e ha pregato la figlia Nazely di continuare. «Chissà se il suo corpo è stato mangiato dagli uccelli, o dai cani», Arpi riporta le parole della nonna Nazely prima di morire a 91 anni, nel 1971.

Il genocidio e la diaspora

Nonostante tra il 1915 e il 1923 circa un milione e mezzo di persone sia morto, fin dal periodo repubblicano e ancora oggi la Turchia non riconosce come genocidio quanto accaduto, sostenendo che il numero dei morti sia inferiore e il risultato dagli scontri tra armeni cristiani e turchi musulmani – una sorta di guerra civile – nell’ambito della Prima Guerra Mondiale.

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«Verso la fine degli anni Trenta, per volere dell’arcivescovo Bedros Saradjian circa centocinquanta tra teschi e ossa sono stati recuperati dal deserto siriano e portati nella chiesa di Antelias», spiega la direzione del museo della Grande Casa di Cilicia. Qui i resti degli antenati di molti degli armeni che vivono oggi in Libano, Russia, Stati Uniti ed Europa, oltre che in Armenia, costituiscono il monito di una tragedia che ancora oggi non trova pace.

I genitori di Arpi, entrambi discendenti da sopravvissuti al genocidio, si sono conosciuti in Libano, arrivati dalla Siria per parte di padre e dalla Bulgaria per parte di madre, dopo anni di spostamenti.

Da giovane il padre si era trasferito da Aleppo, in Siria al Libano per le migliori opportunità di lavoro. «Non si sarebbero mai incontrati se non fosse che una delle mie zie non voleva sposarsi ma continuare a studiare, così ha lasciato la Bulgaria dove l’influenza sovietica aveva avuto un impatto negativo sull’educazione per continuare gli studi in Libano», racconta Arpi. «Dopo qualche tempo ha convinto tutta la famiglia a raggiungerla».

Non arriviamo al come i suoi genitori si sono conosciuti e sposati a Zouk el-Blat, nel centro di Beirut nel 1951 perché il suo racconto viene interrotto dal pianto. La madre è mancata pochi mesi fa, aveva 104 anni. «Non è facile essere la figlia di queste persone».

Anche papa Francesco nel suo messaggio ai cristiani armeni in occasione del centenario del massacro nel 2015 aveva ripreso le parole di una dichiarazione di Giovanni Paolo II parlando del genocidio degli armeni come del primo del XX secolo.

A questo messaggio il presidente turco Recep Erdoğan aveva reagito convocando l’ambasciatore vaticano ad Ankara, richiamando quello turco in Vaticano e avvisando il pontefice di non commettere questo errore nuovamente. «Nascondere o negare il male è come permettere che una ferita continui a sanguinare senza medicarla», aveva aggiunto papa Francesco.

Ad oggi, secondo l’Armenian National Institute sono 32 i paesi che riconoscono il genocidio, compresa l’Italia. Dopo anni di ambiguità, nel 2021 anche l’ex presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha usato il termine “genocidio” per parlare del massacro degli armeni.

Una foto dei genitori di Arpi da anziani è esposta nel corridoio, all’entrata del Badguèr. «Ho vissuto tutto quello che loro hanno vissuto. Ho sentito tutto quello che loro hanno sentito e porto con me il peso della mia storia e del mio patrimonio culturale», spiega.

Se per i nonni la patria era l’Armenia, per le nuove generazioni è diventata il Libano. «Col tempo questo paese si è guadagnato il nostro amore, senza mai dimenticare l’Armenia», sottolinea Arpi.

Non è chiaro quanti siano oggi gli armeni in Libano. «Circa 320mila prima della guerra civile libanese, ma ad oggi molti meno». Ogni anno diverse commemorazioni vengono organizzate in tutto il paese intorno al 24 aprile.

Quest’anno, in occasione del 110mo anniversario, anche uno spettacolo teatrale ha rappresentato il dolore del genocidio e la conseguente “Operazione Nemesis”, la campagna di omicidi mirati organizzata dalla Federazione Rivoluzionaria Armena con lo scopo di eliminare gli esponenti ottomani che avevano preso parte nell’organizzazione del massacro. Quello più importante fu quello di Talat Pasha, considerato uno dei principali responsabili del genocidio, ucciso a Berlino nel 1921 dall’armeno Soghomon Tehilirian, poi assolto. «Questo patrimonio va tenuto in vita e condiviso», dice Arpi mentre asciuga le lacrime. «E questo è il mio lavoro».

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