Il Quartetto d’archi Avetis ai Concerti di Modena (Teatrocomunalemodena.it 12.07.24)

Undici appuntamenti con orchestre e grandi interpreti di rilievo internazionale

 

Il Teatro Comunale di Modena presenta una nuova stagione di Concerti 2024/25 con undici appuntamenti di rilievo internazionale che spaziano dalla musica barocca al contemporaneo. Un programma, in prevalenza sinfonico, con orchestre di prestigio dal panorama europeo, quali Chamber Orchestra of Europe, la Filarmonica di Stoccarda e l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, e direttori di fama mondiale, da Antonio Pappano a Lera Auerbach. Spazio anche ai grandi interpreti, a cominciare dai pianisti Lucas Debargue, Bertrand Chamayou e Thomas Enhco, e alla musica da camera, con l’armeno Avetis String Quartet e il consueto Concerto della Memoria e del Dialogo con il pianista e compositore Paolo Marzocchi. Tre gli appuntamenti della Filarmonica del Teatro Comunale, fra i quali l’atteso concerto di Capodanno.

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Sabato 8 febbraio 2025  si ascolterà la Settima Sinfonia di Dmitrij Šostakovič nell’esecuzione dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai diretta da Andrés Orozco-Estrada. Šostakovič scrisse la Sinfonia nel 1942 a Leningrado, durante il terribile assedio dell’esercito tedesco. Accolta come il simbolo della resistenza alla minaccia nazista, venne eseguita a New York da Arturo Toscanini con l’Orchestra della NBC, dopo che il microfilm della partitura era riuscito a raggiungere gli Stati Uniti con un viaggio rocambolesco attraverso la Persia e l’Egitto.

Il Quartetto d’archi Avetis, un ensemble armeno di recente formazione, presenterà mercoledì 5 marzo un programma con compositori rappresentanti delle scuole nazionali di stampo romantico fra i quali Padre Komitas (1869-1935), un sacerdote considerato il fondatore della scuola nazionale di musica armena e riconosciuto come uno dei pionieri dell’etnomusicologia.

Il cartellone si concluderà domenica 27 aprile 2025 con Filarmonica Arturo Toscanini diretta da Alondra de la Parra. Il programma proporrà il Concerto in fa di George Gershwin con Thomas Enhco al pianoforte, la suite sinfonica Sheherazade di Rimskij-Korsakov e il brano più celebre di Arturo Márquez Navarro, autore noto al pubblico latino-americano e ampiamente riconosciuto come uno dei più importanti compositori messicani della sua generazione.

 

Il Teatro propone quest’anno un unico abbonamento a 9 concerti (esclusi il concerto di Capodanno e il Concerto della Memoria e del Dialogo), disponibile dal 2 al 16 settembre per la prelazione agli abbonati alla stagione scorsa, il 17 e 18 settembre 2024 per il cambio posto e dal 20 al 28 settembre per i nuovi abbonati.

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EUROPA/RUSSIA – Ortodossi, cattolici, armeni e protestanti al Forum della Gioventù cristiana sulla famiglia (AgenziaFides

Konevec (Agenzia Fides) – Si conclude oggi sull’isola di Konevec, nella regione di Leningrado, la terza edizione del Forum della Gioventù cristiana, a cui hanno preso parte anche due rappresentanti laiche della Chiesa cattolica in Russia. Il titolo “I giovani cristiani e i valori della famiglia”, scelto dal comitato organizzativo per l’edizione di quest’anno, iniziata l’8 luglio, si rifà al tema oggetto di riflessione a livello federale per il 2024, ovvero la famiglia, intesa come cellula primaria del tessuto sociale.
Immersi nella bellezza naturalistica dell’isola a circa 150 km da San Pietroburgo, ospiti dell’antico monastero maschile della Natività della Beata Vergine, i rappresentanti della Chiesa ortodossa russa, della Chiesa apostolica armena, della Chiesa ortodossa bielorussa, di diverse Chiese protestanti e della Chiesa cattolica − Natal’ja Maslennikova e Anastasija Orlova − hanno potuto confrontarsi con esperti del tema.
“Partecipo al Forum annuale dalla prima edizione – racconta Natal’ja all’Agenzia Fides – e anche quest’anno mi colpisce la facilità con cui si fa amicizia fra i partecipanti. I gruppi di lavoro sono misti dal punto di vista confessionale e questo già di per sé facilita la conoscenza reciproca: l’emergere di differenze tra di noi non diventa un ostacolo, ma accende un interesse reciproco. E in questo dialogo nascono amicizie, il proprio orizzonte si allarga e si creano nuovi ricordi a cui in seguito poter tornare con la mente”.
Il programma, denso e variegato, ha alternato lezioni seminariali al mattino e workshop al pomeriggio, con l’ideazione e realizzazione di fumetti e stand up comedy sul tema della famiglia. Tra gli esperti che hanno tenuto i workshop, c’erano anche Anna e Aleksandr Kuripko, due sposi cattolici e genitori di sette figli, direttori del progetto “Accademia della famiglia”. Le serate, invece, sono state dedicate alla conoscenza reciproca, con domande e risposte sulle rispettive confessioni di appartenenza, e alla riflessione su un versetto del Vangelo, diverso di volta in volta.
“Per noi cattolici è molto importante che ci siano momenti come questo − continua Natal’ja −, perché viviamo in un contesto in cui la maggioranza dei cristiani è ortodossa, quindi, abbiamo frequenti relazioni con loro, a diversi livelli e in tanti ambiti: a lavoro, a scuola, nel tempo libero e, spesso, in famiglia, visto l’alto numero di matrimoni misti”.
Nelle due edizioni precedenti, i Forum dei Giovani cristiani erano stati incentrati sul tema dell’evangelizzazione online e l’impegno caritatevole nella società civile.
“Sono sicura – afferma Natalija – che eventi come questi aiutino a rimarginare le ferite profonde delle divisioni interne alla Chiesa: abbiamo la speranza che le giovani generazioni di oggi, facendo esperienze come queste, possano essere domani almeno un passo più vicine all’unità originaria della Chiesa, come la vorrebbe Gesù”. (Agenzia Fides 11/7/2024)

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CAUCASO. Iran e Russia nel conflitto armeno-azero (Agcomunication 11.07.24)

Quanto Iran e quanta Russia c’è nel confronto tra Armenia e Azerbaijan? A questa domanda che potrebbe sembrare bizarro solo ad un orecchio inesperto ha risposto il 26 giugno scorso, una conferenza organizzata dall’l’Eipa, Europe Israel Press Association, scegliendo di far trattare le diverse risposte a studiosi ed esperti no appartenenti ai due paesi caucasici per poter evitare così possibili sbilanciamenti e frizioni.

All’evento hanno partecipato Volodymyr Kopchak, ucraino, direttore della sezione Caucaso meridionale del Centro ucraino per gli studi sull’esercito, la conversione e il disarmo, Cacds;

Gela Vasadze, georgiano, direttore regionale del Georgian Strategic Analysis Center, Gsac; David Eidelman, israeliano, storico, stratega politico, capo del gruppo “Asia! “The Great Game”, docente di tecnologie della comunicazione che ha lavorato come consulente politico in Ucraina e in altre repubbliche post-sovietiche; Ze’ev (Vladimir) Khanin, israeliano, professore associato aggiunto presso l’Università Bar Ilan, capo del Programma di ricerca sui conflitti post-sovietici, Pscrp, presso il Centro Begin-Sadat; presidente dell’Istituto per gli studi ebraici euro-asiatici di Herzliya; Shahida Tulaganova, britannico/uzbek, produttiore e regista televisivo con la BBC (Regno Unito), Channel 4 (Regno Unito) e RFE/RL (Repubblica Ceca).

Il quadro su cui si sono mossi gli esperti era il seguente: si avvicina un accordo di pace tra Armenia e Azerbaigian e il riallineamento del confine comune. Sebbene le due repubbliche del Caucus meridionale debbano ancora definire i dettagli, entrambe le parti affermano, da un lato, di avere una visione comune su come dovrebbe essere l’accordo di pace. D’altro canto, Russia e Iran sono i principali attori della regione che rischiano di perdere da un simile accordo di pace. Non si accontenteranno della fine di un conflitto durato secoli, poiché ciò aprirà nuove opportunità per l’Armenia che non saranno conformi ai loro obiettivi strategici. I nostri esperti spiegheranno perché.

Abbiamo intervistato i relatori e vi presentiamo le loro risposte alle nostre domande incrociandole così da poter cogliere differenze e punti di contatto nelle loro analisi.

In questa prima parte inseriamo le risposte di David Aidelman e Ze’ev Khanin.

AGC: Un attore fondamentale nella pace tra Armenia e Azerbaijan è la Turchia che attualmente iene il piede in molte scarpe in molti conflitti, vedi ucraina – russia; israele-hamas. Che ruolo gioca questo paese nella pace tra Armenia e Azerbaijan?

David Eidelman: Il ruolo della Turchia nella risoluzione del conflitto tra Armenia e Azerbaigian è importante. La Turchia è un paese chiave nel Corridoio di Mezzo e la riconciliazione consentirà non solo di includere l’Armenia in questo progetto, ma anche di aumentare il flusso di merci attraverso di esso da est a ovest. Per l’Armenia questa è un’opportunità per uscire dai problemi economici e dall’instabilità, a cui la Russia è interessata.

Ze’ev Khanin: In generale, uno scenario del genere potrebbe esistere; Ankara potrebbe credere nel rafforzare il suo ruolo dominante nel Caucaso meridionale, promuovendo gli interessi dell’Azerbaigian, il partner locale più vicino alla Turchia, e diminuendo l’influenza regionale dell’Iran – uno dei principali mecenati armeni. Quest’ultimo in questo caso potrebbe essere meno interessato al vettore geopolitico Teheran-Erevan-Mosca. Tuttavia, prima di sapere cosa si nasconde dietro una dichiarazione del ministro degli Esteri armeno Ararat Mirzoyan, qualcosa di concordato o semplicemente un pio desiderio, la probabilità di un simile scenario non è chiara. In ogni caso, ora, per quanto riguarda la Turchia, questo sviluppo sembra più un’iniziativa tattica e datata che una mossa strategica. Non sopravvaluterei nemmeno la funzione di Ankara nella mediazione tra Ucraina – Russia, e ancor meno tra Israele e Hamas. La Turchia non è benvenuta come mediatore né da Israele né dagli Stati Uniti, dagli Emirati Arabi Uniti, dall’Arabia Saudita o dall’Egitto. Inoltre, non sono sicuro che nemmeno la leadership politica di Hamas con sede in Qatar, totalmente dipendente dall’Iran, sia così contenta delle ambizioni di Ankara.

AGC: Questione Francia e Azerbaijan orami antagonisti. Vedi caso Nuova Calerdonia, finanziamenti azeri; vedi Armenia finanziamenti francesi e anche addestramento. Come riuscirà l’Europa e gli Stati Uniti d’America a portare e mantenere la pace nel Caucaso se uno dei paesi membri UE è antagonista di una delle parti dell’accordo di Pace?

D.E: Parlando di “interferenza” dell’Azerbaigian nella situazione in Nuova Caledonia, la Francia sta semplicemente adulando Baku. È divertente: un paese che mantiene effettivamente una colonia a 17mila chilometri dal suo territorio accusa che la lotta per l’indipendenza è sponsorizzata da un altro paese situato a 16mila chilometri da esso? Il problema qui non è l’Azerbaigian, il problema qui è la Francia. Molto spesso si oppone davvero agli interessi dell’Occidente. Questa è l’influenza della lobby armena e il desiderio di perseguire una sorta di politica, separata dall’UE e dagli Stati Uniti, i cui obiettivi finali sono incomprensibili ed effimeri.

Z.K: In effetti, in seguito all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia nel 2022, i paesi del Caucaso meridionale e dell’Asia centrale hanno dovuto affrontare la minaccia di una maggiore pressione militare russa. Di conseguenza, la Francia ha trovato un’altra opportunità per rafforzare la propria influenza in queste regioni, cercando di cogliere l’opportunità di superare il suo principale partner e rivale nell’influenzare la politica estera europea. A causa dello spostamento delle priorità della politica estera americana verso il confronto con Cina e Russia, queste nicchie sono rimaste vacanti. Questi includono il Grande Medio Oriente, compreso il Caucaso, che è un’estensione diretta e naturale degli interessi strategici di lunga data della Francia nel Mediterraneo orientale. Parigi è piuttosto nervosa per la crescente attività geopolitica della Turchia in questa regione nel 2016-2020.

L’Armenia è diventata uno dei punti focali della politica intensificata della Francia nel Caucaso meridionale, dove Parigi alla fine del 2020 si è quasi ufficialmente schierata con essa nel conflitto con l’Azerbaigian, anche a causa dell’influenza della vasta diaspora armena in Francia. Per concludere, l’attuale visione politica della Parigi ufficiale nel Caucaso meridionale e nell’Asia centrale post-sovietica, la regione sembra non essere in linea con gli altri “grandi attori” europei chiave – Regno Unito e Germania (a meno che il nuovo governo francese non decida e poter cambiare l’atteggiamento del Palazzo dell’Eliseo)

AGC: Briefing di Andrei Nastasin, vicedirettore del Dipartimento di informazione e stampa del Ministero degli Esteri russo – 3 Luglio – “ Gli Stati Uniti, dopo aver invitato Armenia e Azerbaigian al vertice NATO, cercano di strapparli alla Russia”. “Lettonia, Lituania, Estonia stanno contrapponendo le ex repubbliche sovietiche alla Russia e perseguendo una linea distruttiva nel Caucaso meridionale.” Una commento su queste dichiarazioni

D.E: Non so come si possano prendere sul serio le dichiarazioni dei funzionari russi, che vedono le macchinazioni dei nemici ovunque.

Z.K: Mosca, che lotta per la leadership del “Sud del mondo” nel suo confronto con il “Nord del mondo”, usa anche in questo caso la tradizionale retorica “antimperialista”. Tuttavia, dietro la tradizionale retorica “antimperialista”, apparentemente si nasconde il timore della Federazione Russa che la normalizzazione delle relazioni tra i due paesi del Caucaso meridionale possa basarsi sulla piattaforma dell’Occidente, piuttosto che su quella guidata da Mosca.

AGC: Nell’ultimo incontro in cui Il primo ministro Nikol Pashinyan ha ricevuto la delegazione del Congresso guidata dal senatore americano Roger Wicker si è parlato del trattato di pace tra Armenia e Azerbaigian, sul progetto del governo armeno “Crocevia del mondo”, sui processi in corso nella regione e su altre questioni di reciproco interesse. Come si concilia il principio di “crocevia del mondo”, stabilità del Caucaso meridionale, con l’obiettivo americano di ridimensionamento se non “spacchettamento” della Russia e desiderio di Mosca di un nuovo ordine mondiale dove gli USA sono marginali?

D.E: I paesi possono perseguire una politica estera equilibrata. L’Armenia vuole esistere normalmente senza il costante controllo russo. La Russia non è interessata a perdere il vassallo attraverso il quale ha ottenuto i beni sanzionati. L’Armenia ha bisogno di aiuto.

Z.K: Sembra che l’attuale leadership armena “filo-occidentale” creda ancora nella capacità di sedersi su (o tra) tutte le “sedie” e di essere un partner utile per tutte le parti coinvolte nella geopolitica regionale, consentendo così a Yerevan di mantenere una sorta di della libertà nel processo decisionale.

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“L’Armenia si sta impegnando per una pace duratura nella regione”. Intervista all’Ambasciatrice armena in Italia, T. Hambardzumyan (L.A. Deganutti) (Faro di Roma 10.07.24)

“Oggi, l’umanità sta vivendo un periodo di trasformazione dell’ordine geopolitico globale, dovendo affrontare il maggior numero di conflitti militari a livello mondiale dai tempi della Guerra Fredda, che influiscono sulle relazioni internazionali in tutti i continenti.
Il Caucaso meridionale, e la regione in senso più ampio, storicamente sono stati e continuano ad esserlo un crocevia unico per l’interazione delle civiltà e continuano ad esserlo anche adesso. L’Armenia oggi vive un periodo storico complesso ed è al centro di fenomeni non meno complessi”. Lo afferma l’Ambasciatrice della Repubblica d’Armenia presso la Repubblica italiana, Tsovinar Hambardzumyan, in un’intervista a FarodiRoma.

La diplomazia armena sempre cauta e attenta, è votata ad un equilibrio regionale. Non c’è il rischio però che essa venga fagocitata da vicini più aggressivi e potenti?
L’Armenia si sta impegnando per stabilire una pace duratura nella regione per garantire sviluppo e prosperità al paese. Tutte le azioni e le relazioni dell’Armenia con le potenze regionali, e non solo, mirano a stabilire la pace nella regione. Nella nostra visione, la pace è uno stato in cui tutti i paesi della regione vivono con le frontiere aperte, hanno legami economici, politici e culturali attivi e si impegnano nella risoluzione di tutte le questioni diplomaticamente e attraverso il dialogo. Una cosa del genere sarebbe molto difficile da ottenere senza avere comunicazioni stradali, ferroviarie e aeree attive. Visione che dovrebbe essere condivisa anche da parte degli altri paesi vicini. Il governo della Repubblica d’Armenia ha presentato l’iniziativa “Crocevie della Pace”, che per noi è una componente importante dell’impegno per la pace. L’obiettivo principale del progetto è quello di aprire tutte le comunicazioni nella nostra regione, di creare condizioni favorevoli per il funzionamento delle infrastrutture e per gli scambi e il transito commerciale per tutti i paesi. È simbolico anche il nome del progetto, visto che solo nelle condizioni di cooperazione pacifica è possibile sviluppare l’economia, la cultura, la scienza e raggiungere il benessere reale dei popoli della regione.

La possibilità dell’entrata dell’ Armenia in Unione europea non è così remota. I contatti sono sempre attivi?
Lo sviluppo e l’approfondimento delle relazioni con l’UE sono una delle priorità della politica estera della Repubblica d’Armenia. Con l’UE condividiamo un sistema di valori comune, l’impegno per la democrazia, il rispetto dei diritti umani e il programma di riforme. Nonostante tutte le sfide che l’Armenia ha dovuto affrontare negli ultimi anni, la pandemia da COVID-19, la guerra dei 44 giorni scatenata nel 2020 dall’Azerbaigian, gli attacchi militari e le aggressioni contro il territorio sovrano dell’Armenia, il flusso di oltre 100.000 rifugiati dal Nagorno Karabakh a seguito della pulizia etnica, in Armenia non si sono mai fermati i processi di democratizzazione del paese e l’attuazione dell’ambiziosa agenda di riforme.
Con l’UE l’Armenia ha un accordo di partenariato globale e rafforzato /CEPA/, inoltre, ci sono anche nuovi percorsi, e da parte di entrambe le parti c’e’ la volontà di approfondire ulteriormente le relazioni, di scoprire nuove opportunità, e penso che il Primo Ministro della Repubblica d’Armenia si sia espresso molto chiaramente a questo proposito al Parlamento europeo: “La Repubblica d’Armenia è pronta ad avvicinarsi all’Unione Europea nella misura in cui sarà accettabile per l’Unione Europea”.

Ultimamente ci sono state delle proteste di parte della popolazione armena per la cessione di alcuni villaggi all’ Azerbaijan. Cosa è accaduto nello specifico?
A differenza di molti paesi del mondo, compresi i paesi dell’UE, dove quasi ogni giorno si svolgono proteste anche se principalmente dovute ai problemi socio-economici della popolazione, le proteste di oggi in Armenia sono legate a questioni più globali, come i processi di normalizzazione delle relazioni con l’Azerbaijan. Ed è uno dei piu’ spiccati esempi del livello di liberta’ che l’Armenia abbia raggiunto: quello di rimanere fedeli ai valori democratici e di non ostacolare la realizzazione del legittimo diritto di manifestare.

La situazione con l’ Azerbaigian è ancora irrisolta. Che appello vuole fare alla comunità internazionale per pacificare una situazione ancora pericolosa?
A seguito delle guerre degli anni ’90 e del 2020, la parte armena ha avuto migliaia di vittime e dispersi, quindi noi, più di chiunque altro, ci rendiamo conto del prezzo della pace e ci impegniamo per stabilire la pace nella regione. Ma per raggiungere una pace reale e duratura nella regione, occorre il coinvolgimento di entrambe le parti nel processo. Anche l’Azerbaijan deve adottare un approccio costruttivo per poter compiere progressi.
Proprio l’impunità della politica, della retorica militare e dell’aggressione militare dell’Azerbaigian, durata per anni, ha reso possibile che si verificassero gli ultimi eventi nel Nagorno Karabakh.
Abbiamo tuttavia avviato un processo di pace con la parte azera, e la parte armena crede davvero che oggi, più che mai, esiste una reale possibilità di stabilire una pace duratura. L’Armenia riafferma il suo impegno per il raggiungimento di una pace stabile e duratura nel Caucaso meridionale, il riconoscimento reciproco dell’integrità territoriale e la demarcazione del confine di stato armeno-azerbaijano sulla base della Dichiarazione di Almaty, nonché per lo sblocco delle infrastrutture di comunicazione regionali sotto la sovranità e la giurisdizione di entrambi i paesi, basato sull’uguaglianza e sui principi di reciprocità.
Vorrei sottolineare che in Azerbaijan continua quotidianamente la propaganda anti-armena, cosa che dovrebbe essere semplicemente esclusa, poiché è inversamente proporzionale agli sforzi per la pacificazione della regione. Dovremmo preparare le generazioni future alla convivenza pacifica e non all’odio eterno.
In tutte queste questioni, la comunità internazionale gioca un ruolo importante: i paesi, le organizzazioni hanno l’opportunità di avere un impatto diretto e svolgere un ruolo decisivo per la pacificazione della regione.

Lelio Antonio Deganutti

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Russia o USA? Chi realizzerà il nuovo reattore nucleare in Armenia? (Scenarieconomici 10.07.24)

Se una nuova centrale nucleare sarà costruita in Armenia, e da chi, rimane una domanda aperta.

Oggi, Nuclear Engineering International (NEI), una rivista mensile del settore dell’energia nucleare civile, scrive che l’Armenia e gli Stati Uniti stanno discutendo la possibilità di costruire una nuova centrale nucleare (NPP), nonostante la notizia dello scorso anno che anche l‘Armenia e la Russia stavano discutendo lo stesso tema.

“Stiamo discutendo del quadro giuridico senza il quale non possiamo avanzare. Ora posso dire che la palla è nel campo degli Stati Uniti. Ci aspettiamo che le procedure interne negli Stati Uniti vengano completate, dopodiché inizieremo a lavorare”, scrive NEI citando.

Grigoryan ha affermato che Yerevan sta cercando di diversificare le relazioni economiche con i partner internazionali per migliorare la sicurezza energetica.

La centrale nucleare armena di Metzamor è composta da due reattori VVER da 376 MWe, costruiti in Russia, che sono entrati in funzione nel 1976 e nel 1980. Entrambe le unità sono state messe fuori servizio nel 1988 a causa di problemi di sicurezza relativi alla vulnerabilità sismica. L’unità 2 è stata riavviata nel 1995 e rappresenta circa il 39% della produzione totale di elettricità nel Paese.

Nel 2023, l’Armenia ha annunciato che pagherà 65 milioni di dollari a Rosatom Service, una filiale della società nucleare statale russa Rosatom, per estendere la vita della seconda unità della centrale nucleare di Metzamor fino al 2036.

Il premier armeno Nikol Pashinyan, nel gennaio 2024, ha dichiarato che l’Armenia intende costruire una nuova centrale nucleare entro 8-10 anni e che si stanno studiando varie opzioni, tra cui le tecnologie di Russia, Stati Uniti e Corea del Sud.

Qualsiasi nuova centrale nucleare in Armenia costerà tra i 3 e i 5 miliardi di dollari, secondo le stime degli esperti del settore.

I funzionari di Rosatom hanno visitato Yerevan nel giugno 2023 e hanno incontrato gli specialisti del settore locali e internazionali e la direzione della centrale nucleare armena di Metzamor.

Il Direttore Generale di Turbine Technology AAEM LLC, Ilya Vergizaev, ha proposto una nuova centrale con una capacità di 1.000-1.200 megawatt per sostituire l’Unità Due di Metzamor, che produce 400 megawatt.

Non tutti gli esperti ritengono che l’Armenia abbia bisogno di un blocco nucleare di così alta potenza.

Vahram Petrosyan, presidente del consiglio di amministrazione dell’Armenian Nuclear Power Plant (ANPP) CJSC, di proprietà statale, che gestisce Metzamor, ritiene che il Paese farebbe meglio con due impianti più piccoli, ciascuno con una capacità di 500-600 megawatt.

Petrosyan, l’anno scorso, ha affermato che la domanda di elettricità dell’Armenia non supera i 1.200 megawatt e che gli impianti idroelettrici, solari e termici possono facilmente colmare la differenza. Bisogna anche dire che sono cifre hic et nunc, per cui rischiano di non tener conto di prospettive di sviluppo del paese. La disponibilità di  energia stabile e conveniente permetterebbe di porre le basi per una

Il crescente avvicinamento di Yerevan all’Occidente è stato accolto con favore da Washington.

Nel maggio 2022, il Segretario di Stato americano Antony Blinken e il Ministro degli Esteri armeno Ararat Mirzoyan hanno firmato un memorandum d’intesa sulla “cooperazione nucleare strategica”.

Il NEI scrive che un alto funzionario del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha dichiarato nel 2023 che Washington sta “valutando la fattibilità” della costruzione di un impianto nucleare dotato di piccoli reattori modulari (SMR) in Armenia, osservando che la tecnologia statunitense potrebbe rendere l’Armenia meno dipendente dalla Russia per l’energia. Inoltre  un piccolo numero di SMR potrebbe essere realizzato in tempi minori ed essere adattato alle eventuali crescenti domande energetiche del paese.

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L’ARMENIA È UNA DELLE MIGLIORI DESTINAZIONI PER LE VACANZE, ECCO PERCHÉ (Nanopress 10.07.24)

Visitare l’Armenia ti metterà in contatto con una cultura millenaria fatta di castelli e di cibo buonissimo, in un luogo tra i più sicuro.

erevan

Erevan, la magica capitale dell’Armenia – viaggi.nnaopress.it

Un Paese di dimensioni molto ridotte che si trova stretto tra Europa e Asia e di certo spesso eclissato dalla potente bellezza della vicina Turchia. Ma l’Armenia, nonostante non abbia sbocchi sul mare, merita di essere messa nella lista dei posti che devi vedere assolutamente.

Tra l’altro si tratta anche di uno dei Paesi più sicuri in cui spostarsi, grazie al bassissimo tasso di criminalità che si registra e alle strade sicure. Ecco che cosa puoi aspettarti di vedere con un tour in questa zona.

EREVAN, LA CAPITALE

Come per qualunque Paese, la città migliore in assoluto da cui partire è ovviamente la capitale. Erevan è un luogo che ti stupirà innanzitutto per il colore dei suoi palazzi antichi:costruiti a partire da antiche pietre vulcaniche, hanno tutti pressoché una piacevole tinta rosa che li trasforma in sfondi meravigliosi per qualunque foto.

armenia monastero

L’Armenia è un luogo ricco di storia – viaggi.nnaopress.it

E, ti accorgerai presto di quanto sia antico il cuore della città. Una città che è addirittura più vecchia di Roma. Oltre alla zona più storica c’è poi tutta la parte nuova fatta costruire all’inizio del ventesimo secolo. Della Erevan moderna le cose più belle da vedere sono sicuramente le fontane che cantano a Piazza della Repubblica e il memoriale Tsitsernakaberd.

Il Lago Sevan

Come abbiamo detto, l’Armenia non ha sbocchi sul mare e quindi potrebbe non sembrarti una buona meta per le vacanze estive. Ma c’è un luogo meraviglioso che può sopperire ai tuoi bisogni di spiaggia: si tratta del Lago Sevan. Il più grande della zona del Caucaso e che si trova a oltre 1800 metri sul livello del mare.

Intorno al lago si trova il parco nazionale omonimo e tutta l’area è uno scrigno speciale di biodiversità che si è costruita anche grazie alla presenza di numerosissimi fiumi che sboccano proprio nel lago. Sulle coste, come sempre succede, l’uomo ha trovato nei secoli luoghi comuni in cui sostare. Tra i posti più belli ci sono due monasteri, tutti costruiti intorno all’Anno Mille: il complesso di Sevanavank e il monastero di Hayravank.

Una Spa Millenaria A Dilijan

Quando si comincia a esplorare l’Armenia ci si rende realmente conto di quanto questo piccolo Paese sia sottovalutato quando si sta organizzando una vacanza.

La dimostrazione è il parco nazionale di Dilijan dove la natura incontra l’uomo già dall’età del bronzo. In questa stessa area nel 1544 è stata anche costruita una spa che ha poi dato origine a un centro urbano. Anche all’interno del parco è possibile non solo lasciarsi avvolgere dalla natura ma anche ritrovare le tracce del passato antico dell’Armenia andando a caccia dei resti di altri monasteri.

Un Tempio Fuori Dal Tempo

Nonostante la ricca cultura cristiana che è sparsa per tutta l’Armenia, come abbiamo visto nel parco di Dilijan, l’area è di certo stata abitata anche molto prima. E prima che il Paese si convertisse al cristianesimo sono arrivate qui le influenze della civiltà classica.

A ricordare questo momento un tempio classico, distrutto da un terremoto e poi ricostruito interamente con le stesse pietre, che nei secoli si è trasformato anche da luogo di culto politeista a casa vacanze per le famiglie reali dell’Armenia. Si tratta del cosiddetto tempio di Garni. Alcuni studiosi però non sono concordi nell’attribuirgli il ruolo di luogo di culto e ritengono che invece sia un monumento funebre. A prescindere da ciò che era, è un monumento meraviglioso.

Il Monumento Dell’alfabeto

Se vuoi una esperienza davvero particolare in un luogo che di per sé già è lontano dalle rotte sconosciute, in Armenia esiste un monumento dedicato alla nascita dell’alfabeto con cui è scritta la lingua armena.

Una lingua che è stata codificata nel quinto secolo da Mesrop Mashtots. Per commemorare il 1600esimo compleanno dell’alfabeto, dal 2005 poco fuori Edevan, a Saghmosavan, si trova questo monumento composto da 39 lettere. La scelta del luogo non è casuale, dato che in questa stessa area si trova il sepolcro di Mashtots.

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Vardavar, la Trasfigurazione dell’Armenia (Asianews 10.07.24)

Una delle feste più importanti del cristianesimo armeno richiama nel nome l’antica abitudine di lavarsi con l’acqua di rose. Per questo – nel tempo più caldo dell’anno – viene permesso a tutti il gesto giocoso di bagnarsi a vicenda che i bambini attendono con ansia. Un gesto di purificazione sentendosi parte di un’unica famiglia, sentimento agognato in questo tempo di grandi conflitti nel Paese.

Erevan (AsiaNews) – Gli abitanti dell’Armenia hanno festeggiato domenica 7 luglio una delle ricorrenze più popolari, quella del Vardavar, la solennità della Trasfigurazione del Signore secondo il calendario della Chiesa Apostolica. La festa segna il tempo più caldo a queste latitudini e si prolunga per tutta l’ottava successiva, assumendo di questi tempi anche un significato di riunificazione sociale e di orgoglio patriottico, soprattutto da quando la Chiesa nazionale ha assunto un esplicito ruolo politico di opposizione al governo, sotto la guida dell’arcivescovo Bagrat Galstanyan e la benedizione del katholikos Karekin II.

A due settimane dalla Pasqua, il Vardavar è considerata una delle feste principali dei cristiani monofisiti della tradizione armena, insieme al Natale, il Battesimo, la Risurrezione di Gesù, l’Assunzione (Dormizione) della Madre di Dio e l’Esaltazione della Croce vivificante del Signore. La Chiesa armena si separò da quella bizantina e romana in occasione del Concilio di Calcedonia del 451, e conserva anche per questo tradizioni liturgiche molto antiche, dopo aver ispirato il primo regno cristiano, una decina d’anni prima della conversione di Costantino.

Il titolo di Vardavar risale alla radice Vard, la “rosa” in armeno, riportando nei rituali cristiani l’antica abitudine di lavarsi con l’acqua di rose, che risale al culto della dea dell’amore e della bellezza Astkhik, a cui si rivolgeva la passione del dio del fuoco Vaagn, e che spargeva su tutte le terre armene l’acqua di rose per far fiorire l’amore. Questa pratica viene attribuita cristianamente proprio all’ascesa di Cristo al monte Tabor insieme agli apostoli Pietro, Giacomo e Giovanni, trasfigurandosi davanti a loro quando “il suo volto brillò come il sole, e le sue vesti divennero candide come la luce”, secondo il racconto dei vangeli sinottici.

Nelle pubbliche celebrazioni viene permesso a tutti senza limitazioni lo spargimento reciproco dell’acqua, un gesto giocoso che i bambini attendono con ansia, e che gli adulti assecondano facendosi bambini a propria volta. Oltre all’acqua, nel Vardavar è previsto il rilascio in aria delle colombe, per indicare la fine del Diluvio universale e la salvezza della famiglia di Noè sul monte armeno dell’Ararat, oggi in territorio turco. I vestiti e le capigliature in questo giorno vengono adornati con dei fiori, per trasfigurarsi a propria volta nella luce della fede e delle tradizioni.

Gli armeni girano con secchi, brocche, bottiglie, bicchieri e pistole ad acqua, spruzzando ogni passante come saluto di fraternità, senza che nessuno possa offendersi, perché l’acqua di questo giorno è considerata purificante e curativa, e permette di sentirsi parte di un’unica famiglia, sentimento molto agognato in questi tempi di grandi conflitti e divisioni tra il popolo. Anche il cibo di questa settimana è il sacro Matakh, il “sacrificio di misericordia” al cui banchetto si invitano i più poveri e sofferenti, una mensa di beneficenza all’aperto a cui tutti si associano per cuocere alla brace carne di agnello e di volatili. Il dessert è costituito da mele cotte sopra il fuoco con vari ingredienti, il dolce tradizionale armeno del Nazuk.

Anche il tempo atmosferico in questi giorni si unisce alle tradizioni, con i primi veri caldi estivi alternati da intense piogge benedicenti, tutto secondo le autentiche ispirazioni. La festa condivisa sottolinea in modo ancora più evidente il vero contenuto del confronto tra le diverse anime dell’Armenia, come tra la Chiesa e il governo; il premier Nikol Pašinyan ripete spesso infatti che si deve costruire un’Armenia moderna e adeguata alle sfide del presente, il katholikos Karekin II richiama invece al rispetto della storia e delle tradizioni, per non consegnare la terra sacra ai nemici della fede e del popolo armeno.

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Azeri d’Armenia, tra scomparsa e rivendicazioni (Osservatorio Balcani e Caucaso 09.07.24)

La popolazione azera dell’Armenia è gradualmente scomparsa nel corso del XX secolo: non sono però finite le rivendicazioni di Baku e degli esuli, che sognano di tornare in quello che chiamano “Azerbaijan occidentale”. Seconda parte del nostro dossier

09/07/2024 –  Marilisa Lorusso

Nell’Armenia indipendente la percentuale di azeri è dello 0%. La comunità “tatara” che viveva nei khanati di Yerevan e del Karabakh si era già assottigliata nel periodo imperiale russo, ma è stata la dissoluzione sovietica e l’emergere degli stati nazionali con le relative guerre e ambizioni territoriali a segnare la scomparsa dell’intera comunità.

Gli azeri figurano al 9% della popolazione dell’Armenia nel 1926, al 10% nel 1939, per poi declinare intorno al 5 o 6% nel 1979  . La comunità risultava ridotta al 2,6% nell’ultimo censimento sovietico del 1989, fino ad appunto allo 0% attuale.

I pochissimi azeri o persone di origine azera rimaste in Armenia sono membri di coppie miste o frutto di coppie miste. Tendenzialmente hanno adottato un cognome armeno, e.g. quello materno, e mantenuto un profilo basso. Anche i toponimi sono stati armenizzati e – progressivamente – la memoria delle comunità scomparse è stata rimossa dalla mappa dei luoghi, insieme alle memorie fisiche quali monumenti, moschee ecc.

Oltre l’invalicabile confine, in Azerbaijan, la nutrita comunità degli esuli “azeri d’Armenia” – stimata di più di 150mila persone (erano 161mila gli azeri in Armenia nel 1979  ) si è oggi organizzata. Gli stessi esuli si riferivano all’Armenia come all’”Azerbaijan occidentale”. Dall’inizio degli anni 2000 la definizione si è diffusa, insieme alla tendenza a reintrodurre nelle mappe prodotte in Azerbaijan i toponimi azeri.

Dal 2005 esiste l’associazione “Ritorno nell’Azerbaijan Occidentale”, nata per sostenere la creazione di una repubblica autonoma nel territorio armeno e con un governo in esilio.

Un programma politico

Dopo la seconda guerra del Nagorno Karabakh la stessa presidenza azera ha adottato e incoraggia l’idea che larga parte dell’Armenia non esista, che sia Azerbaijan. Quindi gli azeri rivendicano il diritto di rientrare (o re-impossessarsi) di quelle che ritengono proprie terre ancestrali.

Il governo azero ha cominciato con maggiore insistenza a diffondere pubblicazioni e video che ritraggono l’Armenia moderna come Azerbaijan occidentale. Già un catalogo del 2007 del ministero della cultura e del turismo ha presentato una mappa che etichetta la Repubblica di Armenia attuale come antica terra “turco-oghuz—Azerbaijan occidentale  ”. Nel 2018 il governo ha iniziato a promuovere attivamente l’idea di Yerevan, capitale dell’Armenia, come centro abitato di origini azere  .

Il 24 dicembre 2022 il presidente azero Ilham Aliev ha incontrato un gruppo di intellettuali del cosiddetto Azerbaijan occidentale. In questa occasione ha tenuto un discorso manifesto  della visione di Baku:

“L’Azerbaijan occidentale è la nostra terra storica, […] Purtroppo, come hanno fatto in Nagorno Karabakh, gli armeni hanno raso al suolo tutti i nostri monumenti storici e religiosi [..]. Volevano cancellare il patrimonio storico del popolo azero ma non ci sono riusciti. […]”, ha dichiarato Aliev.

Per il presidente azero, nel 1918 la neonata Repubblica Democratica dell’Azerbaijan avrebbe consegnato “la nostra città storica, Iravan [İrəvan], all’Armenia”. Una decisione che ha definito “imperdonabile”, seguita da altre decisioni punitive nei confronti dell’Azerbaijan prese da nuovo potere sovietico, che hanno assegnato la provincia di Zangezur [Syunik] all’Armenia.

Altre ingiustizie territoriali sarebbero seguite negli anni ‘80 del secolo scorso: “Gli azeri furono deportati dalle loro terre storiche nell’Azerbaijan occidentale. Sappiamo tutti e ricordiamo bene quella storia. Conosciamo anche il numero di luoghi in cui vivevano gli azero – più di 170 villaggi erano abitati esclusivamente dagli azeri.”.

Dalle parole alle violazioni di cessate il fuoco

Dalle parole ai fatti: con la presa del Nagorno Karabakh e delle regioni limitrofe le zone economiche dell’Azerbaijan sono state riorganizzate in 14 regioni economiche. Le aree riconquistate sono definite del Karabakh e del Zangezur orientale, che presuppone che la regione armena di Syunik sia il Zangezur azero occidentale.

Ovviamente questo causa le obiezioni dell’Armenia, nonché i suoi allarmi sulle rivendicazioni territoriali dell’Azerbaijan. Obiezioni che non scalfiscono la retorica di stato, come dimostrano le parole di Aliev nel pieno della campagna per le presidenziali 2024 in una intervista  che ha causato mal di testa in numerose cancellerie.

“Dopo la sovietizzazione nell’aprile 1920, nel novembre successivo, il governo sovietico ha preso la parte più grande del Zangezur occidentale dall’Azerbaijan e l’ha consegnata all’Armenia. […] C’è una mappa della Repubblica Popolare dell’Azerbaijan e su di essa c’è il Zangezur – non orientale o occidentale, tutto il Zangezur era territorio dell’Azerbaijan […] L’ultima cessione di terre del genere è stata fatta nel maggio 1969. A quel tempo, le nostre terre furono date all’Armenia in parti, e da un’area di circa 100.000 chilometri quadrati – sto parlando del territorio della Repubblica Popolare dell’Azerbaijan – scese a 86.600 chilometri quadrati.”

Dopo le parole di Aliev, nel gennaio 2023, il portavoce della Comunità dell’Azerbaijan Occidentale, Ülviyyə Zülfiqar, ha dichiarato che la Comunità aveva condotto un censimento della popolazione per più di 150 dei 300 insediamenti in cui vivevano gli azeri. Il censimento si concentrava principalmente su coloro che sono stati espulsi tra il 1988 e il 1991. La maggior parte era ancora viva e in possesso di documenti di identità, compresi documenti che confermavano la proprietà di beni nella Repubblica Socialista Sovietica Armena  .

Le violazioni di cessate il fuoco denunciate dall’Azerbaijan nel giugno del 2024 (e smentite dall’Armenia) si concentrano proprio in questa area, chiaramente oggetto di rivendicazioni, strutturate e minacciose nei confronti del processo di pace.

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Sulla strada abbiamo un altro nome (Liberopensiero 08.07.24)

Il primo fortunato romanzo di Laura Cwiertnia

Sulla strada abbiamo un altro nome è il primo romanzo della scrittrice Laura Cwiertnia edito da Mar dei Sargassi, una casa editrice giovane che dà voce a nuove correnti letterarie. Con una scrittura efficace e diretta, l’autrice introduce argomenti piuttosto forti come il genocidio, la fame, le lotte di un popolo.

L’intrigante trama

 

 

Tra la Germania e l’affascinante Armenia si svolge la vicenda del romanzo, semplice e complicata allo stesso tempo, di tre generazioni di donne combattenti, piccole eroine dei giorni nostri che affrontano la povertà, la fame, il genocidio. Infatti, il tempo presente, è spesso incalzato da un passato non facile ma che ha contribuito sempre e comunque per un futuro migliore.

Anche la protagonista del romanzo, Karla (o Karlotta) ha origini armeno-tedesche e la sua storia si apre su uno scenario abbastanza complicato come quello della morte di sua nonna Maryam, matriarca della famiglia. Maryam avrebbe dovuto consegnare un bracciale a una donna misteriosa di cui Karla non ha mai sentito parlare e sarà la ricerca di questa donna che la porterà in Armenia a fare i conti con le sue origini, con la consapevolezza di un genocidio che ha segnato tre generazioni di donne a partire dalla sua bisnonna Armine e con i complicati rapporti che la protagonista stessa ha con il padre. Tutto ciò la riporterà a casa come una donna, con consapevolezze sempre nuove e con l’orgoglio di tante lotte alle spalle che le hanno dato anche tante vittorie.

L’identità di minoranze etniche come gli armeni è messa a dura prova. I protagonisti sono costretti a nascondere le loro origini, a cambiare i propri nomi e cognomi, per cui in pubblico, sulla strada cioè, essi hanno un altro nome. Anche a distanza di tempo sono costretti a edulcorare le loro vicende per essere accettati ma il genocidio resterà nella mente anche quando non lo si è vissuto in prima persona.

La giovane scrittrice dietro le pagine

 

Laura Cwiertnia è una giovane redattrice armeno-tedesca che ha messo in campo le sue numerose conoscenze per la realizzazione del suo primo romanzo che è, a tutti gli effetti, un monito per non dimenticare un tema così efferato come un genocidio e tanto delicato da commuovere il lettore che qui si identifica con le lotte contro la fame, con la sensazione di sentirsi esclusi e soli al mondo, con un’identità che tutti i personaggi di questo romanzo continuano a sentire forte dentro di sé ma che per l’odio degli altri sono costretti a nascondere.

La giovane autrice è stata ospite del rinomato Salone del libro di Torino e di altre numerose iniziative private atte a promuovere il romanzo.

Per non dimenticare

Candele commemorative per il genocidio descritto nel romanzo
Candele commemorative per il genocidio armeno Fonte immagine: Pixabay

 

Molto spesso si danno per scontate tante, troppe cose. Un tetto sopra la testa, il lavoro, una famiglia, persino la propria identità. Non è stato sempre così in passato quando popoli e generazioni hanno dovuto combattere per ogni piccola conquista, per i diritti, e nel caso di alcuni popoli come quello Armeno, anche per la propria identità. Perché a causa dell’odio, il genocidio resta una ferita aperta nel cuore di quelle minoranze etniche che l’hanno vissuto in prima persona.

Inoltre, molte vicende di questo tipo vengono taciute o comunque, si tende a parlarne poco. La scrittrice invece, sente il bisogno di portare alla luce quello che è stato, anche e soprattutto se di tempo ne è trascorso, in modo che le nuove generazioni siano fiere di quelle che le hanno precedute e che la vicenda sia posta all’attenzione globale.

Nel romanzo di Laura Cwiertnia gli armeni, da cui lei stessa discende, non sono delle vittime ma ne escono vincitori ed esortano ad una rivincita, a una presa di posizione. Perché l’odio non porta da nessuna parte ma il coraggio non solo viene ricordato ma riesce anche a costruire un futuro migliore.

Simona Esposito

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Armenia: primo piano sulle molteplici attività ed esperienze outdoor (Travelquotidiano 08.07.24)

Non soltanto turismo culturale, ma anche una consistente offerta di attività outdoor: l’Armenia punta i riflettori su una natura spettacolare che consente di spaziare fra voli in parapendio sopra le acque del lago Sevan alle zipline nelle foreste di Yenokavan; oppure tra fiumi e laghi dove praticare rafting, kayak e paddleboarding, senza tralasciare percorsi escursionistici e arrampicate montane. E con l’arrivo della stagione invernale la destinazione diventa un paradiso innevato, perfetto per sci, snowkiting e pattinaggio sul ghiaccio.

Mete ideali per il parapendio sono il lago Sevan e il bacino artificiale di Azat; per gli amanti delle emozioni forti, le zipline di Byurakan e Kapan offrono panorami spettacolari su vette e valli. L’annuale festival delle mongolfiere in ottobre regala una vista panoramica unica su laghi, canyon e montagne. La funivia “Ali di Tatev”, la più lunga del mondo con i suoi 5,7 km, collega Halidzor al monastero di Tatev, offrendo vedute a 360° sulla profonda gola del Vorotan.

Il rafting nel canyon di Debed promette emozioni forti tra gole e acque impetuose. Il bacino di Azat è perfetto per il SUP o il kayak, mentre il lago Sevan, il più grande del paese, è ideale per uscite in barca o per andare a vela circondati da montagne che superano i 2000 m.

Gli appassionati di escursionismo e trekking possono esplorare i sentieri che attraversano l’Armenia, compresi quelli nelle aree protette come il Parco Nazionale Dilijan, o percorrere il tratto armeno del Transcaucasian Trail, il percorso escursionistico a lunga distanza che attraversa campi di fiori selvatici e il corso dei fiumi. Chi ama l’alpinismo può praticarlo sul monte Khustup, sulla cima nord dell’Aragats, la vetta più alta del paese (4040 m) o sul monte Aramazd. Per gli amanti della mountain bike, il Boo Mountain Bike Park a Vanadzor offre percorsi avventurosi. La gola di Hrazdan, le scogliere rocciose di Gnishik e il “Canyon “dell’inferno”, offrono sfide entusiasmanti e paesaggi unici per l’arrampicata.

Infine, da metà dicembre, le montagne si coprono di neve, perfette per il snowkiting nella regione di Shirak. Tsaghkadzor è un comprensorio sciistico con piste per tutti i livelli, mentre Yeghipatrush sta sviluppando un complesso sportivo ideale per gli appassionati di sport invernali, mentre chi pratica sci di fondo può visitare Ashotsk. Il lago Arpi durante l’inverno ghiaccia e diventa una pista di pattinaggio naturale.

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