Armeni in Iran: godiamo della piena libertà religiosa (Iqna 10.09.24)

In un momento storico in cui l’Occidente ha scatenato una brutale aggressione mediatica e terroristica contro l’Iran, pubblichiamo il pensiero di una eminente voce controcorrente. L’arcivescovo armeno di Teheran, Sebouh Sarkissian ha dichiarato che gli armeni godono di tutti i diritti di un cittadino iraniano e possono osservare liberamente le loro cerimonie religiose.

Il governo iraniano riconosce i diritti di tutti i cristiani e i seguaci di Gesù Cristo possono osservare le loro cerimonie religiose, inclusa l’occasione propizia per l’anniversario di nascita di Gesù, ha dichiarato l’arcivescovo Sarkissian all’agenzia di stampa spagnola Efe.

Accogliendo la pace e la sicurezza dell’Iran tra la guerra e il caos in Medio Oriente, ha descritto la Repubblica Islamica come un Paese sicuro e stabile dove i cristiani godono della libertà religiosa e non sono mai stati oggetto di persecuzioni. Ha inoltre attribuito grande importanza al mantenimento del patrimonio culturale degli armeni in Iran, affermando che l’obiettivo di tutte le scuole, organizzazioni e chiese cristiane è quello di preservare l’identità religiosa e morale degli armeni.

Gli armeni costituiscono la maggior parte della popolazione cristiana iraniana (assiri, cattolici, protestanti e cristiani evangelici costituiscono il resto), che sono seguaci del ramo orientale ortodosso del cristianesimo e, come tale, celebrano il Natale per l’Epifania, il 6 gennaio.

Mentre i cristiani di tutto il mondo festeggiano il Natale, le festività natalizie si osservano anche in Iran, una nazione prevalentemente musulmana dove i cristiani rappresentano meno dell’1% della popolazione. Alberi di Natale decorati con luci e palline verdi e dorate vengono esposti dietro le vetrine o all’ingresso di diversi centri commerciali e hotel, specialmente nei quartieri cristiani di Teheran.

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Beirut rende omaggio alle spoglie del cardinale Agagianian (Vaticannews 10.09.24)

Giovedì 12 settembre il Libano sarà testimone di un evento eccezionale. Si tratta della traslazione dei resti mortali del Servo di Dio, che giungeranno all’aeroporto Internazionale Rafic Hariri, per concludere il percorso in Piazza dei Martiri, nella cattedrale armeno cattolica di Sant’Elia e San Gregorio Illuminatore

Vatican News

Il Patriarcato Armeno Cattolico di Cilicia aveva recentemente annunciato la traslazione dei resti mortali del Servo di Dio, il cardinale Gregorio Pietro XV Agagianian. Si tratta di un evento di grande significato per la comunità armena cattolica nel mondo e per il popolo libanese.

Krikor Bedros XV Agagianian è stato un cardinale di Santa Romana Chiesa e 15.mo Patriarca di Cilicia degli armeni cattolici. Fu ordinato prete il 23 dicembre 1917. Nominato Vescovo   l’11 luglio 1935 da Papa Pio XI ed eletto Patriarca di Cilicia degli Armeni cattolici dal Sinodo della Chiesa armeno il cattolica il 30 novembre 1937 con il nome di Krikor Bedros (Gregorio Pietro) XV. Il 18 febbraio 1956 Papa Pio XII lo creò cardinale assegnandoli il titolo di San Bartolomeo all’Isola. Noto poliglotta e giurista, Agagianian guidò in veste di prefetto, dal 18 luglio 1960 al 19 ottobre 1970, la Sacra Congregazione De Propaganda Fide. Morì il 16 maggio 1971 a Roma.

Il trasferimento dei resti mortali avverrà dalla Chiesa armena di San Nicola da Tolentino di Roma, proseguendo poi dall’aeroporto Internazionale di Roma Fiumicino Leonardo da Vinci all’aeroporto Internazionale di Beirut Rafic Hariri, per concludere il percorso in Piazza dei Martiri a Beirut. La cerimonia sarà presieduta da Sua Beatitudine Raphael Bedros XXI Minassian, Patriarca di Cilicia degli armeni Cattolici che aveva promosso la causa di beatificazione e canonizzazione, avviata con l’apertura dell’inchiesta diocesana nel 2022.

Sua Beatitudine Minassian seguirà personalmente ogni fase del trasferimento, viaggiando sullo stesso volo fino alla destinazione finale a Beirut, per garantire che ogni momento venga segnato dal dovuto rispetto e solennità. Oltre al Patriarca Minassian, parteciperanno alla cerimonia di accoglienza a Beirut, il primo inistro libanese Najīb ʿAzmī Mīqātī e diverse personalità religiose, politiche e della società civile. Questo evento rappresenterà un’opportunità per unire libanesi di tutte le confessioni, promuovendo l’unità nazionale e il dialogo interreligioso. Al termine della cerimonia, i resti del cardinale Agagianian saranno accompagnati in processione alla cattedrale armeno cattolica dei Santi Elia e Gregorio Illuminatore, dove saranno custodite nel sepolcro costruito di recente.

L’eredità di fede e amore lasciata dal porporato, che continua a ispirare i fedeli 53 anni dopo la sua morte, rappresenta un gesto di profondo rispetto e un invito alla comunità a vivere in accordo con i suoi principi di carità e servizio. Il cardinale Agagianian – noto per il suo impegno nella costruzione di chiese, scuole e orfanotrofi – gode di un ampio rispetto tra le diverse comunità in Libano. Il suo ritorno nella sua patria spirituale a Beirut offre un’opportunità unica per rinnovare la fede e rafforzare i legami interconfessionali nel paese.

In un’epoca caratterizzata da profondi cambiamenti, talvolta accompagnati da sfide dottrinali e morali, la figura di Agagianian incarna l’uomo di fede in cui si fondono grazia e natura; egli rappresenta così la nuova creatura di cui parla San Paolo nelle sue lettere. Definito come l’«homo Dei» di San Paolo, Agagianian incarnava la grandezza del sacerdozio e ne parlava con affascinante eloquenza. Era un missionario animato dalla carità di Cristo, pronto a sacrificare tutto, persino la propria vita, per il bene delle anime. In qualità di buon pastore, rifletteva la dolcezza di Cristo, mentre come apostolo conservava vivo il sensus Christi e il sensus Ecclesiae, attingendo dalla sorgente del cuore di Dio. Il suo esempio di integrità, spiritualità e dedizione fornisce una guida chiara, seppur silenziosa, sul percorso da seguire per la restaurazione di se stessi, della Chiesa e del mondo: la carità.


Saranno traslate a Beirut le spoglie del cardinale Agagianian (Osservatore Romano)

Giovedì prossimo, 12 settembre saranno traslati a Beirut i resti mortali del servo di Dio cardinale Gregorio Pietro XV Agagianian (1895-1971). Annunciata di recente dal Patriarcato armeno cattolico di Cilicia, la traslazione riveste un grande significato per la comunità armena cattolica e per il popolo libanese. Durante una conferenza stampa svoltasi nei giorni scorsi presso la sede di Achrafieh, Beirut, il vescovo ausiliare Krikor Badishah ha spiegato che il trasferimento avverrà dalla chiesa romana di San Nicola da Tolentino, proseguendo poi per l’aeroporto internazionale di Fiumicino, passando per lo scalo della capitale libanese e concludere il percorso in piazza dei Martiri, dove alla presenza di diverse personalità religiose, politiche e sociali, si svolgerà la solenne cerimonia presieduta dal Patriarca catholicos Raphaël Bedros XXI Minassian, che ha promosso la Causa di beatificazione e canonizzazione, avviata con l’apertura dell’Inchiesta diocesana nel 2022.

Al termine, da piazza dei Martiri i resti del porporato saranno accompagnati in processione alla cattedrale armeno cattolica dei Santi Elia e Gregorio Illuminatore.

Noto per il suo impegno nella costruzione di chiese, scuole e orfanotrofi, il cardinale Agagianian gode ancora oggi di un ampio rispetto tra le diverse comunità in Libano. Il ritorno nella sua patria spirituale offre un’opportunità unica per rinnovare la fede e rafforzare i legami interconfessionali nel Paese (alessandra scotto).


Vaticano, i resti del quasi beato Agagianian trasferiti sul Roma-Beirut (sperando che faccia miracoli in Libano) (Il Messaggero)

I resti mortali del quasi beato cardinale Agagianian, già potentissimo prefetto di Propaganda Fide ai tempi di Paolo VI, lasceranno per sempre Roma per essere trasferiti per sempre in Libano. La teca sigillata dal Vaticano e conservata nella chiesa armena di San Nicola di Tolentino, prima di essere imbarcata su un normale volo di linea Roma-Beirut, dovrà essere sottoposta a una specie di check-in, comprensivo di accurati controlli. Nonostante viaggerà nella stiva per ovvie ragioni, a bordo sarà presente una delegazione di ecclesiastici armeni a controllare che ogni fase organizzativa possa «garanre il dovuto rispetto e la solennità del momento».

A verificare personalmente gli interventi aeroportuali è il Patriarca degli armeni cattolici, Raffaele Minassian.

E’ lui che dopo avere promosso la causa di beatificazione a Roma, due anni fa, ha anche insistito per far traslocare in via definitiva il corpo di Agagianian in Libano, il paese in cui il porporato armeno aveva abitato per un certo periodo, prima di trasferirsi a Roma, luogo in cui poi morì nel 1971.

Ad accogliere a Beirut la teca del cardinale quasi beato ci sarà anche un ministro libanese oltre a diverse personalità politiche e religiose. «Questo evento rappresenterà un’opportunità per unire libanesi di tutte le confessioni, promuovendo l’unità nazionale e il dialogo interreligioso” ha spiegato Minassian, insistendo molto su questi aspetti. Resta sua convinzione che il venerabile Agagianian possa fare il miracolo di riunire i cristiani libanesi attualmente divisi in varie fazioni al punto da ostacolare con i rispettivi veti l’elezione di un presidente.

Vaticano, nuovo Sos per il destino di 120 mila cristiani armeni, il vescovo Minassian parla di crisi umanitaria grave

«Il suo ritorno a Beirut offre un’opportunità unica per rinnovare la fede e rafforzare i legami interconfessionali nel paese. In un’epoca caratterizzata da profondi cambiamenti, talvolta accompagnati da sfide dottrinali e morali, la figura di Agagianian incarna l’uomo di fede in cui si fondono grazia e natura» ha sottolineato Vatican News, avvalorando le aspettative del Patriarca armeno Minassian.

Nato nel 1895 nell’attuale Georgia, Agagianian aveva studiato a Roma. Nel 1937 fu eletto patriarca della Chiesa cattolica armena, prendendo il nome di Gregorio Pietro XV. Fu Pio XII a farlo cardinale e nel 1960 fu nominato da Giovanni XXIII Prefetto di Propaganda Fide. Durante il Conclave del 1963, che vide poi l’elezione di Paolo VI, egli fu considerato uno dei cardinali papabili, avvicinandosi seriamente al soglio pontificio. Successivamente Paolo VI lo volle come moderatore al Concilio Vaticano II.

 

 

 

 

 


 

Il Libano celebra la traslazione del cardinale Gregorio Pietro XV Agagianian il 12 settembre (Gaeta.it)

Giovedì 12 settembre, il Libano vivrà un momento di grande importanza spirituale e culturale con la traslazione dei resti mortali del Servo di Dio, il cardinale Gregorio Pietro XV Agagianian. Questo evento, intriso di significato per la comunità armena cattolica e per l’intero popolo libanese, rappresenta anche una straordinaria opportunità per promuovere l’unità e il dialogo interreligioso nel paese.

La figura di Gregorio Pietro XV Agagianian

Vita e carriera del cardinale

Krikor Bedros XV Agagianian, conosciuto come Gregorio Pietro XV, è stato un cardinale della Chiesa cattolica e il quindicesimo Patriarca di Cilicia degli armeni cattolici. Nacque il 4 settembre 1895 a Tabriz, in Persia, e il suo percorso di vita si è sempre contraddistinto per un forte impegno nella fede e nella comunità. Dopo essere stato ordinato sacerdote il 23 dicembre 1917, Agagianian ha proseguito il suo cammino ecclesiastico, venendo nominato vescovo il 11 luglio 1935 da Papa Pio XI. La sua ascensione al ruolo di Patriarca di Cilicia degli armeni cattolici avvenne il 30 novembre 1937 e successivamente, il 18 febbraio 1956, Papa Pio XII lo elevò al rango di cardinale.

La sua carriera è segnata dall’importante ruolo di prefetto della Sacra Congregazione De Propaganda Fide dal 1960 al 1970, dove ha dedicato anima e corpo alla diffusione della fede e alla promozione della cultura cattolica nel mondo. Morì il 16 maggio 1971 a Roma, ma la sua eredità spirituale continua a essere un riferimento per molti.

Un’eredità di carità e dedizione

Il cardinale Agagianian è ricordato come un poliglotta e un giurista, apprezzato per la sua capacità di comunicare e per il suo profondo impegno sociale. È stato un instancabile sostenitore della costruzione di chiese, scuole e orfanotrofi, mirando sempre a migliorare le condizioni di vita delle comunità svantaggiate. La sua figura incarna il concetto di carità cristiana, guidando fedeli e comunità verso un maggiore bene comune.

Evento storico della traslazione nel Libano

Dettagli del trasferimento

La cerimonia che segnerà il ritorno dei resti mortali del cardinale Agagianian avrà inizio dalla Chiesa armena di San Nicola da Tolentino a Roma, per poi seguire un itinerario che porterà il corpo all’aeroporto Internazionale di Roma Fiumicino. Da qui, un volo porterà i resti all’aeroporto Internazionale di Beirut Rafic Hariri, dove si svolgerà una solenne cerimonia di accoglienza. A tenere le redini dell’evento sarà Sua Beatitudine Raphael Bedros XXI Minassian, attuale Patriarca di Cilicia degli armeni cattolici e principale promotore della causa di beatificazione del cardinale.

La sua presenza durante il volo fino alla destinazione finale dimostra l’importanza che riveste questo momento tanto per la Chiesa quanto per la comunità armena in Libano. Il Patriarca guiderà ogni fase del trasferimento, garantendo che il processo venga eseguito con il massimo rispetto e solennità.

Celebrazione dell’unità nazionale

L’evento non sarà solo religioso, ma assume anche un significato politico e sociale. Tra i partecipanti ci sarà il primo ministro libanese Najīb ʿAzmī Mīqātī e diverse personalità religiose, politiche e sociali. Questo incontro rappresenta un’opportunità per riunire i libanesi, al di là delle loro confessioni religiose, promuovendo un messaggio di unità e collaborazione in un periodo storico in cui il dialogo interreligioso è più necessario che mai.

Una volta arrivati a Beirut, i resti del cardinale Agagianian saranno accompagnati in processione fino alla cattedrale armeno cattolica dei Santi Elia e Gregorio Illuminatore. Qui, saranno custoditi in un sepolcro recentemente costruito, dove la sua memoria potrà continuare a ispirare generazioni future.

Significato spirituale e sociale per il Libano

Un ritorno alle radici

Il rientro del cardinale Agagianian nella sua patria spirituale rappresenta un gesto di profondo rispetto e un invito rivolto alla comunità libanese per vivere secondo i valori di carità e servizio che lui ha incarnato. La sua vita e le sue opere continuano a rappresentare un punto di riferimento per tutti i fedeli, sottolineando l’importanza di una presenza attiva e positiva all’interno della società.

La figura di Agagianian come esempio di fede

In un periodo di sfide morali e dottrinali, il cardinale Agagianian emerge come un simbolo di dedizione. La sua spiritualità e il suo impegno per la comunità hanno lasciato un segno indelebile, facendo di lui una figura capace di unire diverse confessioni e di ispirare un genuino desiderio di pace. La sua integrità e il suo amore per il prossimo rappresentano un invito a tutti a riflettere sui propri valori e sul modo in cui ciascuno può contribuire al bene comune.

L’importanza di questo evento ecclesiastico e sociale rispecchia il desiderio di un mondo migliore, dove il dialogo e il rispetto reciproco siano protagonisti. La traslazione dei resti mortali del cardinale Agagianian è quindi più di una semplice commemorazione: è una celebrazione della vita al servizio degli altri, una testimonianza di fede e una fervente speranza per il futuro.

ESTERIL’Iran si schiera con l’Armenia in una scottante questione nel Caucaso (Scenari Economici 09.09.24)

Nel Caucaso, ai confini fra Europa e Asia, si stanno creando degli equilibri politici molto particolari, che forse non sarebbero possibili in altre parti del mondo.

Iniziarmo ricordando che presto si incontrerà il “Gruppo 3+3”, un’organizzazione di discussione e cooperazione dei paesi dell’area che comprende Armenia, Azerbaigian, Turchia, Iran e Russia. Il nome richiama il fatto che sono compresi tre stati del Caucaso meridionale, Armenia, Georgia e Azerbaigian, e tre paesi confinanti di peso. In realtà dovrebbe chiamarsi 2+3, perché la Georgia ha rinunciato a prendervi parte per problemi nei rapporti con la Russia.

All’interno di questo consesso, voluto dalla Turchia per regolare i problemi della regione, avviene però che l’Iran prenda sempre più spesso una posizione filo Armena. Il che è molto eccentrico, non solo perché l’Armenia è un paese cristiano, e l’Iran un paese islamico, ma anche perché lk’Armenia sta prendendo una posizione sempre più filo occidentale, mentre l’Iran è il nemico giurato di Washington nell’area Medio Orientale.

Questo si rivela in molte posizioni di Teheran: ad esempio il loro ambasciatore iraniano in Armenia ha ribadito la posizione dell’Iran secondo cui la strada che collega l’Azerbaigian al Nakhijevan, enclave azera in Armenia,  non può essere controllata da altri Paesi se non l’Armenia stessa. 

Armenia e Azerbaigian e il problema della strada fra Azerbaijan e l’enclave del Nakhijevan (a sinistra)

Qualsiasi controllo dovrebbe essere effettuato nell’ambito della sovranità dell’Armenia, ha detto l’Ambasciatore. “Non siamo favorevoli al fatto che altri Paesi vengano qui e cerchino di stabilire qualsiasi tipo di sicurezza e di controllo”, ha osservato. Al contrario Turchia e Azerbaigian cercano da sempre di “Internazionalizzare” la strada, togliendola così al controllo dell’Armenia.

Inoltre un collaboratore del Ministro degli Esteri iraniano e direttore generale degli affari dell’Eurasia ha espresso il sostegno di Teheran alla pace e alla stabilità regionale e ha ribadito la sua opposizione a qualsiasi cambiamento dei confini riconosciuti a livello internazionale e dello status quo geopolitico, riferisce IRNA. Altro elemento che va a favore delle posizioni armene nell’area.

Quindi, mentre orami il trattato di pace fra Yerevan e Baku sembra concluso all’80%, il Caucaso diventa un laboratorio politico molto particolare. Chissà che, finalmente, questo esperimento permetta lo svilupparsi di una maggiore distensione in Medio Oriente, una volta finite le lotte in Israele.

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Schiaffo dell’Armenia a Putin, in vista patto con gli Usa sul nucleare. Ma nonostante le sanzioni la Russia resta il leader mondiale (Il Fatto Quotidiano 08.09.24)

Sempre più intenzionata ad affrancarsi da un (ex) alleato tanto influente quanto ingombrante come la Russia, l’Armenia potrebbe iniziare a muoversi autonomamente su un fronte che sta particolarmente a cuore al Cremlino: quello dell’energia nucleare. A fine 2023 Erevan e Mosca hanno firmato un’intesa che prevede la modernizzazione e l’ampliamento dell’impianto nucleare di Metsamor, un’infrastruttura fondamentale per il soddisfacimento del fabbisogno energetico interno della piccola repubblica caucasica. Metsamor copre infatti circa un terzo dell’energia consumata annualmente sul territorio armeno e l’accordo vede in prima fila la società statale russa Rosatom. A distanza di pochi mesi da quel contratto, che dovrebbe comunque rimanere in piedi, l’Armenia sembra però intenzionata a guardare anche altrove per ampliare la propria capacità nucleare.

Secondo alcune indiscrezioni, infatti, gli armeni avrebbero aperto un canale di dialogo con gli Stati Uniti, trattative che potrebbero portare alla costruzione di un impianto ex novo sul territorio della repubblica caucasica. Alcune conferme dal fronte statunitense sono arrivate, con Washington che starebbe valutando l’opportunità e la fattibilità tecnico-legale per eventualmente giungere alla firma di un patto nucleare bilaterale con Erevan. Dal lato armeno, ci si è invece affrettati a sottolineare che sul tavolo, qualora si decidesse di procedere alla messa a terra di un nuovo reattore, vi sarebbe comunque la possibilità di affidare i lavori a partner diversi, tra cui la Cina – che recentemente ha approvato la realizzazione di 11 nuovi reattori nucleari sul proprio territorio, per un investimento record da 31 miliardi di dollari –, la Francia e la stessa Russia. In ogni caso, il dato politico rimane: l’Armenia ha voluto mandare un messaggio al Cremlino, non più l’unica opzione sul tavolo nemmeno quando si parla di dimensioni così strategiche come quella energetica, per di più di natura nucleare. A pesare agli occhi di Erevan è sia l’invasione russa dell’Ucraina sia l’atteggiamento tenuto da Mosca durante la crisi con l’Azerbaigian, che ha visto l’Armenia soccombere alla forza militare azera nel totale disinteresse del contingente russo presente nell’area e che in teoria sarebbe dovuto intervenire a difesa dell’alleato armeno.

La “macchia” provocata dalle mosse autonome dell’Armenia rischierebbe di rovinare una tela che è sostanzialmente intonsa per il presidente russo Vladimir Putin (nella foto con il direttore generale di Rosatom, Alexey Likhachev – 2023). Negli ultimi anni, infatti, attraverso Rosatom e ben prima del febbraio 2022, la Russia è stata in grado di diventare l’attore di gran lunga più importante a livello internazionale dal punto di vista del nucleare per utilizzi civili e attualmente copre una quota di mercato pari a circa il 50%, considerando sia la costruzione di centrali nucleari, la fornitura di reattori e combustibili, lo smantellamento e la gestione delle scorie. Si pensi che tutti i suoi concorrenti principali, come Cina, Francia, Giappone, Corea del Sud e Stati Uniti, valutati nel loro complesso arrivano a una quota di circa il 40% del mercato. La lista degli accordi siglati in giro per il mondo da Rosatom è molto lunga e composita e comprende paesi come l’India, l’Iran, l’Egitto, la Turchia, il Bangladesh e l’Uzbekistan.

A proposito di Asia Centrale, in Kazakistan è appena stato indetto un referendum che a inizio ottobre porterà i cittadini della repubblica a esprimere la loro opinione circa la possibilità che sul territorio kazaco venga realizzato il primo reattore nucleare. Un tema molto sensibile: durante il periodo sovietico il vastissimo territorio kazaco fu oggetto di continui test nucleari portati avanti nel poligono di Semipalatinsk, nella parte nord-orientale del paese, che causarono costi umani molto pesanti per la popolazione locale. Nonostante questo, però, considerata la spinta favorevole all’opzione nucleare esercitata da parte del presidente Kassym-Jomart Tokayev, difficilmente si arriverà a un risultato negativo. Se i giochi sembrano quindi fatti da questo punto di vista, apparentemente lo sono meno da quello relativo a quale controparte verrà scelta da Astana per lo sviluppo dell’infrastruttura. Sul tavolo al momento vi sarebbero quattro progetti, provenienti da Cina, Francia, Corea del Sud e Russia. Molte indiscrezioni fanno pensare però che Mosca abbia già strappato il favore delle autorità kazache. Guardando a quanto capillare è l’azione russa sul fronte nucleare, è evidente come Mosca negli ultimi abbia cercato di affiancare questa dimensione a quelle storicamente più radicate e relative al gas naturale e al petrolio. Con grande successo: nonostante le sanzioni che stanno colpendo la sua economia, la Russia è un esportatore di know-how nucleare che difficilmente trova rivali e attualmente è coinvolta in decine e decine di progetti in tutto il mondo. Dalla piccola Armenia potrebbe però arrivare un grande smacco.

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La Serenissima dà agli Armeni l’isola di San Lazzaro: è l’8 settembre 1717 (Serenissima.news 08.09.24)

8 settembre 1717 – La serenissima repubblica di Venezia assegna l’isola di San Lazzaro al nobile armeno Pietro da Mansig detto Mechitar (il consolatore), che vi fonderà la Congregazione dei Padri armeni mechitaristi.

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Oasi d’oriente nella laguna veneta, l’isoletta diventerà un severo asilo di studi e accoglierà la famosa tipografia dove si stampa la traduzione in armeno delle opere più significative di tutte le nazioni.

Oscar 2025 International Film: l’Armenia torna in corsa con la tragicommedia Yasha e Leonid Brezhnev (Fai informazione 07.09.24)

L’Armenia porta agli Oscar 2025 la toccante storia di Yasha, un ex comunista che, incapace di accettare la fine dell’URSS, si rifugia in un mondo di fantasie. La tragicommedia di Baghdasaryan, vincitrice di 5 Anahit Awards (gli Oscar armeni) esplora il tema della nostalgia per il passato e della difficoltà di adattarsi al presente.

TRAMA: Yasha, un ex delegato del Partito Comunista dell’Unione Sovietica al congresso del 1976, vive ora una pensione solitaria, aggrappato ai fasti del passato. Mentre il mondo intorno a lui è cambiato radicalmente con la dissoluzione dell’URSS, lui continua a sognare dialoghi politici con Breznev e altri leader del partito. Questa nostalgia, però, crea una crescente distanza dalla sua famiglia, che fatica a comprendere il suo attaccamento a un’ideologia ormai superata.

Lo scorso anno l’Armenia inviò Amerikatsi di Michael A. Goorjian che riuscì ad entrare nella shortlist dei semifinalisti, ma senza poi ottenere la candidatura.

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La faccia come l’Azerbaigian (Il Fatto Quotidiano 07.09.24)

 

Azerbaigian: Zampa (Pd), dopo lista nera parole Meloni beffa =AGI0380 3 POL 0 R01 /
Azerbaigian: Zampa (Pd), dopo lista nera parole Meloni beffa =
(AGI) – Roma, 6 set. – “Suonano davvero come una beffa le parole
della presidente Meloni che nel suo messaggio al G7 di Verona
sottolinea il ruolo dei parlamenti dei paesi che ne fanno parte
e dei paesi europei in ‘difesa della liberta’ e della
democrazia’ e non pronuncia una parola, lei o i presidenti delle
due Camere che sono espressione della sua maggioranza politica,
per condannare l’assurda e inaccettabile decisione
dell’Azerbaigian di pubblicare una black list di 76 parlamentari
del Consiglio d’Europa, di cui 5 italiani. Ed e’ ancora piu’
grottesco che mentre a Verona si esalta il ruolo fondamentale
dei pa…

 

VENERDÌ 06 SETTEMBRE 2024 12.02.31
FASSINO

Italia-Azerbaigian, Fassino (Pd): più che il diritto poté il petrolio

Italia-Azerbaigian, Fassino (Pd): più che il diritto poté il petrolio Italia-Azerbaigian, Fassino (Pd): più che il diritto poté il petrolio “Da Meloni e Tajani silenzio su ‘indesiderabilità’ parlamentari CdE” Roma, 6 set. (askanews) – “Intervenendo al Forum di Cernobbio il Presidente dell’Azerbaigian Aliev ha dichiarato ‘siamo per l’Italia il primo fornitore di petrolio e il secondo di gas’ aggiungendo che sette paesi dell’Unione dipendono dalle pipeline energetiche che attraversano l’Azerbaigian e per questo ‘l’Ue considera l’Azerbaigian un partner affidabile’. Parole inequivoche che spiegano perche né la Presidente del Consiglio né il Ministro degli Esteri ricevendo ieri in pompa magna il Presidente Aliev non abbiano ritenuto di chiedere la revoca della inaccettabile e ritorsiva decisione delle autorità azere di dichiarare ‘indesiderabili’ 76 parlamentari del Consiglio d’Europa, tra cui 5 italiani, che esercitando le loro prerogative parlamentari non hanno ratificato le credenziali della delegazione azera, stante le reiterate violazioni da parte del regime di Baku dei diritti umani e dei principi democratici costitutivi del Consiglio d’Europa”. Lo dichiara in una nota Piero Fassino, uno dei 5 parlamentari italiani colpiti dall’atto ritorsivo deciso dalle autorità dell’Azerbajgian. “Insomma parafrasando Dante (‘piu che il dolor poté il digiuno’) – conclude l’esponente del Pd – si può ben dire ‘più che il diritto poté il petrolio’. Una manifestazione penosa di subalternità e opportunismo che certo non fa onore al nostro Paese”. Sam 20240906T120218Z

NAGORNO KARABAKH. ARMENIA E AZERBAIJAN DELIMITANO I CONFINI (NotizieGeopolitiche 06.09.24)

Azerbaigian e Armenia si sono praticamente accordati su una soluzione pacifica del conflitto del Nagorno Karabakh. Lo ha reso noto il presidente azero Ilham Aliyev, il quale ha spiegato che è stata trovata l’intesa sull’80% del testo del trattato di pace. Aliyev ha anche sottolineato che Baku e Yerevan hanno iniziato il processo di delimitazione dei confini, spiegando che “non si tratta solamente della delimitazione, ma anche della demarcazione. Sì, questo è il primo piccolo passo: è stata concordata solo una sezione di tredici chilometri del nostro confine, che è più di mille chilometri. Tuttavia, questo è un passo nella giusta direzione”.

IRAN. Teheran convoca l’ambasciatore russo per l’appoggio al Corridoio Zangezur (Agcnews 05.09.24)

Il Ministero degli Esteri iraniano ha “invitato” l’ambasciatore russo Alexei Dedov per esprimere le preoccupazioni di Teheran sul sostegno di Mosca al progetto del corridoio Zangezur.

Secondo Dolat. ir e BneIntelliNews, il progetto del corridoio Zangezur è un percorso proposto che collegherebbe l’Azerbaijan alla sua exclave di Nakhchivan attraverso l’Armenia. Sebbene sia sostenuto dall’Azerbaijan e dalla Turchia, l’Armenia ha respinto il progetto, temendo che potesse portare a modifiche nei confini regionali. L’Iran condivide queste preoccupazioni, considerando il corridoio come una potenziale minaccia alla sua sicurezza nazionale e influenza regionale.

Durante l’incontro con l’ambasciatore Dedov, Mojtaba Damirchi Lou, Direttore generale dell’Eurasia per il Ministero degli Affari Esteri iraniano, ha sottolineato la necessità di rispettare la sovranità nazionale e l’integrità territoriale come base per una pace sostenibile e una cooperazione regionale.

I colloqui si sono anche concentrati sull’opposizione dell’Iran alla modifica dei confini riconosciuti a livello internazionale e sull’importanza di considerare le legittime preoccupazioni di tutti gli attori regionali.

I funzionari hanno discusso l’attuazione di iniziative economiche tenendo conto degli interessi di tutte le parti coinvolte.

Anche l’imminente incontro del meccanismo consultivo 3+3 e l’incontro dei ministri degli Esteri che coinvolgono Iran, Russia e Azerbaigian sono stati argomenti di discussione.

Alternativo a Zangezur è il Corridoio Aras, risultato dell’opposizione e della resistenza dell’Iran al Corridoio Zangezur; un mezzo per ridurre la tensione con l’Azerbaigian, mantenendo l’approccio equilibrato dell’Iran nel Caucaso meridionale e rafforzando il formato 3+3, riporta il Caci.

Il ministero degli Esteri iraniano ha convocato l’ambasciatore russo in seguito alle osservazioni della portavoce del Ministero degli esteri russo Maria Zakharova, che ha riconosciuto le preoccupazioni dell’Iran, ma ha ribadito l’impegno di Mosca nel facilitare la connettività tra Yerevan e Baku.

Zakharova ha affermato che le discussioni sul corridoio Zangezur fanno parte di uno sforzo più ampio da parte di un gruppo di lavoro trilaterale composto da Russia, Azerbaigian e Armenia per ripristinare i collegamenti di trasporto nel Caucaso meridionale, sulla base degli accordi raggiunti nel 2020 e nel 2021, ha riferito Arminfo lo scorso 28 agosto.

L’Iran sostiene che nessuna regola darebbe priorità alla sicurezza e alla posizione geopolitica di un singolo paese nella regione del Caucaso meridionale rispetto agli altri. Pertanto, Mosca non dovrebbe mai aspettarsi di ricorrere all’idea del corridoio di Zangezur per risolvere le controversie con l’Armenia, riporta Tasnim.

“Inoltre, la creazione del corridoio di Zangezur si tradurrà nella chiusura di una delle porte dell’Iran verso l’Europa e ridurrà il numero dei vicini dell’Iran da 15 a 14.

Alla Russia è stato anche consigliato di evitare di adottare misure che potrebbero compromettere le relazioni strategiche tra Mosca e Teheran, perché l’idea del corridoio di Zangezur creerà un nuovo punto critico vicino ai confini molto delicati dell’Iran nordoccidentale”, prosegue l’agenzia iraniana.

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L’impresa sportiva del Fc Noah riapre il dibattito sul Nagorno-Karabakh (L’inkiesta 04.09.24)

La notizia, a livello sportivo, è che il Fc Noah è il primo club a raggiungere la fase a gironi della Conference League — la terza competizione di calcio europea per prestigio — dopo aver superato tutte le fasi preliminari del torneo. Si tratta inoltre di un caso abbastanza raro di un club proveniente dall’Armenia che riesce a competere nelle fasi finali di un evento Uefa. Ma a livello politico il Noah ha molto di più da dire, e la sua presenza nell’Europa del calcio, nei prossimi mesi, potrebbe servire a riportare l’attenzione su una delle storie più dimenticate della politica del continente: la questione del Nagorno-Karabakh.

La regione è collocata lungo il confine tra Armenia e Azerbaijan, ed è storicamente contesa tra i due Stati fin dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica. Nel 1991, parte del territorio venne rivendicato dalla Repubblica dell’Artsakh, un’entità politica armena autoproclamata in una regione de jure sotto controllo azero. Da allora, la guerra è andata avanti a fasi alterne, e ha visto, soprattutto di recente, la netta imposizione militare dell’Azerbaijan, più ricco e armato.

Se la prima guerra, combattuta all’inizio degli anni Novanta, aveva sancito l’indipendenza de facto del Nagorno-Karabakh, la seconda, combattuta nel 2020, ha visto gran parte della Repubblica dell’Artsakh finire sotto controllo azero. L’entità politica armena nella regione è stata definitivamente smantellata a seguito di un’ulteriore offensiva tenutasi nel settembre 2023, solo un anno fa. Ma cosa c’entra il Fc Noah con tutto questo?

La risposta armena al Qarabağ
Nel corso dell’ultimo decennio, le tensioni un tempo sopite tra Azerbaijan e Armenia sono tornate a crescere, e a ciò ha contribuito in parte anche il calcio. In questo periodo un club azero quasi sconosciuto, il Qarabağ, si è imposto come la principale forza del campionato locale e nel 2017 ha ottenuto la sua prima storica qualificazione ai gironi di Champions League, diventando da allora un volto ricorrente nelle competizioni europee. Originario della città di Ağdam, nel Nagorno-Karabakh, il club si è trasferito nel 1993 a Baku, ma ha presto finito per diventare un simbolo delle rivendicazioni azere sulla regione.

L’Armenia non ha mai mancato di denunciare l’ascesa del Qarabağ come un’operazione politica del governo di Baku, e le tensioni hanno raggiunto il loro picco sportivo nel 2019, quando la finale di Europa League si è disputata proprio nella capitale azera. In quell’occasione, il centrocampista dell’Arsenal (oggi dell’Inter) Henrikh Mkhitaryan, di nazionalità armena, si rifiutò di scendere in campo. Sempre nel 2017, a Yerevan vedeva la luce il Fc Noah, che però all’epoca si chiamava Artsakh, ed era chiaramente la risposta armena alle rivendicazioni azere sulla regione contesa fin dal 1991.

La questione va ben al di là dei nomi. Pur avendo sede nella capitale, a distanza di sicurezza dalla zona del conflitto, la sede dell’accademia giovanile del club era a Step’anakert, la capitale della Repubblica dell’Artsakh (oggi controllata dall’Azerbaijan e ribattezzata Khankendi). Il fondatore della società era un imprenditore locale, Sevan Aslanyan, che pochi mesi dopo aprì anche una sezione di basket del club.

Ma il legame tra l’Artsakh e la repubblica filo-armena divenne ancora più evidente nel 2019, quando Aslanyan cedette il controllo del club a Karen Abrahamyan, un militare formatosi in Russia che l’anno prima era stato nominato ministro della Difesa della repubblica dell’Artsakh.

Dall’Artsakh al Fc Noah
Una delle prime mosse di Abrahamyan come nuovo proprietario della squadra è stata quella di chiudere la sezione della pallacanestro per concentrarsi unicamente sul calcio, e successivamente ha ribattezzato il club Fc Noah. Il riferimento è al patriarca biblico Noè, la cui leggendaria arca sarebbe segretamente custodita nel monte Ararat, uno dei simboli nazionali dell’Armenia (al punto che è anche un altro club di calcio molto vincente negli ultimi anni ha un nome che lo rievoca, il Fc Ararat-Armenia). Il cambio di nome non ha comunque cancellato il legame tra il Fc Noah e la Repubblica dell’Artsakh, visto il ruolo politico e militare del suo proprietario.

Successivamente, il club è passato spesso di mano, e nel 2020 è finito sotto il controllo di Roman Gevorkyan, imprenditore armeno che ha contestualmente creato una holding chiamata Noah Football Group, attraverso cui ha poi assunto il controllo anche del Siena. Gevorkyan e la sua società meriterebbero in realtà un approfondimento a parte, ma basti sapere che sostenevano economicamente la Repubblica dell’Artsakh e avevano discussi legami d’affari con la Russia.

D’altronde, Mosca ha sempre sostenuto le rivendicazioni armene sulla regione, fino a che l’offensiva del 2023 non ha portato Yerevan ad accusare la Russia di averli abbandonati. L’Unione europea, generalmente più vicina a Baku, ha provato a inserirsi in questa spaccatura, facilitando il raggiungimento del cessate il fuoco.

Cosa ci sia oggi dietro il Fc Noah non è facile da capire. Nell’agosto 2023 Gevorkyan ha ceduto le sue quote del club a Vardges Vardanyan (un anno dopo aver venduto anche il Siena). Il nuovo proprietario è il re delle scommesse sportive online in Armenia, ma su di lui non si hanno molte informazioni, anche se non sembrerebbe essere che un omonimo di Ruben Vardanyan, il ricco imprenditore armeno vicino a Putin che ha servito come primo ministro dell’Artsakh tra il novembre 2022 e il febbraio 2023, e che attualmente è in prigione in Azerbaijan dopo l’arresto seguito all’offensiva di un anno fa.

Nel frattempo, nel gradino superiore della piramide Uefa — l’Europa League — il Qarabağ azero è pronto a iniziare un’altra stagione di primo piano nel calcio europeo.

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