Tempo d’Orchestra parte con il pluripremiato pianista armeno Sergei Babayan (Mantovauno 07.10.24)

MANTOVA – Giovedì 10 ottobre alle 20.45 presso la Sala delle Capriate inaugura Tempo d’Orchestra 2024/25Sergei Babayan, pluripremiato pianista armeno, artista Deutsche Grammophon, proporrà “Songs”, vera e propria celebrazione del dono melodico manifestato in particolare in molte pagine dedicate alla voce: nelle innumerevoli pagine liederistiche schubertiane, così come nelle liriche di Rachmaninov, o nelle melodie francesi di Bizet, Poulenc e Fauré.

Nell’appuntamento di giovedì il pubblico le ritroverà riviste e trascritte per la tastiera, a comporre un caleidoscopio di meraviglie, in un cammino destinato a sorprendere. Il viaggio che propone all’ascoltatore, da Franz Schubert a Charles Trenet, offre un’occasione unica per riflettere sugli ingredienti di una grande melodia e sul modo in cui la canzone popolare moderna e la canzone d’arte si sono evolute nel tempo, sia nella loro forma originale, con parole cantate, sia come trascrizione per strumento, romanza senza parole.

Nato nella Repubblica Socialista Sovietica Armena, Sergei Babayan ha dato inizio alla sua carriera internazionale con la vittoria al concorso Casadesus nel 1989, dopo una formazione avviata con Pletnev e con alcuni allievi di una linea che risale ad Heinrich Neuhaus, il maestro di Richter e Gilels. Babayan, didatta a sua volta (tra i suoi allievi rientra anche Daniil Trifonov, uno dei talenti più in vista degli ultimi anni), vanta collaborazioni prestigiosissime (in particolare con Martha Argerich), e un curriculum straordinario nel quale rientra anche il contratto di registrazione in esclusiva per Deutsche Grammophon, la famosa etichetta tedesca.

Il concerto è incluso nell’abbonamento Omnia (150-190 euro) che garantisce il posto in sala per tutti e 10 i concerti in programma tra Teatro Sociale, Sala delle Capriate e Fruttiere di Palazzo Te. L’abbonamento è cedibile e garantisce la prelazione sui posti numerati per la Stagione concertistica 2025/26. È prevista la formula Omnia Young: i ragazzi entro i 30 anni di età (classe 1994) assistono ai concerti serali al prezzo speciale di soli 50 euro. Omnia offre la possibilità di partecipare gratuitamente agli appuntamenti della rassegna per famiglie Madama DoRe (compatibilmente con la disponibilità dei posti in sala il giorno stesso dello spettacolo).

I biglietti singoli (30 €, ridotto 27 €) per il concerto di giovedì saranno acquistabili solo da giovedì stesso.

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In vista della Cop29, in Azerbaijan cresce la repressione di voci critiche e pacifisti (Lavialibera 04 .10.24)

Era il pomeriggio del 21 agosto quando si sono perse le tracce di Bahruz Samadov, ricercatore e attivista per la pace originario dell’Azerbaigian. Samadov, dottorando all’università Charles di Praga, era tornato in Azerbaigian per le vacanze estive quando è scomparso poco prima di un incontro con un amico. Dopo due giorni di silenzio, è arrivata la conferma ufficiale: Samadov era stato arrestato dalle autorità azere con l’accusa di tradimento. Se dichiarato colpevole, potrebbe affrontare una pena compresa tra 12 e 20 anni di carcere o, in casi estremi, l’ergastolo.

Giornalisti critici a rischio

Sebbene non fosse ufficialmente collegato ai principali gruppi di opposizione del Paese, Samadov scriveva regolarmente per diverse pubblicazioni e media internazionali e regionali sull’autoritarismo in Azerbaigian. Inoltre, era stato un critico acceso della Seconda guerra del Nagorno-Karabakh del 2020, durante la quale l’Azerbaigian ha ristabilito il controllo sulla regione contesa al confine con l’Armenia.

“Prima del suo arresto, Bahruz aveva ricevuto numerosi messaggi minatori sui social media, come ‘un giorno il governo te la farà pagare’ e ‘sarai chiamato a rispondere per quello che scrivi’. In Azerbaigian, tutti i giornalisti indipendenti, esperti e studiosi rischiano di essere arrestati. Chi critica il governo diventa un bersaglio”, racconta Turxan Karimov, giornalista azero in esilio.

Azerbaijan: nella terra del fuoco protettore

Secondo i dati dell’agenzia azera Turan, attualmente sono 303 i prigionieri politici in Azerbaigian, tra cui risultano otto leader della ex Repubblica de-facto del Nagorno-Karabakh, ora parte dell’ Azerbaigian. Human Rights Watch riporta che solo tra il 2023 e il 2024, le autorità azere hanno arrestato oltre 30 persone tra giornalisti indipendenti, attivisti della società civile e accademici con accuse penali infondate, come contrabbando di denaro, imprenditoria illegale, riciclaggio di denaro ed evasione fiscale.

Dopo l’arresto di Samadov, anche Samad Shikhi e Javid Agha, attivisti per la pace e collaboratori di OC Media, una testata indipendente con sede a Tbilisi, Georgia sono stati fermati dalle autorità azere mentre cercavano di lasciare il Paese. Entrambi sono stati rilasciati poco dopo dichiarando di essere stati trattenuti per fornire testimonianze su Samadov. Ad Agha, tuttavia, è stato imposto un divieto di viaggio a tempo indeterminato. A luglio, anche un altro ricercatore, Igbal Abilov, è finito in carcere con l’accusa di tradimento. Come Bahruz Samadov, Abilov è stato posto in custodia cautelare per quattro mesi e rischia fino a 20 anni di reclusione.

“A questo punto cosa è rimasto da reprimere? Nel 2014-2015 hanno arrestato e represso le ong, quindi la società civile organizzata. Nel 2023 i gruppi informali e gli ultimi media indipendenti come Abzas media. Adesso non ne esistono più. Nel 2024 sono rimasti solo singoli individui come Bahruz Samadov” afferma Cesare Figari Barberis, ricercatore del Graduate Institute di Ginevra specializzato in Georgia e Azerbaijan, che ricorda come anni di repressione hanno portato al quasi totale esaurimento delle voci di opposizione nel paese.

Armeni in fuga dal Nagorno-Karabach

In vista della Cop29, un momento critico per Baku

Armenia e Azerbaigian potrebbero firmare un “accordo estremamente superficiale” prima della Cop29, un’intesa puramente simbolica che non risolverebbe alcun problema reale, nonostante Baku abbia annunciato l’intenzione di ospitare una “Cop di pace”

Gli arresti arrivano in un momento critico per l’Azerbaigian: meno di due mesi prima del vertice Cop29 di novembre a Baku e parallelamente ai colloqui di pace con l’Armenia che proseguono sullo sfondo di accuse di violazione del cessate il fuoco. Mentre da un lato alcuni ipotizzano che questa nuova ondata repressiva nei confronti di giornalisti, politici e sostenitori della pace possa preludere a una nuova escalation, altri ritengono che non sarebbe nell’interesse dell’Azerbaigian istigare un conflitto armato con l’Armenia prima del vertice delle Nazioni Unite sul clima.

“Credo che in questo caso non ci sia una vera e propria causa, ma un’autocrazia che tende ad essere sempre più autocratica. Potevano reprimere ancora di più e l’hanno fatto. Perché? Perché tanto non hanno nessun tipo di condanna internazionale, oppure anche se c’è, è molto debole”, afferma Barberis.

Secondo Laurence Broers, ricercatore del think tank britannico Chatham House, Armenia e Azerbaigian potrebbero firmare un “accordo estremamente superficiale” prima della Cop29, un’intesa puramente simbolica che non risolverebbe alcun problema reale, nonostante Baku abbia annunciato l’intenzione di ospitare una “Cop di pace“. “Come possiamo considerare seriamente questa iniziativa, quando osserviamo che le ultime voci indipendenti che esprimevano opinioni critiche sulla pace vengono arrestate?” si domanda Broers. “Chi avrà voglia di partecipare agli incontri di dialogo, sapendo che tali interazioni potrebbero essere utilizzate contro di lui come prova di tradimento?”.

Broers aggiunge che l’Azerbaigian sembra “molto riluttante” a lasciar perdere il conflitto con l’Armenia, nonostante le sue dichiarazioni contrarie, a causa delle “opportunità” che il conflitto offre. Secondo il ricercato del think tank britannico, oltre a fornire una questione centrale attorno alla quale mobilitare la popolazione, il conflitto è stato visto da alcuni come la prima vittoria militare ottenuta dall’Azerbaigian “come Stato nazionale”, il che ha portato a una “riluttanza” a muoversi completamente verso la pace.

Anche Bahruz, in un’intervista concessa alla lavialibera l’anno passato, esprimeva scetticismo riguardo alla possibilità che l’Azerbaigian interrompesse le proprie attività militari nei confronti dell’Armenia dopo aver ripristinato il controllo sul territorio conteso del Nagorno-Karabakh.

“L’armenofobia ha legittimato il regime di Ilham Aliyev per decenni perché l’immagine del nemico esterno è ciò che crea unità e neutralizza le contraddizioni interne, oltre a funzionare come strumento argomentativo. Se qualcuno si oppone al regime, è facile additarlo come pro Armenia”, aveva affermato Samadov, secondo il quale non sarà possibile raggiungere una pace duratura con gli armeni “fino a quando non saranno smontati i miti vendicativi che costituiscono la nostra identità nazionale e non sarà rifiutato il nazionalismo violento”.

Armenia: il cappellano militare è sempre pronto

Speranze al minimo

Nel frattempo, a Baku l’incertezza riguardo a chi potrebbe essere il prossimo bersaglio delle autorità pesa sulle poche voci critiche rimaste nel Paese. “So che c’è molto panico e un po’ di senso di disperazione perché chi è rimasto non sa più che fare. Non c’è molto supporto interno e pochissimo esterno. Cosa rimane da reprimere? Quasi niente ormai”, afferma Barberis.

Senza una pressione internazionale sul regime di Ilham Aliyev affinché liberi coloro che sono stati ingiustamente incarcerati, le speranze per i detenuti nelle carceri azere rimangono ridotte al minimo. “I paesi e le organizzazioni occidentali devono sollecitare il governo a rilasciare tutti i prigionieri politici. Hanno il potere di chiedere all’Azerbaigian di rispettare i diritti umani”, afferma il giornalista Turxan Karimov. 

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Armenia, genocidio infinito (Radio Radicale 03.10.24)


Dibattito organizzato da Fondazione Willy Brandt.

Sono intervenuti: Mario Spadari (presidente della Fondazione Willy Brandt), Mariano Giustino (corrispondente di Radio Radicale dalla Turchia), Antonella De Monteforte (professoressa), Gianna Cimino (curatore culturale), Beppe Attene (sceneggiatore), Flavia Fratello (giornalista), Pietro Alleva (blogger, componente dell’Associazione Manalive), Boutros Marayati (arcivescovo armeno-cattolico di Aleppo), Tsovinar Hambardzumyan (ambasciatrice della Repubblica d’Armenia in Italia).

Tra gli argomenti discussi: Aleppo, Antisemitismo, Armenia, Associazioni, Azerbaigian, Balcani, Bosnia Erzegovina, Carcere, Caucaso, Chiesa, Cristianesimo, Croazia, Cultura, Curdi, Decessi, Diritti Umani, Donna, Ebraismo, Ebrei, Economia, Ergastolo, Esteri, Europa, Finanziamenti, Fondazioni, Fotografia, Genocidio, Georgia, Germania, Giornalisti, Giustizia, Guerra, Hamas, Hitler, Identita’, Informazione, Integralismo, Intellettuali, Islam, Israele, Italia, Kavala, Medio Oriente, Multiculturalismo, Nagorno Karabak, Nazionalismo, Palestina, Palestinesi, Pena Di Morte, Politica, Rapimenti, Religione, Roosevelt, Russia, Scienza, Serbia, Storia, Stragi, Sviluppo, Terrorismo Internazionale, Totalitarismo, Turchia, Ucraina, Unione Europea, Urss, Usa, Violenza.

La registrazione video di questo dibatto ha una durata di 1 ora e 50 minuti.

Il contenuto è disponibile anche nella sola versione audio.

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Francia. Assassinato un altro oppositore fuggito dall’Azerbaigian (Pagineesteri 03.10.24)

Pagine Esteri, 3 ottobre 2024 – Vidadi Isgandarli, un noto oppositore politico azero che viveva in esilio in Francia, è morto a causa di un’aggressione che potrebbe avere motivazioni politiche.

Il 62enne, ex procuratore e poi attivista per i diritti umani, è stato infatti picchiato da tre uomini e poi accoltellato 21 volte domenica notte all’interno del suo appartamento di Mulhouse, una città dell’Alsazia a pochi chilometri dal confine con la Germania. Martedì scorso la vittima è deceduta in ospedale a causa delle gravi ferite riportate.

Nel 2011 Isgandarli era stato condannato a tre anni e mezzo di carcere in Azerbaigian per diversi reati, tra cui quello di “interferenza nei processi elettorali”. L’anno successivo era stato scarcerato grazie ad un’amnistia varata dal presidente Ilham Aliyev.

Nel 2017, però, le continue minacce da parte del regime lo avevano convinto a trasferirsi in Francia insieme alla famiglia. A Mulhouse aveva ripreso a denunciare la repressione e gli intrallazzi economici del vertice del regime azero.

Per ora gli inquirenti francesi non si sbilanciano, ma Isgandarli è il quarto oppositore del regime di Aliyev assassinato in esilio dal 2021 ad oggi, dopo Bairam Mammedov, Vuqar Rza e Hüseyn Bakikhanov, uccisi rispettivamente in Turchia, in Belgio ed in Georgia.
Nel 2021 un altro dissidente azero, Mahammad Mirzali, era stato accoltellato 16 volte a Nantes (Francia) ma era sopravvissuto.

L’ex repubblica sovietica dell’Asia centrale, tra i principali esportatori di gas e petrolio in Europa e stretto alleato della Turchia di Recep Tayyip Erdogan, a novembre ospiterà la conferenza dell’ONU sui cambiamenti climatici “COP 29”. Pagine Esteri

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San Gregorio Illuminatore, Apostolo dell’Armenia (Radiospada 30.09.24)

Il 30 settembre il Martirologio Romano ricorda il santo vescovo Gregorio Illuminatore. Vediamo chi è questo santo dell’Oriente, così famoso anche in Occidente (è il lui il napoletano “San Gregorio Armeno”.

«Gregorio, discendente dei Re dell’Armenia, fuggito ancor bambino dalla patria a Cesarea di Cappadocia, ivi ricevette il santo battesimo e una educazione cristiana; si sposò ed ebbe due figli, Ortane e Arostane. Non ignorando ciò che il padre aveva fatto – l’uccisione del Re Kosrov – si diede volontariamente in schiavitù al figlio di questi Tiridate III che lo avrebbe condotto poi con sé in Armenia, una volta riottenuto dai Romani il regno. Gregorio, dopo quattordici anni di atrocissimi tormenti, sostenuti con invitta costanza per di non sacrificare agli idoli, riuscì a convertire alla vera fede il Re e i suoi ministri. Tiridate, animato da santo zelo, distrusse tutti i templi degli idoli ed edificò molte chiese sicché, verso il 301, il suo Regno fu il primo ad adottare la Religione Cattolica come unica ed ufficiale. Quindi sollecitò con insistenza che Gregorio fosse consacrato Vescovo. Trovandosi questi nel dubbio se accettare o meno sì gravoso ufficio, un Angelo lo confortò, quindi ricevette il sommo sacerdozio dalle mani di Leonzio, Vescovo di Cesarea. Tornato in patria si adoperò sempre più alacremente per la propagazione della vera fede, confermando la predicazione con la vita santa e coi miracoli: i templi dei demoni cadono alle sue preghiere, sanati sono i malati. Infine desideroso di riposarsi in Dio, consacrò vescovo suo figlio Arostane e ne andò in solitudine con pochi allievi, ove dedito a un digiuno sì ammirabile e alla contemplazione, pieno dei giorni si addormentò nel Signore, sotto l’Imperatore Costantino Magno, verso il 332. Le sue reliquie nel secolo VIII furono traslate in Italia per sottrarle alla furia degli Iconoclasti. A Napoli, nella splendida chiesa di san Gregorio Armeno, si conservano il capo, le catene e i frammenti delle verghe, con cui fu torturato. Nella Cattedrale di Nardò si venera un braccio». (da Die I Octobris. In festo Sancti Gregorii episcopi majoris Armeniae et Martyris)

Leone XIII lo ricorda nella sua enciclica agli Armeni “Paterna caritas

«Quegli stessi che sono separati da Voi nel loro culto si gloriano che il popolo Armeno sia stato istruito nella fede di Cristo da quel Gregorio, uomo santissimo soprannominato l’Illuminatore, che essi venerano in modo particolare come loro padre e loro patrono. Fra loro è rimasto pure memorabile il viaggio che egli fece alla volta di Roma per testimoniare la sua fedeltà e il suo rispetto verso il Romano Pontefice San Silvestro. Si dice anche che egli sia stato ricevuto con l’accoglienza più benevola, e che ne ottenesse parecchi privilegi. In seguito questi stessi sentimenti di Gregorio verso la Sede Apostolica furono condivisi da molti altri di coloro che ressero le Chiese Armene, come risulta dai loro scritti, dai loro pellegrinaggi a Roma e, principalmente, dai decreti sinodali»

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Junior Eurovision 2024, per l’Armenia sarà in gara Leo Mkrtchyan (Eurofestivalnews 29.09.24)

Sarà Leo Mkrtchyan, 10 anni, a rappresentare l’Armenia allo Junior Eurovision 2024, in programma sabato 16 Novembre alle ore 18 alla Caja Magica di Madrid. ARM TV ha selezionato interanamente il giovane artista fra 100 ragazzi e ragazzi dopo due round di audizioni. A selezionarlo un panel di giurati internazionali composta i capodelegazione all’Eurovision o Junior  Eurovision  di Francia, Regno Unito, Polonia e Portogallo; da Iveta Mukuchyan, rappresentante amena all’Eurovision 2016 e co-conduttrice dello Junior Eurovision 2022 insieme a Garik Papoyan, anche lui nella giuria; e inoltre dal regista Aramais Hayrapetyan

 Leo Mkrtchyan, che sarà in gara  identificato solo come Leo, canta da sempre: i suoi artisti preferiti sono Michael Jackson, Frank Sinatra, Justin Timberlake e Teddy Swims. Oltre alla musica, ama il calcio e la lettura. La canzone sarà presentata prossimamente.

L’Armenia allo Junior Eurovision Song Contest

Diciassettesima partecipazione per l’Armenia dal debutto del 2007 ad oggi. Ha saltato soltanto l’edizione da remoto del 2020, ritirandosi dopo essersi iscritta perchè in quel periodo era in atto la fase più delicata del contrasto con l’Azerbaigian. Maléna, selezionata in quell’anno, ha poi vinto l’anno successivo col brano “”Qami Qami“: si trattava della seconda vittoria dopo quella ottenuta da Vladimir Arzumanyan, originario della regione contesa del Nagorno Karabakh, nel 2010 con il brano “Mama”. Nel bilancio anche cinque secondi e tre terzi posti.

La vittoria di Maléna fu caratterizzata dal boicottaggio in diretta della tv azera, durante l’esibizione della giovane artista e anche al termine, nella proclamazione della sua vittoria. In quella stessa occasione, la tv azera tentò vanamente  di impedire alla sua artista Sona Azizova di andare a complimentarsi con Maléna in quanto “nemica perchè armena”.

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Maestoso da mille anni: è il Platano gigante di Vrisi, il più longevo d’Italia (QuiCosenza 29.09.24)

CURINGA (CZ) – Al suo interno potrebbero starci tranquillamente 10 persone. Il suo fusto è quasi totalmente cavo alla base, e largo più di tre metri. Con una circonferenza di 14,75 metri, (ma le sue radici sono ancora più estese) e un’altezza di oltre 31 metri, il platano di Vrisi è il più longevo d’Italia, ed è inserito nella lista degli alberi monumentali della Calabria. Il platano calabrese si è anche aggiudicato il secondo posto al contest European Tree of the Year, che il 17 marzo 2021 ha assegnato il titolo alla millenaria Carrasca di Lecina, in Spagna. Il maestoso albero si trova nel cuore di un bosco, situato sulle basse montagne del comune di Curinga (Cz) ed è accessibile attraverso un apposito e suggestivo sentiero

Ma quanti anni ha? Alcuni botanici hanno stabilito che ha oltre 1000 anni di vita e che sarebbe stato uno dei monaci Basiliani, provenienti dall’Armenia, a costruire il vicino Eremo di Sant’Elia nel XI secolo, e a piantare nel fertile terreno sulle sponde di un ruscello, una piantina, diventata oggi l’eccezionale gigante della natura.

L’albero più grande d’Italia è il Castagno dei Cento Cavalli di Sant’Alfio, in Sicilia, e misura 22 metri; perciò il platano di Curinga è, per dimensioni del tronco, ai primissimi posti nella classifica dei giganti vegetali del Paese.

Questo platano orientale, originario dell’Armenia, viene definito “Il Gigante di Curinga”. Il luogo che lo accoglie è affascinantesilenzioso, e per molti ha il profumo di sacralità. Il corpo dell’albero non è stato intaccato dal tempo, ed è cresciuto meravigliosamente maestoso diventando non solo il simbolo di Curinga, ma anche uno dei principali attrattori del territorio. Di questo imponente albero dunque, si può dire “mille anni e non sentirli”. 

Dalla sua posizione inoltre, su un pianoro affacciato sul golfo di Sant’Eufemia, è possibile spaziare, nelle giornate più chiare, sullo Ionio e sul Tirreno, intravedendo le isole Eolie e persino la cima dell’Etna. Un tempo, inoltre, veniva utilizzato da pastori e viandanti per ripararsi dalle intemperie.

L’Eremo di Sant’Elia Vecchio

I resti attuali si trovano poco sopra l’area boschiva che ospita il Platano monumentale, e richiamano le forme tipiche dell’architettura orientale: il livello inferiore dell’edificio adibito alle funzioni quotidiane, quello superiore a dormitorio; la splendida chiesa con l’abside tuttora visibile, sormontato da una splendida cupola bizantina.

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Nagorno-Karabakh: A un anno dalla pulizia etnica, l’Azerbaijan lavora per cancellare ogni traccia di cristiani e armeni (Entrevue 28.09.24)

Stupri, massacri, umiliazioni, esseri umani decapitati, diffusione di immagini sordide sui social network… L’Azerbaigian si è fermato davanti a nulla solo un anno fa per impossessarsi di una terra ancestralmente popolata da armeni, il Nagorno Karabakh.

Una Repubblica autonoma, un’autoproclamata democrazia Artsakh, caduta nell’indifferenza generale alla fine del 2023. Terre, ricordi, proprietà strappate dalla dittatura azera.

Tuttavia, il presidente della Commissione europeaUrsula von der Leyen ha descritto l’Azerbaigian nel 2022 come “ partner affidabile per l’Unione europea“. Dovevi osare.

Pochi mesi dopo, la dittatura ha intrapreso decisivi progressi militari, massacrando civili e personalità politiche, catturando ostaggi, commettendo negli ultimi anni numerosi crimini di guerra e violando le leggi internazionali.

Con obiettività (lall’opposto della propaganda permanente dell’Azerbaigian, la cui diplomazia del caviale funziona a meraviglia con alcune personalità politiche francesi), le squadre di France 2 hanno realizzato un interessante focus sull’esodo degli armeni, costretti ancora una volta alla fuga. A più di 100 anni dal primo genocidio del XX secolo. Lasciamo che la Turchia continui a negare.

Oggi la TV francese nota come noi che ai giornalisti non è permesso recarsi nell’ex Artsakh. La dittatura azera vuole cancellare tutto per ricostruire tutto e rifare la storia. Ricordiamo che l’Azerbaigian è uno dei peggiori stati al mondo in termini di diritti umani, diritti della stampa, diritti delle donne. Molto indietro rispetto alla Russia o ad alcuni paesi del Medio Oriente, anche se vengono spesso presi di mira. L’Azerbaigian ha l’arte di farsi dimenticare.

E l’arte di dimenticare la presenza di armeni e cristiani in questa regione. Come mostrato nelle immagini del drone di France Télévision in questo rapporto, possiamo vedere che tutti i nomi armeni sono stati rinominati: segni, città, ecc. Una croce cristiana è stata spezzata in due parti.

Nel villaggio di Sushi, la chiesa era ” amputato dei suoi due campanili“, poi si è rasato quest’anno. Altre chiese sono state trasformate in moschee.

Il Parlamento del Nagorno Karabakh, in carica dal 1995, ha lasciato il posto a… una terra desolata. Una tabula rasa del passato e una riscrittura della Storia. Un grande classico azero.

Per finire, costringere i cittadini azeri a popolare questo territorio” grande come la Savoia“, il dittatore Aliyev ha fatto di tutto: gli studenti possono iscriversi qui all’Università gratuitamente. Allo stesso modo, anche l’alloggio viene offerto loro dallo Stato del gas.

« Tutti coloro che fanno uno sforzo vengono premiati“, spiega uno studente il cui lavaggio del cervello sembra aver funzionato perfettamente. A meno che la paura della repressione non la costringa a fare tali commenti.

« Il grande ritorno“, questo è il nome in codice di questo piano di occupazione delle terre armene. Il problema è che l’Azerbaigian è un Paese nato dopo la Prima Guerra Mondiale, per volontà esclusiva di Stalin, per il quale “ dividere e conquistare » era un filo conduttore. Così ha creato lo Stato azero, ridisegna arbitrariamente i confini armeni… e quindi vediamo molti armeni, in particolare nel Nagorno Karabakh, finalmente vivere ufficialmente in terra azera.

Dopo la caduta del muro di Berlino le carte furono ridistribuite, gli armeni combatterono per le loro terre che avevano abitato per secoli e vinsero le prime guerre d’indipendenza, sotto la guida del soldato Monte Melkonian. Il Nagorno Karabakh proclama la sua indipendenza, diventa una Repubblica, si afferma come democrazia in una regione del mondo dominata da stati autoritari. Successivamente, per più di 20 anni, l’Azerbaigian utilizzerà ogni anno l’equivalente del PIL dell’Armenia per rafforzare il proprio esercito. Ingenua, l’Armenia non si preoccuperà particolarmente di rafforzare i suoi confini o il suo esercito.

Nell’indifferenza generale, la dittatura effettuerà poi nel 2023 una sporca pulizia etnica, costringendo vecchi, donne e bambini a fuggire sulle strade attraverso la violenza e l’odio. Circa 700 gli esiliati, senza la minima sanzione internazionale.

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L’ Armenia continua a dipendere fortemente dalla Russia (Iari 28.09.24)

Nonostante le recenti mosse intraprese dalla leadership armena ed un parziale distaccamento dall’eccessiva dipendenza dalla Russia il paese rimane fortemente dipendente da essa in diversi settori

Recentemente il Ministro degli esteri armeno Mnatsakan Safaryan ha dichiarato che l’Armenia prenderà parte al summit dei BRICS che si terrà ad ottobre 2024 a Kazan’ in Russia. La dichiarazione è apparsa ambigua considerando la svolta intrapresa da parte della leadership armena nei confronti della Russia in seguito alle problematiche emerse negli ultimi anni tra i due paesi.

Un evento che ha particolarmente inciso su questa svolta è stato il secondo conflitto del Nagorno Karabakh e le azioni che la Russia e la sua leadership hanno intrapreso nei confronti del paese.

Il 13 settembre 2022 il primo ministro armeno ha tenuto un discorso parlamentare in cui ha accusato l’Azerbaijan di aver invaso ed attaccato l’Armenia. Di conseguenza Pashinyan, sia nel discorso che in una riunione tenuta il giorno successivo con i capi di stato degli altri stati membri del CSTO, aveva richiesto l’applicazione dell’articolo 4 dello statuto dell’Alleanza. Esso obbliga gli stati membri ad intervenire militarmente nel caso in cui uno dei membri sia sotto attacco.

Tuttavia gli stati membri dell’alleanza, e soprattutto la Russia, non sono mai intervenuti lasciando le richieste armene del tutto inascoltate. Questo avvenimento, insieme ad altre motivazioni, hanno spinto Pashinyan a dichiarare che fosse stato un errore strategico affidare la sicurezza del paese esclusivamente alla Russia e che ci fosse la necessità di diversificare le politica di sicurezza per non dipendere da un’unica fonte.

Di conseguenza il premier armeno ha annunciato a febbraio 2024 il congelamento della partecipazione del paese a tutte le attività del CSTO. In seguito a giugno 2024 ha dichiarato che l’Armenia si sarebbe ritirata dall’alleanza militare a guida russa. Tuttavia Pashinyan non ha mai preso una decisione definitiva e nella stessa intervista di giugno 2024 non specificò il momento in cui il paese avrebbe lasciato il CSTO. Ad agosto 2024 ha ritrattato parzialmente la sua decisione dichiarando che il congelamento della partecipazione fosse sufficiente.

Le dichiarazioni apparentemente ambigue del Primo Ministro sono dovute al fatto che nonostante il progressivo ritiro russo dall’area l’Armenia rimane fortemente dipendente da essa nel campo sia per la propria sicurezza che per la propria economia.

Nonostante il ritiro dei peacekeeper dispiegati in Nagorno-Karabakh e del contingente militare dall’aeroporto di Yerevan, la Russia mantiene ancora il controllo della base militare di Gyumri, che resterà sotto la propria giurisdizione fino al 2044 in virtù di un accordo per il prolungamento della permanenza delle truppe, firmato dai due paesi nel 2010. Inoltre, dal 2022 la Russia ha sviluppato ottimi rapporti diplomatici e commerciali con l’Azerbaigian e resta, quindi, un attore fondamentale nelle discussioni per un futuro accordo di pace tra i due Paesi confinanti.

Dal punto di vista militare è avvenuto un processo di diversificazione. Il paese, infatti, ha effettuato a luglio 2024 delle esercitazioni militari con l’esercito statunitense, scatenando le proteste da parte della Russia. Anche nel campo delle forniture militari il paese ha diversificato i partner da cui acquistare sistemi difensivi. Ad ottobre 2023 e a giugno 2024sono stati firmati due accordi tra il ministro della difesa Suren Papikyan ed il suo omologo francese Sebastien Lecornu, rispettivamente per l’acquisto di 3 radar GM 200 e di 36 obici CAESAR.

Un altro attore che recentemente ha assunto un ruolo di primaria importanza dal punto di vista militare è l’India che a settembre 2024 è diventata il maggiore fornitore di sistemi difensivi del paese.

Dal punto di vista economico, la Russia continua ad essere per l’Armenia un partner fondamentale, sia per quanto concerne le importazioni che le esportazioni, entrambe cresciute esponenzialmente dal 2020 in poi.

Infatti, nel periodo 2020-2023 il livello di importazioni del paese dalla Russia è passato da 1,74 miliardi di dollari del 2020 a 3,28 miliardi di dollari del 2023 raggiungendo nell’ultimo anno una quota del 33% nel livello di importazione annuali.

Lo stesso discorso vale per le esportazioni che sono passate da 611 milioni di dollari del 2020 a 3,38 miliardi di dollari del 2023 arrivando nell’ultimo anno a coprire il 41% delle esportazioni totali.

Le ragioni dietro a questo incremento sono in buona parte dovute al fatto che l’Armenia è uno dei paesi attraverso cui la Russia riesce ad aggirare le sanzioni imposte dai paesi occidentali in seguito all’invasione dell’Ucraina.

La forte dipendenza dalla Russia e il ruolo che il paese gioca nell’aggirare le sanzioni imposte dall’Occidente costituiscono una significativa vulnerabilità. Qualora i paesi occidentali decidessero di adottare nuove strategie per impedire tali aggiramenti, diversi settori dell’economia armena ne risentirebbero. Le conseguenze potrebbero essere dannose, causando ulteriore instabilità alla già fragile sicurezza interna del paese. In questo contesto, la partecipazione al vertice BRICS offrirebbe opportunità economiche. L’organizzazione, infatti, include paesi con economie emergenti e mercati dalle ampie prospettive di sviluppo e guadagno. L’Armenia potrebbe sfruttare il vertice per ricercare nuovi partner commerciali ed individuare paesi da cui importare, o verso cui esportare i propri prodotti in alternativa alla Russia.

Dal punto di vista militare, nonostante ci sia stata una certa diversificazione nella cooperazione e nell’acquisto di sistemi difensivi, l’Armenia non ha ancora trovato un partner disposto ad intervenire in sua difesa o a garantirle protezione nel caso in cui scoppi un nuovo conflitto con l’Azerbaigian. Per questo motivo, l’abbandono definitivo del CSTO non è un’opzione attualmente considerabile dalla leadership armena. Inoltre, un’eventuale uscita dall’alleanza peggiorerebbe le relazioni con la Russia, che potrebbe rafforzare la sua cooperazione con l’Azerbaigian, con l’obiettivo di destabilizzare ulteriormente la sicurezza dell’Armenia.

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La presidenza dell’Azerbaigian: “Se l’Armenia vuole la pace, rinunci al Karabakh, cambi la Costituzione e smilitarizzi” (Repubblica 27.09.24)

Parla Hikmat Hajiyev, braccio destro del presidente dell’Azerbaigian Ilham Aliyev, che pone le condizioni all’Armenia per porre fine al conflitto tra i due paesi: referendum che sancisca la rinuncia al Nagorno Karabakh e nessun posizionamento di missili a lunga gittata lungo i confini

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