Proteste in Nuova Caledonia: i motivi delle accuse della Francia all’Azerbaijan (Euronews 20.05.24)

La Francia ha accusato l’Azerbaijan di sostenere i movimenti indipendentisti e diffondere disinformazione in Nuova Caledonia, in un contesto di tensioni geopolitiche più ampie

Nonostante la distanza geografica e culturale tra l’Azerbaijane la Nuova Caledonia, l’accusa della Francia di uncoinvolgimento di Baku nell’insurrezione delle popolazioni locali, è radicata in una più complessa rete di tensioni storiche, politiche e diplomatiche.

La crisi in Nuova Caledonia

La Nuova Caledonia, situata tra l’Australia e le Fiji, è un territorio francese con una storia di lotta per l’indipendenza. I recenti disordini sono stati innescati da una nuova legge elettorale percepita dalla popolazione indigena Kanak come discriminatoria.

La norma consente a chi vive in Nuova Caledonia da almeno dieci anni il diritto di voto alle elezioni locali, una decisione che secondo i sostenitori dell’indipendenza ridurrebbe l’importanza del voto dei Kanak.

Le accuse della Francia

Il ministro degli Interni francese, Gérald Darmanin, ha dichiarato che l’Azerbaijan, insieme a Cina e Russia, stia interferendo nelle questioni interne della Nuova Caledonia: “Non è una fantasia. È una realtà”, ha dichiarato Darmanin al canale televisivo France 2, sottolineando la gravità delle accuse.

Il governo francese ha sottolineato l’improvvisa comparsa di bandiere azere alle manifestazioni per l’indipendenza del Kanak e l’appoggio ai separatisti da parte di gruppi legati a Baku.

L’Azerbaijan ha negato qualsiasi coinvolgimento: “Respingiamo completamente le accuse prive di fondamento – ha dichiarato Ayhan Hajizadeh, portavoce del ministero degli Esteri di Baku – e qualsiasi collegamento tra i leader della lotta per la libertà in Caledonia e l’Azerbaijan”.

Un elemento significativo è il Gruppo di Iniziativa di Baku (GIB), istituito durante una conferenza tenutasi nel luglio 2023 in Azerbaijan e che comprende partecipanti provenienti da vari territori francesi in cerca di indipendenza. Il gruppo mirerebbe a sostenere i movimenti anticoloniali contro la Francia.

Il GIB ha espresso solidarietà al popolo Kanak e ha condannato le recenti riforme elettorali in Nuova Caledonia: “Siamo solidali con i nostri amici Kanak e sosteniamo la loro giusta lotta”.

Una donna sventola una bandiera Kanak e il Fronte socialista di liberazione nazionale (FLNKS) a Noumea, Nuova Caledonia
Una donna sventola una bandiera Kanak e il Fronte socialista di liberazione nazionale (FLNKS) a Noumea, Nuova CaledoniaNicolas Job/Copyright 2024 The AP. All rights reserved

Le tensioni diplomatiche tra Francia e Azerbaijan

Le tensioni tra Francia e Azerbaijan vanno oltre la Nuova Caledonia. La Francia è un tradizionale alleato dell’Armenia, storico rivale di Baku, in particolare per quanto riguarda la controversa regione del Nagorno-Karabakh.

Dopo la guerra del 2020 e la successiva offensiva del 2023 da parte dell’Azerbaijan per recuperare il controllo del Nagorno-Karabakh, la Francia ha sostenuto apertamente l’Armenia. Il sostegno comprende accordi di difesa e forniture di equipaggiamento militare, segno che ha alimentato ulteriormente le tensioni.

La Francia ha anche accusato l’Azerbaijan di inscenare campagne di disinformazione per destabilizzare i suoi territori. Gli account dei social media filo-azeri sono stati collegati alla diffusione di contenuti fuorvianti sulle azioni della polizia francese in Nuova Caledonia.

Una fonte del governo francese ha parlato di una “campagna piuttosto massiccia, con circa 4mila post generati dai suddetti account”, volta a incitare alla violenza e alla sfiducia.

Nel contesto già teso si aggiunge il richiamo da parte della Francia del suo ambasciatore in Azerbaijan ad aprile, con il presidente Macron che ha espresso rammarico per le azioni del Paese, insieme alla speranza che gli azeri chiariscano le loro intenzioni.

Una donna sventola una bandiera Kanak e il Fronte socialista di liberazione nazionale (FLNKS) a Noumea, Nuova Caledonia
Una donna sventola una bandiera Kanak e il Fronte socialista di liberazione nazionale (FLNKS) a Noumea, Nuova CaledoniaNicolas Job/Copyright 2024 The AP. All rights reserved

Perché l’interesse verso la Nuova Caledonia

Sebbene l’interesse diretto dell’Azerbaijan per la Nuova Caledonia possa sembrare inverosimile, si inserisce in una strategia più ampia di sfida all’eredità coloniale francese e di sostegno ai movimenti separatisti.

Schierandosi con i sentimenti anticoloniali, l’Azerbaijan mira a posizionarsi come leader dei movimenti di liberazione, screditando contemporaneamente la Francia sulla scena internazionale.

La mossa è vista come parte di una più ampia manovra geopolitica, che comprende anche gli sforzi dell’Azerbaijan per offuscare l’immagine della Francia, come si evince dalla sua presunta campagna di disinformazione contro la capacità della Francia di ospitare i Giochi Olimpici.

L’acuirsi delle tensioni ha avuto ulteriori ripercussioni. Il Ministro dello Sport francese ha cancellato il viaggio della fiamma olimpica attraverso la Nuova Caledonia, per motivi di sicurezza, ma anche per un’azione che riflette la gravità dei disordini e le accuse di interferenze straniere.

Il coinvolgimento dell’Azerbaijan nei disordini della Nuova Caledonia è una questione sfaccettata che affonda le sue radici in più ampie rivalità geopolitiche e rancori storici.

Per Baku il sostegno ai movimenti indipendentisti nei territori francesi è un modo per colpire la Francia per il suo sostegno all’Armenia e per rafforzare la propria posizione internazionale. Per la Francia, queste azioni rappresentano una sfida diretta alla sua sovranità e alla stabilità nei territori d’oltremare, provocando forti accuse e tensioni tra Parigi e Baku.

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Un genocidio culturale dei nostri giorni (Ibolive 20.05.24)

Nell’ambito della Commemorazione del 109° Genocidio Armeno, si tiene lunedì 20 maggio, la conferenza Un genocidio culturale dei nostri giorni: Nakhichevan, la distruzione della cultura e della storia armena a cura di Aldo Ferrari, Università Ca’ Foscari di Venezia e ISPI di Milano, ASIAC.

L’incontro fa riferimento alla pubblicazione sul medesimo tema, curata da Antonia Arslan e Aldo Ferrari (Ed. Guerini e Associati).

Ingresso libero fino ad esaurimento dei posti disponibili.

  • QUANDO20 MAGGIO – ORE 17:00
  • Sala Paladin di Palazzo Moroni
    Via Otto Febbraio 1848 – Padova

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All’ambasciatrice Armena in Italia Tsovinar Hambardzumyan la pergamena di socio onorario “Amici dell’Unical” (Calabria 20.05.24)

In concomitanza del seminario svolto all’Università della Calabria sul tema: “Gli Armeni, storia, cultura, testimonianze”, promosso dal Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali in collaborazione con il Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale (Meic) e la stessa Ambasciata Armena, l’Associazione Internazionale “Amici dell’Università della Calabria”, tramite la Presidente, prof.ssa Silvia Mazzuca, ha conferito all’Ambasciatrice della Repubblica d’Armenia in Italia, dott.ssa Tsovinar Hambardzumyan, la pergamena di Socio Onorario con questa motivazione: «Per il suo impegno civile, sociale, politico e umanitario nel perseguire azioni tese a garantire la dignità ai popoli oppressi, e in particolare all’attuazione dei diritti economici e sociali delle donne».

L’Ambasciatrice dal 2002 al 2018 è stata Consigliere e successivamente direttore del Dipartimento per le Relazioni Estere dell’Ufficio del Presidente della Repubblica d’Armenia; nel 2018 è stata nominata direttore  del Dipartimento per le relazioni estere presso l’Ufficio del Primo Ministro dell’Armenia; il primo giugno 2020, con decreto del Presidente della Repubblica d’Armenia, è stata nominata Ambasciatore straordinario e plenipotenziario della Repubblica d’Armenia presso la Repubblica Italiana; l’8 aprile 2022 si è aggiunto l’incarico di Ambasciatrice presso la Repubblica di Malta (con residenza a Roma); e quindi di San Marino in data 27 maggio 2022. Il 23 gennaio 2023 è stata nominata Rappresentante Permanente della Repubblica d’Armenia presso l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura.

Il seminario sugli Armeni che si è svolto all’Università della Calabria, coordinato da Vittorio Beonio Brocchieri (Università della Calabria), ha visto come relatori: Giacchino Strano (Università di Catania), Marcello Flores (Università di Siena), Aldo Ferrari (Università di Venezia), Paolo Restuccia ( del Meic), Marco Ruffilli (Università di Venezia), Boris Gazanian (imprenditore), Tehmina Arshakyan (Associazione Armeni di Calabria).

Questi gli argomenti trattati dai relatori rispettivamente nell’ordine: “Gli Armeni nell’Italia meridionali”, “Il genocidio”, “Il Nagorno- Karabakh (Artsakh) fra storia e politica”, “Una reliquia divina”. L’esodo degli Armeni dell’Artsakh”, “Lontani da casa”, “Gli Armeni in Calabria oggi”.

Di questi avvenimenti, di quanto intorno all’esodo della popolazione armena dal Nagorno-Karabakh è accaduto, di cosa aveva preceduto tale esodo e di cosa è accaduto dopo, della storia passata e recente di questo popolo e delle tracce della sua presenza nella storia tardo-antica della Calabria, se n’è discusso nel seminario.

Il Professore Marco Rovinello, docente di Storia Contemporanea, presso il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Unical, ci spiega le motivazioni del seminario: «L’iniziativa nasce dalla volontà dell’Università e del DISPeS di rispondere al desiderio espresso dal Meic di approfondire un tema importante della storia e della contemporaneità come quello relativo agli Armeni, e di farlo con gli strumenti propri del mondo scientifico e accademico».

«È per questo che si è scelto di organizzare un momento di riflessione e di studio su alcuni degli aspetti e dei momenti più importanti del passato e del presente del popolo armeno e delle aree più interessate dalle sue vicende.  Considerata la complessità delle questioni, si è deciso di adottare una prospettiva pluridisciplinare e di invitare a relazionare alcuni dei massimi esperti italiani del tema, facendo sì che questa giornata di studi diventasse anche una preziosa occasione di incontro e confronto fra la comunità scientifica e studentesca dell’Unical e studiosi noti. Insomma, un esempio credo virtuoso di come l’Università possa proficuamente aprirsi alla domanda di cultura del territorio e moltiplicare le occasioni di apprendimento per i suoi studenti, affrontando anche temi delicati in maniera il più possibile interdisciplinare, sempre rigorosamente scientifica e, spero, interessante e coinvolgente anche per i più giovani». (fb)

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“Erevan sta manovrando tra Usa, Ue e Putin, azeri al bivio tra pace e guerra” (Il Sussidiario 19.05.24)

C’è un accordo per il passaggio di quattro villaggi armeni all’Azerbaijan, ma i problemi tra Erevan e Baku non sono affatto risolti. E il nodo da sciogliere è ben più importante: agli azeri fa gola il corridoio di Meghri, in territorio armeno, fondamentale per i collegamenti con l’Asia. Un passaggio sul quale, proprio perché è una via che mette in comunicazione il Mediterraneo con la Cina, hanno messo gli occhi anche altri, come USA e Turchia. L’Azerbaijan ne rivendica il controllo anche se non ha altre ragioni oltre ai suoi interessi economici. Insomma, spiega Pietro Kuciukianattivista e saggista italiano di origine armena, console onorario dell’Armenia in Italia, i colloqui tra armeni e azeri proseguono, ma i diplomatici del presidente Aliyev trovano sempre qualche rivendicazione in più da mettere sul tavolo, facendo sospettare che alla fine la loro vera intenzione sia di rompere le trattative e passare alla guerra.

In tutto questo il premier armeno Pashinyan, mentre deve subire le contestazioni dell’opposizione in patria, cerca di trovare appoggi dal punto di vista internazionale, rivolgendosi alla UE, agli USA, ma anche alla Francia e all’India, con la quale ha stretto degli accordi nel campo della difesa. Recentemente ha avuto un colloquio, il cui contenuto è rimasto segreto, con Putin, anche se i rapporti con i russi ormai sembrano deteriorati.

Armenia e Azerbaijan hanno raggiunto un primo accordo sui confini, intesa che l’opposizione contesta a Pashinyan. A che punto è la situazione?

Ogni giorno le cose cambiano, è una situazione in evoluzione. Ad Alma Ata si sono incontrati il ministro degli Esteri armeno e quello azero per iniziare a mettere le basi di un trattato di pace. Nel frattempo, Pashinyan, consultando le carte dell’era sovietica, ha restituito all’Azerbaijan quattro villaggi che ai tempi erano azeri. Stranamente, però, non ha avanzato richieste su un territorio ex armeno molto più vasto che ora si trova in territorio azero. Ha ceduto i quattro villaggi come dimostrazione di buona volontà.

Le situazioni da chiarire tra i due Paesi, però, sono anche altre: su cosa si discute?

Nella stessa zona passa un’autostrada che conduce in Georgia e in Azerbaijan, destinata a finire sotto controllo azero. In più passano le pipeline che portano il gas dalla Russia. Tutti problemi per i quali si sta cercando una soluzione. Intanto l’esercito armeno si è ritirato da quei posti, dai punti doganali, e Pashinyan cerca di allacciare rapporti sempre più stretti con l’Europa, che sembra intenzionata a fornire sostegno. Con la Francia e con l’India sono stati stipulati degli accordi che riguardano la difesa, per inviare armamenti. Il primo ministro armeno ha anche appena avuto un incontro con Putin, del quale però non si hanno notizie.

L’Europa che tipo di sostegno ha promesso?

La promessa riguarda l’invio di denaro, ma anche la possibilità di garantire una forza di peacekeeping che agisca lungo il confine armeno. Restano comunque alcune questioni da risolvere con i russi. Uno dei punti più delicati da affrontare è quello della grossa base militare russa a Gyumri.

L’accordo per i villaggi, comunque, è già cosa fatta?

Sì, questo nonostante ogni giorno ci siano delle proteste che sono guidate da un sacerdote, Bagrat Galstanyan (ex arcivescovo della Chiesa apostolica armena in Canada, nda). Una protesta pacifica, ma un altro segnale che la situazione resta molto fluida.

I colloqui con gli azeri, però, continuano?

Proseguono, ma ogni volta che si raggiunge l’accordo su qualche punto, l’Azerbaijan fa una nuova richiesta. Insistono sempre sul corridoio di Meghri, tra il Nakhchivan e l’Azerbaijan, che vorrebbero controllare. Un territorio sul quale l’Armenia potrebbe anche concedere il passaggio a condizione che i punti di controllo doganale siano in mano armena. Gli azeri, invece, insistono per prenderselo.

C’è il sospetto, insomma, che Baku avanzi richieste pretestuose perché vuole andare alla guerra?

Purtroppo penso proprio di sì. Speriamo che non succeda, ma la sensazione è questa. Ora si sono mossi anche gli USA, perché una buona parte della diaspora armena nel mondo è finita lì. Ci sono diversi Paesi in cui c’è un movimento di sostegno agli armeni: in Francia, ma anche in Germania, nei luoghi dove c’è una comunità abbastanza consistente.

Il governo Pashinyan, al di là delle proteste, è abbastanza saldo?

Sì, anche perché non ci sono alternative oltre a quelle rappresentate dai vecchi presidenti, che sono stati anche coloro che hanno portato alla situazione attuale. Pashinyan ha un gran da fare, rappresenta l’unico governo democratico dalla Grecia alla Cina, non ce ne sono altri.

Gli USA possono aiutare militarmente l’Armenia?

No, credo siano disposti a mandare altri aiuti. E devono risolvere un problema geopolitico: pure a loro farebbe comodo il passaggio a Meghri, perché permetterebbe all’Occidente di creare un corridoio che dal Mediterraneo arriva fino in Cina. È un’area che fa gola a tutti, anche ai turchi.

Se si arrivasse a una guerra, tuttavia, l’Armenia avrebbe bisogno di un sostegno militare?

Sì, gli azeri sono ben armati e hanno al loro fianco anche la Turchia. Occorrerebbe una presenza un po’ più consistente dell’Occidente per salvaguardare l’unica democrazia dell’area. Ma sembra che in Europa e in tutto il mondo la democrazia sia in lento declino.

Tra l’altro nella stessa regione caucasica c’è un altro Paese in fibrillazione, la Georgia. La situazione creatasi dopo l’approvazione della legge considerata filorussa sugli agenti esterni può influire anche sull’Armenia?

La Georgia ha paura del vicino russo, con il quale è sempre stata in conflitto in relazione ai territori dell’Abkhazia e dell’Ossezia. Si sente minacciata e per questo cerca di ingraziarsi la Russia emanando una legge per cui le ONG che ricevono soldi per più del 20% dall’estero devono registrarsi come entità che perseguono gli interessi di una potenza straniera. Una legge che ha provocato grandi proteste perché i georgiani vogliono andare nella UE e queste norme “putiniane”, simili a quelle in vigore a Mosca, li porterebbero in un’altra direzione.

I russi che strategie hanno nell’area?

Credo che la strategia di Mosca non la conosca neanche Putin. Si muovono secondo le circostanze. La situazione in Georgia potrebbe influire anche sull’Armenia, sono nazioni vicine, anche se le relazioni tra i due Paesi non sono così limpide. Se anche la Georgia finisce sotto l’influenza dei russi, l’Armenia rimarrebbe l’unico Paese che cerca di staccarsene. In tutta l’area la situazione non è per niente stabile.

Ma come mai la Georgia, nonostante sia lontana geograficamente, vuole entrare in Europa?

La richiesta è di molti anni fa, quando l’Europa era al centro del mondo democratico. Adesso però la UE non ha molto da offrire, anche se i georgiani continuano a sperare in un’adesione. L’unico punto di riferimento nella zona è la Russia, che però fa i suoi interessi. L’Unione Europea, almeno sulla carta, dovrebbe avere a cuore la situazione di tutti i Paesi che ne fanno parte. Speriamo che la UE ricordi le origini del progetto europeo. Comunque quella della Georgia in Europa per il momento è solo una speranza, non ci sono prospettive concrete.

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Civitavecchia – Tutto esaurito per Verdone e l’Armenia (Assadakah 18.05.24)

Assadakah News – Grandissimo successo di pubblico a Civitavecchia all’incontro “Della mia dolce Armenia – Un poeta nel dramma dell’Armenia – Yeghishe Charents”, organizzato dall’Associazione Spazio Libero Blog nella sala della Fondazione Ca.Ri.Civ. Tantissime le persone che non sono riuscite a entrare per esaurimento posti, anche molto tempo prima dell’ora di inizio stabilita. L’occasione dell’incontro è stata la presentazione del libro “Yeghishe Charents – Vita inquieta di un poeta”, pubblicato dalla casa editrice Le Lettere e con la prefazione dell’attore, regista e sceneggiatore Carlo Verdone.

Erano ospiti d’onore dell’evento l’Ambasciatore della Repubblica d’Armenia in Italia Tsovinar Hambardzumyan, il notissimo cineasta Carlo Verdone e l’autrice del libro Letizia Leonardi. A moderare l’incontro era presente il docente Nicola Porro, omonimo del giornalista di Rete 4. Le letture sono state a cura del professore , con grande emozione, anche la poesia “Della mia dolce Armenia”, tradotta dal padre, noto critico letterario e cinematografico, nonché storico, Mario Verdone.

Dopo i saluti di prassi della rappresentante del Comune di Civitavecchia, della Presidente della Fondazione Ca.Ri.Civ e l’introduzione del moderatore Porro, ha preso la parola l’Ambasciatore Hambardzumyan che ha accennato al momento difficile che sta attraversando l’Armenia dopo il tragico epilogo della questione del Nagorno Karabakh e dei legami storici tra l’Armenia e l’Italia.

La giornalista e scrittrice Letizia Leonardi ha invece sottolineato come, in questo periodo di grandi conflitti, molte guerre più circoscritte rischiano di passare sotto silenzio e che i drammi del passato continuano anche nei giorni nostri, come ciò che è accaduto in Nagorno Karabak.

Ormai l’Armenia appare senza alcuna protezione: né dall’Occidente né dalla Russia e questo è molto pericoloso, visto che questa piccola Repubblica, primo Stato cristiano del mondo, è quasi tutta circondata da Paesi islamici che mal sopportano le minoranze, specie se cristiane. Intervallata da alcune emozionanti letture, recitate da Carlo Verdone ed Ettore Falzetti, Leonardi ha illustrato il suo libro.

La prima, e per ora unica biografia di Yeghishe Charents, uno dei più grandi scrittori dell’Armenia sovietica. Ha concluso l’intervento invitando tutti a visitare l’Armenia, terra ricca di bellezze naturalistiche e di storia. Emozionante anche la lettura della poesia “Della mia dolce Armenia” in lingua originale recitata da Teresa Mkhitaryan, una attivista umanitaria armena presente in sala e venuta addirittura dalla Svizzera per assistere all’incontro. Carlo Verdone ha catalizzato l’attenzione del pubblico raccontando i legami tra suo padre e l’Armenia.

Ha raccontato come mai suo padre ha, per la prima volta, tradotto le poesie di questo grande autore armeno. Ha spiegato anche la conoscenza di suo padre con il famosissimo regista armeno Sergej Parajanov e i riferimenti all’Italia presenti nella casa museo di Yerevan. Moltissime le domande del pubblico rimasto affascinato dai vari argomenti trattati.

Era in sala anche Kevork Orfalian, il figlio della diaspora armena che ha scritto la sua storia, insieme a Letizia Leonardi, nel libro “Il chicco acre della melagrana”, ripubblicato con il titolo “Destino Imperfetto”. Lui ha voluto leggere al pubblico le parole di William Saroyan sul genocidio del popolo armeno.

Il moderatore Porro ha concluso salutando tutti i relatori e, rivolto all’attore romano ha dichiarato, riprendendo il titolo di un suo film: “È stato un Sacco Bello… averti a Civitavecchia”

(Foto di Enrico Paravani)

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Musica: Parigi rende omaggio ad uno dei più grandi artisti d’oltralpe (Notizie.it 18.05.24)

La Francia e più precisamente Parigi, ha deciso di rendere omaggio ad uno dei più grandi artisti della storia Francese e non solo…

In un gesto di profondo rispetto e ammirazione, la città di Parigi ha deciso di rendere omaggio a Charles Aznavour, uno dei più grandi chansonnier della storia, ed ha deciso di farlo nel centenario della sua nascita.

Una targa commemorativa verrà scoperta al numero 22 di rue Navarin nel IX arrondissement, luogo simbolo dove l’artista visse con la sua famiglia dopo gli orrori della seconda guerra mondiale.

Musica: un vero tributo alla memoria di Aznavour

La cerimonia vedrà la partecipazione del sindaco Delphine Burkli e dell’ambasciatrice d’Armenia in Francia Hasmik Tolmajian, sottolineando l’importanza internazionale dell’evento.

Parigi rende omaggio a grande artista
Charles Aznavour non Lisa Minelli -Ansa- Notizie.com

Questo gesto non è solo un tributo alla memoria di Aznavour ma anche un riconoscimento del suo contributo alla cultura francese e armena. La sua capacità di rappresentare entrambe le culture con orgoglio e senza compromessi ha lasciato un segno indelebile nella storia della musica e oltre.

L’appartamento al 22 di rue Navarin non era solo una casa per Aznavour e la sua famiglia; era anche un rifugio per coloro che cercavano protezione durante i tempi bui della guerra. La famiglia Aznavour aprì le sue porte a due esponenti della Resistenza francese, Mélinée et Missak Manouchian, che sono stati recentemente onorati entrando nel Pantheon francese il 21 febbraio 2024. Questo atto coraggioso dimostra il profondo senso di solidarietà che guidava la vita dell’artista.

Charles Aznavour cantava “J’aime Paris au mois de mai” nel 1956, esprimendo il suo amore incondizionato per Parigi. Oggi, sessantotto anni dopo quella canzone emblematica, è proprio nel mese di maggio che Parigi decide di onorarlo. L’amore reciproco tra l’artista e questa città si manifesta attraverso questo tributo significativo che celebra sia il suo patrimonio culturale francese sia quello armeno.

Per la musica un’eredità senza tempo

La decisione di dedicare una targa commemorativa ad Aznavour testimonia l’impatto duraturo del suo lavoro sulla cultura mondiale. Le sue canzoni hanno toccato i cuori delle persone in tutto il mondo, trasmettendo messaggi universali d’amore, speranza e resistenza contro le avversità. La sua eredità continua a vivere non solo attraverso la sua musica ma anche attraverso atti simbolici come questo.

In conclusione, la dedica della targa commemorativa a Charles Aznavour da parte della città di Parigi è molto più che un semplice omaggio postumo; è una celebrazione vivente del legame indissolubile tra l’artista e questa città iconica. È anche un promemoria potente del ruolo cruciale degli artisti nella società – come portatori non solo d’intrattenimento ma anche d’aiuto umanitario ed empatia nei momenti più bui della nostra storia comune.

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Storie di Gente Ferita dall’Artsakh. Il Rimedio Potente contro Ogni Male. Teresa Mkhitaryan. (Stilum Curiae 17.05.24)

Carissimi StilumCuriali, offriamo alla vostra attenzione questo messaggio, scritto da un’amica armena, che si è recata a visitare i profughi armeni dell’Artsakh – Nagorno, cacciati dalla pulizia etnica azera. Buona lettura e condivisione.

§§§

Durante le vacanze, vado sempre in Armenia e in questi ultimi 3-4 anni, tutte le volte che vado, ho la sensazione che non tornerò più dall’Armenia. Ci sono costanti minacce di attacco turco. Si sa che succederà di sicuro, ma non sai il giorno e l’ora. E quando torno dall’Armenia (anche questa volta sono tornata ) e l’aereo decolla, ho una sensazione simile a quando lasci un bambino con 39 di febbre a casa, perché hai una cosa urgente da fare. Lo lasci con qualcuno, ma lo lasci.

In questi mesi abbiamo fatto una cosa molto bella. Ho proposto ai sacerdoti e ai diaconi delle nostre scuole domenicali (ormai siamo in 100 tra i maestri, sacerdoti e diaconi in tutta l’Armenia)

 

 

di chiedere ai nostri bambini in tutte le scuole domenicali di informarsi sui profughi dall’Artsakh, che vivono nelle loro vicinanza, vanno insieme a scuola, di scrivere i loro contatti e portarli al sacerdote.

Ho proposto  ai sacerdoti insieme con i bambini delle scuole domenicali  di portare a tutte queste famiglie dei bei regali.

All’inizio i sacerdoti e le maestre mi hanno detto che i bambini delle nostre scuole domenicali nei villaggi vengono maggiormente dalle famiglie povere. Quindi anche loro vorrebbero  avere dei regali.

Gli ho risposto:

  • Sono poveri, ma non hanno perso la Patria, casa, i cimiteri, il lavoro, tutto… E poi sono sicura, che se i bambini percepiscono questo enorme Bene nel fare felice il prossimo, saranno così felici e la felicità porterà via ogni invidia.  – Ho insistito io.

Ed è stato così. I bambini delle nostre scuole domenicali erano felicissimi di andare insieme con i sacerdoti nelle case dei profughi. Anche i loro genitori erano molto fieri.

A nord, sud, est, ovest centinaia di bambini con i sacerdoti bussavano alla porta della famiglia profuga, gli davano i regali e una cartolina con su scritto:

«Il Signore provvederà!

Nostra carissima famiglia dell’ Artsakh, veniamo per esprimervi il nostro amore, per tenervi per mano e per dire che non siete soli, perché il SIGNORE PROVVEDERÀ, e noi, confidando nel Signore, mano nella mano, cammineremo lungo questo cammino difficile insieme e raggiungeremo l’alba della speranza vittoriosa.

Sempre con voi e amandovi, la Fondazione Il Germoglio e i bambini  della scuola domenicale del villaggio…. ». 

Abbiamo pensato di regalare loro un set di igiene e anche vari detersivi, sapone, gel douche, dentifricio… Ho scelto le cose migliori come regali.  Poi i giochi di società- domino, Monopoli , scacchi etc.Le famiglie dell’Artsakh sono numerose, e i giochi li aiuteranno a passare le serate.

Sono molto felice che i bambini abbiamo sperimentato questa grande gioia di dare, di regalare la cosa più bella, la cosa che vorresti anche tu. Vedete nelle foto che allego qua sotto quanto sono felici.

 

Ho imparato in questi anni, molto difficili per l’Armenia, che in qualsiasi situazione, la più difficile inimmaginabile, c’è uno che ti cura l’anima, che non ti lascia cadere nella paura, nella disperazione, che non ti fa abbattere dal dolore, che ti ricupera con la Speranza, che il Male ha cercato di rubarti- è fare del bene gratuitamente, mettere il tempo, mezzi, l’attenzione, la passione per aiutare il prossimo.

Il fatto è che quando dai al tuo prossimo un bicchiere d’acqua perché ha sete e non vuoi niente in cambio, allora permetti al Signore di agire, di essere presente. Il Signore è sempre presente, quando c’è amore gratuito. Allora Lui con la Sua presenza ti cura l’anima da qualsiasi dolore e anche dà speranza alla persona che viene aiutata. Ho provato centinaia di volte questa Consolazione, il rimedio potente contro ogni male.

 

Da quando abbiamo perso (temporaneamente ) l’Artsakh, quasi tutti i giorni mi sono occupata dei profughi in tutto quello che avevano e hanno bisogno…. e questo mi ha aiutato a superare il dolore della perdita dell’Artsakh. Superare non è la parola giusta, ma un’altra non la trovo.

Lo dico sempre in Armenia, che la speranza di noi Cristiani non dipende dalle circostanze della vita, ma è nel Signore, che è al di sopra di tutte le circostanze.

E poi è successo il miracolo  con la nostra Maria. Una bravissima ragazza che andava in Artsakh alla scuola domenicale e adesso è scappata in Armenia e vive a 1km dalla frontiera con l’Azerbaijan, nel villaggio di Movses. Adesso lei va alla scuola domenicale di questo villaggio.

In aprile gli azeri hanno cominciato a bombardare il villaggio a mezzanotte e hanno continuato fino alle 4 del mattino. Miravano alla chiesa del villaggio. La nuova casa di Maria e della sua famiglia sta vicino alla chiesa. E hanno colpito la casa di Maria e la stanza proprio dove dormiva Maria, le finestre, la parete sono stati danneggiati.

Ma la cosa bella è che a Maria, che era nel suo letto, non è successo niente, ha continuato a dormire, non si è accorta. Solo al mattino ha visto che le finestre  della stanza non c’erano più.

Mi ricordo una volta ero in uno di questi villaggi, molto vicini alla frontiera. Eravamo nascosti con una famiglia dei contadini nella loro cantina, una grande stanza di cemento, con vari letti di metallo . Di notte turchi hanno cominciato a sparare con le mitragliatrici.  C’era questo rumore du-du-du-du u….. mi veniva mal di pancia dalla paura. Non riuscivo a non avere questo mal di pancia dalla paura… Guardavo in giro, tutti dormivano. Mi domandavo come facessero  a dormire…. E tutta la notte mi dicevo: ’Dormi, dormi , dormi…’.Volevo addormentarmi anche io, ma non riuscivo. Al mattino non sparavano più.

 

Invece la cosa ancora più bella che è successa, è proprio un Bene per sempre, è che 75 bambini della scuola domenicale del più distante villaggio, Khoznavar, circondato dai turchi da tutte le parti, sono stati battezzati. Era un evento grande per il villaggio, per la regione. I bambini erano radiosi, hanno messo il loro miglio vestito. Diversi genitori e anche fratellini più piccoli hanno anche loro voluto il battesimo. Sono arrivati i sacerdoti da diversi villaggi del sud per aiutare, 7-8 sacerdoti, il vescovo, dei diaconi.Ho preso a Echmiadzin delle croci d’argento per tutti i bambini e poi un asciugamano bianco per ognuno di loro.

Dopo il battesimo abbiamo fatto festa tutti insieme. Noi abbiamo preso la carne, invece le famiglie hanno portato qualcosa – pane, pomodori , formaggi.

È stato molto molto bello, quando il Signore è presente, tutti sono felici e si sentiva com’è forte la fratellanza.

E poi, avevo un’amico in Artsakh, si chiamava Gagik. Forse ve lo ricordate. Ci aiutava a cercare il cibo durante l’assedio dell’Artsakh. Mi aveva chiamato il 19 settembre 2023 , io ero in banca, non potevo parlare…

  • Se non è urgente- gli dissi- ti richiamo.
  • Non so se mi puoi richiamare, i turchi ci hanno attaccato. Vado a difendere la nostra terra, non so se torno più ….

Non è tornato più Gagik.

Ho trovato suo padre, si chiama Artur.

È un uomo che ha sofferto moltissimo.

I due figli gemelli sono stati uccisi, la moglie è morta … ho cominciato prendermi cura di di Artur. Ha un grande cuore.

Ho trovato una casa bella per lui, per il suo terzo figlio e la sua famiglia. Chiedo a tutti gli amici armeni che sono in giro per il mondo di dare le loro case alle famiglie dell’Artsakh, temporaneamente.

Per mesi abbiamo cercato il corpo di Gagik. Artur non riusciva proprio a trovare pace. Diceva che  non avrebbe potuto vivere senza aver seppellito il corpo di Gagik. Finalmente abbiamo trovato Gagik. A marzo è stato seppellito a Erablur, dove sono sepolti tutti i ragazzi che hanno dato la vita per la Patria.

  • Artur, sei battezzato ? – un giorno gli chiesi.
  • No.
  • Perché no? Sei un uomo che vive da Cristiano.
  • Perché i miei figli non erano battezzati e nemmeno mia moglie e ho pensato se mi battezzo dopo la morte non li incontrerò.- mi ha risposto lui.

Ho parlato con diversi sacerdoti e poi con Artur e gli ho proposto di battezzarsi con i 75 bambini e di chiedere la Misericordia Divina per i figli e anche per la moglie …

Dopo il battesimo ho chiesto Artur.

  • Cosa senti ?
  • Leggerezza, tanta leggerezza – ha risposto con un grande sorriso ..

Anche io sono molto felice per il mio amico Gagik che è in Cielo, aveva un cuore immenso, durante l’assedio dei turchi  quante volte non ha mangiato lui perché ha dato il suo agli altri e per Artur, l’insegnante di storia, che ha vissuto la vera storia ….

Un abbraccio forte

Grazie per l’amicizia,

Teresa

Korazym 

La Francia accusa l’Azerbaigian dei disordini in Nuova Caledonia (Renovatio21 17.05.24)

L’Azerbaigian ha avuto un ruolo nelle proteste contro la riforma costituzionale nel territorio francese d’oltremare della Nuova Caledonia, ha affermato il ministro degli Interni Gerald Darmanin.

La violenza è scoppiata all’inizio di questa settimana nel territorio francese del Pacifico, una delle poche aree ancora sotto il controllo di Parigi nell’era postcoloniale, provocando la morte di almeno cinque persone, tra cui due agenti di polizia.

A scatenare le proteste è stata la proposta dei parlamentari parigini di concedere il diritto di voto nella provincia ai residenti francesi che vivono in Nuova Caledonia da dieci anni.

L’iniziativa ha fatto temere che i voti degli indigeni Kanak, che costituiscono il 40% della popolazione dell’arcipelago, possano essere diluiti.

Giovedì, alla domanda se crede che l’Azerbaigian, la Cina o la Russia si stiano intromettendo negli affari della Nuova Caledonia, Darmanin ha puntato il dito contro la repubblica post-sovietica si trova a circa 14.000 km dalla Nuova Caledonia.

«Non è una fantasia, è una realtà», ha detto il ministro, aggiungendo che «alcuni separatisti caledoniani hanno stretto un accordo con l’Azerbaigian».

Il mese scorso, tuttavia, il Parlamento dell’Azerbaigian e il congresso della Nuova Caledonia hanno firmato un memorandum di cooperazione in cui Baku riconosceva il diritto all’autodeterminazione della popolazione locale.

In seguito agli eventi, il Darmanin ha accusato l’Azerbaigian di sostenere il separatismo sul suo territorio e ha suggerito che Baku stesse sfruttando le tensioni nella regione per rispondere alla “difesa francese degli armeni” che, secondo lui, sono stati «massacrati» dagli azeri.

Baku ha negato con veemenza le accuse di incoraggiamento al separatismo in Nuova Caledonia, sostenendo che tutte le insinuazioni sull’interferenza dell’Azerbaigian sono infondate.

Ad aprile, il portavoce del ministero degli Esteri azerbaigiano Aykhan Hajizada ha respinto le accuse di pulizia etnica tra gli armeni, dicendo a Darmanin che «non dovrebbe dimenticare che come parte della politica coloniale… [la Francia] ha commesso crimini contro l’umanità nei confronti delle popolazioni locali e ha brutalmente ha ucciso milioni di persone innocenti».

Le relazioni tra Francia e Azerbaigian sono in crisi del Nagorno-Karabakh dello scorso 2023, quando l’occupazione azera fu condannata da Parigi. Baku occupò la regione a maggioranza armena, staccatasi dall’Azerbaigian durante il tramonto dell’Unione Sovietica, innescando un esodo di massa di rifugiati dalla zona: nella totale indifferenza del mondo, i cristiani armeni sfollati sarebbero almeno 120 mila, con testimonianze di indicibili atrocità.

Come riportato da Renovatio 21, l’Azerbaigian negli scorsi mesi è arrivato a dichiarare che la Francia è responsabile di ogni nuovo conflitto con l’Armenia.

Tra scontri con morti, le tensioni tra Erevan e Baku stanno continuando anche ora, tracimando anche nella politica interna armena. L’Armenia, sostanzialmente, avrebbe pagato il fatto di aver lasciato il blocco guidato da Mosca – della cui alleanza militare è parte – per avvicinarsi agli USA, che tuttavia non hanno fatto nulla per contenere Baku, appoggiata apertamente da un alleato importante di Washington, la Turchia.

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Bruxelles accoglie con favore i progressi tra Armenia e Azerbaigian (Ansa 17.05.24)

BRUXELLES – “L’Ue accoglie con favore i progressi compiuti nel quadro del processo di delimitazione dei confini tra Armenia e Azerbaigian, sulla base dell’accordo di Almaty del 1991, e in particolare il protocollo firmato durante la nona riunione delle commissioni di confine di Armenia e Azerbaigian mercoledì 15 maggio, che ha portato a un accordo su diverse sezioni del confine”.

“L’Ue incoraggia le parti a compiere ulteriori passi decisivi per affrontare altre questioni bilaterali in sospeso e rimane impegnata a sostenere gli sforzi volti a portare una pace sostenibile e duratura nella regione del Caucaso meridionale”.

Le credenziali del nuovo ambasciatore di Armenia (Osservatore Romano 17.05.24)

Nella mattina di oggi, venerdì 17 maggio, Papa Francesco ha ricevuto in udienza Sua Eccellenza il Signor Boris Sahakyan, nuovo ambasciatore di Armenia, in occasione della presentazione delle lettere con cui viene accreditato presso la Santa Sede.

Il rappresentante diplomatico è nato il 19 dicembre 1971 a Yerevan. È sposato e ha due figli. Si è laureato in Ingegneria all’Università Statale degli Studi di Ingegneria (Politecnico) d’Armenia (1993) e ha seguito i corsi di formazione dell’Organization for the Prohibition of Chemical Weapons nei Paesi Bassi (2000), del George C. Marshall European Center for Security Studies in Germania (2001) e l’U Disarment Scholarship Program (2007). Ha ricoperto i seguenti incarichi: attaché presso la divisione Verifica, dipartimento per il Controllo degli armamenti e della sicurezza del ministero degli Affari esteri (1998-2001); terzo segretario della divisione Controllo degli armamenti convenzionali, dipartimento per il Controllo degli armamenti e della sicurezza internazionale del ministero degli Affari esteri (2001-2003); secondo segretario dell’ambasciata in Austria e della missione permanente presso l’O SCE , l’Ufficio delle Nazioni Unite e altre Organizzazioni Internazionali a Vienna (2003-2006); primo segretario della divisione per la Cooperazione politica-militare, dipartimento per il Controllo degli armamenti e la sicurezza internazionale del ministero degli Affari esteri (2006-2007); capo della divisione per la Cooperazione politica-militare, dipartimento per il Controllo degli armamenti e la sicurezza internazionale del ministero degli Affari esteri (2007-2010); primo segretario dell’ambasciata in Italia (2011-2011); consigliere dell’ambasciata in Italia (2011-2014); consigliere del segretariato del Personale del ministero degli Affari esteri (2014-2017); inviato speciale e ministro plenipotenziario dell’ambasciata presso la Federazione Russa (2017-2021); consigliere del segretariato del ministero degli Affari esteri (2021); segretario generale del ministero degli Affari esteri (2021-2024).

A Sua Eccellenza il Signor Boris Sahakyan, nuovo ambasciatore di Armenia presso la Santa Sede, nel momento in cui si accinge a ricoprire il suo alto incarico, giungano le felicitazioni del nostro giornale.

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