Dura condanna dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa per l’Azerbajgian (Korazym 25.01.24)

[Korazym.org/Blog dell’Editore, 25.01.2024 – Vik van Brantegem] – Ieri 24 gennaio 2023, all’inzio della sessione plenaria invernale 2024 dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa, sono state contestate le credenziali della delegazione dell’Azerbajgian. Frank Schwabe, che guida la delegazione tedesca presso l’APCE, ha proposto di negare le credenziali della delegazione azera per una serie di motivi, tra cui lo sfollamento forzata di tutti gli Armeni dall’Artsakh. L’APCE ha votato, con 76 voti favorevoli (inclusi tutti gli Italiani presenti), 10 contrari (nove dei Turchi e di un Albanese) e 4 astensioni, di non ratificare le credenziali della delegazione parlamentare dell’Azerbajgian, citando il mancato rispetto di “importanti impegni” dopo 20 anni nel Consiglio d’Europa e un numero di esempio di “mancanza di cooperazione” [QUI]. Con questa risoluzione dell’APCE, la delegazione azera è stata sospeso per almeno un anno e potrà rientrare solo se adempie ai suoi obblighi normativi. Rappresenta un duro atto d’accusa e una severa sanzione per l’Azerbajgian, che segna l’inizio dell’isolamento dell’autocrate Ilham Aliyev e del suo regime in Europa.

Questo duro colpo politico per il regime autocratico di Aliyev arriva dopo che nei giorni scorsi da Baku erano state lanciate delle virulenti dichiarazioni ostili verso le istituzioni europee. Alcuni giorni fa il Parlamento Europeo aveva comunicato che non invierà osservatori per monitorare il processo elettorale (farlocco, visto che il risultato è già deciso) per le presidenziali in Azerbajgian previste il prossimo 7 febbraio e di conseguenza non commenterà né il processo né i risultati che saranno annunciati successivamente. Nessun singolo membro del Parlamento Europeo è stato autorizzato a osservare o commentare questo processo elettorale a suo nome. Pertanto, «se un membro del Parlamento Europeo decidesse di commentare queste elezioni, lo farebbe di propria iniziativa e non dovrebbe, in nessun caso, rappresentare o impegnare il Parlamento Europeo con dichiarazioni o azioni». In parole semplici: la credibilità dell’autocrate della Repubblica di Baku, Ilham Aliyev sta a zero.

Oggi è arrivata anche la notizia che la detenzione “preventiva” dell’ex Ministro di Stato della Repubblica di Artsakh, Ruben Vardanyan, è stata prorogata di altri 4 mesi. Stessa sorte toccherà a breve alle altre autorità politiche armene della Repubblica di Artsakh, illegalmente detenute dal regime autocratico di Ilham Aliyev a Baku.

Alcuni giorni fa, l’ex Ministro dello Sviluppo Urbano della Repubblica di Artsakh, Aram Sargsyan, è stato nominato nuovo Ministro di Stato della Repubblica di Artsakh, in sostituzione di Artur Harutyunyan, che ricopriva la carica di Ministro di Stato dal 18 settembre 2023, il giorno prima dell’aggressione terroristica dell’Azerbajgian il 19 e 20 settembre 2023, al seguito del quale è stata occupata la Repubblica di Artsakh ed è stata sfollata con la forza in Armenia l’intera popolazione.

I media statali azeri hanno riferito ieri, che «in segno di protesta contro i doppi standard», la delegazione azera all’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa si è allontanata dall’aula, dopo aver rilasciato una dichiarazione (che riportiamo di seguito) nel classico stile azero arrogante e menzognero, come il bue che dice cornuto dell’asino, concludendo: «Di fronte all’attuale insopportabile atmosfera di razzismo, azerbajgianofobia e islamofobia nell’APCE, la delegazione dell’Azerbajgian decide di cessare il suo impegno e la sua presenza all’APCE fino a nuovo avviso».

Nella risoluzione adottata ieri (che riportiamo di seguito), l’APCE fa riferimento alla risoluzione del giugno 2023 “Garantire l’accesso libero e sicuro al Corridoio di Lachin” in cui ha confermato la mancanza del traffico libero e sicuro attraverso il Corridoio di Lachin. L’APCE era scioccata dal fatto che la leadership dell’Azerbajgian non aveva riconosciuto le gravi conseguenze umanitarie e sui diritti umani della situazione che durava da dieci mesi. L’APCE si rammaricava profondamente che il relatore dell’Assemblea sulla questione del Corridoio di Lachin non abbia avuto l’opportunità di una visita nel quadro della missione conoscitiva.

L’APCE menziona anche la risoluzione “Situazione umanitaria nel Nagorno-Karabakh” adottata nell’ottobre 2023. In tale risoluzione, aveva condannato le operazioni militari dell’Azerbajgian del 19-20 settembre 2023, che hanno portato allo sfollamento forzato dell’intera popolazione armena del Nagorno-Karabakh in Armenia, sollevando sospetti di pulizia etnica.

Infine, l’APCE sottolineava che in assenza di un cambiamento nella situazione relativa al mancato adempimento da parte dell’Azerbajgian dei suoi obblighi statutari, a gennaio avrebbe ratificherà i credenziali della delegazione dell’Azerbajgian.

L’APCE rileva che più di 20 anni dopo l’adesione al Consiglio d’Europa, l’Azerbajgian non ha adempiuto ai principali obblighi derivanti dall’adesione.

Vi sono serie preoccupazioni circa la capacità di tenere elezioni libere ed eque in Azerbajgian, la separazione dei poteri, la debolezza del potere legislativo rispetto all’esecutivo, l’indipendenza della magistratura e la tutela dei diritti umani. L’APCE si rammarica profondamente di non essere stata invitata a monitorare le prossime elezioni presidenziali, sebbene l’Azerbajgian abbia l’obbligo di inviare l’invito in quanto Paese soggetto a monitoraggio. L’APCE è inoltre preoccupata per il fatto che ai correlatori del Comitato di sorveglianza non è stato consentito incontrare persone accusate o arrestate per motivi politici.

Il voto dell’APCE che nega la ratifica dei credenziali della Delegazione azera è una sanzione che segna l’inizio dell’isolamento dell’Azerbajgian nelle strutture occidentali. L’Occidente ha da tempo avvertito l’Azerbajgian che potrebbe essere punito per il suo comportamento aggressivo, ma il regime autocratico di Ilham Aliyev ha continuato a minacciare azioni militari contro l’Armenia e ha occupato l’Artsakh armeno. L’Azerbajgian ha dimostrato un comportamento anti-civiltà, occupando il territorio della Repubblica di Artsakh e sfrattando con la forza la sua popolazione armena. Il Presidente dell’Azerbajgian aveva assicurato i leader occidentali che non avrebbe usato la forza contro il’Artsakh, ma non ha mantenuto la promessa. Inoltre, oggi l’Azerbajgian rifiuta i formati negoziali dell’Occidente, non volendo partecipare ai negoziati a Brussel e a Washington.

Ricordiamo che il Presidente dell’Azerbajgian in una recente intervista con le televisioni statali azeri [QUI] ha ribadito le sue richieste territoriali verso l’Armenia. Inoltre, Aliyev ha ammesso di aver occupato le alture del territorio armeno nel 2021 e nel 2022 e che non le restituirà.

Recentemente, l’Alto Rappresentante dell’Unione Europea per le Relazioni Estere e gli Affari di Sicurezza, Josep Borrell, ha annunciato che l’Unione Europea è preoccupata per le dichiarazioni del Presidente dell’Azerbajgian in riferimento alle richieste territoriali azeri verso l’Armenia. “Qualsiasi violazione dell’integrità territoriale dell’Armenia sarà inaccettabile e avrà gravi conseguenze per le nostre relazioni con l’Azerbajgian”, ha affermato. È molto importante che l’Unione Europea sia pienamente consapevole che l’obiettivo dell’Azerbajgian non è stabilire la pace con l’Armenia ma mantenere l’incertezza in modo che Baku possa trovare falsi pretesti per futuri attacchi militari.

Il processo di isolamento di Baku in Occidente continuerà e gli Stati Uniti adotteranno delle misure severe. Se Ilham Aliyev alla fine si rifiutasse di andare a Washington e negoziare con l’Armenia, gli Stati Uniti potrebbero iniziare ad applicare sanzioni, che nella fase iniziale non saranno distruttivi per l’Azerbajgian, in modo che Aliyev abbia la possibilità di tornare a Washington. Tuttavia, il proseguimento di Baku in direzione distruttiva provocheranno sanzioni progressivamente più severe.

Nel contempo, gli USA, l’Unione Europea, Francia e Germania rafforzeranno la cooperazione con l’Armenia in ambito di sicurezza, militare, politica, economica, energetica e investimenti.

Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa
Contestazione, sul piano sostanziale, delle credenziali non ancora ratificate della Delegazione parlamentare dell’Azerbaigian e Risoluzione di sospensione
24 gennaio 2024
(Traduzione italiana dall’inglese a cura dell’Iniziativa italiana per l’Artsakh)

«Dibattito dell’Assemblea del 24 gennaio 2024 (4ª seduta) (vedi Doc. 15898 , rapporto del Comitato per il rispetto degli obblighi e degli impegni degli Stati membri del Consiglio d’Europa (Comitato di monitoraggio), relatore: Sig. Mogens Jensen); e Doc. 15899, parere della Commissione per il regolamento, le immunità e gli affari istituzionali, relatrice: Ingjerd Schie Schou). Testo adottato dall’Assemblea il 24 gennaio 2024 (4ª seduta).
1. L’Assemblea Parlamentare ricorda che, aderendo al Consiglio d’Europa il 25 gennaio 2001, la Repubblica di Azerbajgian ha accettato di onorare diversi impegni specifici elencati nel Parere 222 (2000) dell’Assemblea, nonché gli obblighi che incombono a tutti gli Stati membri ai sensi Articolo 3 dello Statuto del Consiglio d’Europa (STE n° 1): rispetto dei principi della democrazia pluralista e dello stato di diritto, nonché rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali di tutte le persone poste sotto la sua giurisdizione.
2. L’Assemblea deplora che, a più di 20 anni dall’adesione al Consiglio d’Europa, l’Azerbajgian non abbia rispettato gli importanti impegni che ne derivano. Permangono gravi preoccupazioni circa la sua capacità di condurre elezioni libere ed eque, la separazione dei poteri, la debolezza del suo corpo legislativo rispetto all’esecutivo, l’indipendenza della magistratura e il rispetto dei diritti umani, come illustrato da numerose sentenze di la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo e i pareri della Commissione Europea per la Democrazia attraverso il Diritto (Commissione di Venezia).
3. In questo contesto, l’Assemblea ricorda la sua Risoluzione 2184 (2017) “Il funzionamento delle istituzioni democratiche in Azerbajgian”, Risoluzione 2185 (2017) “La Presidenza dell’Azerbajgian del Consiglio d’Europa: quale seguito al rispetto dei diritti umani?”, Risoluzione 2279 (2019) “Lavande a gettoni: rispondere alle nuove sfide nella lotta internazionale contro la criminalità organizzata, la corruzione e il riciclaggio di denaro”, Risoluzione 2322 (2020) “Casi denunciati di prigionieri politici in Azerbajgian”, Risoluzione 2362 (2021) “Restrizioni sulle Attività delle ONG negli Stati membri del Consiglio d’Europa”, Risoluzione 2418 (2022) “Presunte violazioni dei diritti delle persone LGBTI nel Caucaso meridionale”, Risoluzione 2494 (2023) “Attuazione delle sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo, Risoluzione 2509 ( 2023) “La repressione transnazionale come minaccia crescente allo stato di diritto e ai diritti umani” e la risoluzione 2513 (2023) “Pegasus e simili spyware e sorveglianza segreta dello stato”. Rileva inoltre con preoccupazione che, secondo la Piattaforma del Consiglio d’Europa per promuovere la protezione del giornalismo e la sicurezza dei giornalisti, almeno 18 giornalisti e operatori dei media sono attualmente in detenzione.
4. Per quanto riguarda la situazione nel Nagorno-Karabakh, l’Assemblea ha constatato l’assenza di un accesso libero e sicuro attraverso il Corridoio di Lachin nella sua Risoluzione 2508 (2023) “Garantire un accesso libero e sicuro attraverso il Corridoio di Lachin” ed è rimasta colpita dal fatto che La leadership dell’Azerbajgian non ha riconosciuto le gravi conseguenze umanitarie e sui diritti umani derivanti da quella situazione, durata quasi dieci mesi. Inoltre, nella Risoluzione 2517 (2023) e nella Raccomandazione 2260 (2023) “La situazione umanitaria nel Nagorno-Karabakh”, l’Assemblea ha condannato l’operazione militare dell’esercito azero del settembre 2023, che ha portato alla fuga dell’intera popolazione armena del Nagorno-Karabakh. Karabakh all’Armenia e alle accuse di “pulizia etnica”. L’Assemblea ricorda che nella Risoluzione 2517 (2023) non ha escluso di contestare le credenziali della delegazione azera nella sua prima tornata del 2024.
5. L’Assemblea rileva inoltre che il 5 dicembre 2023 il Comitato per il rispetto degli obblighi e degli impegni da parte degli Stati membri del Consiglio d’Europa (Comitato di monitoraggio) ha adottato un rapporto sul rispetto degli obblighi e degli impegni da parte dell’Azerbajgian e che tale rapporto sarà esaminato dall’Assemblea dopo le elezioni presidenziali anticipate in Azerbajgian, previste per il 7 febbraio 2024 e indette il 7 dicembre 2023, poco dopo l’adozione del suddetto rapporto.
6. Ricordando la sua Risoluzione 2322 (2020) “Casi denunciati di prigionieri politici in Azerbajgian”, l’Assemblea è anche preoccupata per il fatto che ai relatori del Comitato di Monitoraggio non è stato consentito incontrare persone detenute con accuse presumibilmente motivate politicamente. Inoltre, l’Assemblea si rammarica fortemente di non essere stata invitata ad osservare le prossime elezioni presidenziali, nonostante l’obbligo dell’Azerbajgian di inviare tale invito poiché il paese è sotto procedura di monitoraggio. L’Assemblea considera questi rifiuti come esempi di “mancanza di cooperazione nella procedura di monitoraggio dell’Assemblea” ai sensi dell’articolo 8.2.b del Regolamento interno dell’Assemblea. Inoltre, condanna la mancanza di cooperazione della delegazione azera con il relatore della Commissione per gli affari giuridici e i diritti umani su “Minacce alla vita e alla sicurezza dei giornalisti e dei difensori dei diritti umani in Azerbajgian”, al quale è stato rifiutato di visitare il paese per tre volte. Deplora profondamente anche che il relatore del Comitato sulla migrazione, i rifugiati e gli sfollati su “Garantire un accesso libero e sicuro attraverso il Corridoio di Lachin” non sia stato invitato in Azerbajgian durante la sua visita conoscitiva nella regione e non abbia quindi potuto recarsi in il Corridoio di Lachin.
7. Pertanto, l’Assemblea decide di non ratificare le credenziali della delegazione dell’Azerbajgian. La delegazione può riprendere le sue attività in Assemblea quando sono soddisfatte le condizioni previste dal Regolamento».

Delegazione dell’Azerbajgian all’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa
Dichiarazione
24 gennaio 2024
(Nostra traduzione italiana dall’inglese)

«La Repubblica di Azerbajgian è una nazione orgogliosa, indipendente, sovrana, democratica e multiculturale. La democrazia è la nostra scelta consapevole e abbiamo fatto enormi progressi nel sostenere i diritti umani e lo Stato di diritto in Azerbajgian da quando abbiamo ottenuto la nostra indipendenza nel 1991.
L’obiettivo principale dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa (APCE) è quello di fornire una piattaforma per il dialogo tra parlamentari di diversi Paesi, basata sul rispetto reciproco e su un piano di parità.
Quando l’Azerbajgian ha aderito al Consiglio d’Europa nel 2001, è stato con la speranza e l’aspettativa genuina che questa organizzazione, progettata per difendere i diritti umani e lo stato di diritto, avrebbe aiutato l’Azerbajgian a ripristinare i diritti di centinaia di migliaia di Azeri violati di conseguenza. dell’aggressione militare e dell’occupazione di una parte dei suoi territori riconosciuti a livello internazionale da parte dell’Armenia e, di conseguenza, la giustizia sarebbe servita per raggiungere una pace duratura nella regione.
Per 19 anni, dal 2001 al 2020, l’APCE non è riuscita a ritenere lo stato aggressore Armenia responsabile delle sue azioni in contraddizione con i valori e i principi fondamentali del Consiglio d’Europa. Riguarda in particolare il palese disprezzo dei diritti umani dei rifugiati e degli sfollati interni Azeri sottoposti a pulizia etnica.
Dopo la storica vittoria dell’Azerbajgian sull’aggressione, l’occupazione e il violento separatismo, e il ripristino della sua integrità territoriale e sovranità, ci troviamo di fronte ad una campagna diffamatoria orchestrata per denigrare l’Azerbajgian e gettare ombra sui suoi successi nel ripristinare la giustizia negata per così tanto tempo al popolo dell’Azerbajgian. Nei quasi 20 anni in cui la delegazione azera ha sollevato le gravi conseguenze dell’occupazione armena, ci è stato detto che l’APCE non è il formato giusto per discutere le questioni legate al conflitto. Ma ora la stessa APCE e gli stessi parlamentari dicono esattamente il contrario e non perdono occasione per attaccare l’Azerbajgian. L’interpretazione selettiva del diritto internazionale e il diverso trattamento delle questioni relative all’integrità territoriale e alla sovranità degli Stati dimostrano la natura cinica e ipocrita degli autori di questa vergognosa proposta.
Sfortunatamente, l’APCE viene utilizzato come piattaforma per prendere di mira alcuni Stati membri. I principi fondamentali dell’APCE vengono sfruttati da alcuni gruppi prevenuti per promuovere i propri ristretti interessi. Corruzione politica, discriminazione, odio etnico e religioso, doppi standard, arroganza e sciovinismo sono diventati pratiche prevalenti nell’APCE.
Consideriamo l’iniziativa di mettere in discussione le credenziali della delegazione dell’Azerbajgian presso l’APCE come parte di questa feroce campagna. Consideriamo inoltre questa iniziativa come un tentativo deliberato e inaccettabile di interferire indebitamente con il processo elettorale in corso in Azerbajgian e un vivido esempio di azioni insidiose volte a minare il funzionamento delle istituzioni democratiche nel nostro Paese. Il proposto rifiuto di ratificare le credenziali della nostra delegazione costituirà un duro colpo per la credibilità e l’imparzialità del Consiglio d’Europa nel suo insieme, e la responsabilità delle sue conseguenze gravi e irreversibili ricadrà interamente sui suoi promotori.
Nessuno al mondo, compresi coloro che sono seduti in questa sala, può parlare con l’Azerbajgian nel linguaggio della minaccia e del ricatto. Mai prima nella storia dell’APCE, questa organizzazione si è comportata in modo così vergognoso.
Di fronte all’attuale insopportabile atmosfera di razzismo, azerbajgianofobia e islamofobia nell’APCE, la delegazione dell’Azerbajgian decide di cessare il suo impegno e la sua presenza all’APCE fino a nuovo avviso».

Postscriptum

Un’osservazione, tra le tante altre che potrebbero essere fatto su queste accumulo di falsità. Qui si tratta di una questione tra l’Azerbajgian e il Consiglio d’Europa, con cui non c’entra l’Armenia. Significativo è, che nessuno dei parlamentari Armeni sia intervenuto nel dibattito e che peraltro l’Armenia non viene neanche menzionata, quando si parla dei “promotori”.

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Destino armeno (RAinews 25.01.24)

La tragedia del genocidio e dell’esilio degli armeni raccontata dalla scrittrice, attrice ed operatrice umanitaria Laura Ephrikian

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Astronomer Gin, il gin che arriva dall’Armenia (Bargiornale 25.01.24)

Nasce da tre anni di ricerche e dalla creatività del bartender Eric Adinaev, che ha costruito anche l’alambicco, questo gin contemporaneo, fatto con 21 botaniche tra le quali il succo di melograno, simbolo del Paese

Il melograno è uno dei simboli dell’Armenia, un Paese la cui cristianità risale all’antichità e lega questo frutto alla fertilità, all’amore e alla prosperità. Poteva quindi uno dei più complessi e interessanti gin armeni non partire proprio da questo frutto e dal suo succo, per costruire la propria identità? La storia di Astronomer Gin è tanto affascinante quanto complesso e articolato è stato il processo che ne ha portato all’ideazione e quindi alla successiva produzione.

Il deus ex machina di questo prodotto è il russo Eric Adinaev, nome noto nel mondo della miscelazione internazionale per essere uno dei fondatori e bartender del Mitzva Bar di Mosca, entrato per un certo periodo anche nella classifica dei World 50Best Bars.

Basse temperature per aromi più eleganti e delicati

Contrariamente a quanto accade oggi, dove la maggior parte delle nuove produzioni acquistano i migliori alambicchi sul mercato a seconda delle proprie esigenze qualitative e quantitative, in questo caso è stato Adinaev stesso a costruirlo. Maestro distillatore e tecnico in materia, Adinaev ha agito in modo tale da poter avere il massimo controllo in ogni fase di creazione del prodotto. Il sistema messo a punto è unico nel suo genere e sfrutta il principio del sottovuoto per lavorare a basse temperature, che consentono una resa qualitativamente migliore e uno spettro di profumi e aromi decisamente più eleganti e delicati.

Dopo un’indecisione iniziale, la proprietà ha scelto di attivare la produzione in Armenia anziché in Russia, per via delle condizioni oggi più tranquille e favorevoli verso nuovi business e start up. La Science and Spirits – la compagnia con base armena che possiede l’etichetta – nasce con un istinto innovativo e contemporaneo verso la produzione di nuovi distillati, liquori e progetti connessi al mondo beverage. «Abbiamo voluto instaurare sin da subito sinergie con professionisti di altri settori – dai biologi agli ingegneri, a chi fa softwarescienziatibotaniciartisti – per poter lavorare in modo sostenibile, al passo con i tempi, flessibile e trasparente. Speriamo che il nostro metodo e la nostra attitudine servano come fonte di ispirazione verso un’industria di produzione del futuro sempre migliore e sempre più consapevole» ci racconta il team di Astronomer.

Una ricetta frutto di tre anni di ricerche

Per arrivare al primo imbottigliamento di Astronomer Gin ci sono voluti oltre tre anni di lavoro e più di trentanove test (batch) diversi. Il processo parte dal succo di melograno spremuto a freddounito a un alcool puro di grano. Questa prima miscela viene fatta riposare per una settimana e poi filtrata. A questo punto le ventuno botaniche selezionate vengono fatte macerare nella miscela di base per circa sette giorni. Oltre alle classiche come cardamomo, ginepro, coriandolo o angelica, ci sono sentori particolarmente più aromatici come petali di rosalavandasambucocamomillanoce moscata, il pepe andalimanocassiaribes nerocardamomo tailandese o scorze di mandarinidi pompelmi e le radici di giaggiolo.

Un ricco profilo aromatico

Prima dell’imbottigliamento, il distillato viene diluito con acqua e messo in vendita a una gradazione alcolica non poi così bassa (47% vol) rispetto alla media sul mercato, ma adatta a esaltarne al massimo il profilo aromaticoL’aftertaste di Astronomer Gin è particolarmente lungo, secco, pulito, a riprova della grande attenzione e della cura mantenuti nel corso di tutta la fase di produzione.

Per realizzare la grafica esterna è stata coinvolta un’artista di fama internazionale quale Lisa Smirnova, disegnatrice e ricamatrice. I motivi che ritroviamo sulle varie facce della bottiglia provengono da una serie di ricami che sono stati successivamente digitalizzati e trasformati in una grafica riproducibile su vetro.

Un gin che porta nello spazio e fa vedere il mondo da un’altra prospettiva. Un prodotto contemporaneosfidante per chi lo approccia nell’ottica di una mixability contemporanea, ma decisamente diverso dai suoi simili e destinato a farsi riconoscere con stile e originalità all’interno di tante bottigliere.

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Musica sacra e popolare a Bruxelles: il circolo Trentino incontra le ricercatrici/artiste Sara Maino e Caterina Rosolino (Aise 25.01.24)

Dall’Armenia all’Argentina passando per Bruxelles: due avventure, due viaggi che sono stati narrati da Sara Maino Caterina Rosolino, due ricercatrici-artiste andate alla ricerca della musica sacra e popolare. Saranno loro le protagoniste del dialogo immersivo a 360 gradi organizzato dal Circolo Trentino di Bruxelles per il prossimo lunedì 29 gennaio presso la Librebook della capitale belga.
L’evento è realizzato nel contesto della “Semaine du Son” di Bruxelles.
Tramite frammenti sonori e la presentazione del libro “Quaderno armeno” pubblicato da Nous Editrice, Sara Maino farà viaggiare il pubblico attraverso l’atmosfera e le strade dell’Armenia.
Caterina Rosolino, invece, farà volare gli astanti in Argentina con il racconto e la visione di performance teatrali e storie legate alla murga, il carnevale locale.
Alla serata prenderà parte anche il Circolo Trentino in Argentina, più precisamente delle zone di Buenos Aires, Entre Ríos, La Pampa e Rosario. (aise) 

In risposta alla nota dell’Ambasciatore S.E Sig. Ilgar Mukhtarov inviata ad Alleanza Cattolica (Alleanza Cattolica 24.01.24)

Armenia: inaugurata la nuova sede del Consolato Onorario d’Italia a Gyumri (Aise 24.01.24)

JEREVAN\ aise\ – Il 19 gennaio scorso l’ambasciatore d’Italia in Armenia, Alfonso Di Riso, si è recato a Gyumri per l’inaugurazione della nuova sede del Consolato Onorario d’Italia. L’evento è iniziato con i discorsi dell’ambasciatore e del nuovo console onorario d’Italia a Gyumri, Massimiliano Floriani. Con loro è intervenuta anche la vice governatore della Regione di Shirak, Anna Martikyan. Presenti la vice sindaco di Gyumri, Lusine Sanoyan, e alcuni esponenti del mondo accademico e culturale della Regione di Shirak.
In serata, presso la sala concerti del Centro Tecnologico di Gyumri, ha avuto luogo il concerto del “Gran Duo Italiano”, composto da Mauro Tortorelli al gran violino a 5 corde e Angela Meluso al pianoforte. Al concerto, organizzato dall’Ambasciata d’Italia, erano presenti rappresentanti delle autorità locali e del mondo della cultura.
Il giorno dopo, sabato 20 gennaio, i Maestri Mauro Tortorelli e Angela Meluso hanno tenuto una lezione magistrale per gli studenti della Filiale di Gyumri del Conservatorio Statale “Komitas” di Jerevan. (aise)

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Armenia: a San Marino, venerdì 26 gennaio, incontro sulla “grave situazione” delle 120mila persone “scacciate” dall’Artsakh (SIR 24.01.24)

i terrà venerdì 26 gennaio alle ore 20.45 a Domagnano (San Marino) un incontro sulla “grave situazione armena”. Prenderanno la parola il giornalista Renato Farina, che si è occupato spesso di questa regione, e Teresa Mkhtaryan, responsabile armena di una serie di progetti portati avanti dall’Associazione “Il Germoglio” per aiutare questo popolo martoriato. “La nostra comunità ‘Il Germoglio’ realizza progetti in Armenia volti a migliorare la vita delle persone”, spiega in una nota Teresa Mkhtaryan. “L’idea della nostra comunità è semplice: ognuno di noi dovrebbe fare ciò che dipende da essa. Non cercare i colpevoli, non incolpare nessuno, non discutere di ciò che gli altri dovrebbero fare, ma semplicemente cambiando te stesso e cambiando il mondo intorno a te”. L’incontro è promosso dal Coordinamento delle Aggregazioni Laicali di San Marino per far conoscere la situazione in cui vivono oggi le 120.000 persone che sono state scacciate “dalla terra in cui vivevano da millenni, l’Artsakh, conosciuto come Nagorno – Karabakh, per rifugiarsi in Armenia”. Il Coordinamento sottolinea che “San Marino, l’antica terra della libertà, nel corso della sua storia in molte occasioni ha prestato attenzione ed aiuto alle persone e alle popolazioni in difficoltà, dando rilievo al cuore ospitale che la caratterizza. Per questo motivo viene proposta una serata di ascolto e di testimonianza su quanto sta accadendo in Armenia”.

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San Marino. La situazione del popolo armeno al centro di un incontro promosso dalle Aggregazioni Laicali
Incontro «Armenia-Artsakh. Ritorno al Paradiso» a Domagnano (San Marino)

Un religioso al fianco del popolo armeno (Vaticannews 24.01.24)

Originario di Erzerum, in Turchia, Cirillo Giovanni Zohrabian, è una personalità poliedrica, caratterizzata da umorismo, umiltà, spirito di servizio e profondo senso di giustizia. Si ritiene sia nato il 25 giugno 1881 in una famiglia povera e profondamente cristiana, sterminata, poi, nel genocidio degli armeni. Fa il suo ingresso fra i cappuccini del convento di Istanbul nel 1894.

Ordinato sacerdote, dieci anni dopo è destinato alla missione di Trebisonda, a Erzerum, dove si dedica al ministero pastorale, alla direzione spirituale, all’insegnamento, agli ammalati. Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, trovandosi a Istanbul, gli viene impedito di rientrare nella sua missione e si stabilisce nel convento di San Luigi. Finita la guerra, il religioso si occupa delle centinaia di ragazze armene rimaste orfane a causa del genocidio e, nel 1920, a Trebisonda, mette a disposizione dei greci della regione del Ponto espulsi dalla loro terra, la chiesa e il convento. Per questo motivo viene cacciato dalla città e arrestato, poi, ad Istanbul. Sottoposto per tre giorni a torture, è condannato a morte con una falsa accusa, ma, all’ultimo momento, viene liberato ed allontanato dalla Turchia. Giunge così in Grecia, dove si prende cura di migliaia di profughi armeni. Aggregato nella Provincia religiosa dei cappuccini di Palermo, il 21 novembre 1938 è nominato vicario patriarcale dell’Alta Gezira, in Siria e, l’8 giugno 1940, viene eletto vescovo titolare di Acilisene. La sua attività disturba, però, le autorità greche, che decide di sorvegliarlo e di impedirgli di svolgere il suo apostolato, sino a negargli il visto di ingresso e di permanenza in Grecia. Cirillo Giovanni raggiunge così la Siria, dove svolge una intensa azione pastorale e assistenziale, costruendo scuole, chiese e case per i sacerdoti e impartendo lezioni private a numerosi studenti. A causa di difficoltà di salute, presenta poi le sue dimissioni dalla sede vescovile dell’Alta Gezira e si stabilisce a Roma, continuando le sue attività caritative e apostoliche a favore degli armeni. Muore il 20 settembre 1972.

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Sguardi sulle Società: Una Missione Ue in Armenia (Arte.tv 24.01.24)

Il conflitto in corso tra Armenia e Azerbaigian, per il controllo dell’area del Nagorno-Karabakh, ha indotto l’Unione Europea a inviare dei civili nel febbraio 2023 per monitorare la situazione. Il personale è responsabile anche dell’interazione con la popolazione locale, con l’obiettivo di rafforzare la sicurezza e contribuire alla stabilità presso queste zone di confine.

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L’ARMENIA: UNA TRAGEDIA UMANA E CULTURALE ALLE PORTE DELL’EUROPA (Aria Mediterranea 24.01.24)

Nel cuore del Caucaso Meridionale, l’Armenia continua a vivere una tragedia umanitaria senza precedenti, con migliaia di cittadini costretti a fuggire dalle proprie terre, in quello che sembra essere un tentativo sistematico di cancellare la presenza armena nella regione. La comunità internazionale osserva passivamente mentre una cultura millenaria si trova in pericolo di estinzione.

La recente escalation del conflitto tra Azerbaijan e Armenia nel Nagorno Karabakh ha provocato la fuga di oltre 120.000 armeni, tra cui 30.000 bambini, rendendo la situazione umanitaria drammatica. Mescolandosi alle notizie di città abbandonate e luoghi di culto trasformati in moschee, emerge un chiaro tentativo di riscrivere la storia, cancellando ogni traccia della presenza armena.

I 12 milioni di armeni nel mondo oggi affrontano un destino amaro, con nove milioni di essi costretti a vivere in esilio. Una cultura ricca di storia millenaria si trova ora dispersa in tutto il mondo, con solo una piccola parte concentrata nelle minuscole porzioni del Caucaso, compresa la Repubblica d’Armenia.

La questione, tuttavia, non è solo territoriale; gli analisti indicano che dietro questo conflitto si celano interessi geopolitici tra Stati Uniti, Russia, Europa e Turchia. Il Nagorno Karabakh, teatro di questa drammatica vicenda, non esisterà più dal 1° gennaio 2024, e le sue istituzioni saranno presto sciolte. Gli abitanti, nonostante le promesse di protezione dell’Azerbaijan, sono fuggiti in massa, temendo una futura pulizia etnica dopo l’attacco militare del 2023.

La radice del problema sembra essere legata alla volontà di strappare al popolo armeno la terra e cancellare ogni traccia della sua presenza storica. Il cristianesimo, introdotto nel primo secolo dell’era cristiana, è stato ufficializzato come religione di Stato nel 301 d.C. Questa ricca tradizione religiosa e culturale è ora minacciata dal conflitto in corso.

Papa Francesco ha espresso la sua preoccupazione per la situazione nel Caucaso Meridionale e ha esortato le parti coinvolte a trovare una soluzione pacifica. La sua preoccupazione si estende anche alla drammatica situazione umanitaria degli abitanti della regione, sottolineando l’urgenza di favorire il ritorno degli sfollati alle proprie case in legalità e sicurezza, rispettando i luoghi di culto delle diverse confessioni religiose presenti.

In un mondo che spesso priorizza gli interessi politici, è cruciale che la comunità internazionale si unisca per porre fine a questa tragedia umana e culturale, affinché la pace possa tornare nel Caucaso Meridionale e il popolo armeno possa ritrovare la sicurezza e la stabilità nelle proprie terre. Non possiamo restare in silenzio di fronte a un’ingiustizia così evidente e urgente.

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