Le chiese dell’Armenia in mostra a Comabbio (Varesenews 16.05.21)

Un viaggio tra le chiese, i monasteri e le caratteristiche khachkar (le tradizionali croci di pietra armene) grazie alle foto di chi ci è stato. Sabato 15 e domenica 16 maggio in casa Fontana a Comabbio è stata allestita la mostra fotografica “Pietre d’Armenia. In viaggio tra monasteri e khachkar” dall’associazione Il borgo di Lucio Fontana in occasione della rassegna “Comabbio racconta l’Armenia”.

GALLERIA FOTOGRAFICA

L’Armenia negli scatti di Nadia Pasqual4 di 25

42 scatti realizzati dai fotografi Marco AnsaloniEmanuele Cosmo e Davide Curioni, immortalano le particolarità che caratterizzano gli edifici religiosi dell’Armenia. Particolarità che sono state al centro della conferenza tenuta dallo storico dell’arte Marco Ruffilli prima dell’inaugurazione della mostra

«Quello che più colpisce – spiega Marco Ruffilli – è il rapporto che le chiese armene instaurano col territorio circostante. Queste costruzioni emergono dalla pietra tufata in un modo che appare del tutto naturale. Si tratta di edifici realizzati da costruttori di grande maestria. Abilità che si nota non solo nelle fini decorazioni, ma anche nelle soluzioni strutturali adottate per resistere alle frequenti scosse sismiche».

La struttura che più rende le chiese armene riconoscibili è la loro grande cupola centrale. «Il resto della struttura esterna, però, tradisce la pianta dell’edificio interno – spiega Marco Ruffilli -, che si può conoscere solamente una volta entrati. Chiese con caratteristiche simili si possono trovare anche in Italia, tanto da credere possibile la presenza di costruttori armeni nel nostro Paese, oppure l’utilizzo di soluzioni architettoniche che gli antichi crociati avevano incontrato durante i loro viaggi in Armenia».

A collegare l’Italia – e in particolare il paese di Comabbio – all’Armenia c’è anche un altra testimonianza. Tra coloro che firmarono il primo Manifesto dello Spazialismo redatto da Lucio Fontana (artista che trascorse gli ultimi anni della sua vita proprio nel piccolo paese del Varesotto) ci fu infatti anche Giorgio Kaisserlian, critico d’arte italiano di origine armena.

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Il ricordo del Genocidio armeno nelle foto di Jacopo Santini a Comabbio (Varesenews 16.05.21)

Fotografo documentarista, Santini nella sua esposizione a Comabbio racconta l’importanza che il ricordo del massacro conserva per il popolo armeno a oltre un secolo di distanza

jacopo santiniSono passati più di 100 anni da quel massacro, ma il ricordo – o la negazione – del Genocidio armeno ha plasmato dell’identità di due paesi interi: l’Armenia e la Turchia. Con le sue foto in esposizione a Comabbio (in occasione della rassegna “Comabbio racconta l’Armenia“), Jacopo Santini racconta l’attualità del popolo armeno e il suo rapporto col ricordo del Genocidio.

Inaugurata in sala Fontana nella serata di venerdì 16 maggio, la mostra è intitolata “301 – la memoria del Genocidio armeno”. 301 è un numero carico di significati per l’Armenia, è l’anno in cui il paese si è convertito al Cristianesimo, ma è anche l’articolo del Codice penale turco che punisce con la detenzione ogni offesa allo Stato, e quindi anche gli intellettuali che propongono una visione della storia diversa da quella definita ufficiale.

Jacopo Santini è un fotografo documentarista nato a Firenze, ma collabora con università e istituti di ricerca in tutto il Mondo. Le sue foto esposte a Comabbio sono state scattate nel corso di alcuni viaggi in Armenia e in Anatolia e raffigurano paesaggi, edifici, particolari, ma soprattutto i volti delle persone che ha incontrato e conosciuto. Una sezione della mostra è dedicata anche alla regione del  Nagorno-Karabakh, recente teatro di guerra.

«Con la fotografia – spiega Jacopo Santini – non si può raccontare qualcosa accaduto oltre un secolo fa. Ho voluto quindi raccontare il Genocidio armeno ripercorrendone le tracce attraverso le testimonianze delle persone. I ritratti che ho esposto in questa mostra raffigurano coloro che durante i miei viaggi mi hanno accolto e di cui ho conosciuto la storia».

L’interesse di Jacopo per il Genocidio armeno è nato grazie ai racconti di suo padre e ai tanti libri letti sull’argomento. «Si tratta – spiega Jacopo – del primo massacro del ventesimo secolo. Il termine “genocidio” è stato inventato proprio per descrivere questo evento. Il progetto con cui ho voluto raccontare il ricordo del Genocidio tra il popolo armeno è iniziato nel 2018, e a giugno ho in programma un nuovo viaggio in Armenia».

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50 anni fa moriva il Cardinale Aghagianian (AciStampa 16.05.21)

Il 16 maggio 1971, esattamente 50 anni fa moriva a Roma il Cardinale armeno – naturalizzato libanese – Krikor Bedros XV Aghagianian.

Nato a Akhaltsikhe il 18 settembre 1895, fu ordinato sacerdote il 23 dicembre 1917. A causa delle persecuzioni sovietiche lasciò la terra natale nel 1921 per trasferirsi a Roma dove ha insegnato presso il Pontificio Collegio Armeno, di cui divenne rettore dal 1932 al 1937.

Papa Pio XI lo ha eletto vescovo titolare di Comana di Armenia l’11 luglio 1935 e fu eletto patriarca di Cilicia degli Armeni dal Sinodo armeno il 30 novembre 1937.

Nel 1946 Papa Pio XII lo ha creato Cardinale di Santa Romana Chiesa, del titolo di San Bartolomeo.

Per stessa ammissione di Giovanni XXIII, fu – nel conclave 1958 – uno dei cardinali favoriti per l’elezione a Romano Pontefice.

Nel 1960 Giovanni XXIII lo ha nominato Prefetto della Congregazione di Propaganda Fide, che successivemente divenne Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli.

Durante il Concilio Vaticano II fece parte della commissione direttiva insieme ai Cardinali Suenens, Döpfner e Lercaro. Nel 1963 prese parte al conclave che elesse Paolo VI.

Nel 1970 lo stesso Paolo VI lo ha promosso Cardinale vescovo della diocesi suburbicaria di Albano.

E’ morto a Roma il 16 maggio 1971.

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Armenia-Kazakhstan: colloquio tra Pashinyan e Tokayev su situazione al confine armeno-azerbaigiano (Agenzianova 16.05.21)

Erevan, 16 mag 17:48 – (Agenzia Nova) – Il primo ministro meniano Nikol Pashinyan ha intrattenuto una conversazione telefonica con il presidente del Kazakhstan, Kassym-Jomart Tokayev. Secondo quanto riferito in un comunicato dal governo di Erevan, al centro dei colloqui la situazione al confine tra Armenia e Azerbaigian alla luce delle recenti controversie con l’avanzata dei militari azerbaigiani. Entrambi i Paesi fanno parte dell’Organizzazione del trattato di sicurezza collettiva (Csto), che comprende anche Bielorussia, Kirghizistan, Russia e Tagikistan. L’Armenia ha chiesto che il Csto si riunisca per discutere della questione. “Le parti hanno discusso la situazione al confine armeno-azerbaigiano. Considerando l’inaccettabile invasione dell’Azerbaigian sul territorio sovrano dell’Armenia, Nikol Pashinyan ha sottolineato la necessità di armonizzare le posizioni di tutti i partner Csto al fine di risolvere la questione”, si legge nella dichiarazione. (segue) (Rum)

Mkhitaryan vuole garanzie: incontro con Mourinho prima del rinnovo (Romagiallorossa 16.05.21)

CALCIOMERCATO AS ROMA MKHITARYAN – Il futuro di Henrikh Mkhitaryan alla Roma è in bilico: il rendimento sul campo del trequartista armeno non si discute, ma l’imminente arrivo in giallorosso di Josè Mourinho, con cui Mkhitaryan ha avuto in passato qualche attrito, rimette tutto in discussione, scrive il Corriere dello Sport.

Ecco perché l’ex Arsenal non ha ancora sciolto le riserve in merito al proprio futuro, conservando la possibilità di separarsi dalla Roma. Conclusa la stagione il giocatore chiederà un colloquio con Mourinho e Tiago Pinto per decidere di comune accordo il da farsi.


>> La sfida di Friedkin comincia adesso

L’Ambasciatore armeno presso la Santa Sede replica all’Assistente del Primo Vicepresidente azero: parole di pace mentre continua l’uso della forza (Korazym e altri 15.05.21)

Riportiamo di seguito i commenti di S.E. il Sig. Garen Nazarian (foto di copertina), Ambasciatore della Repubblica d’Armenia presso la Santa Sede e il Sovrano Ordine Militare di Malte, all’articolo pubblicato l’11 maggio 2021 su Faro di Roma, che aveva ripreso delle affermazioni di Elchin Amirbayov, Assistente del Primo Vicepresidente della Repubblica dell’Azerbaigian (cioè la moglie del dittatore azero, Mehriban Aliyeva), già Ambasciatore presso la Francia e la Santa Sede, in Italia per una “visita di lavoro”.

Abbiamo riferito delle dichiarazioni del Sig. Amirbyov il 4 maggio 2021 [QUI]: «Per chi si domanda ancora quale è la sorte del patrimonio culturale e religioso armeno nel Nagorno-Karabakh sotto occupazione azera – dopo i tanti articoli che abbiamo dedicato all’argomento (qui sopra soltanto una piccola selezione) – facciamo seguire la Dichiarazione del Ministero degli Esteri armeno su cosa sta succedendo con la cattedrale armena Ghazanchetsots di Sushi. E poi, potete leggere, interpretare e capire la lunga intervista L’importanza dell’alleanza tra Italia e Azerbaigian (con un passaggio anche sull’alleanza tra il Vaticano e l’Azerbajgian), pubblicata oggi 4 maggio 2021 su Ilgiornale.it. Quale tipo di “lavoro” Amirbayov è venuto a fare qui da noi, si comprende, quando spiega in modo chiaro quali sono i rapporti dell’Italia e della Santa Sede con l’Azerbaigian e come espone “la visione del suo paese per una pacificazione regionale postbellica”. Cioè, invece di un servizio giornalistico leggerete una velina con il copia/incolla dal classico manuale di propaganda, mistificazione e disinformacia stile sovietico-azerbajgiano».

I commenti dell’Ambasciatore armeno Garen Nazarian

Nell’articolo il Sig. Amirbayov parla di pace, stabilità e riconciliazione tra paesi vicini e, nel frattempo, il suo governo prosegue la politica della minaccia e dell’uso della forza.
Mentre le scrivo, il governo azerbajgiano continua i suoi atti provocatori al confine meridionale dell’Armenia mettendo in pericolo la stabilità e la sicurezza di tutta la regione.
Queste azioni irresponsabili sono ispirate dallo stesso presidente dell’Azerbaijan che persevera nelle sue rivendicazioni territoriali contro la mia nazione e se vuole più dettagli li potrà trovare nell’intervista ad Aliyev del 20 aprile scorso che rivela appieno la natura falsa delle dichiarazioni dei rappresentanti del governo azerbajgiano su “pace e riconciliazione”.
Amirbayov ribadisce anche che, durante la guerra in Artsakh (Nagorno Karabakh), gli attacchi contro le chiese e i monasteri armeni non sono mai stati premeditati.
Voglio ricordare, tra i vari crimini di guerra commessi dall’esercito dell’Azerbaijan durante l’aggressione contro l’Artsakh, l’attacco deliberato della cattedrale del Santissimo Salvatore Ghazanchetsots a Shushi con armi di alta precisione due volte nello stesso giorno, seguito dagli atti di vandalismo dopo che il cessate il fuoco era stato proclamato.
Per non parlare del fatto che in questi giorni l’Azerbajgian interviene sulla Cattedrale di Shushi senza consultarsi con la Chiesa Armena Apostolica, violando palesemente il diritto dei credenti armeni alla libertà di religione. Ed è altrettanto e oltremodo preoccupante che l’Azerbajgian abbia iniziato a modificare l’aspetto architettonico della chiesa prima dell’inizio dei lavori da parte della missione di valutazione degli esperti dell’UNESCO.
Mi permetta una chiosa poi sull’affermazione di Amirbayov circa lo “spirito di multiculturalismo e di rispetto interreligioso” dell’Azerbajgian. Proprio ieri martedì 12 maggio è uscito, a cura della Commissione USA sulla Libertà Religiosa Internazionale, il 2020 International Religious Freedom Report. Nel rapporto di 108 pagine l’Azerbaijan viene collocato nella speciale lista di nazioni sotto osservazione (Countries recommended for the State Department’s Special Watch List) a causa delle eclatanti violazioni della libertà religiosa nel paese, non da ultime le recenti violazioni commesse durante la nuova guerra contro il Nagorno-Karabakh e i suoi territori circostanti.
All’interno della sezione dedicata all’Azerbajgian, il rapporto solleva serie preoccupazioni circa la conservazione e la protezione dei luoghi di culto armeni e sulla vandalizzazione e distruzione di cimiteri e lapidi armene.
A tal proposito mi preme ricordare delle decine di migliaia di croci di pietra di epoca medievale, perle dell’umanità, abbattute e distrutte con i bulldozer nel Nakhchivan per cancellare le tracce dell’eredità cristiana armena. Un crimine che è stato commesso in tempo di pace e lascio ai suoi lettori il giudizio sul cosiddetto Azerbajgian tollerante e multiculturale del Sig. Amirbayov.

Garen Nazarian
Ambasciatore della Repubblica d’Armenia presso la Santa Sede

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>> Diplomazia pontificia, Ursula von der Leyen da Papa Francesco – Il presidente della Commissione Europea incontrerà il Papa il prossimo 22 maggio. Nella settimana: la reazione armena al conflitto in Nagorno Karabakh; gli appelli del Cardinale Rai per il Libano; le prove di coesistenza in Iraq (SIR 15 .05.21)


>> L’ambasciatore armeno presso la S. Sede replica al consigliere presidenziale azero: parole di pace mentre continua l’uso della forza (Farodiroma 15.05.21)

Prosegue il “gemellaggio” culturale di Comabbio con l’Armenia (Varesenews 15.05.21)

Dopo due mesi di conferenze online, questa pomeriggio alle 17, verrà celebrata una Messa con rito armeno nell’Abbazia di Sesto Calende, alla presenza dell’arcivescovo di Instanbul a cui seguirà a Comabbio un incontro sulla spiritualità

Prosegue il "gemellaggio" culturale di Comabbio con l'Armenia

Il piccolo comune di Comabbio continua con il suo progetto culturale di approfondimento sull’Armenia.

Terminati gli appuntamenti on-line, prendono vita gli eventi dal vivo, nel rispetto delle regole anti-Covid; ll pezzo forte in programma oggi, 15 maggio, sarà la visita dell’arcivescovo monsignor Levon Boghos Zekiyan, Arcieparca degli armeni cattolici di Istanbul e di Turchia e Delegato Pontificio per la Congregazione Mechitarista, che celebrerà la Messa Vespertina (Divina Liturgia in rito armeno) alle 17 nell’Abbazia di San Donato a Sesto Calende. L’arcivescovo sarà accompagnato dall’archimandrita Tirayr Hakobyan, responsabile per la Chiesa Armena Apostolica d’Italia.

Al termine si terrà una cena a Comabbio e alle 21 la conferenza “Liturgia e spiritualità armena nella sua contemporaneità e attualità”; domenica 16 maggio invece, sveglia all’alba con il concerto alla Santa Collina “Il duduk, voce d’Armenia nel mondo, dai suoni della tradizione alle sonorità moderne” del Trio Piovan-Fanton. Due poi le conferenze in programma: “Viaggio in Armenia” con Shushan Martirosyan, esperta di viaggi armena, e “La difficile situazione del patrimonio culturale dell’Artsakh/Nagorno Karabakh” dell’architetto Gaianè Casnati del Centro Studi e Documentazione della Cultura Armena. Un secondo concerto del Trio Piovan-Fanton sul duduk si terrà al tramonto sul lago di Monate.

A completare queste intense giornate anche la mostra fotografica di Jacopo Santini: “301-la Memoria del genocidio armeno”, l’esposizione “Pietre d’Armenia. In viaggio tra monasteri e khachkar” dei fotografi Marco Ansaloni, Emanuele Cosmo e Davide Curioni, un laboratorio per ragazzi sull’alfabeto armeno a cura della Biblioteca di Comabbio e la proiezione del film di Fatih Akın sul genocidio armeno.

Il prossimo week-end, dal 21 al 23 maggio, sono in programma ulteriori iniziative. Per chi vuole saperne di più basta consultare il il sito: https://comabbioraccontalarmenia.blog/

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ARMENIA. PASHINYAN DENUNCIA LO SCONFINAMENTO DI TRUPPE AZERE (Nbtiziegeopolitiche 15.05.21)

Il presidente armeno Nikol Pashinyan ha reso noto che truppe dell’Azerbaijan avrebbero sconfinato nella zona del lago Sev, condiviso dai due paesi. Pashinyan ha parlato di “infiltrazione sovversiva”, che giunge dopo la tregua di novembre seguita alla presa del controllo del Nagorno Karabakh da parte azera.
Il presidente francese Emmanuel Macron ha chiesto un “ritiro immediato”, ma un comunicato del ministero degli Esteri dell’Azerbaijan ha riportato che si tratterebbe dell’invio di “guardie di confine” che si starebbero posizionando nei “distretti liberati di Lachin e Kalbajar, confinanti” con l’Armenia.
Nel comunicato Baku spiega che “Da quando hanno riacquistato la propria indipendenza, i due Paesi non hanno più avuto un confine di Stato per ovvi motivi, e per questo adesso si affronta un complicato iter tecnico, attualmente accompagnato da disaccordi tra le parti”.
Gli Usa, che con Francia e Russia presiedono il “Gruppo di Minsk”, hanno reso noto attraverso il portavoce del Dipartimento di Stato Ned Price che “la comunicazione tra le parti è in corso ed esortiamo alla moderazione e alla de-escalation”, mentre Vladimir Putin ha chiamato Pashinyan ed ha annunciato “l’impegno per un’ulteriore mediazione attiva e stretti contatti con Yerevan e Baku nell’interesse di garantire la stabilità nella regione”. Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha invece parlato con il collega azero Jeyhoun Baeramov circa il “deterioramento della situazione”, ed entrambi i ministri hanno sottolineato la “necessità di una stretta osservanza del cessate-il-fuoco”.

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Padiglione Armeno alla Biennale di Venezia 2021 (Periodicodaily 15.05.21)

Il Padiglione Armeno è uno dei protagonisti della 17° Biennale d’Architettura di Venezia con un’installazione sperimentale, focalizzata sul tema dell’ibridazione tra i diversi popoli.

Come è sviluppato il tema hibridity nel Padiglione Armeno?

La storia dell’Armenia è da sempre caratterizzata dal continuo passaggio di popoli diversi per usi, costumi, linguaggio e vita sociale. Ancora oggi il territorio armeno è un melting pot di culture che convivono e coesistono, cercando di preservare la loro essenza identitaria. L’esilio è un altro fattore che identifica la popolazione armena. Un allontanamento forzato dal loro territorio per la sopravvivenza.

Convivenza, diaspora, ibridazione e ricerca d’identità sono i temi centrali del Padiglione Armeno 2021. “Come rappresentazione dell’esperienza armena di esilio e sopravvivenza, diffusione e incontro – spiegano i curatori dell’esposizione a Venezia – Hibridity cerca di tradurre questa capacità umana di interagire tra loro e influenzare le culture sia come individui che come comunità”.

Come possono interagire i visitatori con la macchina virtuale collocata nel Padiglione Armeno?

L’installazione sperimentale permette ai visitatori di esplorare le caratteristiche dell’interazione umana sia fisicamente sia virtualmente. Con questo processo tecnologico si crea una sorta di ibrido d’identità.

Nello spazio di Ca’ Zenobio verrà posizionata una macchina virtuale con cui si collegheranno oltre 80 nazioni di tutto il mondo. I principali edifici di Venezia, inoltre, verranno ampliati con la realtà aumentata. Le persone connesse dagli altri paesi potranno così condividere la loro esperienza attraverso immagini e video. Grazie alla tecnologia digitale i visitatori del padiglione verranno invitati ad entrare virtualmente nella quotidianità di persone sparse su tutto il globo terrestre.

Si crea, quindi, un sistema di contaminazioni e di ibridazioni culturali, geografiche e sociali da cui emerge la forza resiliente di difesa della propria identità e unicità.

Chi è Allen Sayegh?

Figura poliedrica, Allen Sayegh è architetto, designer e professore associato alla Harvard Univeristy Graduate School of Design. E’, inoltre, direttore di REAL, Responsive Environment and Artifacts Lab of Harvard, e direttore di INVIVIA, affermata e riconosciuta società di design globale. Sayegh è anche docente in varie istituzioni internazionali e ha lavorato a diversi progetti internazionali. Si occupa, in particolare, della pianificazione futura attraverso l’uso della tecnologia aumentata.

Informazioni

17° Mostra Internazionale di Architettura di Venezia – Padiglione Armeno “Ibridismo”, Palazzo Ca’ Zenobio dal 28 agosto al 21 novembre 2021. Curatore: Allen Sayegh (Vosguerichian) – Espositori: INVIVIA e Storaket – Progettisti del Padiglione: Allen Sayegh, Stefano Andreani, Humbi Song e Isa He – Commissario: Tina Chakarin.

Leggi anche: https://www.periodicodaily.com/jti-e-la-biennale-darchitettura-di-venezia/

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Macron: “Forze Azerbaijan entrate in territorio armeno, si devono ritirare” (Adnkronos 14.05.21)

Il presidente francese su Twitter: “La Francia sta al fianco, solidale, del popolo armeno”

“Forze dell’Azerbaijan sono entrate in territorio armeno, si devono ritirare immediatamente”. E’ quanto scrive su Twitter Emmanuel Macron. “Lo dico ancora al popolo armeno – prosegue il presidente francese – la Francia sta al vostro fianco, solidale, e continuerà a farlo”.