Scopri un viaggio in bicicletta unico in Armenia: pedala tra paesaggi mozzafiato, cantine storiche e vini autoctoni in una delle destinazioni emergenti per il cicloturismo e il turismo del vino. Preparati al Concours Mondial de Bruxelles 2026 a Yerevan e vivi esperienze indimenticabili tra cultura, natura e sapori autentici.
Viaggio in bicicletta in Armenia: tra natura selvaggia e tradizione vitivinicola millenaria
L’Armenia è la meta perfetta per gli amanti del cicloturismo che cercano un’esperienza autentica, sostenibile e ricca di emozioni. Con le sue strade panoramiche tra montagne, canyon e vigneti d’altura, il paese offre percorsi adatti sia ai ciclisti esperti che ai viaggiatori curiosi in cerca di scoperta. Il 2026 sarà un anno speciale: dal 21 al 23 maggio, Yerevan ospiterà per la prima volta la 33ª edizione del prestigioso Concours Mondial de Bruxelles dedicato ai vini bianchi e rossi, richiamando l’attenzione internazionale sulla crescente eccellenza vinicola armena.
In bicicletta Armenia – Tatev Monastery
Pedalare nella culla del vino
La storia vitivinicola dell’Armenia affonda le radici in uno dei più antichi territori al mondo dediti alla produzione di vino: nella grotta di Areni-1, nel cuore del Vayots Dzor, è stata rinvenuta una cantina risalente a oltre 6.100 anni fa. Oggi, lungo il corso dei tuoi giri in bici, potrai visitare numerose cantine sorte negli ultimi anni grazie a una nuova ondata di investimenti, innovazione e passione per i vitigni autoctoni.
Destinazioni imperdibili sul percorso cicloturistico:
Vayots Dzor: patria del Sev Areni, tra vigneti storici e rocce rosse.
Armavir: esperienze tra antiche tradizioni e cantine moderne.
Aragatsotn e Tavush: pedalate tra paesaggi collinari e degustazioni guidate.
Dopo una giornata in sella, le cantine armene aprono le porte ai cicloturisti offrendo degustazioni, tour dei vigneti, cene tradizionali e rilassanti soggiorni tra i filari.
In bicicletta Armenia – Piana dell_Ararat con monte Ararat e monastero Khor Virap
L’eccellenza dei vini e le varietà autoctone
La viticoltura armena si distingue per varietà rare e identitarie, coltivate tra i 900 e i 1.800 metri di altitudine: questi vini esprimono mineralità, freschezza e profumi unici grazie alle condizioni estreme e ai suoli vulcanici. Durante il tuo itinerario, potrai scoprire:
Vitigni rossi: Sev Areni (eleganza e note speziate), Haghtanak, Sireni, Karmrahyut.
Vitigni bianchi: Kangun, Voskehat, detta la “regina delle uve armene”.
Innovazione e tradizione: blend moderni, vini in anfora e spumanti metodo classico.
In vista del Concours Mondial de Bruxelles 2026, le cantine propongono tour tematici dedicati ai vini premiati e alle migliori selezioni armene.
Un viaggio in bicicletta in Armenia è un itinerario tra storia, natura e sapori originali, reso ancora più speciale dall’arrivo del Concours Mondial de Bruxelles e dall’emozione di assaggiare vini leggendari direttamente nei luoghi in cui nascono.
http://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.png00adminwphttp://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.pngadminwp2025-07-23 20:26:452025-08-07 14:22:37Pedalando tra i vigneti antichi d’Armenia: cicloturismo e grandi vini sulle strade del Caucaso (Viagginbici 23.07.25)
Giovedì 24 luglio, alle ore 21,15, al Giardino Gio, giardino dell’Hotel della Città a Forlì in Corso della Repubblica 117, è in programma l’incontro con Luca Steinmann, che presenterà il suo ultimo libro Vite al fronte. Donbass, Libano, Siria, Nagorno Karabakh: il grande intreccio delle guerre nelle storie di chi le ha vissute (Rizzoli). Cesare Pomarici dialoga con l’autore.
Negli ultimi anni Luca Steinmann ha vissuto conflitti in tutti gli angoli della Terra, aggregandosi a eserciti, popolazioni e combattenti tra loro nemici: durante la guerra in Libano del 2024 è stato tanto sul lato israeliano quanto su quello di Hezbollah; ha viaggiato sia per i territori in mano ad Assad, tornandoci dopo la sua caduta, sia in quelli abitati da ribelli e civili a lui ostili lungo i confini della Siria; è andato nel Nagorno Karabakh durante i combattimenti e poi di nuovo dopo la fuga di massa degli armeni, osservando il ripopolamento di questa regione da parte degli azerbaigiani. Senza dimenticare il Donbass, dove è stato uno dei pochissimi giornalisti occidentali a seguire le truppe russe mentre invadevano l’Ucraina.
In tutti questi viaggi ha raccolto le testimonianze di soldati e civili che, travolti dalle guerre, non riescono più a liberarsene, nemmeno fuggendo all’estero. Ha incontrato gli ebrei ucraini che nel 2022 sono scappati in Israele per poi ritrovarsi un anno dopo trascinati nuovamente nella guerra di Gaza; i palestinesi rifugiati in Libano e Siria e travolti anche lì dai conflitti; i cristiani del Medio Oriente ormai sempre meno numerosi; gli armeni in fuga dalla guerra in Siria che, dopo essersi stabiliti nel Nagorno Karabakh, sono dovuti scappare di nuovo. Attraverso le loro storie, Steinmann mostra come tutte queste guerre siano intrecciate e si alimentino a vicenda.
Con una prosa avvincente, conduce il lettore alla scoperta di aree inesplorate dai media, dando voce senza filtri a persone che lottano per la quotidiana sopravvivenza, talvolta imbracciando loro stesse le armi tra le file di milizie, eserciti e battaglioni di mercenari, come il Gruppo Wagner. E lo fa con la forza narrativa di chi cerca sempre di restituire alle guerre non la verità ideologica ma la spietata realtà dei fatti. Quella realtà che in tanti dimentichiamo perché, “alla fine, chi vince sui campi di battaglia si conquista un posto al tavolo delle grandi potenze del mondo. Anche chi fino a cinque minuti prima subiva accuse di terrorismo, pulizia etnica e genocidio. Solo gli sconfitti finiscono sul banco degli imputati”.
Luca Steinmann, classe 1989, scrittore e giornalista su molti fronti caldi, dalla Siria all’Afghanistan, dal Donbass alla Cina, è conosciuto per i reportage dalle zone di guerra, pubblicati tra gli altri su TGLa7, su “la Repubblica”, “Limes” e altri media nazionali e internazionali. Per il suo lavoro ha vinto numerosi premi, tra cui il Premiolino, il più prestigioso riconoscimento giornalistico italiano. Nel 2023 ha pubblicato con Rizzoli Il fronte russo. La guerra in Ucraina raccontata dall’inviato tra i soldati di Putin.
La ricca rassegna di “Musica nell’Agordino” proporrà il 27 luglio prossimo la sua attesa giornata etnica all’interno della quale si alterneranno tre diversi gruppi folk, con un ventaglio di ritmi e sonorità variegato.
Il gruppo Arghavan, composto di musicisti provenienti dall’Armenia e dall’Iran, proporrà le proprie melodie e le proprie danze, Armene e Persiane, eseguite con strumenti particolari come il duduk, la zurna, il daf e il darbuka. Sarà possibile godere di un’anteprima di questo concerto alle 11 dello stesso giorno presso lo storico caffè Garibaldi, affacciato sulla piazza principale di Agordo.
La seconda formazione, conosciutissima e apprezzatissima per il lavoro e la ricerca fatti nell’ambito folk Mediterraneo, sono i Barbapedana, che daranno la possibilità al pubblico di ascoltare e di danzare al suono del violino, della tamburitza, del mandolino e del clarinetto, proponendo un programma vario, caldo e Mediterraneo.
Il terzo gruppo presente in questo ricco pomeriggio ad Agordo saranno i Bunker Inside: una formazione piena di forza e di energia che proporrà rock balcanico, per terminare, ballando sfrenatamente, questo bel pomeriggio in musica.
Il programma dei concerti avrà inizio alle 14:30 e terminerà intorno alle 18:30, si svolgerà negli ombrosi e freschi e giardini di palazzo Crotta de Manzoni in piazza ad Agordo dove sarà possibile anche bere qualcosa e mangiare le apprezzatissime “polpette della Stanga”.
In caso di maltempo il pomeriggio si svolgerà presso il palasport LungoRova.
Questo appuntamento musicale è organizzato da Agordo Musica con Asolo Musica, con la collaborazione della Pro Loco, dei boce Da Rif, dell’Unione Sportiva Le Vile.
http://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.png00adminwphttp://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.pngadminwp2025-07-23 20:23:292025-07-24 20:24:56Musica nell’Agordino. Domenica a Palazzo Crotta le danze dall’Armenia, dall’Iran. E le note mediterranee e rock (Bellunopress 23.07.25)
l passaggio corre lungo il confine fra Armenia e Iran: 43 chilometri su cui hanno messo gli occhi gli Stati Uniti per assicurarsi un posto in una delle aree più “calde” del Pianeta
Il confine fra Armenia e Iran era già uno dei luoghi più “caldi“ del Caucaso. Con la costruzione del “corridoio di Zangezur”, che consisterà in una sede ferroviaria e una stradale, rischia di impattare su una regione già abbastanza destabilizzata. Di mezzo, c’è il controllo geopolitico dell’area, un tempo appannaggio della Russia e ora al centro degli appetiti della Turchia e soprattutto degli Stati Uniti, dove chi controlla quella parte di mondo, può anche influenzare le future vie dell’energia.
Sulla carta, il “corridoio” servirà a connettere l’Azerbaigian con la exclave di Nakhchivan. Due terre separate dall’Armenia. Baku e Yerevan sono nemiche giurate per motivi religiosi e territoriali, con la prima uscita notevolmente rafforzata dopo le guerre fra il 2020 e il 2023, che le hanno permesso di riconquistare molte posizioni in Nagorno-Karabakh, a maggioranza armena, ma di fatto in territorio azero. All’Armenia, uscita sconfitta, non è rimasto altro che accettare condizioni molti pesanti, fra cui acconsentire alla costruzione del “corridoio Zangezur” e realizzarne una parte.
Già così, la situazione era complessa. Ma il Caucaso è la terra delle complicazioni per eccellenza. Il passaggio, infatti, corre lungo il confine fra Armenia e Iran. Da almeno un anno Teheran aveva fatto sapere di non approvare la sua costruzione, adducendo rischi per la propria sovranità. Poi è arrivata la goccia che rischia di fare traboccare il vaso: gli Stati Uniti si sono proposti di gestire la tratta, ufficialmente per garantirne la sicurezza. Con questa mossa, Washington vuole entrare a gamba tesa nelle dinamiche della regione, in un vero e proprio “gioco degli imperi”, dove gli schieramenti sono tanto chiari quanto contrapposti. E gli interessi altissimi.
Da una parte c’è l’Iran, un tempo potenza regionale per eccellenza e ora indebolito non solo dalla guerra con Israele, ma anche dal fatto che il suo partner principale, ossia la Russia di Vladimir Putin, sta concentrando le sue risorse sul conflitto contro Kiev e soprattutto non ha più il controllo sul Caucaso di un tempo. La Georgia imita il modello di Mosca, ma la tiene alla giusta distanza. L’Azerbaigian, la nazione più potente, ha da tempo preso una strada autonoma e il presidente Aliyev non è certo uno che si fa dettare l’agenda da altri. Adesso sta perdendo anche l’Armenia, che sta cercando di uscire dal giogo russo ed entrare nell’orbita di Washington.
Russia e Iran, dunque, devono vedersela con nazioni non sempre legate fra di loro, ma intenzionate a ritagliarsi un ruolo nella regione. Non solo l’Azerbaigian. A impensierire il Cremlino ci sono la Turchia e soprattutto proprio gli Stati Uniti. Ankara ha da tempo una comunione di intenti con Baku in funzione anti-armena e nelle rotte commerciali ed energetiche. La Casa Bianca è attirata non solo da una maggiore presenza nel Caucaso, ma anche dalle opportunità di business. Se l’affare dovesse andare in porto, la gestione per 100 anni del “corridorio di Zangezur” potrebbe fare entrare nelle casse statali dai 50 ai 100 miliardi di dollari all’anno. Il passaggio, poi, connetterebbe il Caspio con la Turchia e dunque con l’Europa. Significa la possibilità di fare arrivare gas dall’Eurasia in Occidente e privare la Russia della sua maggiore fonte di sostentamento economico, oltre a impedirle di ricattare i Paesi che dipendono dai suoi approvvigionamenti energetici. A tutto questo, si aggiunge anche la possibilità di monitorare da vicino un Paese, l’Iran, già da tempo considerato un “sorvegliato speciale” e mandare un messaggio alla Cina, che proprio con la Repubblica Islamica ha avviato un imponente programma di investimenti. E tutto con il controllo di 43 chilometri di ferrovia.
http://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.png00adminwphttp://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.pngadminwp2025-07-23 20:18:052025-07-24 20:22:50Il caso. Cos'è il “corridoio di Zangezur”, la strada che porta gli Usa nel Caucaso (Avvenire 23.07.25)
Letizia Leonardi (Assadakah News) – Si terrà, per la prima volta, nella capitale della Repubblica d’Armenia, Yerevan, dal 21 al 23 maggio 2026, il Concours Mondial de Bruxelles, nella sua Sessione dedicata ai vini rossi e bianchi
L’evento di importanza internazionale vedrà la partecipazione di oltre 370 degustatori professionisti provenienti da almeno 49 Paesi, chiamati a valutare circa 7.500 campioni di vino
Si tratta di un riconoscimento significativo per un Paese con oltre 6.100 anni di storia vitivinicola, testimoniata anche dagli scavi nella grotta di Areni (nella regione di Vayots Dzor), dove è stata ritrovata quella che è considerata la più antica cantina del mondo. L’Armenia si presenta oggi con nuove cantine moderne, vitigni autoctoni (come Sev Areni, Voskehat, Kangun, Haghtanak) coltivati ad altitudini tra 900 e 1.800 metri e un turismo del vino in rapida crescita
La scelta riflette l’interesse strategico di Yerevan nel promuovere il comparto vitivinicolo come punto chiave per lo sviluppo economico e turistico del paese
http://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.png00adminwphttp://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.pngadminwp2025-07-23 19:24:542025-07-23 19:24:54Armenia - A Yerevan si terrà il concorso mondiale sui vini (Assadakah 23.07.25)
Letizia Leonardi (Assadakah News) – In occasione del Global Media Forum di Shusha, il presidente azero Ilham Aliyev ha affermato che il potenziale iniziale del Corridoio di Zangezur potrebbe arrivare a 15 milioni di tonnellate di merci all’anno
Ha inoltre spiegato che la costruzione della ferrovia fino al confine con Armenia e Iran è ormai quasi completata. Secondo le previsioni, entro la primavera del 2026, potrebbe essere operativa la tratta azera del progetto. Una volta attivo, il corridoio rappresenterà una seconda direttrice del Corridoio Nord‑Sud, collegando non solo la Russia all’Iran via Azerbaijan, ma anche passando per la regione di East Zangezur verso la Turchia — aprendo nuove rotte e potenziando il transito merci nella regione
Il progetto rientra in una strategia più ampia di integrazione infrastrutturale nel Caucaso meridionale e nel contesto del Middle Corridor, alternativa alla rotta attraverso la Russia e il Golfo Persico
Tuttavia, il concetto registra opposizioni da parte armena, che mette in dubbio le ricadute politiche e di sicurezza derivanti da una sua apertura
Baku e Yereven sembrano aver fatto passi importanti verso il raggiungimento di un trattato di pace dopo un incontro bilaterale, definito “costruttivo”, organizzato negli Emirati Arabi Uniti a inizio luglio. Molti però i punti interrogativi che restano da sciogliere
L’incontro del 10 luglio tra il primo ministro armeno Nikol Pashinyan e il presidente azero Ilham Aliyev ad Abu Dhabi ha segnato un passo significativo, seppur ancora incerto, nel fragile processo di pace tra i due paesi. Resta da vedere se i colloqui si riveleranno storici, come alcuni li hanno già definiti, o semplicemente un’ulteriore tappa intermedia. Ciò che è chiaro, tuttavia, è che le aspettative sono nuovamente elevate e la diplomazia sembra fare progressi.
A differenza dei precedenti vertici di Bruxelles, Mosca o Washington, la scelta degli Emirati Arabi Uniti come sede ha ricevuto un consenso tanto unanime quanto raro. L’assenza di vincoli geopolitici ha permesso quello che gli analisti azeri hanno salutato come il primo vero incontro bilaterale inter-statale tra Yerevan e Baku. Gli Emirati Arabi Uniti si sono astenuti da commenti pubblici, mentre sia Armenia che Azerbaijan hanno definito i colloqui “costruttivi”.
Tuttavia, sebbene entrambi i governi affermino di essere più vicini che mai alla formalizzazione di un trattato di pace, restano irrisolte alcune questioni fondamentali. La principale è la richiesta di Baku all’Armenia di rimuovere un controverso preambolo dalla costituzione, richiesta che richiederà un referendum nazionale. Alcuni analisti azeri hanno proposto un compromesso: firmare il trattato ora, ma rinviare la ratifica in attesa della riforma costituzionale. Tuttavia, questo scenario rimane non ufficiale e teorico.
La posizione di Yerevan è ulteriormente complicata da realtà interne ed esterne. A livello nazionale, Pashinyan potrebbe aver bisogno di un accordo di pace firmato per aumentare le possibilità di ottenere un terzo mandato alle elezioni parlamentari del prossimo anno.
A livello internazionale, il confine con la Turchia rimane chiuso. Alcune voci filo-governative hanno recentemente tentato di fare appello all’ego del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, accennando alla possibilità di un premio Nobel per la pace per esercitare pressioni su Ankara e Baku.
Non è così inverosimile come sembra. A dicembre, Evelyn N. Farkas del McCain Institute aveva avanzato la stessa ipotesi in un pezzo per The Hill. Qualche giorno fa, in un’intervista con AnewZ, Matthew Bryza, ex ambasciatore statunitense in Azerbaijan e già co-presidente del Gruppo di Minsk dell’OSCE, ha posto grande enfasi su questo come uno dei principali incentivi per un possibile coinvolgimento di Trump. La seconda ragione sarebbe semplicemente di natura finanziaria, a vantaggio delle aziende statunitensi.
Un recente articolo di Carnegie Politika suggeriva che Washington mirasse a sostituire la supervisione dell’FSB russo su qualsiasi futura rotta di transito dall’Azerbaijan alla sua exclave di Nakhchivan con una società americana. Ciò è sembrato essere confermato la scorsa settimana dai commenti dell’ambasciatore statunitense in Turchia, Thomas J. Barrack, che ha ipotizzato che ciò potrebbe avvenire sotto forma di un contratto di locazione di cento anni, e da Pashinyan in una conferenza stampa televisiva trasmessa il 16 luglio.
Tuttavia, Pashinyan ha sottolineato che non è stata presa alcuna decisione al riguardo e che anche altri hanno mostrato interesse nella gestione della rotta, tra cui l’Unione europea. Al momento della stesura di questo articolo, non vi è stata alcuna risposta pubblica da Mosca o Teheran, nonostante la rotta al confine tra Armenia e Iran fosse inizialmente prevista per essere supervisionata dalle guardie di frontiera russe dell’FSB, in base alla dichiarazione di cessate il fuoco del novembre 2020 che ha posto fine all’ultima guerra.
In ogni caso, a Bruxelles e Washington c’è consenso sul fatto che un accordo sia a portata di mano. L’UE, in particolare, non ha fatto mistero del suo desiderio di vedere il trattato firmato al più presto. La posta in gioco è regionale, con un corridoio che collega l’Europa e l’Asia centrale attraverso Turchia, Armenia e Azerbaijan, al servizio di interessi chiave dell’UE e degli Stati Uniti. Ciononostante, l’ambiguità persiste.
I media azeri hanno riferito che il trattato potrebbe essere prima siglato anziché firmato, riecheggiando le speculazioni in vista del vertice COP29 dello scorso anno a Baku. Ancora una volta, sebbene il ministero degli Esteri armeno abbia inizialmente smentito tale ipotesi, Pashinyan ha confermato che se ne è discusso ad Abu Dhabi. Alcuni analisti armeni sostengono che persino un testo siglato fornirebbe un capitale politico a Pashinyan l’anno prossimo, quando si candiderà alla rielezione.
Ad Abu Dhabi si è discusso anche di misure di rafforzamento della fiducia e della formazione di nuovi gruppi di lavoro bilaterali, sebbene non sia ancora chiaro se includeranno un meccanismo bilaterale per sbloccare le comunicazioni, soprattutto perché l’attuale formato trilaterale guidato dalla Russia è in stallo. Le parti hanno anche concordato di proseguire i nascenti sforzi di demarcazione dei confini, di fatto bloccati da quando sono stati formalizzati 10-12 chilometri, oltre un anno fa.
In dichiarazioni su Armenia e Azerbaijan improvvisate nello Studio Ovale, Trump si è mostrato ottimista. “Sembra che si arriverà ad una conclusione, una conclusione positiva”, ha affermato in un incontro con il Segretario generale della NATO Mark Rutte il 14 luglio. Altri, tuttavia, sono solo cautamente ottimisti e richiamano le dichiarazioni ufficiali di Baku rilasciate ad aprile, secondo cui sarebbe vicino un accordo di pace.
Il testo dell’accordo per normalizzare le relazioni, finalizzato a marzo, non è ancora stato presentato al pubblico in entrambi i paesi, mentre nessuno dei due popoli è stato preparato alla firma di un accordo di pace, dopo oltre trent’anni di conflitto e reciproca animosità. A soli undici mesi dalle elezioni parlamentari in Armenia, la situazione rimane particolarmente incerta.
http://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.png00adminwphttp://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.pngadminwp2025-07-22 19:16:132025-07-23 19:19:28Armenia e Azerbaijan, passi verso la pace (Osservatorio Balcani e Caucaso 22.07.25)
S.E. l’Ambasciatore della Repubblica di Armenia in Italia, Vladimir Karapetyan, e il Presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella.
Introduzione
L’Armenia, Paese senza sbocco al mare situato all’incrocio tra l’Europa orientale e l’Asia occidentale, vanta un ricco patrimonio culturale e una storia dinamica che hanno plasmato la sua identità nazionale.
Collocata strategicamente nel Caucaso meridionale, l’Armenia sta collaborando attivamente con numerosi partner internazionali per promuovere lo sviluppo economico e la stabilità regionale, gestendo al contempo le relazioni con il suo storico alleato, la Russia, e con l’Occidente, in particolare gli Stati Uniti.
Recentemente SpecialEurasia ha effettuato una visita ufficiale in Armenia per partecipare al Yerevan Dialogue 2025, evento che ha attirato attori regionali e internazionali, mostrando la visione del Paese caucasico in merito alla propria politica interna ed estera.
In tale contesto, SpecialEurasia ha intervistato il nuovo Ambasciatore della Repubblica d’Armenia in Italia, S.E. Vladimir Karapetyan, per raccogliere considerazioni sulla sua visione e sullo stato attuale delle relazioni estere e delle opportunità interne del Paese.
Data la complessità dello scenario geopolitico attuale, potrebbe delineare le linee guida principali e gli obiettivi strategici che definiscono l’approccio della politica estera armena in questo contesto?
“Indubbiamente, i tempi di cambiamento comportano enormi sfide, ma allo stesso tempo anche grandi opportunità. Il nostro obiettivo è gestire le sfide e cogliere le opportunità.
Attualmente l’Armenia sta perseguendo una politica estera equilibrata e di equilibrio, cercando di mantenere un bilanciamento tra le relazioni con l’Unione Europea, la Russia e le potenze regionali.
I rapporti con i nostri vicini, Georgia e Iran, sono di primaria importanza. Stiamo lavorando per l’avvio di relazioni diplomatiche con la Turchia e cercando di raggiungere un accordo di pace con l’Azerbaigian. Naturalmente, non è un percorso facile, ma non lo riteniamo impossibile.
Ciò che conta è che ci stiamo comportando con totale trasparenza nei confronti di tutti i nostri partner internazionali.”
Come concilia l’Armenia la propria traiettoria verso l’Occidente, incluso il processo di avvicinamento all’Unione Europea, con la dipendenza economica dalle rimesse provenienti dalla Russia e l’adesione all’Unione Economica Eurasiatica?
“Il recente avanzamento legislativo dell’Armenia verso l’Unione Europea rappresenta un gesto simbolico delle aspirazioni del nostro popolo. In realtà, l’iniziativa è partita dalla società civile che ha presentato un disegno di legge per avviare il processo di adesione all’UE, approvato successivamente da Governo e Parlamento. Questo significa che abbiamo legalmente iniziato un percorso di progressivo avvicinamento all’Unione.
Perché vogliamo essere più vicini all’UE? Perché siamo una democrazia. E quando si è una democrazia, è logico voler appartenere al mainstream democratico. Negli ultimi anni, le nostre relazioni con l’Unione Europea hanno conosciuto miglioramenti significativi. Per esempio, il negoziato sulla liberalizzazione dei visti, atteso da tempo, è ora in una fase attiva. Speriamo di concluderlo e firmarlo al più presto.
L’UE sta assumendo un ruolo sempre più rilevante come partner dell’Armenia, anche su tematiche legate alla sicurezza e alla difesa, un ambito nuovo nella nostra agenda bilaterale. Rafforzare questa dimensione apre nuove prospettive per la cooperazione.
Per quanto riguarda i legami economici, desideriamo avvicinarci all’UE, ma intendiamo anche rafforzare i rapporti con i Paesi della regione. Purtroppo, fin dalla nostra indipendenza, abbiamo subito una sorta di isolamento economico, con le frontiere turca e azera chiuse.
Per cambiare lo scenario regionale e contribuire alla resilienza delle catene di approvvigionamento globali, abbiamo proposto il progetto “Crossroads of Peace” (Crocevia della Pace), volto a rendere più efficienti le comunicazioni di trasporto regionali. Questo progetto prevede nuovi collegamenti non solo con l’Azerbaigian e la Turchia, ma anche con la Georgia, l’Iran e, indirettamente, con l’Unione Europea.
D’altra parte, siamo membri dell’Unione Economica Eurasiatica (EAEU) e quindi abbiamo accesso a un vasto mercato eurasiatico. Sappiamo bene che non è possibile essere parte sia della EAEU sia dell’UE in modo permanente. È un punto sul quale, in futuro, occorrerà prendere una decisione. Ma è fondamentale che questa decisione spetti ai cittadini della Repubblica d’Armenia.
Per il momento, il nostro approccio è graduale: ci stiamo allineando all’UE passo dopo passo. Si tratta di un processo complesso, con diverse fasi. Al momento, la questione della compatibilità o incompatibilità tra i due sistemi non è all’ordine del giorno.”
Considerate le recenti affermazioni di Baku su “Azerbaigian Occidentale” e il “Corridoio di Zangezur”, insieme ai conflitti passati, quali misure di sicurezza sta adottando l’Armenia per proteggere il proprio territorio? Quali prospettive ha Yerevan riguardo al processo di pace e quali garanzie concrete può offrire sulla sovranità armena?
“L’espressione “Corridoio di Zangezur” è per noi incomprensibile e inaccettabile. In Armenia è percepita come una rivendicazione territoriale contro la nostra sovranità e integrità territoriale. Siamo favorevoli all’apertura delle comunicazioni regionali, poiché siamo stati sotto blocco per oltre trent’anni. Abbiamo quattro frontiere, due delle quali completamente chiuse, il che dimostra quanto siamo interessati a riaprirle.
Abbiamo dichiarato di essere pronti a fornire un collegamento tra le regioni occidentali dell’Azerbaigian e la Repubblica Autonoma del Nakhchivan attraverso il nostro territorio, come previsto dal progetto “Crossroads of Peace”. Questa proposta rientra nella più ampia agenda dell’apertura delle comunicazioni regionali, il che implica che Armenia e Azerbaigian debbano reciprocamente aprire i propri canali, sia esterni che interni, sotto la sovranità e giurisdizione dei Paesi attraversati.
La narrazione del cosiddetto “Azerbaigian Occidentale” è un concetto artificiale, privo di basi storiche o giuridiche, creato per legittimare rivendicazioni territoriali su circa il 60% del nostro territorio sovrano, inclusa la capitale Yerevan. Sebbene venga mascherata da questione di diritti umani, la sola denominazione smentisce qualsiasi intento pacifico.
Riconosciamo che prima dei pogrom anti-armeni del 1988 a Sumgait e Baku, viveva una minoranza azera in Armenia. Tuttavia, quegli azeri lasciarono volontariamente e ricevettero compensazioni. Diversamente, gli armeni in Azerbaigian subirono massacri e deportazioni. L’episodio più recente si è verificato nell’autunno del 2023, con la pulizia etnica di oltre 115.000 armeni del Nagorno-Karabakh.”
Qual è, secondo Lei, il ruolo dell’Italia nel raggiungimento della pace nella Sua regione? Quali sviluppi recenti può menzionare nei rapporti tra Armenia e Italia?
“Le relazioni interstatali armeno-italiane si fondano su ricche e antiche tradizioni di amicizia e valori comuni. Originariamente basate sulla condivisione della tradizione cristiana, oggi si estendono al percorso democratico intrapreso da entrambi gli Stati.
L’Italia ha legittimi interessi nella nostra regione, anche di natura economica e imprenditoriale. La sua presenza è in crescita e svolge un ruolo attivo per la stabilità e la pace. Una prova è la mozione adottata dal Senato italiano nel febbraio 2025, che invita il Governo a promuovere il dialogo e azioni diplomatiche per favorire la pace tra Armenia e Azerbaigian e a stabilire relazioni economiche bilanciate con entrambi.
Una delle prime conseguenze positive è stata la creazione della figura dell’Inviato Speciale per il Caucaso Meridionale presso il MAECI. Abbiamo avuto il piacere di ospitare l’Ambasciatore Amaduzzi e il Senatore Scalfarotto alla seconda edizione dello Yerevan Dialogue.
Sul piano economico, l’interesse degli imprenditori italiani in Armenia è in crescita, in settori quali tessile, ceramica, infrastrutture ed energia. L’Italia è il nostro secondo partner commerciale nell’UE. Tuttavia, esiste un grande potenziale ancora inutilizzato.
I nostri rapporti culturali affondano in radici profonde: il primo libro in lingua armena fu stampato a Venezia nel 1512. Per gli armeni cristiani, ha un valore immenso il fatto che le reliquie di San Gregorio l’Illuminatore siano custodite a Napoli e Nardò.
Uno dei centri più significativi della rinascita culturale armena è l’isola di San Lazzaro a Venezia, sede da quasi tre secoli dei Padri Mechitaristi, importante centro di armenologia a livello mondiale. In Italia si trovano il maggior numero di istituti di studi armeni al mondo.
Questi sono solo alcuni esempi della nostra ampia cooperazione. Quotidianamente seguiamo o partecipiamo a eventi culturali comuni: pubblicazioni, traduzioni, concerti, mostre, cinema. Eventi culturali italiani sono frequenti e molto apprezzati in Armenia e continueremo a lavorare per avvicinare i nostri popoli.”
Considerando il piano di cooperazione per la difesa con l’Italia, come intende l’Armenia bilanciare il proprio assetto di sicurezza alla luce del ridotto coinvolgimento nella CSTO e delle persistenti minacce ai confini con l’Azerbaigian?
“L’Armenia ha sostanzialmente congelato la propria partecipazione all’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO) per il mancato rispetto degli obblighi di sicurezza nei confronti dell’Armenia negli anni 2021 e 2022, quando l’Azerbaigian ha attaccato il nostro territorio.
Oggi sviluppiamo cooperazioni militari con diversi Paesi, tra cui Francia, India, Germania, Cina e Grecia, per diversificare questo ambito ed evitare la dipendenza da un unico attore. Riteniamo che questa politica garantirà un ambiente più sicuro per il nostro Paese.
Come accennato, il tema della sicurezza è nuovo nell’agenda Armenia-UE. Attribuiamo grande importanza alla Missione civile dell’UE in Armenia, che svolge un ruolo fondamentale nel mantenere la relativa stabilità lungo i confini. Ringraziamo l’Unione Europea e i suoi Stati membri, compresa l’Italia, per il sostegno e la partecipazione all’iniziativa.
Un altro strumento cruciale è il processo di delimitazione del confine tra Armenia e Azerbaigian, basato sulla Dichiarazione di Alma-Ata del 1991, riconosciuto dalla maggior parte dei nostri partner.
Per quanto riguarda la cooperazione bilaterale con l’Italia nel settore della difesa, i nostri Ministeri sono in contatto costante per approfondire le opportunità di collaborazione.”
Quali sono le implicazioni politiche interne della riforma costituzionale armena in vista dell’accordo di pace con l’Azerbaigian, in particolare rispetto alla fiducia pubblica e alle narrazioni dell’opposizione?
“Come noto, Armenia e Azerbaigian hanno annunciato il completamento del testo dell’Accordo di pace. Tuttavia, l’Azerbaigian ha posto alcune precondizioni per la firma, che riteniamo artificiali.
Una riguarda la dissoluzione delle strutture del Gruppo di Minsk dell’OSCE, l’altra è la modifica della Costituzione armena, il cui preambolo richiama la Dichiarazione d’Indipendenza del 1990.
Siamo disposti a discutere la dissoluzione del Gruppo di Minsk, ma vogliamo assicurarci che l’Azerbaigian non intenda chiudere un conflitto per aprirne un altro sul nostro territorio. Ci preoccupa, infatti, che negli ultimi anni Baku abbia iniziato a definire circa il 60% del territorio armeno come “Azerbaigian Occidentale”.
La nostra proposta è firmare simultaneamente due documenti: l’accordo di pace e un atto da presentare all’OSCE per sciogliere le strutture del Gruppo di Minsk.
Quanto alla Costituzione armena, essa non contiene rivendicazioni territoriali contro l’Azerbaigian. Tuttavia, per rispondere in modo costruttivo, proponiamo che, una volta firmato, l’accordo venga sottoposto alla Corte Costituzionale. Se la Corte ne confermerà la piena compatibilità con la nostra Costituzione – come riteniamo – ogni preoccupazione di Baku sarà risolta legalmente. Se, al contrario, emergerà un’incompatibilità, il governo potrà valutare eventuali modifiche costituzionali.
Pertanto, se le preoccupazioni dell’Azerbaigian sono sincere, il modo più diretto per affrontarle è firmare l’accordo. Il nostro appello ai partner internazionali è chiaro: incoraggiate l’Azerbaigian a firmare senza ulteriori ritardi, per affrontare e risolvere ogni questione sollevata da entrambe le parti.
Nonostante provocazioni e ostacoli, restiamo pienamente impegnati nel processo di pace e pronti ad assumerci la nostra responsabilità per un futuro di stabilità duratura nella regione.”
http://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.png00adminwphttp://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.pngadminwp2025-07-22 19:13:412025-07-23 19:16:05Approfondimenti sulla Politica Estera e le Opportunità Economiche dell’Armenia: Intervista all’Ambasciatore Vladimir Karapetyan (Specialeeuroasia 22.07.25)
Letizia Leonardi (Assadakah news) – L’Armenia rafforza la sua presenza in Italia con incontri politici e cultura in primo piano. Negli ultimi giorni, l’Ambasciata della Repubblica d’Armenia in Italia ha intensificato la sua attività sul fronte istituzionale e culturale, segnando un rafforzamento concreto delle relazioni bilaterali con Roma.
Lo scorso 18 luglio, il Vice Ministro degli Affari Esteri italiano Edmondo Cirielli, non sempre dalla parte di Yerevan, ha ricevuto l’Ambasciatore armeno Vladimir Karapetyan. Al centro del colloquio, come riferito dal Ministero degli Esteri italiano, ci sono state le relazioni bilaterali tra i due Paesi, l’evoluzione del processo di pace tra Armenia e Azerbaijan, e le prospettive di cooperazione nel Caucaso meridionale, con particolare attenzione al tema delle comunicazioni regionali.
L’incontro ha confermato l’impegno dell’Italia per una mediazione diplomatica equilibrata, anche alla luce del suo ruolo nella PACE (Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa).
Sempre nell’ambito dei contatti istituzionali, Deborah Bergamini, deputata e vicepresidente della Delegazione italiana alla PACE, nonché responsabile delle relazioni esterne del partito di maggioranza Avanti Italia, ha incontrato Karapetyan a Roma.
“L’Italia può svolgere un ruolo importante nel dialogo tra Armenia e Azerbaijan – ha dichiarato Bergamini – Il Caucaso meridionale è una regione strategica. Dialogo e diplomazia sono la chiave per costruire un futuro di pace e stabilità”.
Il 14 luglio invece, presso Palazzo Valentini, sede della Prefettura di Roma, si è tenuta l’inaugurazione della Mostra Internazionale d’Arte della Diaspora Armena, evento inserito nella Biennale d’Arte della Riviera Romana Cultura.
L’esposizione raccoglie opere di 24 artisti armeni provenienti da Armenia, Stati Uniti, Germania, Regno Unito e Cipro, ed è aperta al pubblico fino al 24 luglio 2025.
Un’iniziativa che testimonia la vivacità della diaspora armena e il ruolo dell’arte nella promozione della memoria storica e dell’identità culturale armena in Italia.
L’11 luglio, alla Camera dei Deputati, il parlamentare armeno Arsen Torosyan e l’ambasciatore Karapetyan hanno partecipato a un incontro tra parlamentari italiani e delegazioni estere, a margine della Conferenza per la ricostruzione dell’Ucraina, riaffermando l’impegno di Yerevan a sostegno della stabilità e della cooperazione internazionale.
Tra contatti ad alto livello e iniziative artistiche, l’attività dell’ambasciata armena in Italia evidenzia una strategia multilivello, tesa a consolidare rapporti politici, valorizzare la diaspora e rafforzare il profilo internazionale dell’Armenia, in un momento delicato per gli equilibri geopolitici nel Caucaso.
Quest’anno la Settimana della cultura, curata dalla scuola di recitazione del teatro Marrucino, ha visto come protagonista l’Armenia, presentata sotto vari aspetti. Dal genocidio armeno ai Quaranta Giorni del Mussa Dagh, dall’omaggio a Charles Aznavour agli scrittori William Saroyan e Sonya Orfalian, presente durante la rappresentazione dello spettacolo ispirato alla sua opera Il Quaderno e nel pomeriggio dedicato alle favole armene, riprese nella messa in scena delle Principesse d’Armenia realizzato dai piccoli allievi del corso Favolando. Gli Allievi iscritti a tutti corsi della scuola, coordinata da Giuliana Antenucci, che ha allestito la regia degli spettacoli della rassegna, hanno partecipato attivamente a ogni singola manifestazione con passione e impegno, rivelando talenti del tutto inaspettati. Sorpresa graditissima è stata la presenza del segretario generale dell’Ambasciata della Repubblica d’Armenia in Italia, Marieta Stepayan, che ha ringraziato il teatro Marrucino per questa iniziativa tesa a far conoscere la storia di un popolo martorizzato, ma cosi ricco di tradizioni e di spiritualità, come ha evidenziato la prof.ssa Angela Rossi nella sua conferenza su San Gregorio Armeno L’Illuminatore. La novità rispetto alle precedenti edizioni della Settimana della cultura è stata la collaborazione con l’università G. D’Annunzio, rappresentata dal prorettore Carmine Catenacci nella serata inaugurale e dalla partecipazione dei Prof.ri Filippo Angelucci e Vasco La Salvia, che hanno svolto delle interessantissime conferenze sull’architettura e sull’archeologia del territorio armeno. Ma di particolare rilievo è stato l’incontro con i giovani studenti della Nuaca (National University of Architecture and Construction of Armenia) e con i loro docenti, Prof.ri Armen Minassian e Varazdat Hovhannisyan, che si sono intrattenuti sulla storia architettonica, sul cinema e sulla poesia armena. Tre sono stati i concerti effettuati dagli studenti armeni, che hanno suonato i tipici strumenti, il duduk e l’ud, hanno danzato il Kochari in piazza G.B.Vico, alternando musiche tradizionali e moderne del mondo armeno, arricchito anche dalla mostra di bambole del folklore armeno illustrate dalla Prof.ssa Irina Vanyan. Ma il fiore all’occhiello è stato lo spettacolo finale, un progetto multiculturale, diretto da Narek Minassian con la coreografia di Mariam Davtyan, che ha visto sia gli allievi di Yerevan, sia quelli italiani recitare insieme a dimostrazione che il teatro, la musica, l’arte e la cultura possono essere veicolo di amicizia tra i popoli al di là di ogni pregiudizio, etnia e nazionalità. È stato un messaggio di speranza che “Un domani è possibile”, come ha auspicato il direttore amministrativo Cesare Di Martino, ma soprattutto un appello di pace rivolto a tutto il mondo quello lanciato dal palco del Teatro Marrucino di Chieti.
http://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.png00adminwphttp://www.comunitaarmena.it/wp-content/uploads/2022/08/Logo_armenia-04-1-300x92.pngadminwp2025-07-20 10:15:032025-07-20 10:34:38Emozioni infinite alla settimana della cultura armena della scuola di recitazione del teatro Marrucino (ChietiToday 19.07.25)
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