Spada di 5mila anni fa scoperta nel monastero ​dell’Isola di San Lazzaro degli Armeni a Venezia (IlGazzettino 28.02.20)

Una spada di 5000 anni fa, tra le più antiche armi anatoliche al mondo, è stata scoperta da una dottoranda dell’Università di Ca’ Foscari, Vittoria Dall’Armellina, nel monastero dell’Isola di San Lazzaro degli Armeni, a Venezia. L’arma è custodita nel Museo di San Lazzaro; si tratta di una piccola spada, collocata in una vetrina insieme a oggetti di epoca medievale. La spada però risulta tipologicamente molto simile ad alcune armi risalenti a circa cinquemila anni fa rinvenute all’interno del Palazzo Reale di Arslantepe, nell’Anatolia Orientale, ritenute le più antiche del mondo. Anche al museo di Tokat (Turchia) era stata riconosciuta una spada della stessa tipologia, proveniente dalla regione di Sivas, che presenta notevoli somiglianze con l’esemplare di San Lazzaro.

Appurato che la spada non era presente nel catalogo delle antichità vicino orientali conservate nel museo, d’accordo con Elena Rova, professoressa di Archeologia al Dipartimento di Studi Umanistici e suo supervisore dottorale, Dall’Armellina ha proseguito l’indagine. Le analisi scientifiche confermano: la spada è simile a quelle più antiche del mondo, che risalgono al 3000 a.C., non solo nella forma ma anche nella composizione della lega. Come sia arrivata nel monastero e quale il legame con la comunità dei Padri Armeni, sono stati gli altri passi della ricerca, con la consulenza di Padre Serafino Jamourlian, del Monastero Mechitarista di San Lazzaro, il quale, consultando gli archivi del museo, ha contribuito a svelare una parte della storia.

La spada arriva da Trebisonda a Venezia, donata da un mercante d’arte e collezionista, tale Yervant Khorasandjian, nella seconda metà dell’Ottocento, così come attesta una busta. I reperti tra cui la spada furono rinvenuti in una località chiamata Kavak. Ghevond Alishan, celebre poeta e scrittore amico di John Ruskin, monaco della congregazione Mechitarista e appassionato studioso di archeologia, mori a Venezia nel 1901. La vicenda quindi si colloca verosimilmente negli ultimi decenni del XIX secolo. Le analisi sulla composizione del metallo sono state condotte in collaborazione con la professoressa Ivana Angelini e il (Centro Interdipartimentale di Ricerca Studio e Conservazione dei Beni Archeologici, Architettonici e Storico-Artistici (Ciba) dell’Università di Padova. La spada è risultata essere di rame arsenicato, una lega di rame e stagno frequentemente utilizzata prima della diffusione del bronzo. Questo dato, e la marcata somiglianza con le spade gemelle di Arslantepe, hanno permesso di datare con sicurezza il reperto tra la fine del IV e l’inizio del III millennio a.C. e di confermare la sua pertinenza a una tipologia piuttosto rara.


Spada 5000 anni fa in Isola degli Armeni a Venezia Ansa 28.02.20

(ANSA) – VENEZIA, 28 FEB – Una spada di 5000 anni fa, tra le più antiche armi anatoliche al mondo, è stata scoperta da una dottoranda dell’Università di Ca’ Foscari, Vittoria Dall’Armellina, nel monastero dell’Isola di San Lazzaro degli Armeni, a Venezia. L’arma è custodita nel Museo di San Lazzaro; si tratta di una piccola spada, collocata in una vetrina insieme a oggetti di epoca medievale. La spada però risulta tipologicamente molto simile ad alcune armi risalenti a circa cinquemila anni fa rinvenute all’interno del Palazzo Reale di Arslantepe, nell’Anatolia Orientale, ritenute le più antiche del mondo. Anche al museo di Tokat (Turchia) era stata riconosciuta una spada della stessa tipologia, proveniente dalla regione di Sivas, che presenta notevoli somiglianze con l’esemplare di San Lazzaro.
Le analisi scientifiche confermano: la spada è simile a quelle più antiche del mondo, che risalgono al 3000 a.C., non solo nella forma ma anche nella composizione della lega. Arriva da Trebisonda a Venezia, donata da un mercante d’arte e collezionista, tale Yervant Khorasandjian, nella seconda metà dell’Ottocento, così come attesta una busta. I reperti tra cui la spada furono rinvenuti in una località chiamata Kavak.
Le analisi sulla composizione del metallo dicono che è di rame arsenicato, una lega di rame e stagno frequentemente utilizzata prima della diffusione del bronzo. Questo dato, e la marcata somiglianza con le spade gemelle di Arslantepe, hanno permesso di datare con sicurezza il reperto tra la fine del IV e l’inizio del III millennio a.C. e di confermare la sua pertinenza a una tipologia piuttosto rara. (ANSA).


(28 febbraio 2020) Vittoria Dall’Armellina stava visitando il Museo di San Lazzaro degli Armeni a Venezia quando la sua attenzione venne attirata da una piccola spada, collocata in una vetrina insieme a oggetti di epoca medievale. Agli attenti occhi della dottoranda dell’Università Ca’ Foscari Venezia, quello che aveva catturato la sua attenzione non sembrava un reperto medievale, ma una spada ben più antica, molto simile ad altre già incontrate nei suoi studi. La sua tesi di Laurea Magistrale e poi il dottorato vertevano proprio sulla nascita e lo sviluppo della spada nel Vicino Oriente antico. La spada infatti risultava tipologicamente molto simile ad alcune armi risalenti a circa cinquemila anni fa rinvenute all’interno del Palazzo Reale di Arslantepe (Anatolia Orientale), ritenute le spade più antiche del mondo. Successivamente a questa scoperta, divenuta celebre nel mondo archeologico, anche al museo di Tokat (Turchia) era stata riconosciuta una spada della stessa tipologia, proveniente dalla regione di Sivas. Anch’essa presenta notevoli somiglianze con l’esemplare di San Lazzaro. Appurato che la spada non era presente nel catalogo delle antichità vicino orientali conservate nel museo dell’Isola degli Armeni, d’accordo con Elena Rova, professoressa di Archeologia al Dipartimento di Studi Umanistici e suo supervisore dottorale, Dall’Armellina prosegue l’indagine per verificare la sua intuizione e chiarire i molti punti oscuri della scoperta. Le analisi scientifiche confermano: la spada è simile a quelle più antiche del mondo, che risalgono al 3000 a.C., non solo nella forma, ma anche nella composizione della lega. Un’arma anatolica, dunque, riappare del tutto casualmente a Venezia riemergendo dal buio profondo del tempo che l’aveva inghiottita per millenni.

Ma qual è stata la sua storia? Come era arrivata nel monastero e quale poteva essere il legame con la comunità dei Padri Armeni? A chi era appartenuta e in che terre lontane aveva viaggiato? Chi l’aveva brandita? O chi era stato sepolto con essa? Per rispondere a questi interrogativi, la ricercatrice ha avuto un prezioso collaboratore: Padre Serafino Jamourlian del Monastero Mechitarista di San Lazzaro degli Armeni il quale, consultando gli archivi del museo, ha contribuito a svelare una parte di questa lunghissima storia. La spada arriva da Trebisonda a Venezia donata da un mercante d’arte e collezionista, tale Yervant Khorasandjian, nella seconda metà dell’Ottocento. Lo attesta una busta contenente un foglietto scritto in armeno, piuttosto rovinato ma copiato da qualcuno su carta moderna, che parla di una donazione (c’è una lista di oggetti) a Padre Ghevond (Leonzio) Alishan. Viene inoltre precisato che i reperti furono rinvenuti vicino a Trebisonda, in una località̀ chiamata Kavak. Sappiamo che Ghevond Alishan, celebre poeta e scrittore amico di John Ruskin, monaco della congregazione Mechitarista e appassionato studioso di archeologia, morì a Venezia nel 1901. La vicenda quindi si colloca verosimilmente negli ultimi decenni del XIX secolo. Il biglietto d’accompagnamento alla spada è servito da filo di Arianna per ricostruirne il viaggio fino a Venezia, dando alle studiose un’importante informazione sulla provenienza anatolica. Le analisi sulla composizione del metallo sono state condotte in collaborazione con la professoressa Ivana Angelini e il CIBA (Centro Interdipartimentale di Ricerca Studio e Conservazione dei Beni Archeologici, Architettonici e Storico-Artistici) dell’Università di Padova.

Armenia: Erevan non chiuderà i confini dopo primo caso di coronavirus in Georgia (Agenzianova 28.02.20)

Erevan, 28 feb 10:15 – (Agenzia Nova) – Sinora non è necessario chiudere il confine fra l’Armenia e la Georgia per il nuovo focolaio di coronavirus. Lo ha detto il segretario del Consiglio di sicurezza Armen Grigoryan commentando il primo caso di contagio verificato due giorni fa in Georgia. “Non abbiamo ancora raggiunto ancora questo punto. In termini di sicurezza ne discuteremo e, se sarà necessario, lo chiuderemo”, ha detto Grigoryn, quando gli è stato chiesto di possibili problemi di sicurezza nazionale qualora l’Armenia chiuda i suoi confini con la Georgia dopo aver bloccato le frontiere con l’Iran. Il 25 febbraio, l’Armenia ha imposto una chiusura parziale del confine con l’Iran ha causa dell’ampio focolaio di coronavirus riscontrato nel paese mediorientale. (Res)

Lecco-Vanadzor, legame rinsaldato: ospitata in città una delegazione d’insegnanti armeni (Leccotoday 27.02.20)

Lecco-Vanadzor, legame rinsaldato: ospitata in città una delegazione d’insegnanti armeni

rentadue anni dopo il terremonto di Vanadzor, una delegazione d’insegnanti armeni ha fatto visita a Lecco, accolti nella sala consigliare del Comune dal sindaco Virginio Brivio. Si è trattato del ricambio della visita che i lecchesi fecero nel 2008, guidati da Marina Ghislanzoni: i cittadini dell’Est Europa sono stati guidati da Sergio Fenaroli e dalla stessa Ghislanzoni dell’Ufficio Scolastico per la Lombardia. Arrivati a Lecco il 25 febbraio, giovedì mattina sono stati salutati dopo aver visitato e conosciuto la nostra città. E’ importante ricordare che, nel 1988, il Comune di Lecco contribuì, grazie allo sforzo di organizzazioni sindacali e imprenditoriali locali, con trecento milioni di lire alla ricostruzione del centro urbano armeno e della provincia di Lori, colpita da una scossa che fece decine di migliaia di vittime.

«Vi ringraziamo per l’accoglienza che ci avete riservato – ha spiegato la dirigente scolastica Anush Yedoyan -. In questo momento difficile per l’Italia abbiamo voluto essere qui, perchè gli amici si vedono sempre nel momento del bisogno. Vogliamo ringraziare italiani e lecchesi che hanno reso possibile questo momento d’incontro, in particolare Sergio Fenaroli e Marina Ghislanzoni».

Dopo la visita della città, guidata da Maria Grazia Colombo e da un gruppo di famiglie di Comunione e Liberazione, si è appreso dell’esistena di «un viaggio di conoscenza e amicizia» che la Cgil Lecco farà tra Georgia e Armenia. Il tour è in programma nel prossimo mese di maggio e porterà alla «conoscenza delle Repubbliche Caucasiche della Georgia e Azerbaijan, realtà omogenee geograficamente ma articolate per Storia cultura e religioni, cerniera di scambi e relazioni tra Europa ed Asia». Al termine della visita si è tenuto lo scambio di doni, è stato spiegato come Vanadzor stia puntando sul turismo come fonte di reddito e, infine, la delegazione (composta anche da Arthur Yedoyan, Lia Nerkararyan, Nazik Gishyan, Grigor Kachainyan, Anush Torosyan e Liana Herutyunyan) è stata salutata.

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Nagorno-Karabakh: una bomba a orologeria nel cuore del Caucaso (Eastjournal 27.02.20)

Il Nagorno Karabakh è spesso considerato la bomba ad orologeria del Caucaso. Il conflitto che lo dilania da ormai trent’anni non è mai stato davvero congelato e sembra improbabile che nel breve periodo venga ristabilita la pace, anche a causa del frammentato coinvolgimento delle potenze internazionali, che utilizzano il conflitto per perseguire i propri interessi.

Il coinvolgimento ambiguo della Russia

La Russia è certamente il paese terzo più coinvolto e, insieme a Francia e Stati Uniti, presiede il gruppo di Minsk, una struttura di lavoro creata nel 1992 per tentare di ristabilire la pace. Mosca è considerata un attore essenzialmente filo-armeno: i due paesi sono membri di diverse organizzazioni internazionali e fanno parte di una formale alleanza militare, il CSTO. Tuttavia, la Russia, pur garantendo assistenza militare a Yerevan, coltiva con l’Azerbaijan relazioni che includono la vendita di armi, da Baku chiaramente utilizzate anche nel confronto militare con l’Armenia. Tale ambivalenza è dovuta alla completa dipendenza in termini militari energetici e infrastrutturali di Yerevan nei confronti della Russia. Ciò permette a Mosca di perseguire la propria politica estera in completa autonomia, senza temere alcuna ripercussione da parte dell’Armenia.

La storica amicizia tra Turchia e Azerbaijan

Tra Turchia e Azerbaijan vi è un legame profondissimo, non solo politico, ma anche culturale. Sono entrambi paesi islamici e di lingua turca e la somiglianza tra i due popoli è tale che l’ex presidente azero Heydar Aliyev ha definito i due paesi “una nazione con due stati”. Sebbene inizialmente Ankara si fosse astenuta dal prendere posizioni nette nel conflitto, considerandolo una mera vicissitudine interna allo spazio post-sovietico, dal 1993 il suo avvicinamento a Baku è divenuto lampante: il confine tra Turchia e Armenia è stato chiuso e tra i due paesi non vi è ancora oggi alcun tipo di relazione diplomatica.

Iran, un possibile mediatore?

L’Iran è l’unica potenza regionale che potrebbe desiderare il raggiungimento di una pace che non comporti la vittoria unilaterale di uno dei due paesi sull’altro. Teheran è interessata ad evitare possibili escalation del conflitto, che potrebbero causare ulteriori flussi di rifugiati in un paese che non solo già ne ospita milioni, che presenta anche nel proprio territorio un’enorme minoranza azera.

Stati Uniti: tra pressioni interne e interesse nazionale

Il punto di vista statunitense sul conflitto è mutato nel tempo. In un primo momento hanno mantenuto una posizione filo-armena, chiaramente comprensibile dall’esclusione dell’Azerbaijan dal Freedom Support Act, un programma di aiuti varato da Washington nel 1992 a sostegno delle ex repubbliche sovietiche. La crescente rilevanza strategica dall’Azerbaijan, tuttavia, ha indotto gli USA a modificare la propria posizioneabolendo tale discriminazione nel 2001 e intraprendendo una politica dell’equilibrio che comporta il supporto finanziario di entrambi i paesi.

Quali prospettive di pace?

Tale coinvolgimento, multilaterale ed estremamente differenziato, impedisce ad oggi particolari sviluppi del conflitto. Anche un cambiamento negli assetti strategici internazionali che portasse al prevalere di uno dei due stati sull’altro probabilmente non sarebbe di per sé risolutivo e le relazioni tra i due paesi resterebbero congelate dalla frustrazione dello sconfitto. Di particolare interesse è un piano, avanzato nel 1992 dall’analista americano Paul Goble, che prevedeva una reciproca cessione territoriale, in seguito alla quale l’Armenia avrebbe rinunciato ai territori a maggioranza azera e alla striscia di terra che separa l’Azerbaijan dal Nakhchivan, ottenendo in cambio il definitivo controllo del Nagorno.

Tale compromesso fallì, fu l’Armenia in primis a rifiutarlo poiché avrebbe comportato la perdita del confine con l’Iran. Questo è un segnale importante, che richiama l’attenzione al ruolo che, al là dei delicati equilibri della politica internazionale, la disponibilità a collaborare tra i due attori direttamente coinvolti potrebbe avere nella risoluzione del conflitto. Probabilmente la vera chiave per ristabilire la pace nella regione è proprio lavorare sulla disponibilità dei due paesi a mediare, per giungere ad un compresso che a nessuno paia troppo iniquo.

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La fede, le opere, l’ecumenismo culturale. Il Cardinale Koch scrive agli armeni (Acistampa.it 24.02.20)

La caratteristica del monaco Mechitar, fondatore della Congregazione dei Padri Mechitaristi, era quella dell’ecumenismo culturale. E, secondo il Cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, è stata quella la caratteristica del primo incontro dei rappresentanti delle comunità armene di tutto il mondo.

Proprio sull’isola di San Lazzaro degli Armeni a Venezia, sede della Congregazione Mechitarista, una cinquantina di rappresentanti del popolo appartenente alla più antica nazione cristiana si sono incontrati per discutere su “Fede ed Opere”, per mettere su idee e sviluppare progetti all’interno della comune identità armena.

È la prima volta che avviene un incontro di questo tipo, che si collega fortemente al recentemente stabilimento a Roma di una legazione della Chiesa Apostolica Armena, con un “ambasciatore” presso la Santa Sede, l’arcivescovo Khajag Barsamian. Ed è un incontro che acquisisce automaticamente un sapore ecumenico, sia per l’identificarsi con il lavoro di Mechitar, sia perché la legazione ha voluto coinvolgere il Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani. Ed è in questa cornice che si inserisce il messaggio del Cardinale Kurt Koch.

Il cardinale Koch ci tiene a sottolineare il legame del progetto con la congregazione mechitarista, ricorda come Paolo VI chiamò Mechitar “strumento di autentico e genuino apostolato ecumenico”, e sottolinea che Mechitar era convinto che “la rinascita spirituale fosse indissociabile dalla rinascita culturale”, tanto che fece sì “che l’isola di San Lazzaro diventasse una fucina di cultura – una cultura pervasa di spiritualità e punto di riferimento per gli armeni di tutto il mondo”, offrendo così “alla cultura armena un impulso fondamentale per il rinnovamento, la riscoperta e ridefinizione della propria identità”.

Non è stato dunque un caso che gli armeni di tutto il mondo abbiano deciso proprio di riunirsi a San Lazzaro. I circa cinquanta partecipanti provengono dal settore filantropico, umanitario e caritativo, sono accademici, sacerdoti, volontari, giornalisti, scrittori, artisti, rappresentanti di organizzazioni pubbliche e di beneficenza.

“In un mondo sempre più dispersivo, in cui le identità e il senso religioso si perde nelle grandi città – ha detto ad ACI Stampa Vartan Karapetian, organizzatore dell’evento – abbiamo pensato fosse necessario incontrarci e ripartire dalla nostra comune identità”.

Le discussioni si sono suddivise in quattro sessioni tematiche, con un particolare focus sulla fede in epoca digitale e alla fede nelle grandi metropoli. È la sfida del futuro, dato che nei prossimo venti anni le popolazioni si concentreranno nella megalopoli, e già oggi il 90 per cento degli armeni vivono nei grandi consessi urbani.

La scelta dell’isola di San Lazzaro è simbolica, perché “la Congregazione Mechitarista situata sull’isola di San Lazzaro dal XVIII secolo offre un esempio pratico di come il rapporto tra fede ed opere sia stata tramandato di generazione in generazione”.

La Congregazione dei Padri Armeni Mechitaristi basa il suo lavoro sui tre pilastri dell’amore per lo studio, la conservazione di un patrimonio culturale inestimabile e la diffusione e declinazione contemporanea di uno stile ecumenico.

“Fede e cultura – ha scritto il Cardinale Koch nel suo messaggio – sono inscindibili. In questo senso, l’ecumenismo del venerabile Mechitar è un esempio di quello che può essere definito ecumenismo culturale. Egli ha realizzato nella sua opera una sintesi, o meglio, ciò che oggi chiameremmo uno scambio di doni, un respiro a due polmoni, tra la teologia sapienziale monastica della tradizione armena e la teologia sistematica occidentale, tra l’ideale umanistico armeno e quello classico occidentale”.

L’esempio di Mechitar è stata la guida per la sfida più impegnativa per le comunità cristiane, che è quella di esprimere la propria fede all’interno di società secolarizzate.

Al termine del convegno, si sono cominciate a studiare iniziative concrete, progetti che possano permettere alla comunità cristiana di esprimersi. L’auspicio è che l’appuntamento del 7 – 8 febbraio possa essere un appuntamento annuale, sempre più concreto, per permettere di combinare fede ed opere.

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A 32 anni dal terremoto gli amici armeni in visita a Lecco (Lecconotizie 26.02.20)

Dopo il sisma Lecco aveva raccolto fondi per costruire la scuola di Vanadzor, nella provincia di Lori

In Comune una delegazione di insegnanti ha incontrato il sindaco Virginio Brivio: “Rinsaldiamo un’amicizia importante”

LECCO – “Vogliamo ringraziare l’Italia e in particolare voi lecchesi per il grande aiuto che ci avete dato quando eravamo in difficoltà. Non lo dimenticheremo mai, vi aspettiamo presto in Armenia!”. Parole grate e sincere quelle pronunciate da Anush Yedoyan, direttrice della scuola di Vanadzor (provincia di Lori, Armenia), durante l’incontro che si è svolto questa mattina, mercoledì, in Comune a Lecco.

Il terremoto del 1988 e gli aiuti lecchesi

Una delegazione di sei persone, di cui tre insegnanti, la direttrice della scuola e due accompagnatori, è giunta dall’Armenia per trascorrere due giorni a Lecco, rinnovando un legame stretto oramai 32 anni fa: era il 7 dicembre del 1988 quando un terribile terremoto devastò la provincia armena di Lori, provocando un numero di vittime pari all’intera popolazione di Lecco. La macchina della solidarietà lecchese non aveva tardato a muoversi, come ricordato da Sergio Fenaroli (responsabile Spi Cgil Lecco): “In pochi mesi vennero raccolti soldi sufficienti a costruire una scuola, un edificio di 300 mq in grado di ospitare fino a 80 studenti”. La scuola fu inaugurata nel 1989, alla presenza anche di una delegazione lecchese guidata dall’allora vicesindaco Angelo Valsecchi.

Marina Ghislanzoni

Così le due comunità avevano sancito un legame di amicizia durato fino ad oggi e riscoperto  un paio di anni fa: “Sono passati 30 anni da quell’evento – ha ricordato Marina Ghislanzoni, referente dell’Ufficio Scolastico Provinciale di Lecco – ma Lecco e Armenia si ritrovano oggi vicine per ricordarsi di questa profonda amicizia, consolidata proprio attraverso questa visita. Due anni fa avevamo visitato la scuola a Vanadzor, speriamo di poter tornare presto in Armenia e nel frattempo di poter collaborare tra istituti scolastici”.

Il sindaco Brivio: “Incontro che consolida un’amicizia”

Ad accogliere la delegazione anche il sindaco di Lecco Virginio Brivio: “Siamo molto felici di ospitarvi, nonostante il delicato momento di emergenza sanitaria che la nostra regione sta vivendo – ha dichiarato – credo che incontri di questo genere siano molto importanti per rinfrancare la vicinanza di due comunità come le nostre, lontane ma vicine e presenti nei momenti difficili”.

L’incontro si è concluso con un breve approfondimento sulla situazione economica dell’Armenia e con uno scambio di doni tra la delegazione in visita e il sindaco Brivio.

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Armenia: premier Pashinyan, risultati lotta alla corruzione non ancora soddisfacenti (Agenzianova 26.02.20)

Erevan, 26 feb 12:23 – (Agenzia Nova) – L’impegno delle autorità armene nel contrasto alla corruzione nel paese prosegue, ma i risultati non sono ancora soddisfacenti. Lo ha dichiarato il capo del governo di Erevan, Nikol Pashinyan, durante una riunione di governo, aggiungendo che “la lotta alla corruzione che abbiamo annunciato nel maggio del 2018 ha ottenuto il sostegno non solo del popolo armeno, ma anche della comunità internazionale”. “Mi riferisco alle sentenze nei casi di corruzione e anche alla mancata restituzione del denaro sottratto, che purtroppo rimane abbastanza frequente: in ogni caso, le statistiche mostrano risultati che, pur non ancora soddisfacenti, sono senza precedenti”, ha detto il premier, sottolineando che “solo nel 2019 abbiamo fatto progressi molto più significativi rispetto a quelli ottenuti dal Servizio investigativo speciale negli ultimi (Res)

Un Micki da riscattare. Fonseca promuove l’armeno: “Vorrei tenere lui e Smalling” (Forzaroma.info 25.02.20)

Nel poker della Roma al Lecce che profuma tanto di rinascita c’è un asso nella manica che rischia di riaprire la partita per la Champions e che fa sognare per il percorso in Europa League, scrive Francesco Balzani su Leggo.

L’asso di fiori del Geghard (che guarda caso in Armenia nascono proprio tra marzo e maggio) si chiama Henrikh Mkhitaryan. L’ex genio di Dortmund e Arsenal segna, corre e ha portato quella qualità che mancava all’attacco della Roma.

Fonseca, ieri ai microfoni di Sky UK, è stato chiaro: “Mkhi durante questa stagione ha avuto alcuni infortuni ma ora sta tornando e sta dimostrando la sua qualità. È un giocatore con grande fantasia, vorrei che restasse anche lui alla Roma così come Smalling“.

Un messaggio alla società anche se dovranno essere fatte valutazioni serie sulle condizioni dell’armeno arrivato in prestito (3 milioni). L’Arsenal per il riscatto vuole 20 milioni. Tutti, però, ora si chiedono: quanto durerà? Perché Mkhitaryan fin qui ha giocato appena il 31% dei minuti a disposizione in stagione saltando la bellezza di 16 partite per problemi muscolari. In campionato ha giocato solo 7 gare da titolare, di cui 3 di fila nell’ultimo mese.

Contro il Lecce Mkhi ha stupito tutti: è stato il primo dei suoi per recuperi (otto) e anche il migliore dal centrocampo in su per palloni giocati (56) e passaggi (43). Inoltre ha corso oltre dodici chilometri (come Cristante) ed è stato il quarto tra tutti i giocatori in campo. Ne ha beneficiato tutta la manovra offensiva visto che sono arrivati 11 gol nello specchio di Vigorito, altro record annuale. È lui il simbolo della (piccola) rinascita della Roma dell’Est oltre a Dzeko, Kolarov e Under. Tutti in gol domenica, tutti in odore di conferma col Gent. Ma salgono pure le quotazioni di Kluivert e Perez entrati bene contro il Lecce.

A rischiare il posto è quindi Pellegrini. Mkhitaryan, infatti, nella ripresa ha giocato da trequartista ovvero il ruolo che ha ricoperto maggiormente in carriera. Ancora più forte è il segnale che Fonseca ha mandato per Smalling (domenica sera ha festeggiato con alcuni amici in viale Liegi): “Non so se sia possibile a causa della situazione con il Manchester United, ma vorrei tanto che Chris restasse qui con noi perché è molto importante. È un grande giocatore e un grande uomo”.

Friedkin (in arrivo entro il fine settimana la firma) è avvisato. Il difensore intanto ringrazia e apre uno spiraglio: “L’amore che puoi ricevere in questa città è incredibile, e anche la fiducia del mister lo è. Questo è esattamente quello che io e la mia famiglia abbiamo avvertito. Potrei restare a lungo

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Armenia, iniziato processo per corruzione dell’ex presidente Sarkisian (Qds.it 25.02.20)

Il processo contro l’ex presidente armeno Serge Sarkisian, coinvolto in uno scandalo di corruzione, è iniziato ieri nella capitale armena, quasi due anni dopo una rivolta popolare che lo aveva costretto a lasciare il potere. Il sessantacinquenne Sarkisian è stato incriminato a dicembre e gli è stato vietato di lasciare il Paese in attesa del processo. Se condannato, rischia fino a otto anni di prigione. I pubblici ministeri affermano che l’ex leader sarebbe stato coinvolto nello sviluppo di un meccanismo in base al quale una società privata vendeva carburante a un prezzo molto superiore a quello di mercato a un programma di aiuti agricoli del governo armeno. I profitti di questa combine, circa 946.000 euro al tasso attuale, sarebbero stati girati ad alti funzionari e uomini d’affari, secondo l’accusa.

Coronavirus: Armenia chiude i collegamenti terrestri con l’Iran, limitazioni al traffico aereo (Agenzianova 24.02.20)

Erevan, 24 feb 15:25 – (Agenzia Nova) – Le autorità dell’Armenia hanno disposto la chiusura temporanea dei collegamenti terrestre e la limitazione di quello aereo. Lo ha annunciato il primo ministro armeno Nikol Pashinyan sul suo profilo Facebook. “È stato deciso di interrompere i collegamenti terrestri con l’Iran e di applicare delle restrizioni al traffico aereo. Il carico di merci dall’Iran sarà effettuato senza restrizioni utilizzando un regime di controllo speciale per i conducenti”, ha scritto Pashinyan. Il primo ministro ha aggiunto che le autorità hanno deciso di non applicare alcuna restrizione al ritorno dei cittadini armeni e iraniani nella loro terra natale. Sinora l’Iran ha segnalato 61 casi infetti da coronavirus e 12 vittime. Anche altri paesi vicini, tra cui Afghanistan, Pakistan e Turchia, hanno chiuso i confini con l’Iran come misura precauzionale contro la diffusione dell’epidemia. (Res)