Il centro di ricerca del monte Aragats: l’isolamento in nome della scienza (Focustech.it 11.02.20)

La stazione di ricerca sui raggi cosmici situata sul monte Aragats, in Armenia, si trova ad un’altitudine di 3.200 metri. Il sito fu costruito nel 1943 per condurre ricerche top-secret sulle reazioni atomiche per lo sviluppo di armi nucleari, ma ora la struttura studia fenomeni atmosferici come i temporali e l’irradiamento di raggi cosmici. L’unico modo in cui i visitatori possono raggiungere la base in inverno è attraverso una salita di oltre 20 chilometri, attraverso la neve.

Gli inverni sul monte Aragats sono molto duri e la vita nel centro di ricerca è davvero difficile

Arshak Mkrtchyan, una guida alpina, percorre il sentiero verso la stazione utilizzando le sue fidate racchette da neve, con temperature che si aggirano intorno ai -22 gradi. Arrivando alla stazione al tramonto, il vento ulula per tutto l’altopiano e la temperatura scende a livelli pericolosi. I tecnici della struttura iniziano a lavorare un mese dopo. L’interno della stazione, invece, è sorprendentemente accogliente. Edik Arshakian e Gurgen Jabaryan, entrambi tecnici, hanno il compito di monitorare le attrezzature scientifiche, mentre Gohar Hovhannisian è addetta alle cucine.

Aragats

Hovhannisian dirige un’enorme cucina costruita durante il periodo sovietico, quando furono necessari decine di tecnici per gestire le attrezzature rudimentali. In inverno, quando gli ospiti della stazione si riducono a tre persone, la cucina funziona solo per i due tecnici e la stessa cuoca. I raggi cosmici che vengono studiati in questa struttura sono protoni ad alta energia e nuclei atomici, che attraversano lo spazio quasi alla velocità della luce. Quando essi incontrano l’atmosfera terrestre, colpiscono gli atomi e li disperdono; queste particelle hanno infatti il potere di “tagliare” la materia, inclusi gli esseri umani, e talvolta causano danni agli strumenti digitali e numerosi crash dei computer.

 

L’isolamento prolungato permette di studiare in maniera più approfondita la natura dei raggi cosmici

Le particelle in questione sono inoltre uno dei principali ostacoli al viaggio interplanetario e i loro effetti su astronauti e piloti sono oggetto di studio continuo. Basi ad alta quota come quella di Aragats sono esposte a dosi molto più elevate di raggi cosmici rispetto a quelle poste più in basso, poiché l’atmosfera terrestre funge da protezione. La struttura di Aragats fa parte di una rete di siti dislocati in tutto il mondo che studiano i raggi cosmici ed è collegata ad altre stazioni di ricerca, situate in Costa Rica e Indonesia.

Aragats

Sebbene in estate Aragats sia un affollato centro di ricerca, periodo in cui peraltro i ricercatori possono arrivare in auto, durante i lunghi mesi invernali è un luogo solitario e inospitale, molto isolato dal resto del mondo. Jabaryan infine scherza, asserendo che la parte preferita del suo lavoro è il momento in cui la motoslitta lo porta a casa alla fine del mese, ma l’isolamento non è che un piccolo prezzo da pagare in nome della scienza.

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Decreto di Erdogan: il Patriarca armeno potrà indossare abiti religiosi anche fuori dai luoghi di culto (Agenziafides 10.02.20)

Istanbul (Agenzia Fides) – Il Presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha firmato un apposito decreto presidenziale per confermare che Sahak II Masalyan, nuovo Patriarca armeno di Costantinopoli, ha il diritto di indossare la sua veste da religioso anche quando esce dai luoghi di culto e si trova all’aperto o in ambienti pubblici. La specifica disposizione è contenuta nel decreto presidenziale n°1838 del 16 dicembre 2019. I contenuti del decreto sono divenuti di pubblico dominio solo a inizio febbraio, e sono stati rilanciati soprattutto da Agos, la testata bilingue armeno-turca con sede a Istanbul.
Le regole che restringono in Turchia la possibilità di indossare abiti religiosi in luoghi pubblici sono un retaggio dell’impronta laicista impressa alle istituzioni turche da Mustafa Kemal Ataturk, fondatore e primo Presidente della Repubblica di Turchia. Ancora adesso, i membri consacrati delle diverse comunità di fede vestono solitamente in abiti civili quando escono dai luoghi di culto o dalle sedi di organismi e istituzioni religiose. Il privilegio di poter vestire anche in pubblico abiti religiosi è riservato solo ai capi delle diverse comunità, come il Patriarca ecumenico e il Patriarca armeno di Costantinopoli, il Gran Mufti e il Rabbino CapoRepubblica di Turchia.
L’arcivescovo Sahak Masalyan, eletto l’11 dicembre 2019 come 85esimo Patriarca armeno di Costantinopoli, ha iniziato il suo ministero inviando diversi segnali di ossequiosa benevolenza nei confronti della leadership politica turca: “Tutte le minoranze presenti in Turchia” ha dichiarato il Patriarca in un’intervista pubblicata giovedì 2 gennaio dal quotidiano nazionalista turco Akşam (vedi Fides 3/1/2020) condividono questo medesimo avviso: sotto il potere del Partito Akp (il Partito del Presidente Erdogan, ndr) stiamo vivendo il periodo più pacifico e felice dai tempi della fondazione della Repubblica turca”. (GV) Agenzia Fides 10/2/2020)

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Storie di coraggio e di resistenza, dal genocidio armeno al tempo presente scelte da Gariwo in collaborazione con Anteo Palazzo del Cinema (Agenziacomunica 10.02.20)

Milano, 10 febbraio 2020 – Con la rassegna cinematografica ”Il Cinema dei Giusti” organizzata in collaborazione con ANTEO Palazzo del Cinema, dal 16 al 20 febbraio, Gariwo propone al pubblico milanese cinque “Storie di coraggio e di resistenza, dal genocidio armeno al tempo presente” portando sul grande schermo la memoria di conflitti passati e recenti.

Attraverso i film in programma ripercorreremo l’esperienza di due genocidi del Novecento, il fenomeno del fondamentalismo religioso e la tragedia della guerra civile, mettendo in risalto i personaggi che in ogni vicenda reagiscono opponendosi alle persecuzioni e difendendo la propria o l’altrui libertà, l’autonomia di pensiero e la dignità umana: i Giusti.

A loro è ispirato l’impegno di Gariwo, che da vent’anni lavora con educatori, insegnanti e studenti nelle scuole e nelle università per diffondere il messaggio dei Giusti attraverso la didattica e le iniziative realizzate negli oltre 130 Giardini dei Giusti creati in Italia e nel mondo. Gariwo ogni anno celebra il Giorno della Memoria e la Giornata dei Giusti dei Giusti dell’umanità 6 marzo, divenuta solennità civile in Italia dal 2018.

I film in programma

Domenica 16 febbraio ore 10.30. La volontà di sopravvivere e fare nascere una figlia in una città sotto assedio è il tema del documentario “Alla mia piccola Sama, realizzato dalla giovane siriana Waad Al-Khateab assieme a Edward Watts, che apre la rassegna con la presentazione di Marta Serafini, della Redazione Esteri del Corriere della Sera.

Lunedì 17 febbraio ore 19.30. II contrasto tra un potere imposto dall’esterno e fine a se stesso (i jihadisti) e gli abitanti di un’antica città sahariana in Mali, che cercano di resistere e difendere la loro dignità, è al centro del film di Abderrahmane Sissako Timbuktu, introdotto da Anna Pozzi, giornalista di Mondo e Missione.

Martedì 18 febbraio ore 19.30. La ricerca delle proprie origini e dei propri familiari da parte di un sopravvissuto al genocidio armeno è il filo che guida il protagonista del film di Fatih Akin Il padre, in un viaggio dalla Mesopotamia agli Stati Uniti per rintracciare le sue due figlie, incontrando persone che lo aiutano e altre persone malvagie. Il film sarà presentato da Pietro Kuciukian, Console onorario della Repubblica d’Armenia.

Mercoledì 19 febbraio ore 19.30. Il coraggio di Jan Zabinski, direttore dello zoo di Varsavia dal 1929, e della moglie Antonina che salvarono oltre duecento ebrei facendoli segretamente uscire dal ghetto di Varsavia e nascondendoli nelle cantine retrostanti le gabbie degli animali, è narrato in La signora dello zoo di Varsavia, di Niki Caro, introdotto da Francesco Cataluccio, giornalista e scrittore.

Giovedì 20 febbraio ore 19.30. A concludere il ciclo sarà Gli Invisibili, di Claus Rafle: le vicende di quattro tra i circa 7.000 ebrei rimasti a Berlino dopo che la capitale tedesca era stata dichiarata “liberata dagli ebrei” il 19 Giugno del 1943, e che entrarono in clandestinità assumendo false identità e vivendo nel continuo timore di essere scoperti. Il film sarà presentato da Gabriele Nissim, Presidente di Gariwo.


Biglietto: 7,50€
Abbonamento ai 5 film: 20 €
I biglietti sono acquistabili presso la biglietteria ANTEO Palazzo del Cinema (Piazza Venticinque Aprile, 8 – Milano) oppure online a questo link.

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Film su genocidio armeno | 16-20 febbraio | Anteo Eventi a Milano (Milanotoday 10.02.20)
„All’Anteo arriva una rassegna di film sulle storie di coraggio e di resistenza“

Con la rassegna cinematografica ”Il Cinema dei Giusti” organizzata in collaborazione con Anteo Palazzo del Cinema, dal 16 al 20 febbraio, Gariwo propone al pubblico milanese cinque “Storie di coraggio e di resistenza, dal genocidio armeno al tempo presente” portando sul grande schermo la memoria di conflitti passati e recenti. Storie di coraggio e di resistenza, dal genocidio armeno al tempo presente.

Cinque film in difesa della libertà

Attraverso i film in programma ripercorreremo l’esperienza di due genocidi del Novecento, il fenomeno del fondamentalismo religioso e la tragedia della guerra civile, mettendo in risalto i personaggi che in ogni vicenda reagiscono opponendosi alle persecuzioni e difendendo la propria o l’altrui libertà, l’autonomia di pensiero e la dignità umana: i Giusti. A loro è ispirato l’impegno di Gariwo, che da vent’anni lavora con educatori, insegnanti e studenti nelle scuole e nelle università per diffondere il messaggio dei Giusti attraverso la didattica e le iniziative realizzate negli oltre 130 Giardini dei Giusti creati in Italia e nel mondo. Gariwo ogni anno celebra il Giorno della Memoria e la Giornata dei Giusti dei Giusti dell’umanità 6 marzo, divenuta solennità civile in Italia dal 2018.

I film in programma

– Domenica 16 febbraio ore 10:30. La volontà di sopravvivere e fare nascere una figlia in una città sotto assedio è il tema del documentario “Alla mia piccola Sama”, realizzato dalla giovane siriana Waad Al-Khateab assieme a Edward Watts, che apre la rassegna con la presentazione di Marta Serafini, della Redazione Esteri del Corriere della Sera.

– Lunedì 17 febbraio ore 19:30. II contrasto tra un potere imposto dall’esterno e fine a se stesso (i jihadisti) e gli abitanti di un’antica città sahariana in Mali, che cercano di resistere e difendere la loro dignità, è al centro del film di Abderrahmane Sissako Timbuktu, introdotto da Anna Pozzi, giornalista di Mondo e Missione.

– Martedì 18 febbraio ore 19:30. La ricerca delle proprie origini e dei propri familiari da parte di un sopravvissuto al genocidio armeno è il filo che guida il protagonista del film di Fatih Akin Il padre, in un viaggio dalla Mesopotamia agli Stati Uniti per rintracciare le sue due figlie, incontrando persone che lo aiutano e altre persone malvagie. Il film sarà presentato da Pietro Kuciukian, Console onorario della Repubblica d’Armenia.

– Mercoledì 19 febbraio ore 19:30. Il coraggio di Jan Zabinski, direttore dello zoo di Varsavia dal 1929, e della moglie Antonina che salvarono oltre duecento ebrei facendoli segretamente uscire dal ghetto di Varsavia e nascondendoli nelle cantine retrostanti le gabbie degli animali, è narrato in La signora dello zoo di Varsavia, di Niki Caro, introdotto da Francesco Cataluccio, giornalista e scrittore.

– Giovedì 20 febbraio ore 19:30. A concludere il ciclo sarà Gli Invisibili, di Claus Rafle: le vicende di quattro tra i circa 7.000 ebrei rimasti a Berlino dopo che la capitale tedesca era stata dichiarata “liberata dagli ebrei” il 19 Giugno del 1943, e che entrarono in clandestinità assumendo false identità e vivendo nel continuo timore di essere scoperti. Il film sarà presentato da Gabriele Nissim, Presidente di Gariwo.

Biglietti

I biglietti sono acquistabili presso la biglietteria Anteo Palazzo del Cinema oppure on-line.

Gariwo

Gariwo, la foresta dei Giusti è unʼassociazione nata per ricordare le figure esemplari che hanno salvato vite umane e si sono opposte a tutti i genocidi. Nel 2012 ha lanciato l’appello, accolto dal Parlamento europeo, per la Giornata europea dei Giusti il 6 marzo, giorno della scomparsa di Moshe Bejski, presidente della Commissione dei Giusti di Yad Vashem. Nel 2003 Gariwo ha creato con il Comune di Milano e l’UCEI il Giardino dei Giusti di tutto il mondo al Monte Stella di Milano. Molte altre città d’Italia e nel mondo hanno accolto l’invito a creare un Giardino dei Giusti.

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Chiudiamo la bocca ai negazionisti che infangano la memoria di infoibati, ebrei, armeni, ponti, ciprioti (Ilfattoquotidiano 10.2.20)

Cosa hanno in comune Infoibati, Ebrei, Armeni, Ponti, Ciprioti? C’è un male, silenzioso e invadente, che si è nuovamente insinuato in società e comunità cittadine. E’ quella sgradevole puzza di messaggi rancidi, che avvelenano i pozzi della civile convivenza, perché negano fatti e verità storiche in nome della cieca ideologia.

Il negazionismo striscia in città e borghi, sui social network trova la sua tragica benzina, rifiuta il confronto e si nutre di odio e prevaricazioni: per questa ragione va combattuto strenuamente. Il Giorno del Ricordo per i martiri delle Foibe e degli esuli giuliano-dalmati ci soccorre in questa battaglia, perché il virus di chi nega va debellato senza se e senza ma. Lo abbiamo purtroppo visto in azione contro l’Olocausto, anche da chi ha incarichi pubblici. O contro gli Armeni, i greci del Ponto, i Ciprioti che ancora oggi convivono con chi li ha invasi perché accecati dal neo ottomanesimo tanto caro a Erdogan (che punta adesso anche al gas sottomarino).

Il negazionismo, tutto, è pericoloso: porta rabbia, violenza e terrore.

In Germania, negli Usa e in Turchia c’è chi ancora nega l’Olocausto: lo scorso 28 dicembre l’attacco antisemita con un machete a New York si è verificato nel solco di un vento che spira (forte) contro gli ebrei in varie parti del pianeta, con il sindaco Bill de Blasio che lanciò l’allarme: “Gli ebrei hanno paura di mostrare la loro fede”.

Lo ha certificato una delle voci più autorevoli del settore, il direttore per l’Asia dell’Asia-Caucaso Institute e Silk Road Studies Program presso l’American Foreign Policy Council, Svante E. Cornell, secondo cui lo scivolamemento della Turchia nella direzione dell’ideologia islamista più pura è reale e va oltre la personalità di Erdoğan. Ma anche il candidato premier inglese Jeremy Corbyn ci ha messo del suo: aveva più volte espresso apertamente il proprio antisemitismo rendendo omaggio ai militanti del commando di Settembre nero, responsabili della morte degli atleti israeliani alle Olimpiadi di Monaco.

E che dire degli Armeni? Decenni di silenzio su quelle pulizie etniche, su cui a fine 2019 finalmente anche gli Usa hanno pronunciato una parola ufficiale votando il riconoscimento del “Genocidio”. Il massacro della popolazione armena perpetrato dall’Impero ottomano tra il 1915 e il 1916 provocò 1,5 milioni di morti ma Ankara rifiuta quella definizione prevista da una risoluzione dell’Onu. I Ciprioti ancora oggi, dopo che da anni sono entrati nell’Ue, sono costretti a vedere sulla montagna che sovrasta Nicosia, una grande bandiera turca con su scritto “noi siamo qui e non ce ne andiamo”, retaggio dell’invasione del 1974.

Ma il pensiero corre anche alla tragedia della Mikrì Asia, con i greci di Smirne spinti in mare dall’esercito turco che diede fuoco alle loro abitazioni e con i militari inglesi che per non raccogliere i greci sulle loro imbarcazioni, tagliavano le mani e i polsi di chi tentava di salire a bordo per fuggire dalle acque del porto incendiate dall’olio ottomano.

Oggi si celebra il 10 febbraio: due storie su tutte. Odda Carboni aveva 39 anni e un giorno del marzo 1944 scomparve da Albona: venne portata sulla foiba dei colombi, ma anziché attendere di essere gettata lì dai titini, spiccò da sola il volo gridando “viva l’Italia”, mentre i titini giocavano a palla con la testa di alcuni istriani. Il maestro istriano Giuseppe Tosi, direttore didattico di Abbazia a Fiume, fu costretto a bere il suo stesso sangue ma si disse pronto al perdono prima di spirare, come raccontato nel libro 10 febbraio, dalle foibe all’esodo da Roberto Menia, padre sulla legge del Giorno del Ricordo.

Un’occasione, quella delle celebrazioni unitarie e pacificatrici di oggi, per chiudere i conti con il passato. E soprattutto per chiudere la bocca ai negazionisti che infangano la memoria di Infoibati, Ebrei, Armeni, Ponti, Ciprioti. Non solo un auspicio, ma un dovere.

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Armenia-Giordania: re Abdullah II lunedì ad Erevan, previsto incontro con presidente (Agenzianova 07.02.20)

Armenia-Giordania: re Abdullah II lunedì ad Erevan, previsto incontro con presidente
Erevan, 07 feb 16:45 – (Agenzia Nova) – Il re di Giordania, Abdullah II, si recherà in visita ufficiale in Armenia lunedì prossimo su invito del presidente Armen Sarkissian. Lo riferisce l’agenzia di stampa “Armenpress”. Stando alle informazioni diffuse, è in programma una cerimonia di benvenuto al palazzo presidenziale di Erevan, a cui seguirà un colloquio bilaterale tra i due capi di Stato. Sono previsti anche incontri con il primo ministro, Nikol Pashinyan, e con il patriarca della Chiesa armena, Karekin II.

Summiti degli Armeni di tutto il mondo a Venezia. Primo grande congresso dedicato al rapporto tra Fede ed Opere (Ilsismografo 07.02.20)

I rappresentanti delle comunità armene di tutto il mondo sono arrivati a Venezia per dare vita al primo grande congresso dedicato al rapporto tra Fede ed Opere. Si tratta di un laboratorio di idee e progetti da sviluppare, mai tentato prima, all’interno di una cornice religiosa comune. Per tre giorni sull’Isola di San Lazzaro degli Armeni vengono affrontati tutti gli aspetti inclusi nel passo biblico di Giacomo: “Come il corpo senza lo spirito è morto, così anche la fede senza le opere è morta”. Il settore filantropico, umanitario, caritativo non possono, dunque, essere slegati, scollegati o addirittura ignoti a una dimensione spirituale.Alla conferenza prendono parte rappresentanti delle comunità armene appartenenti a diversi ambiti. Accademici, sacerdoti, volontari, giornalisti, scrittori, imprenditori, artisti nonché rappresentanti di organizzazioni pubbliche e di beneficenza. Ognuno di loro parla della propria esperienza. Le discussioni sono accompagnate da quattro sessioni tematiche, strutturate in modo da coinvolgere attivamente gli altri partecipanti nella presentazione dell’argomento. Il focus è indirizzato alla fede in epoca digitale, alla fede nelle grandi metropoli – tenendo conto che nei prossimi 20 anni lo spostamento delle popolazioni si concentrerà soprattutto nelle megalopoli. Inoltre oggi gia’ il 90% degli armeni vive in grandi contesti urbani. Infine le sessioni includono dibattiti sulle opere e la preghiera.
Il progetto nel suo complesso è stato intitolato “Fede ed Opere” poiché la fede e la sua trasmissione sara’ rafforzata e nutrita nella vita di ogni individuo solo coniugando la preghiera e, al tempo stesso, una tangibile azione caritativa.
La Congregazione Mechitarista situata sull’isola di San Lazzaro dal XVIII secolo offre un esempio pratico di come il rapporto tra “fede-opere” è stato tramandato di generazione, in generazione fino a rendere continuativa e applicabile anche oggi questa formula.
La sfida più impegnativa che le comunità cristiane hanno è riuscire ad esprimere la propria fede all’interno di società secolarizzate. Lo scopo del summit è promuovere un crocevia di idee, capace di suscitare discussioni approfondite, provocazioni, esortazioni tali da poter essere trasmesse alla società di domani mediante una visione di valori e in una ottica spirituale.
Il convegno si svolge il 7 e l’8 febbraio sotto il patrocinio della Congregazione Mechitarista e della Delegazione Patriarcale dell’Europa Occidentale della Chiesa Apostolica Armena e, per iniziativa della Fondazione “Madre di Dio” (Yerevan).
Tra gli altri partecipano:
Khajag Barsamian, arcivescovo e responsabile in Europa occidentale della Chiesa Armena
Levon Zekiyan, arcivescovo per gli armeni cattolici a Costantinopoli e rappresentante pontificio presso la Congregazione Mechitarista
Vahan Hovhannisian, vescovo armeno a Parigi
Bagrat Galstanyan, vescovo della diocesi di Tavush in Armenia
Padre Hyacinthe Destivelle, del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unita’ dei Cristiani
Professoressa Roberta Ervine, docente al Seminario Teologico Armeno a New York
Professoressa Rachel Goshgarian, storica all’università di Lafayette, Usa
Dottor Karen Baghdasarov, imprenditore e membro del board della diocesi armena di Mosca
Haroute Baghamian, responsabile della associazione giovanile del Patriarcato armeno di Gerusalemme
Arpina Nakashian, responsabile della educazione della diocesi di New York
Dottor Zaven Khanjian, direttore della Armenian Missionary Association of America
Professor Abraham Terian, teologo
Padre Shahe Ananyan, responsabile per i rapporti ecumenici della Chiesa Armena
(Fonte: cortesia di FG)

A Venezia summit delle comunità armene

(ANSA) – ROMA, 7 FEB – I rappresentanti delle comunità armene di tutto il mondo sono arrivati a Venezia per dare vita al primo grande congresso dedicato al rapporto tra Fede ed Opere. Per tre giorni sull’Isola di San Lazzaro degli Armeni vengono affrontati tutti gli aspetti inclusi nel passo biblico di Giacomo: “Come il corpo senza lo spirito è morto, così anche la fede senza le opere è morta”. “Il settore filantropico, umanitario, caritativo non possono essere slegati, scollegati o addirittura ignoti a una dimensione spirituale”, spiegano gli organizzatori. Alla conferenza prendono parte rappresentanti delle comunità armene appartenenti a diversi ambiti. Accademici, sacerdoti, volontari, giornalisti, scrittori, imprenditori, artisti nonché rappresentanti di organizzazioni pubbliche e di beneficenza. Le discussioni sono accompagnate da quattro sessioni tematiche. Il focus è indirizzato alla fede in epoca digitale e alla fede nelle grandi metropoli. Infine le sessioni includono dibattiti sulle opere e la preghiera


Gli alunni del “Vespucci” di Molfetta premiati a Torino (Quindici Molfetta 06.02.20)

MOLFETTA – Sono stati premiati a Torino, martedì 4 febbraio, dal Ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina e dalla Sindaca di Torino Chiara Appendino gli studenti Michele GesmundoIgnazio Cirillo e Leonardo De Gennaro, dell’Istituto Nautico “Vespucci” di Molfetta, guidati dal prof. Saverio Binetti e accompagnati dal Dirigente scolastico Prof. Carmelo D’Aucelli, durante le celebrazioni della terza Giornata Nazionale delle vittime civili delle guerre e dei conflitti nel mondo, presso l’Arsenale della Pace.I tre studenti hanno partecipato alla terza edizione del concorso nazionale indetto dall’Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (Miur) dal titolo: “Tante guerre, un’unica vittima: la popolazione civile”, col patrocinio della Camera dei Deputati, della Commissione Europea, del Ministero degli Affari Esteri e della Città di TorinoGli studenti sono risultati vincitori nella sezione video, presentando un lavoro dal titolo: “Una terra senza pace. Un luogo di pace”, mostrando come sia triste apprendere notizie dalle aree di guerra orientali dove si confrontano gli eserciti non curanti delle popolazioni civili. Oggi il popolo curdo viene scacciato dalla sua terra, perseguitato dai suoi nemici, trascurato dai suoi alleati, nella indifferenza generale.Così questo tragico quadro umanitario ci rammenta un evento del passato, di quasi cento anni fa, ambientato nella stessa area geografica: il genocidio degli armeni ad opera del movimento dei “Giovani turchi”. Una pulizia etnico religiosa che costò la vita a quasi un milione e mezzo di civili.  Eppure di quel tragico evento, cancellato dalla memoria collettiva, esiste una luminosa eredità, ricordata da una stele eretta a pochi passi dalla Stazione Marittima della città di Bari, fatta di accoglienza e solidarietà.Nel 1926, a Bari nacque il villaggio “Nor Arax”, situato alla periferia della città, edificato con i fondi dei benefattori baresi e del governo dell’epoca, dove vennero ospitati centinaia di armeni scampati alle stragi di Smirne. La comunità armena consapevole di non poter più ritornare nella propria patria si costruì una nuova vita a Bari, creando una attività produttiva fondata sulla tradizione della tessitura dei tappeti pregiati che ancora oggi continua ad esercitare la Famiglia Timurian, integrandosi nella economia, nella società e nella cultura del luogo. Dopo il loro arrivo, alcuni profughi armeni da Bari raggiunsero altri paesi europei e tra questi anche la famiglia del famoso cantautore Charles Aznavour e la melodia di una sua famosa canzone “Ed io tra di voi” è stata scelta come sottofondo musicale.

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Card. Sandri ha ricordato san Biagio protettore dei malati (Korazym 06.02.20)

S. Biagio nacque a Sebaste in Armenia, passò la giovinezza fra gli studi, dedicandosi in modo particolare alla medicina. Al letto dei sofferenti curava le infermità del corpo, e con la buona parola e l’esempio cristiano cercava pure di risanare le infermità spirituali. Fu medico e vescovo di Sebaste in Armenia e che il suo martirio è avvenuto durante le persecuzioni dei cristiani, intorno al 316, nel corso dei contrasti tra gli imperatori Costantino (Occidente) e Licino (Oriente).

Nella sua città natale, dove svolse il suo ministero vescovile, si narra che operò numerosi miracoli, tra gli altri si ricorda quello per cui è conosciuto, ossia, la guarigione, avvenuta durante il periodo della sua prigionia, di un ragazzo da una lisca di pesce conficcata nella trachea. Inoltre san Biagio fa parte dei 14 santi ausiliatori, ossia, quei santi invocati per la guarigione di mali particolari.

Le reliquie di San Biagio sono custodite nella Basilica di Maratea, città di cui è santo protettore: vi arrivarono nel 723 all’interno di un’urna marmorea con un carico che da Sebaste doveva giungere a Roma, viaggio poi interrotto a Maratea a causa di una bufera.

In occasione della festa il card. Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, ha celebrato la messa presso la chiesa dei Santi Biagio e Carlo ai Catinari:

“L’atto del nostro credere non prende infatti principio da una nostra buona disposizione d’animo o da uno sforzo di volontà, ma anzitutto dal dono di grazia che ci fa il Signore chiamandoci all’incontro con Lui; quella stessa grazia che opera secondo i carismi e le vocazioni dentro il Corpo di Cristo che è la Chiesa, e in modo singolare con la forza che ricevono i martiri di confessare il Maestro e Signore sino all’effusione del sangue col dono della propria vita.

Del dono della fede fatto a tutti noi e del coraggio intrepido della testimonianza di san Biagio rendiamo grazie al Signore, e chiediamo di esserne sempre consapevoli e responsabili”.

Ha sottolineato la pietà popolare del santo per i miracoli: “La festa di san Biagio è però entrata nelle corde della pietà popolare per i miracoli a lui attribuiti, specialmente il più famoso che lo ha reso protettore contro i mali della gola: il gesto di compassione, come il buon samaritano, operato dal Santo Vescovo mentre era condotto sulla strada verso il martirio, che lo fece fermare dinanzi ad una madre disperata perché suo figlio stava morendo soffocato.

Nel momento in cui Biagio poteva essere preoccupato per la sua vita che stava per essergli tolta, risplende il disinteresse con cui ancora una volta si consegna, donando il proprio tempo e la propria preghiera dinanzi ad un povero e un bisognoso di salvezza”.

Infine ha sottolineato il valore della guarigione non solo esteriore, ma soprattutto interiore: “Il rimedio dei mali della gola però non è soltanto quello esteriore, soprattutto in questi tempi di virus sconosciuti che si diffondono nel mondo, realtà drammatica per la quale eleviamo la preghiera a Dio per tutte le popolazioni coinvolte e per i soccorritori, medici, infermieri e ricercatori.

Il male più grave che non può essere guarito da un vaccino è quello del veleno che può sgorgare dal cuore degli uomini, quando seminano divisioni e maldicenze, giungono a calunniare, pensando di compiere un’opera di giustizia e seminando confusione e disorientamento: la mormorazione, il dubbio instillato negli altri (soprattutto i piccoli e i semplici) ogni parola o pensiero che non costruisce la comunione, ma disperde il gregge”.

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L’Azerbaigian insabbia crimini e atrocità commesse sugli armeni. Di Victoria Baghdassarian (La Verità 04.02.20)