27-1 – Un Giorno della Memoria per tutti i genocidi del Novecento (Orwell.live 27.01.20)

l cosiddetto “secolo breve” è stato anche il più sanguinoso caratterizzato da persecuzioni politiche, religiose o etniche che hanno colpito molti popoli

Oggi è il “Giorno della Memoria” giorno in cui, in tutto il mondo, si commemorano le vittime dell’Olocausto. Una commemorazione ufficiale che, però, è relativamente recente, essendo stata istituita solo nel 2005, con la risoluzione 60/7 dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Si scelse il 27 gennaio perché in quel giorno del 1945 le truppe dell’Armata Rossa entrarono nel campo di concentramento di Auschwitz liberandone i detenuti.

Anche in Italia la dicitura parte da quella ferita, per poi però citarne altre: «…ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati». Così recita la legge nazionale sul 27 gennaio.

In questo giorno, quindi, è giusto che la Memoria percorra anche tutti gli altri olocausti – e sono molti – che hanno insanguinato l’Europa e il Mondo nel Novecento. Facciamo quindi menzione, qui, dei più terribili.

Armeni
Il primo genocidio del ’900 fu, appunto ,quello perpetrato contro il popolo armeno. Fu ordinato, tra il 1915 e 16, dal governo dei cosiddetti “Giovani Turchi”, allora alla guida dell’Impero Ottomano, mirando all’eliminazione fisica o alla deportazione, di questa popolazione, di religione cristiana che abitava l’area anatolica fin dal VII secolo a.C. Negli eccidi, dal 1915 agli anni successivi, perirono i due terzi degli armeni residenti nell’Impero Ottomano, ovvero almeno 1 milione e mezzo di persone. Molti bambini furono forzatamente islamizzati e le donne rese schiave sessuali.

Cristeros
«La Chiesa è la sola causa di tutte le sventure del Messico». Con questa convinzione il presidente messicano Plutarco Elias Calles, nel 1926, diede vita a una serie di persecuzioni anticattoliche, con distruzione di chiese espulsione dei sacerdoti e perdita dei diritti civili di chi faceva confessione di fede. A partire dal 1 agosto 1926, in tutto il Messico non si poterono più celebrare né la Santa messa né i sacramenti, se non clandestinamente. Questa persecuzione generò la rivolta dei cosiddetti “Cristeros”, che furono trucidati a migliaia nelle varie regioni dell’immenso Paese centramericano. Le rivolte cattoliche terminarono solo nel 1941, con un bilancio stimato in 80mila morti.

Ucraini
Carestia e repressione politica da parte del governo comunista sovietico: un doppio tacco che schiacciò il popolo ucraino negli anni ’30, segnandone il destino. Tanto che quella terrificante pagina di storia ha un nome: Holodomor. Dal 1932, accusati da Mosca di contestare il sistema della proprietà collettiva, gli ucraini furono oggetto di una brutale repressione dei bolscevichi, con la misura della requisizione di tutte le risorse agricole che portò in brevissimo tempo alla fame totale tutta la popolazione della repubblica da poco proclamata. Vi sono documenti che dinostrano con certezza la premeditazione della condanna imposta al popolo ucraino. Il conto delle vittime, nonostante la difficoltà di reperire dati ufficiali a distanza di ormai 90 anni, è terribile: almeno 6 milioni di persone, forse più, persero la vita per fame, stenti ed esecuzioni sommarie.

Kulaki
Lo sterminio per fame e stenti degli ucraini aveva del resto un precedente su cui poggiare: quello dei “kulaki”, i piccoli proprietari terrieri della Russia contadina, che furono i primi a sperimentare sulla propria pelle l’eliminazione programmata dal nuovo regime comunista. La colpa dei kulaki fu quella di non essere in linea con la “nuova politica economica” imposta da Lenin e quando, nel 1922, prese il potere Stalin, egli diede il via alla “collettivizzazione”, così i kulaki divennero, a tutti gli effetti, nemici dello Stato. Iniziò allora un vero e proprio rastrellamento nelle campagne e i kulaki finirono nei campi di concentramento (i gulag) della Siberia. Anche qui la cifra esatta dei deportati, torturati e massacrati non si è mai saputa, ma si tratta comunque di milioni di persone: un’intera classe sociale che costituiva lo scheletro economico della Russia zarista che scomparve in una tomba di ghiaccio.

Cosacchi
Si rimane, purtroppo, nella Unione sovietica dopo la rivoluzione del 1917. Il popolo Cosacco era sempre stato fedele allo zar e i suoi soldati ne erano la guardia. Per questo a decine di migliaia morirono opponendosi alla rivoluzione. L’episodio più odioso, però, avviene alla fine della Seconda guerra mondiale. Nel corso di questa, i Cosacchi si arruolarono in massa nell’esercito tedesco per combattere contro i sovietici e vendicare così gli stermini del 1917-20. Nel 1944 i Cosacchi armati, con le loro famiglie e i loro Pope cristiano, si stabilirono in Italia, nella Carnia friulana, dove avevano avuto la promessa di poter costruire una loro comunità. A guerra finita si rifugiarono in Austria, consegnandosi alle truppe inglesi. Stalin però fu irremovibile e obbligò l’alleato inglese a rimandare in Russia uomini donne e bambini, circa 50mila persone. Migliaia di loro si suicidarono ancora prima di partire. Nessuno di loro restò in vita.

Foibe
Questa volta parliamo di italiani. Più di 12.000 quelli gettati nelle cavità carsiche, spesso ancora vivi, dai partigiani partigiani comunisti jugoslavi. Oltre 350.000 quelli costretti a lasciare tutto e fuggire in quello che è stato il primo esempio di quella “pulizia etnica” che caratterizzò la regione balcanica, anche dopo la morte di Tito negli anni ’80. A loro è dedicato il Giorno del Ricordo, il 10 febbraio e, in quella data, torneremo a parlarne.

Altri genocidi “dimenticati”
Oltre alle molte guerre sanguinose, Sudest asiatico e Africa, nel dopoguerra, hanno un primato in fatto di stragi e genocidi. Forse il più gigantesco è quello commesso in Cambogia dai cosiddetti “khmer rossi” di Pol Pot che fecero almeno 3 milioni di vittime negli anni ’70. In Africa, dal 1994, i massacri per puro odio razziale tra Hutu e Tutsi hanno portato alla morte, principalmente nel Ruanda, di almeno un milione e mezzo di persone. Più recentemente, in Sud Sudan la guerra civile fra l’etnia Dinka (islamica al governo) e Nuer (cristiana) si è trasformata in una vera e propria pulizia etnica ai danni di quest’ultima, anche qui con milioni di morti e di sfollati.

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Armenia: premier Pashynian, stroncante le possibilità di un colpo di Stato (Agenzianova 25.01.20)

Erevan, 25 gen 11:33 – (Agenzia Nova) – L’Armenia ha “rotto la spina dorsale” del colpo di Stato: uno sviluppo di questo tipo non ci può essere nel paese. Lo ha dichiarato oggi in conferenza stampa il premier armeno, Nikol Pashinyan, commentando le notizie su un colpo di Stato sventato nel paese caucasico. “Sapete cosa accadrà a coloro che vogliono prendere le loro opportunità”, ha aggiunto il premier armeno. Lo scorso 23 gennaio, il segretario del Consiglio di sicurezza armeno, Armen Grigoryan, ha dichiarato senza fornire ulteriori dettagli che un colpo di Stato è stato sventato in Armenia. Nella conferenza stampa odierna, Pashinyan ha parlato anche di economica, sottolineando che nel paese non esistono oligarchi. “Quando gli oligarchi pagano le loro tasse significa che non sono dei privilegiati”, ha dichiarato il premier secondo cui “non ci sarà mai il potere dei pochi in Armenia ma solo il potere dei molti, ovvero del popolo armeno”. (Res)

Primo Piano A ritmo di danza, per ricordare con il cuore (Quibrianzanews 24.01.20)

La danza coordina il movimento, dà ritmo ai nostri gesti, mette in relazione anima e corpo ma, soprattutto, fa battere all’unisono i nostri cuori.

Quando poi la danza è messa a disposizione di una buona causa, i cuori palpitano al ritmo delle emozioni e tutto diventa ancora più magico.

È proprio quello che avverrà venerdì 24 gennaio, presso la Sala Deledda di via Italia a Carnate, quando l’associazione Iridanza, metterà a disposizione musica, ritmo, passi danzanti e tanti tanti cuori, per il ricordo e la commemorazione del primo genocidio del XX secolo.

A ritmo di danza, per ricordare con il cuore

Medz Yeghern, ovvero il Grande Male, è il termine con cui gli Armeni definiscono lo sterminio e la deportazione della propria gente, perpetuata dagli Ottomani nel 1915. Ancor prima dello scoppio della Grande Guerra che sconvolse il mondo intero, il popolo armeno già viveva e subiva le peggiori atrocità di cui l’umanità si possa macchiare.

Forse temendo un’alleanza armena con la Russia, il popolo ottomano si macchiò del sangue di 1,5 milioni di Armeni. Umiliati, sequestrati dalle proprie abitazioni e portati allo stremo delle forze e della sopportazione nelle cosiddette “marce della morte”, cioè veri e propri cammini di patimento, sofferenza e soprusi che si sarebbero conclusi solo tramite l’uccisione.

A ritmo di danza, per ricordare con il cuore

Così, precedendo il più noto, il più citato ma ugualmente barbaro genocidio ebraico, con lo sterminio armeno l’umanità dava già prova della selvaggia brutalità di cui l’uomo può essere fautore.

Non esiste crudeltà più grave e inspiegabile di quella umana. Soprattutto quando a versare il sangue degli esseri umani sono altri uomini, adducendo allo sterminio giustificazioni inaccettabili, che di umano non hanno proprio nulla.

Perché il sangue versato non ha distinzione di razza, di popolo o di appartenenza, ma è solo sangue. Sangue di persone sacrificate ingiustamente, crudelmente e barbaramente in nome di una superiorità che nessuno dovrebbe mai e poi mai avere il diritto di arrogarsi.

E non esiste mezzo di comunicazione migliore della danza per ricordarci l’importanza dell’appartenenza a un unico genere: quello umano, in cui non esistono distinzioni alcune.

A ritmo di danza, per ricordare con il cuore

Nella serata di venerdì, le danze armene messe in scena da Iridanza, ci rammenteranno la bellezza e l’armonia di anime e piedi distinti che ballano come fossero una sola e unica entità. Tutti guidati dalla stessa canzone, destati dallo stesso ritmo e incalzati dalla medesima voglia di sorridere insieme.

Sorridere e danzare per non dimenticare. Per ricordarci costantemente a cosa possa condurre la violenza umana. Per rammentarci che una cosa del genere non dovrà mai e poi mai più ripetersi.

Perché richiamare alla memoria e ripercorrere le atrocità dei genocidi è come imparare e memorizzare i passi di un ballo. Imprimerli nella nostra mente per non muoversi più fuori tempo, per non commettere più gli stessi errori.

È imperdibile, dunque, l’appuntamento di questo venerdì alle ore 21 con Iridanza. Per ricordare con la mente e con il cuore, a ritmo di danza.

A ritmo di danza, per ricordare con il cuore

Filo conduttore della serata, la figura femminileLa condizione e il ruolo della donna, infatti, accompagnerà il racconto della storia armena, dai tempi crudeli del genocidio fino ai giorni nostri.

La riproduzione costante di video e, ovviamente, la messa in scena delle tipiche danze armene, renderanno unico questo appuntamento.

Una piacevole e…danzante dimostrazione che gli usi e i costumi di una popolazione che altri esseri umani volevano distrutti e persi per sempre, sono invece ancora parte, per fortuna, del nostro mondiale patrimonio culturale.

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Giorno della memoria: Patton (custode Terra Santa), “cultura dell’intolleranza in crescita. Antisemitismo da condannare senza se e senza ma” (SIR 23.01.20)

“La ferita della Shoah l’umanità e l’Europa se la porteranno dietro per secoli. È necessario che i leader anche religiosi ribadiscano senza tentennamenti che l’antisemitismo non è assolutamente giustificabile e va sempre condannato. Esso è molto pericoloso poiché è frutto di una cultura dell’intolleranza che è in crescita, alimentata da più versanti”. Lo dice al Sir il custode di Terra Santa, padre Francesco Patton, parlando del Giorno della memoria che si celebra ogni anno il 27 gennaio, data della liberazione del lager nazista di Auschwitz (27 gennaio 1945). Quest’anno ricorre il 75° anniversario e a Gerusalemme in queste ore sono riuniti oltre 40 capi di Stato, per l’Italia il presidente Sergio Mattarella, per partecipare al quinto Forum mondiale dell’olocausto dal titolo “Ricordare l’olocausto: combattere l’antisemitismo”. “Giudico grave e pericoloso – afferma il custode – ciò che è successo in questi ultimi anni come il colpire persone che pregano nelle sinagoghe, nelle chiese e nelle moschee, attaccare i luoghi di culto. Tutto questo va condannato senza se e senza ma. Condannare l’antisemitismo è anche un monito per condannare ogni forma di ideologia che, sulla base di distinzioni di razza o religione, ritenga di poter o voler eliminare l’altro. È terribile”. “Non dobbiamo abbassare la guardia contro l’antisemitismo e le ideologie razziste”, rimarca padre Patton che non dimentica “i drammi del ‘900 che hanno visto purtroppo tanti fenomeni di genocidio, penso agli armeni, prima della Shoah, e più tardi alla Cambogia di Pol Pot, in Ruanda, alle pulizie etniche nei Balcani”, per arrivare fino alle guerre in Iraq e Siria. “Per noi cristiani è doppiamente terribile perché dobbiamo riconoscere le comuni radici e il legame particolare con l’ebraismo anche alla luce di tutti i passi di dialogo che si sono compiuti soprattutto a partire dal Concilio Vaticano II”. Un impegno che la Custodia ha fatto proprio e che porta avanti nelle sue scuole dove, spiega padre Patton, “vengono insegnati valori di fratellanza, di rispetto, di convivenza e di pace. E si cerca di metterli in pratica. Far conoscere la storia alle nuove generazioni anche nei suoi momenti più mostruosi serve a formare le coscienze. Per questo sono molti utili i viaggi in luoghi come Auschwitz e Birkenau perché aiutano a prendere consapevolezza dell’orrore della Shoah così da evitare che quel genere di mentalità si riproduca ancora oggi”.

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In Armenia, il progetto ROCHEMP per la tutela, salvaguardia e promozione del Patrimonio Culturale (Unibo 22.01.20)

“Cultural Heritage: experiences and perspectives in International context” è il titolo del Convegno Internazionale che avrà luogo a Yerevan (Armenia) il 23 e il 24 gennaio 2020, presso la Conference Hall del Matenadaran Mesrop Masthots Research Institute for Ancient Manuscipts
Organizzato dal ROCHEMP Center, con il supporto del Dipartimento di Beni Culturali dell’Università di Bologna, il Ministero di Educazione, Scienza, Cultura e Sport della Repubblica di Armenia e AICS – Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, il convegno coinvolgerà esperti locali, regionali e internazionali in uno scambio di esperienze e punti di vista sui temi della cooperazione internazionale nella cura e gestione del Patrimonio Culturale, sulla formazione dei diversi professionisti operanti nel settore e sulle modalità di coinvolgimento del pubblico.

L’evento, che rappresenta un’importante occasione dialogo tra esperti del settore per avviare un nuovo e consapevole approfondimento sul ruolo del Patrimonio Culturale quale strumento funzionale alla crescita sociale ed economica, si concluderà con una tavola rotonda in cui ospiti e pubblico potranno intervenire proponendo considerazioni e punti di vista rispetto ai temi trattati durante le due giornate.

“Cultural Heritage: experiences and perspectives in International context” si inserisce in una serie di incontri pubblici organizzati nell’ambito del Progetto ROCHEMP, due dei quali si sono svolti il 17 dicembre scorso, e che abbracceranno diversi aspetti del Patrimonio culturale tangibile e intangibile della Repubblica di Armenia.

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Alla scoperta dell’Armenia e delle sue meravigli (Siviaggia 22.01.20)

L’Armenia, situata vicino alla Georgia, è una meta ancora troppo sottovalutata da molti viaggiatori. L’Armenia, in realtà, è un’affascinante destinazione, un mix di storia, paesaggi strepitosi, architetture meravigliose e cibo tipico. L’Armenia è un Paese alquanto selvaggio che sorge sulle montagne del Caucaso Minore ed è circondato da fiumi e laghi che compensano la mancanza del mare e confina, poi, con Georgia, Iran, Turchia e Azerbaijan.

Nonostante la storia dell’Armenia sia molto travagliata, questo Paese ha davvero molto da offrire ai visitatori che scelgono di impegnarsi in un viaggio così complesso e particolare: grazie alla sua storia millenaria ed ai suoi incredibili paesaggi incontaminati, l’Armenia, saprà regalarvi un’esperienza senz’altro unica nel suo genere. La storia dell’Armenia è sicuramente segnata da invasioni e conquiste, fino al terribile capitolo del Genocidio Armeno, avvenuto tra il 1915 ed il 1916, causando la perdita di più di 1,5 milioni di persone. Oggi, l’Armenia, è uno Stato eurasiatico indipendente del Caucaso meridionale, con capitale Yerevan.

Storia e cultura dell’Armenia

L’Armenia, inoltre, è una delle culle più importanti del cristianesimo, luogo ideale per compiere lunghi pellegrinaggi per ricongiungersi all’essenza delle cose e al sacro oltre che terra dai paesaggi suggestivi. In Armenia, avrete la possibilità di entrare nel vivo della cultura del luogo: il popolo armeno, infatti, è molto legato alla musica e alle tradizioni, la quale sopravvive in tutte le feste religiose e non. Le canzoni popolari, in particolar modo, sono accompagnate da strumenti di fabbricazione artigianale, quali il duduk, una sorta di oboe in legno di albicocca; la zurna ed il dhol, un semplice tamburo.

Per seconda, ma non meno importante, vogliamo ricordare la danza, anch’essa molto importante nella cultura armena: feste e matrimoni sono animati da balli come il kochari e shalako, ai quali partecipano bambini e adulti. Se state pianificando un viaggio in Armenia, il costo di maggior rilievo sarà sicuramente il biglietto aereo, anche se, fortunatamente, il costo di hotel e ristoranti è piuttosto contenuto ed uguale per i mezzi di trasporto. Il miglior modo per raggiungere l’Armenia è sicuramente per via aerea, nonostante sia possibile arrivare via terra attraverso i confini con la Georgia a nord e l’Iran a sud. Moltissime sono le compagnie aeree che collegano l’Italia all’Armenia, con voli diretti o con scalo nelle grandi città. Tutti i voli, inoltre, atterrano presso l’aeroporto internazionale Zvartnots di Yerevan, una struttura molto moderna ed efficiente.

Nel momento in cui si decide di intraprendere questo tipo di viaggio, è necessario viaggiare sicuri e per farlo è necessario prendere alcune accortezze. Per esempio, il periodo migliore del’anno per viaggiare in totale sicurezza in Armenia, è sicuramente la primavera, seguita dall’autunno. Oltre ai classici documenti di viaggio, è molto importante scegliere un abbigliamento consono e pratico, in base al clima e all’ambiente. Per questo tipo di viaggio, consigliamo un abbigliamento comodo, adatto a qualsiasi itinerario si scelga di fare: jeans, foulard, pantaloni in cotone, scarpe da ginnastica, t-shirt e pullover, a seconda del periodo dell’anno.

Cosa vedere in Armenia

L’Armenia è un Paese piuttosto complesso da descrivere per via della sua storia: ancora oggi, purtroppo, è un luogo che vive nell’ombra, spesso poco conosciuto dai viaggiatori e ricordato solamente per il dramma del genocidio. Nonostante gli eventi negativi che hanno segnato questo Paese, l’Armenia, è una terra che ha molto da offrire e si impegna a difendere molto bene, con fiero animo, le proprie radici ed il proprio passato. L’Armenia è un Paese piccolo, dalle strade tortuose e lente, ma merita sicuramente un soggiorno di almeno una settimana. Non potrete non fermarvi ad ammirare la splendida architettura delle chiese caucasiche, in assoluto tra le più importanti bellezze architettoniche da vedere in Armenia.

Questo Paese, infatti è costellato da una miriade di chiese rupestri, molte delle quali si affacciano sulle acque del lago Sevan o tra le valli di rocce rosse, così come nelle selvagge foreste. La bellezza di queste chiese, così semplici ed essenziali, infonde una pace vera e profonda, percepibile solamente fermandosi, in silenzio, ad osservarne la grandezza. Il Lago Sevan è una vasta distesa di acqua dolce che gli armeni considerano il loro mare: in estate, infatti, è possibile rinfrescarsi nelle acque del lago e fare un bel bagno.

Il monastero di Geghard, uno tra i più famosi ed antichi del posto, è oggi patrimonio del’UNESCO ed è incastonato in una gola del fiume Azat; altrettanto straordinari sono i monasteri di Noravank, Haghartsin, Goshavanq ed il complesso dei monasteri di Haghpat e Sanahin. Per scoprire pienamente l’Armenia, poi, vi dovrete immergere nella splendida natura del mitico Monte Arat, una montagna di origine vulcanica. Non dimentichiamoci di menzionare le acque armene, le quali si identificano nel Lago Seven e nel Parco Nazionale Dilijan, due bellezze immancabile di questa splendida terra.

Buona parte del territorio armeno è protetto da riserve naturali, ideali per chi ama fare lunghe passeggiate; ve ne citiamo alcune, tra le quali la riserva di Shikahogh, la foresta di Khosrov, la riserva di Erebuni. In particolar modo, la riserva naturale di Khosrov, offre la possibilità di meravigliose escursioni a piedi, grazie alle sue formazioni di roccia vulcanica canna d’organo. Lo Stato, inoltre, salvaguarda anche alcuni siti archeologici molto vicini alla capitale, quali Dvin e Metsamor e diversi habitat naturali come la steppa, dove vivono insetti rari e preziosi.

Yerevan: cosa vedere nella capitale dell’Armenia

Yerevan è la capitale dell’Armenia e la sua caratteristica principale è sicuramente la sontuosa architettura dell’epoca sovietica. La capitale ha moltissimo da visitare, a partire da La Cascade, un museo d’arte contemporanea a cielo aperto: fontane, sculture, installazioni d’arte; si tratta di un vero e proprio colosso architettonico! A dispetto delle apparenze, Yerevan, è una città molto moderna e pulita, in cui è facile spostarsi grazie all’efficientissima metropolitana. Si tratta comunque di una città molto antica, progettata in epoca sovietica dall’architetto armeno Alexander Tamanian: la moderna capitale, infatti, ha una pianta circolare, che rende molto semplice orientarsi.

Non poteva mancare, chiaramente, il Museo del Genocidio, il quale racconta in maniera molto toccante e completa, gli eventi accaduti relativi a questa tragedia. A seguire, la meravigliosa Piazza della Repubblica e Piazza Shaumyan: si affacciano l’una sull’altra e sono la parte più interessante del centro di Yerevan. Il colonnato è interamente dedicato a Stepan Shaumyan, un bolscevico che lottò intensamente per la diffusione del comunismo in Armenia. È possibile ammirare anche una splendida serie di fontane e giardini che fungono da preambolo a Piazza della Repubblica, circondata da edifici del Governo, dal Museo di Storia e da varie banche.

Non lontano da questa piazza, si trova la Moschea Blu, un gioiellino d’arte islamica: meravigliose sono le decorazioni, caratterizzate da mattonelle poste sul tetto che sembrano occhi attenti, davvero affascinanti. Alla fine di Hyusisayin Poghota, strada centrale ricca di negozi e ristoranti, si trova il Teatro dell’Opera. Con un’immensa scalinata che collega la città alla collina adiacente. All’inizio di questa scalinata, vi è la famosa scultura Gatto di Fernando Botero, prima opera a cielo aperto che prende il nome di Museo Cafesjian. Potete girarla in autonomia oppure affidarvi a una guida esperta che vi racconterà ogni segreto della città.

Perché andare in Armenia?

Se non siete del tutto sicuri di voler intraprendere un viaggio nella selvaggia Armenia, siamo pronti a darvi una spinta per convincervi a comprare un biglietto aereo con destinazione Yerevan! Innanzitutto, se siete grandi appassionati di storia, l’Armenia sarà pane per i vostri denti: un Paese ricco di avvenimenti, una cultura che, nel corso dei secoli, si è forgiata sotto l’influenza di diverse popolazioni, quali persiani, arabi, romani, greci e molte altre. Inoltre, ben pochi sanno che l’Armenia è stato uno dei primi paesi cristiani, dunque, importante culla per il cattolicesimo.

L’Armenia è poi un Paese molto ospitale: il visitatore, infatti, non è considerato come un semplice turista, bensì una persona che, seppure estranea, viene trattata con massimo rispetto e gentilezza; qui sarete accolti da un clima caloroso, avrete la grande possibilità di immergervi completamente in quelle che sono le tradizioni armene, assaporando fino in fondo lo stile di vita tipico del luogo. Ma l’Armenia non è solamente storia e architettura: come abbiamo affermato in precedenza, chi è di bocca buona, troverà sicuramente il piatto tipico, ideale, per soddisfare il proprio palato. Nella cucina armena, le influenze persiane ed arabe, in particolar modo, sono ancora molto evidenti; esse hanno saputo dare quel tocco in più alla cucina preesistente, già di per sé molto insolita e saporita.

Potrete gustarvi una grande varietà di carni grigliate, accompagnate da salse a base di frutta, come quella all’albicocca o al melograno. Ovviamente non ci dimentichiamo dei vegetariani: insalate e gustosissimi formaggi vi aspettano! Insomma, l’Armenia è un Paese che ha molto da offrire sotto tanti punti di vista, sicuramente non vi annoierete: vasti paesaggi vi aspettano, terre inesplorate che ricordano molto alcuni tratti dell’Europa vi faranno sentire come a casa. Al di là di questi paesaggi, ciò che più rende affascinante ed indimenticabile questo luogo, è sicuramente la natura incontaminata: molto poco urbanizzato, il Paese, presenta zone perfettamente intatte che cattureranno il vostro cuore da viaggiatori insaziabili!

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“Il mio piccolo paese cristiano e gli Emirati Arabi Uniti possono diffondere tolleranza in tutto il mondo”, afferma il presidente dell’Armenia (warn.ae 21.01.20)

ABU DHABI, 21 gennaio 2020 (WAM) – Una maggiore interazione tra nazioni più piccole come l’Armenia, il più antico stato cristiano del mondo, e gli Emirati Arabi Uniti, una giovane nazione musulmana, che hanno “valori forti”, contribuiranno a diffondere l’idea di tolleranza in tutto il mondo, ha detto il presidente armeno Armen Sarkissian.

“In qualche modo dobbiamo trovare una comprensione, un dialogo e una correlazione più profondi tra le nazioni più piccole che sono intatte … che hanno successo… che hanno valori simili. Abbiamo valori forti e possiamo mostrare al mondo che tutti possiamo vivere in armonia e amicizia”, ha detto in un’intervista esclusiva con l’Agenzia di Stampa degli Emirati, WAM, ad Abu Dhabi.

Ha apprezzato la diffusione della tolleranza negli Emirati Arabi Uniti come valore basato sugli insegnamenti islamici.

“Non vedo alcun motivo per cui non possiamo essere tolleranti, ma anche essere rispettosi della reciproca cultura, comportamento, religione e valore. Non possiamo solo coesistere ma possiamo anche fare qualcosa insieme”, ha detto Sarkissian.

L’Armenia è il più antico stato cristiano del mondo, ha sottolineato. “Abbiamo quattro vicini e in tre di essi [Azerbaigian, Turchia e Iran] la maggioranza della popolazione vive in valori islamici. Uno di questi è a maggioranza cristiana: la Georgia”, ha spiegato.

“Non vedo un motivo per cui non possiamo lavorare insieme [con quei vicini], sviluppando le idee meravigliose che provengono dalle nostre credenze e religioni per farle valutare e rispettare da altri”, ha sottolineato il presidente.

“Intendo avere rispetto delle credenze del tuo vicino e dei tuoi amici. Tolleranza è la parola giusta. Ma dobbiamo fare oltre la tolleranza qualcosa chiamato “amore umano”, amore e credenza in Dio”, ha osservato.

“Secondo la mia comprensione, la tolleranza va oltre la tolleranza, è qualcosa di più. Sta mostrando amore a qualcuno diverso da te”, ha detto Sarkissian, 66 anni. “Paesi come l’Armenia e gli Emirati Arabi Uniti possono dimostrare che essere diversi non significa nulla e che possiamo vivere in armonia e amicizia”.

Sarkissian è stato un ospite di spicco insieme a molti altri leader mondiali alla Settimana della sostenibilità di Abu Dhabi, ADSW, un importante incontro globale sulla sostenibilità che si è tenuto la scorsa settimana.

“Mi è piaciuto molto incontrare i giovani. È come incontrare il futuro”, ha detto a proposito della sua partecipazione all’ADSW.

Pensa che le tecnologie avanzate giochino un ruolo importante nella riduzione dei danni causati all’ambiente. “Possiamo usare queste tecnologie per ricreare condizioni normali e naturali che i nostri antenati avevano circa 200 anni fa.”

La sostenibilità è un problema molto più complesso. “Quando ci penso, mi vengono in mente la sostenibilità della cultura, i valori morali, il modo in cui educhiamo i bambini e l’uguaglianza di genere”, ha detto.

Ha elogiato gli sforzi degli Emirati Arabi Uniti nel dare potere alle donne e nel salire di livello nell’uguaglianza di genere, descrivendolo come “impressionante”.

Gli Emirati Arabi Uniti hanno superato il mondo arabo nell’indice sull’uguaglianza di genere delle Nazioni Unite nel 2019 e si sono classificati al 26 posto a livello mondiale.

“Se metto a confronto gli Emirati Arabi Uniti anche con i paesi europei, sono abbastanza impressionato da ciò che ha raggiunto nell’uguaglianza di genere. L’alto numero di donne Emirati che ricoprono alte cariche nel governo è piuttosto impressionante”, ha affermato.

Parlando del suo progetto da sogno ATOM (Domani Avanzato) per sviluppare la scienza e le tecnologie in Armenia, ha detto: “È un esercizio per portarci al futuro. Dobbiamo progettare e prevedere il futuro”.

Il progetto consisterebbe in un parco di divertimenti che raffigura il futuro con un’enfasi sull’intelligenza artificiale, così come il Museo di domani, che “mostrerà come sarà il mondo nei prossimi 50 anni”, ha spiegato.

Ci sarebbe anche una città per la scienza e la tecnologia, in cui le principali aziende internazionali, i centri di ricerca e le università si baseranno e inizieranno le loro innovazioni.

Una piattaforma educativa che guiderà i giovani “dove andare nella vita e dove ottenere un’istruzione adeguata” fa parte del progetto. “In futuro, i giovani potrebbero trovare un lavoro anche lì”, ha detto.

Il presidente ha ringraziato la leadership degli Emirati Arabi Uniti per aver ospitato una comunità armena e le loro chiese.

“Voglio che più armeni vengano a vivere negli Emirati Arabi Uniti e adoro invitare i nostri amici negli Emirati Arabi Uniti a visitare l’Armenia”, ha concluso.

Tradotto da: Hussein Abuel Ela.

http://wam.ae/en/details/1395302817706

WAM/Italian

l’Armenia accoglierebbe con favore l’accordo di libero scambio tra il CCG e l’Unione economica eurasiatica, afferma il presidente Sarkissian (warn.ae 21.01.20)

ABU DHABI, 21 gennaio 2020 (WAM) – L’Armenia accoglierà con favore un Accordo di libero scambio, FTA, tra gli Stati del Consiglio di Cooperazione del Golfo e l’Unione Economica Eurasiatica, ha dichiarato il Presidente dell’Armenia all’Agenzia di Stampa degli EAU, WAM, in un’intervista esclusiva.

L’UEE è un’unione economica composta da Russia, Armenia, Bielorussia, Kazakistan e Kirghizistan. È entrata in vigore nel 2015, con un mercato unico integrato con un PIL di quasi 1,9 trilioni di dollari USA.

“Spetta alla leadership di questi paesi [Ccg]. Nel momento in cui esprimono il loro interesse, possono manifestarlo direttamente all’Unione o a qualsiasi partner come l’Armenia”, ha dichiarato il Presidente Armen Sarkissian in un’intervista ad Abu Dhabi. “Se mi viene detto, lo porterei all’Unione.”

Alcuni paesi al di fuori della regione eurasiatica, come Singapore, hanno già firmato un accordo di libero scambio con l’EAEU, ha sottolineato. Alcuni altri hanno espresso il loro interesse “a diventare partner dell’Unione attraverso un ALS”, ha aggiunto.

La storia dell’Unione risale a marzo 1994, quando il Presidente del Kazakistan, Nursultan Nazarbayev, aveva espresso per la prima volta l’idea dell’Unione eurasiatica degli Stati presso l’Università statale di Mosca Lomonosov, durante la sua prima visita ufficiale in Russia.

L’Unione mira ad “aumentare la competitività e la cooperazione tra le economie nazionali e a promuovere uno sviluppo stabile al fine di innalzare il tenore di vita delle nazioni degli Stati membri”, secondo il sito web ufficiale dell’Unione.

“Ciò significa che l’Unione sta funzionando. Gli ALS non solo aggiungono valore, ma mostrano anche che esiste un giusto interesse e che questa Unione può funzionare”, ha affermato il presidente Sarkissian, 66 anni.

“Non è solo un effetto fiscale o logistico, ma anche un effetto politico, dicendo che questa è la cosa giusta da fare [firmare un accordo di libero scambio con UEE]. Questo è il formato giusto [di un blocco economico].”

Parlando del vantaggio di avere un’alleanza con il blocco o di creare un’impresa in Armenia, ha detto: “Puoi utilizzare l’intero spazio dell’Eurasia per le tue attività commerciali perché non ci sono dazi doganali o tasse aggiuntive tra i membri dell’Unione – afferma “.

“Puoi collocare la tua azienda in Armenia e svolgere la tua attività in Russia senza problemi”, ha spiegato. “È un mercato enorme. Inoltre, hai a che fare con paesi che hanno relazioni profonde con l’UE. Quindi, questo è un vantaggio.”

L’Armenia ha una posizione unica nell’Eurasia, sostiene Sarkissian che ha anche servito come Primo Ministro tra il 1996 e il 1997 ambasciatore del suo Paese nel Regno Unito.

“Siamo membri dell’Unione da una parte, e l’Armenia- dall’altra- ha firmato un accordo di Partenariato Completo e Rafforzato, CEPA con l’UE nel 2017”, ha affermato. “Siamo in un posto unico per agire come un ponte”.

Parlando delle relazioni dell’Armenia con gli stati del CCG, il Presidente armeno ha detto: “Il cielo è il limite per le nostre relazioni; abbiamo un ottimo rapporto. Siamo così vicini, il Golfo è molto importante per noi e possiamo fare tanto insieme.”

L’Armenia ha sviluppato le sue relazioni con il Golfo in molti settori, in particolare in quello scientifico e tecnologico, ha affermato. “Ci sono tante cose che possiamo discutere e fare insieme a beneficio di tutte le parti, tra cui turismo, soluzioni energetiche e quelle climatiche”.

Tradotto da: G. Mohamed
http://wam.ae/en/details/1395302817697

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Armenia, una tragedia da non dimenticare. Partecipato incontro con la Prof. Chesi (nextstopreggio.it 21.01.20)

Notevole interesse hanno suscitato i due incontri sul tema “Armenia: una tragedia dimenticata tra storia e letteratura” promossi dall’UCIIM in collaborazione con ANTEAS O.d.V di Reggio Emilia presso l’Istituto cittadino San Vincenzo de’ Paoli nei pomeriggio del 13 e 20 gennaio.
Relatrice è stata la professoressa Maria Chesi, laureata in lettere classiche con tesi in archeologia cristiana e già insegnante di italiano e latino presso il liceo classico “Ludovico Ariosto” di Reggio Emilia; è stata presidente diocesana di Azione Cattolica ed è ideatrice dei progetti famiglia dell’AC.

Peculiarità degli incontri è stata quella di ripercorrere la tragica vicenda del primo genocidio del sec. XX – di cui il 24 aprile 2015 ricorreva il centenario – attraverso la lettura delle drammatiche testimonianza contenute nelle pagine di romanzi quali La masseria delle allodoleLe rose di Ester. Le opere di Antonia Arslan raccontano con grande realismo ed efficacia – anche nella estrema crudità della descrizione delle violenze perpetuate dai Turchi dell’Impero Ottomano contro gli Armeni, popolo profondamente cristiano e anche per questo inviso – quello che nei libri di storia ancora non si legge e che qualcuno tenta di sminuire.

Il 12 aprile 2015 nel suo messaggio al popolo armeno Papa Francesco affermava: “Un secolo è trascorso da quell’orribile massacro che fu un vero martirio del vostro popolo, nel quale molti innocenti morirono da confessori e martiri per il nome di Cristo”. E aggiungeva: “Non vi è famiglia armena ancora oggi, che non abbia perduto in quell’evento qualcuno dei suoi cari: davvero fu quello il Metz Yeghern, il “Grande Male”, come avete chiamato quella tragedia”.

Parole che avevano scatenato le ire di Erdogan e del governo della Turchia, colpito nel vivo, che non ha mai voluto sentir definire quelle stragi – centinaia di migliaia furono le vittime, uomini e donne di ogni età – “un genocidio”.

La pagine dei romanzi proposte dalla professoressa Maria Chesi ai corsisti hanno squarciato un pesante velo sulle deportazioni verso il nulla, sulle brutali e inenarrabili violenze compiute dai Turchi contro le bambine e le donne, sul massacro scientifico degli uomini, sulle barbarie nei confronti dei neonati infilzati sulle baionette, sulla morte per fame.

La narrazione di chi ha raccolto le drammatiche testimonianze di familiari e amici – che hanno vissuto quelle spaventose vicende – certamente risulta assai convincente, coinvolgente ed efficace e porta a riflettere come il desiderio di potere, di supremazia portino a dimenticare e a calpestare la persona umana e i valori che essa rappresenta.

Un genocidio che ha preceduto di neppure trent’anni la Shoa degli Ebrei, a cui seguirono gli stermini, le deportazioni, i massacri nella Russia di Stalin, in Cina, Corea, Rwanda ed ora in vari Paesi africani colpiti dalla jhiad.

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Armenia-Vaticano: ambasciatore Nazaryan, i nostri paesi condividono gli stessi principi (Agenzianova 21.01.20)

Erevan, 21 gen 14:50 – (Agenzia Nova) – I rapporti dell’Armenia con il Vaticano si basano su legami storici e sui medesimi valori cristiani e umanitari. Lo ha dichiarato l’ambasciatore del paese caucasico presso la Santa Sede, Karen Nazaryan, in un messaggio pubblicato sul profilo Facebook dell’ambasciata. “I nostri paesi condividono gli stessi principi in materia di relazioni internazionali, in linea con lo statuto delle Nazioni Unite”, ha detto il diplomatico, sottolineando quanto le autorità di Erevan siano determinate a contribuire alla pace e alla stabilità a livello globale. (Res)