Papa nomina Elie Yghiayan Visitatore Apostolico fedeli armeni (Askanews 27.06.20)

Roma, 27 giu. (askanews) – Il Santo Padre ha accolto la rinuncia presentata da S.E. Mons. Jean Teyrouz dall’ufficiodi Visitatore Apostolico per i fedeli armeni residenti in Europa Occidentale. Il Santo Padre ha nominato Visitatore Apostolico per i fedeli armeni residenti in Europa Occidentale S.E. Mons. Elie Yghiayan, Vescovo dell’Eparchia di Sainte-Croix-de-Paris. Ne da notizia il Bollettino della Sala Stampa Vaticana.

Covid, medico aretino in Armenia: è uno degli 11 stati a maggior rischio di seconda ondata (La Nazione 27.06.20)

Arezzo, 27 giugno 2020 – Da Arezzo a Yerevan per combattere il Covid. David Redi, medico di malattie infettive di Arezzo, è da oggi nella capitale armena. Fa parte di un gruppo di medici che le Regioni Toscana e Piemonte hanno messo a disposizione nell’ambito del meccanismo europeo di Protezione Civile, la rete di strutture di assistenza di cui fa parte anche l’Italia.

David Redi, 33 anni, nato a Monte San Savino, si è laureato a Siena e da due anni lavora nel reparto aretino diretto da Danilo Tacconi.

Rimarrà in Armenia, dove la situazione Covid è ancora particolarmente delicata, 3 settimane e si occuperà dell’organizzazione e della gestione clinica dei pazienti Covid. Un riconoscimento personale per le qualità del medico e insieme per quelle del reparto, il cui primario ha fatto anche parte della task force regionale che fin dal primo momento ha affrontato l’emergenza dell’epidemia.

L’Armenia è uno degli undici stati a maggio rischio di seconda ondata, insieme a Svezia, Moldavia, Macedonia del Nord, Albania, Bosnia, Ucraina, Kosovo, Azerbaijan, Kyrgyzstan e Kazakistan. Ed è con più di 10.000 casi il paese sudcaucasico colpito più duramente dal Covid-19. Basti pensare che tra i paesi confinanti ci sono la Georgia, che non arriva a mille casi, e dell’Azerbaijan, che viaggia poco oltre i seimila.

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Infermieri e medici specializzati in volo dall’Italia verso l’Armenia per combattere il Covid-19 (nursetimes.org 26.06.20)

È da poco decollato dall’aeroporto di Cuneo-Levaldigi un team di infermieri e medici che hanno affrontato, nei mesi scorsi, la bioemergenza Coronavirus in Italia.

La squadra di sanitari specializzati è diretta verso l’Armenia, duramente colpita dal Covid-19. Il Posto medico avanzato (Pma) di secondo livello della Maxiemergenza 118 della Regione Piemonte è imbarcato a bordo di un Boeing della Guardia di Finanza Italiana.

La squadra composta da 11 persone tra medici e infermieri, supporterà per tre settimane i camici bianchi locali, trasmettendo le conoscenze apprese nel corso delle fasi più critiche.

L’operazione, che rientra nell’ambito del Meccanismo europeo di protezione civile, è stata disposta dal Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte a seguito della richiesta di assistenza internazionale formulata dall’Armenia alla Commissione Europea.

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Protezione Civile, l’Italia manda un team in Armenia per l’emergenza Coronavirus

Milano, 26 giugno 2020 – Un team sanitario italiano è partito questa mattina per supportare la Repubblica d’Armenia nella lotta al Covid-19. L’operazione, che rientra nell’ambito del Meccanismo europeo di protezione civile, è stata disposta dal Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte a seguito della richiesta di assistenza internazionale formulata dall’Armenia alla Commissione Europea.

Il team di 11 professionisti – coordinato dal Dipartimento della Protezione civile e composto da personale medico-sanitario proveniente da Piemonte, Lombardia e Toscana – è partito da Cuneo con un volo della Guardia di Finanza e raggiungerà la capitale Yerevan in giornata.

La missione si svolgerà in coordinamento con l’attività portata avanti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità ed è organizzata in stretto collaborazione con l’Ambasciata d’Italia in Armenia.

Roma, 26 giu. (askanews) – Un team sanitario italiano è partito questa mattina per supportare la Repubblica d’Armenia nella lotta al Covid-19. L’operazione, che rientra nell’ambito del Meccanismo europeo di protezione civile, è stata disposta dal presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte a seguito della richiesta di assistenza internazionale formulata dall’Armenia alla Commissione Europea.

Il team di 11 professionisti – coordinato dal Dipartimento della Protezione civile e composto da personale medico-sanitario proveniente da Piemonte, Lombardia e Toscana – è partito da Cuneo con un volo della Guardia di Finanza e raggiungerà la capitale Yerevan in giornata.

La missione – ricorda il Dipartimento della Protezione civile – si svolgerà in coordinamento con l’attività portata avanti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità ed è organizzata in stretto collaborazione con l’Ambasciata d’Italia in Armenia.


L’Emergency medical team di Mario Raviolo in partenza per l’Armenia: sarà in prima linea nella lotta al Covid-19

Il Governo armeno ha chiesto supporto al meccanismo europeo di Protezione civile. Interverrà il team di sanitari guidati dal medico saviglianese, che decollerà a bordo di un aereo della Guardia di Finanza domattina, alle 8, dall’aeroporto di Levaldigi

Mario Raviolo direttore della Maxiemergenza regionale

Mario Raviolo direttore della Maxiemergenza regionale

Domattina (venerdì) alle ore 8, dall’aeroporto di Levaldigi decollerà un aereo della Guardia di Finanza con a bordo un team di sanitari dell’Emergency medical team della Regione Piemonte.

Si tratta della squadra di professionisti guidata dal direttore della Maxiemergenza sanitaria regionale Mario Raviolo. Il medico saviglianese, da un anno, guida anche il dipartimento regionale dell’emergenza sanitaria, che raggruppa le quattro centrali operative del Piemonte.

E domattina, insieme ad un primo contingente di personale già reclutato, partirà alla volta dell’Armenia, per fornire supporto nella lotta al Covid-19. Qui si contano, stando agli ultimi aggiornamenti, 22488 casi di positività, con 11335 guariti e 397 decessi.

Il Governo armeno, tuttavia, ha chiesto aiuto alla Protezione civile dell’Unione Europea.

L’Emergency medical team della Regione Piemonte, dopo scrupolose valutazioni da parte dell’Organizzazione mondiale della Sanità, è stato accreditato all’interno del meccanismo europeo di Protezione civile, con l’abilitazione a poter intervenire in tutto il mondo.

Nel marzo 2019 la prima missione dopo la certificazione OMS, nel Mozambico messo in ginocchio dalla furia del ciclone tropicale Idai che si era abbattuto sull’Africa centrorientale.

Ora, una seconda missione internazionale. Questa volta in Armenia, dove il “nemico” da combattere non è una calamità naturale, ma la pandemia da Coronavirus. La permanenza del team piemontese in Armenia è prevista per tre settimane, salvo prolungamenti.

La stessa emergenza epidemiologica che ha coinvolto il Piemonte. Qui, Raviolo, dopo esser stato scelto dagli Amministratori della Regione come capo dell’Unità di crisi per la lotta al Covid, alle prime avvisaglie polemiche era stato (dalla stessa classe politica) destituito dall’incarico, gettandolo in un tritacarne mediatico.

Oggi per Raviolo giunge una nuova importante sfida, al servizio però del Governo armeno.

Coronavirus: l’Italia invia un team sanitario in Armenia (protezionecivile.gov.it 26.06.20)

Coronavirus: l’Italia invia un team sanitario in Armenia

26 giugno 2020

La missione rientra nell’ambito del Meccanismo europeo di protezione civile    

Un team sanitario italiano è partito questa mattina per supportare la Repubblica d’Armenia nella lotta al Covid-19. L’operazione, che rientra nell’ambito del Meccanismo europeo di protezione civile, è stata disposta dal Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte a seguito della richiesta di assistenza internazionale formulata dall’Armenia alla Commissione Europea.

Il team di 11 professionisti – coordinato dal Dipartimento della Protezione civile e composto da personale medico-sanitario proveniente da Piemonte, Lombardia e Toscana – è partito da Cuneo con un volo della Guardia di Finanza e raggiungerà la capitale Yerevan in giornata.

La missione si svolgerà in coordinamento con l’attività portata avanti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità ed è organizzata in stretto collaborazione con l’Ambasciata d’Italia in Armenia.


L’Emergency medical team di Mario Raviolo in partenza per l’Armenia: sarà in prima linea nella lotta al Covid-19

Domattina (venerdì) alle ore 8, dall’aeroporto di Levaldigi decollerà un aereo della Guardia di Finanza con a bordo un team di sanitari dell’Emergency medical team della Regione Piemonte.

Si tratta della squadra di professionisti guidata dal direttore della Maxiemergenza sanitaria regionale Mario Raviolo. Il medico saviglianese, da un anno, guida anche il dipartimento regionale dell’emergenza sanitaria, che raggruppa le quattro centrali operative del Piemonte.

E domattina, insieme ad un primo contingente di personale già reclutato, partirà alla volta dell’Armenia, per fornire supporto nella lotta al Covid-19. Qui si contano, stando agli ultimi aggiornamenti, 22488 casi di positività, con 11335 guariti e 397 decessi.

Il Governo armeno, tuttavia, ha chiesto aiuto alla Protezione civile dell’Unione Europea.

L’Emergency medical team della Regione Piemonte, dopo scrupolose valutazioni da parte dell’Organizzazione mondiale della Sanità, è stato accreditato all’interno del meccanismo europeo di Protezione civile, con l’abilitazione a poter intervenire in tutto il mondo.

Nel marzo 2019 la prima missione dopo la certificazione OMS, nel Mozambico messo in ginocchio dalla furia del ciclone tropicale Idai che si era abbattuto sull’Africa centrorientale.

Ora, una seconda missione internazionale. Questa volta in Armenia, dove il “nemico” da combattere non è una calamità naturale, ma la pandemia da Coronavirus. La permanenza del team piemontese in Armenia è prevista per tre settimane, salvo prolungamenti.

La stessa emergenza epidemiologica che ha coinvolto il Piemonte. Qui, Raviolo, dopo esser stato scelto dagli Amministratori della Regione come capo dell’Unità di crisi per la lotta al Covid, alle prime avvisaglie polemiche era stato (dalla stessa classe politica) destituito dall’incarico, gettandolo in un tritacarne mediatico.

Oggi per Raviolo giunge una nuova importante sfida, al servizio però del Governo armeno.

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Armenia: parlamento approva emendamenti sulla composizione della Corte costituzionale (Agenzianova 23.06.20)

Erevan, 23 giu 08:40 – (Agenzia Nova) – Il parlamento dell’Armenia ha approvato gli emendamenti legislativi che consentono la sospensione di tre giudici alla Corte costituzionale e l’elezione di un nuovo presidente. Le modifiche elettorali avrebbero dovuto essere approvate tramite un referendum il 5 aprile, ma il voto è stato annullato a causa dell’epidemia a livello nazionale di coronavirus. I tre giudici sospesi dall’incarico erano stati nominati due anni prima dell’arrivo al governo di Nikol Pashinyan, attuale premier armeno, dal Partito repubblicano, la forza politica che per circa un ventennio ha mantenuto il potere nel paese caucasico. In precedenza proprio Pashinyan ha definito alcune delle decisioni della Corte costituzionale una “minaccia alla democrazia”, un chiaro riferimento alla sentenza dello scorso settembre che ha definito parzialmente incostituzionale il procedimento penale contro l’ex presidente dell’Armenia, Robert Kocharyan. L’ex capo dello Stato è stato accusato di aver agito illegalmente nel marzo 2008 introducendo uno stato di emergenza a seguito di una contestata tornata elettorale. Hrayr Tovmasyan, presidente della Corte costituzionale, è stato accusato lo scorso dicembre di abuso di potere mentre, fra il 2010 e il 2014, prestava servizio come ministro della Giustizia dell’Armenia. L’opposizione ha aspramente criticato gli emendamenti. (Rum)

Gate to Heaven di Jivan Avetisyan pronto per l’uscita (cineuropa.org 19.06.20)

Il nuovo lavoro del regista nato a Gyumri e cresciuto ad Artsakh Jivan Avetisyan, un dramma bellico intitolato Gate to Heaven, è ora pronto per l’uscita. Prima di lavorare a questo progetto, il regista armeno ha diretto oltre 20 documentari e cortometraggi, oltre a due lungometraggi, Tevanik (2014) e The Last Inhabitant (2016).

Il nuovo film, scritto dallo stesso regista, ruota attorno al giornalista tedesco Robert Sternvall (interpretato da Richard Sammel), che è ossessionato dal suo passato e torna ad Artsakh dopo 22 anni quando riscoppia la guerra del Nagorno-Karabakh. Durante le sue indagini, incontra la cantante lirica Sophia Marti (Tatiana Spivakova), che è la figlia di Edgar Martirosyan, un uomo che abbandonò e lasciò in cattività nel 1992. Mentre sboccia la loro storia d’amore, la coscienza sporca di Robert lentamente lo stritola, spingendolo ad affrontare la verità delle sue azioni passate. Al fianco di Sammel e Spivakova, il cast è arricchito dalla presenza degli attori Sos Janibekyan (Michael Movsisyan, un giornalista locale che accompagna Robert durante le sue ricerche), Benedict Freitag (Eduard Hoffman, caporedattore del Berlin Post, che prepara la grande mostra fotografica di Robert), Nina Kronjager (Nina, moglie di Robert), Leonardas Pobedonoscevas (il tenore serbo Jean Milosh, partner di Sophia) e Naira Zakaryan (l’agente di Robert, Thereza Poghosyan). Inoltre, la squadra tecnica include il DoP Rytis Kurkulis, il compositore Michele Josia e gli scenografi Sevakn Baghdasaryan e Jurgita Gerdvilaite.

Parlando del progetto, il produttore Kestutis Drazdauskas, della società lituana Artbox, ha dichiarato a Cineuropa: “Appassionato di storia dell’Armenia, Jivan Avetisyan porta sullo schermo storie della sua regione natale con un incessante impulso a rivelare la verità dietro la guerra del Nagorno-Karabakh, e l’impatto che ha avuto sulla vita di coloro che l’hanno vissuta, incluso lo stesso Jivan. Descrivendo eventi reali al centro di una narrazione – la vita di un giornalista tedesco che ha sfruttato la sua posizione per la fama – Jivan ci porta a interrogarci sui confini della nostra stessa etica”. E l’attore principale Richard Sammel ha aggiunto: “Sono stato onorato di interpretare il ruolo principale. Per me, questo è stato un viaggio di dimensioni epiche. Il mio personaggio ritorna in un mondo straniero di incredibile bellezza e conflitto, dove i demoni della colpa e dell’amore giacciono insepolti. Dove le soluzioni potenzialmente letali mostrano cosa significa essere un essere umano. Questo è il luogo in cui un uomo capisce che non è la vittima della sua storia, ma il creatore di essa. Con un cast internazionale, una troupe e produttori di otto paesi diversi, Gate to Heaven incarna il vero spirito della collaborazione creativa europea”.

Gate to Heaven è prodotto da Fish eye Art Cultural Foundation (Armenia), Artbox Production House (Lituania), 7 Morgen Filmproduktion (Germania), Glaam Media Invest (Francia), ARTsakh Arts and Cultural Foundation (Stati Uniti), Timeless Production Group (Bulgaria), The Lab – a Media Production Company (Repubblica Ceca) e Ala Bianca SRL (Italia). I progetto ha ricevuto anche il supporto del National Cinema Center of Armenia e della Swiss South Caucasus Foundation. La società di Parigi MPM Premium si occupa delle vendite internazionali. Il film sarà proiettato durante il Marché du Film Online di quest’anno, il 22 e 23 giugno.

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Armenia: parlamento approva revoca dell’immunità di Gagik Tsarukyan (Agenzia Nova 17.06.20)

Erevan, 17 giu 09:33 – (Agenzia Nova) – Il parlamento dell’Armenia ha votato ieri la revoca dell’immunità parlamentare nei confronti di Gagik Tsarukyan, leader del partito Armenia prospera, il principale schieramento all’opposizione. Tsarukyan, accusato di frode, è uno degli imprenditori più ricchi del paese e ha respinto qualsiasi accusa nei suoi confronti. Inoltre, nel corso del dibattito in parlamento ha specificato che l’accusa di frode sarebbe politicamente motivata. Tsarukyan è stato indagato dal Servizio di sicurezza nazionale per sospetta compravendita di voti, frode e appropriazione indebita di terreni. Domenica scorsa la sua casa è stata perquisita e lui è stato sottoposto a interrogatorio. Tsarukyan ha recentemente accusato il premier armeno Nikol Pashinyan e il suo governo di aver trascurato l’economia e di non aver contrastato efficacemente l’epidemia di coronavirus. (Rum)

Educazione alla pace: Rondine Cittadella della pace, oggi l’incontro “Voices for the Caucasus” (SIR 17.06.20)

Si intitola “Voices for the Caucasus” il titolo del quinto e ultimo incontro dell’iniziativa Rondine World Room, il ciclo di incontri promosso da Rondine Cittadella della Pace in diretta streaming nato con l’obiettivo di promuovere un confronto diretto tra esponenti della diplomazia ufficiale e i giovani della World House che si stanno formando come futuri leader di pace. Tema centrale sarà l’esercizio della leadership giovanile nel mondo post-pandemico attraverso nuovi punti di vista che, affermano da Rondine, “allargano l’orizzonte a nuove aree geografiche tendendo verso un’analisi globale che anticipi i nuovi conflitti che stanno nascendo a livello politico, sociale ed economico per individuare nuove strade per trasformarli creativamente”. L’appuntamento è per oggi, mercoledì 17 giugno, dalle 18 alle 19 italiane in streaming sulle pagine Facebook di Rondine (It) e Rondine International Peace Lab (En). Interverranno: Garen Nazarian, ambasciatore d’Armenia presso la Santa Sede, e Konstantine Surguladze, ambasciatore di Georgia in Italia. Per gli studenti di Rondine interverrà Radima, inguscia, oltre a Gaga, georgiano e Larisa, Armena, alunni di Rondine affiliati a Rondine International Peace Lab. L’evento sarà moderato da Daniel Rothbart, George Mason University.

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Dove sono finiti gli abbracci che non ci siamo dati (Larepubblica 16.06.20)

Dove sono finiti tutti gli abbracci che non ci siamo dati? E quelli che non ci stiamo dando? Una disegnatrice del New Yorker qualche giorno fa ha immaginato che diventino fantasmi che volteggiano sul cielo delle nostre nuove vite. Come nuvole che coprono il sole. Deve essere per questo che uscire dalla quarantena per molti si sta rivelando così difficile. È come se il coronavirus, che nelle statistiche quotidiane appare sotto controllo finalmente, almeno nella nostra parte di mondo, continuasse a vivere nelle nostre menti. Nei nostri pensieri. Sembriamo rallentati. Qualcuno dice che è per lo smart working, che per alcuni sta diventando una versione più elegante dello small working, lavorare poco finché si può. Altri lo attribuiscono alle mascherine, i guanti, il gel, il plexiglas, le buste dove ficcare tutto: ma non doveva essere l’anno in cui ci sbarazzavamo della plastica? Oppure sarà per un’umanissima paura del futuro: saremo più poveri, dicono tutti, molti lo sono già. Voglia di spendere, azzerata. Ci sentiamo sommersi da quello che è capitato e aspettiamo di essere salvati invece di metterci a nuotare per raggiungere una riva. Come se non sapessimo più nuotare, come se non potessimo salvarci da soli. E infatti nei discorsi di chi comanda si parla solo di aiuti, sostegni, protezioni, tutele. Cose giuste, anzi sacrosante, ma il messaggio che ci arriva è: siete inermi. Per questo mi hanno colpito le parole di Armen Sarkissian. È un ex fisico armeno, da giovane è stato uno degli sviluppatori che ha fatto del gioco Tetris un successo mondiale, poi a lungo ambasciatore a Londra e infine è diventato il presidente dell’Armenia, che è una piccola repubblica caucasica di tre milioni di abitanti e con un’economia vivace ma piccolissima. Che ha detto? Ha detto tante cose belle che dicono un po’ tutti in questi giorni di Stati Generali: che questa crisi è un acceleratore di futuro, che una pubblica amministrazione digitale può cambiare il modo in cui un Paese funziona e che per esempio la salute e l’istruzione a distanza saranno sempre più richieste, e che non dovremmo smettere di contrastare il cambiamento climatico. Ok. Ma poi ne ha detta un’altra di cosa, che invece non dice nessuno e il cui senso è esattamente l’opposto del “siete inermi”, il senso è “ce la potete fare”. Iniziate a nuotare.
Insomma Armen Sarkissian ha detto che adesso i governi dovrebbero occuparsi di favorire la nascita di nuovi lavori piuttosto che sovvenzionare industrie morenti. Startup, ma non solo. Nuove aziende. Darsi da fare. Andare avanti. Spazzare via le nuvole.

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Quando Christo si fermò a NoLo (Ilgiorno.it 13.06.20)

Milano, 13 giugno 2020 – L’artista bulgaro Christo Vladimirov Javacheff, noto come Christo, morto a 84 anni a New York una manciata di giorni fa, ancora considerato avanguardia pura, alla fine degli anni Settanta, “passò”, seppur attraverso un’arte fotografata e riprodotta in una esposizione, dallo studio di Vasken Pambakian, in via Cavalcanti, in quello spicchio multietnico della città che oggi si chiama NoLo. In una sala del grande laboratorio fotografico i fratelli Pambakian, armeni arrivati a Milano dopo una lunghissima, travagliata, e molto interessante storia, avevano allestito una esposizione di foto di questo artista bulgaro entrato sulla scena alla fine degli anni Cinquanta, ancora non conosciutissimo al grande pubblico, ma dal linguaggio molto originale e innovativo: impacchettava le opere d’arte, gli oggetti di uso comune, i grandi monumenti creati della natura o fatti dall’uomo. La mostra fotografica che aveva incuriosito parecchi intellettuali dell’epoca e a cui “Il Giorno” aveva dedicato un lungo servizio, era stata allestita in uno spazio del “Palazzo della Fotografia” dei due fratelli armeni Pambakian: quattro piani in via Cavalcanti 5, oggi poco distante dal centro di preghiera islamico, in quegli anni ritrovo soprattutto di professionisti e appassionati della fotografia. “Uno spazio dell’edificio venne dedicato a questa esposizione che restò a Milano per diversi mesi – spiega Onnik Pambakian, figlio di Vasken che oggi porta avanti l’attività che fu del padre – di questa mostra conserviamo ancora il catalogo”. Schizzi e foto di monumenti milanesi “impacchettati”. Ma non solo, una intera palazzina di Milano coperta di lenzuoli bianchi che lasciavano intravedere una statua centrale alla piazza, molto nascosta.

Potrebbe essere piazza della Scala. E ancora una Porta rivestita, ma il luogo è poco riconoscibile, perché il manto spesso copriva l’identità degli edifici. Quella mostra, nei ricordi di Onnik e di sua sorella Armine, fu così apprezzata che rimase esposta e visitabile per qualche mese. Un piccolo contributo locale alla divulgazione di un nuovo modo di intendere l’arte. E la storia di Christo si intreccia in qualche modo con la fortuna di questo studio fotografico di via Cavalcanti che per primo lavorò con i giornali, proprio al “Giorno” fornì le prime fotografie a colori e poi a Mondadori le prime foto da mettere nei settimanali di cultura e società come “Epoca”. E vale la pena ricordare anche la storia dei fondatori, i fratelli Vasken e Rant Pambakian, sfuggiti all’eccidio di Smirne avevano peregrinato per mezza Europa: nel 1920 ad Atene, nel 1943 a Vienna poi nel 1945 a Venezia. Avevano avuto l’idea di progettare un banco ambulante ripiegabile come una valigia con cui si misero a vendere macchine e accessori fotografici comprati nei mercatini di Vienna dove Vasken seguiva un corso di sviluppo e stampa a colori. A Venezia fondarono il circolo “la Gondola” dove si formarono fotografi come Gianni Berengo Gardin o Fulvio Roiter. Poi il salto a Milano, i giornali, gli intellettuali, l’arte e il resto è cronaca.

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