Armenia e Azerbaijan, passi verso la pace (Osservatorio Balcani e Caucaso 22.07.25)

Baku e Yereven sembrano aver fatto passi importanti verso il raggiungimento di un trattato di pace dopo un incontro bilaterale, definito “costruttivo”, organizzato negli Emirati Arabi Uniti a inizio luglio. Molti però i punti interrogativi che restano da sciogliere

22/07/2025 –  Onnik James Krikorian

L’incontro del 10 luglio tra il primo ministro armeno Nikol Pashinyan e il presidente azero Ilham Aliyev ad Abu Dhabi ha segnato un passo significativo, seppur ancora incerto, nel fragile processo di pace tra i due paesi. Resta da vedere se i colloqui si riveleranno storici, come alcuni li hanno già definiti, o semplicemente un’ulteriore tappa intermedia. Ciò che è chiaro, tuttavia, è che le aspettative sono nuovamente elevate e la diplomazia sembra fare progressi.

A differenza dei precedenti vertici di Bruxelles, Mosca o Washington, la scelta degli Emirati Arabi Uniti come sede ha ricevuto un consenso tanto unanime quanto raro. L’assenza di vincoli geopolitici ha permesso quello che gli analisti azeri hanno salutato come il primo vero incontro bilaterale inter-statale tra Yerevan e Baku. Gli Emirati Arabi Uniti si sono astenuti da commenti pubblici, mentre sia Armenia che Azerbaijan hanno definito i colloqui “costruttivi”.

Tuttavia, sebbene entrambi i governi affermino di essere più vicini che mai alla formalizzazione di un trattato di pace, restano irrisolte alcune questioni fondamentali. La principale è la richiesta di Baku all’Armenia di rimuovere un controverso preambolo dalla costituzione, richiesta che richiederà un referendum nazionale. Alcuni analisti azeri hanno proposto un compromesso: firmare il trattato ora, ma rinviare la ratifica in attesa della riforma costituzionale. Tuttavia, questo scenario rimane non ufficiale e teorico.

La posizione di Yerevan è ulteriormente complicata da realtà interne ed esterne. A livello nazionale, Pashinyan potrebbe aver bisogno di un accordo di pace firmato per aumentare le possibilità di ottenere un terzo mandato alle elezioni parlamentari del prossimo anno.

A livello internazionale, il confine con la Turchia rimane chiuso. Alcune voci filo-governative hanno recentemente tentato di fare appello all’ego del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, accennando alla possibilità di un premio Nobel per la pace per esercitare pressioni su Ankara e Baku.

Non è così inverosimile come sembra. A dicembre, Evelyn N. Farkas del McCain Institute aveva avanzato la stessa ipotesi in un pezzo per The Hill. Qualche giorno fa, in un’intervista con AnewZ, Matthew Bryza, ex ambasciatore statunitense in Azerbaijan e già co-presidente del Gruppo di Minsk dell’OSCE, ha posto grande enfasi su questo come uno dei principali incentivi per un possibile coinvolgimento di Trump. La seconda ragione sarebbe semplicemente di natura finanziaria, a vantaggio delle aziende statunitensi.

Un recente articolo di Carnegie Politika suggeriva che Washington mirasse a sostituire la supervisione dell’FSB russo su qualsiasi futura rotta di transito dall’Azerbaijan alla sua exclave di Nakhchivan con una società americana. Ciò è sembrato essere confermato la scorsa settimana dai commenti dell’ambasciatore statunitense in Turchia, Thomas J. Barrack, che ha ipotizzato che ciò potrebbe avvenire sotto forma di un contratto di locazione di cento anni, e da Pashinyan in una conferenza stampa televisiva trasmessa il 16 luglio.

Tuttavia, Pashinyan ha sottolineato che non è stata presa alcuna decisione al riguardo e che anche altri hanno mostrato interesse nella gestione della rotta, tra cui l’Unione europea. Al momento della stesura di questo articolo, non vi è stata alcuna risposta pubblica da Mosca o Teheran, nonostante la rotta al confine tra Armenia e Iran fosse inizialmente prevista per essere supervisionata dalle guardie di frontiera russe dell’FSB, in base alla dichiarazione di cessate il fuoco del novembre 2020 che ha posto fine all’ultima guerra.

In ogni caso, a Bruxelles e Washington c’è consenso sul fatto che un accordo sia a portata di mano. L’UE, in particolare, non ha fatto mistero del suo desiderio di vedere il trattato firmato al più presto. La posta in gioco è regionale, con un corridoio che collega l’Europa e l’Asia centrale attraverso Turchia, Armenia e Azerbaijan, al servizio di interessi chiave dell’UE e degli Stati Uniti. Ciononostante, l’ambiguità persiste.

I media azeri hanno riferito che il trattato potrebbe essere prima siglato anziché firmato, riecheggiando le speculazioni in vista del vertice COP29 dello scorso anno a Baku. Ancora una volta, sebbene il ministero degli Esteri armeno abbia inizialmente smentito tale ipotesi, Pashinyan ha confermato che se ne è discusso ad Abu Dhabi. Alcuni analisti armeni sostengono che persino un testo siglato fornirebbe un capitale politico a Pashinyan l’anno prossimo, quando si candiderà alla rielezione.

Ad Abu Dhabi si è discusso anche di misure di rafforzamento della fiducia e della formazione di nuovi gruppi di lavoro bilaterali, sebbene non sia ancora chiaro se includeranno un meccanismo bilaterale per sbloccare le comunicazioni, soprattutto perché l’attuale formato trilaterale guidato dalla Russia è in stallo. Le parti hanno anche concordato di proseguire i nascenti sforzi di demarcazione dei confini, di fatto bloccati da quando sono stati formalizzati 10-12 chilometri, oltre un anno fa.

In dichiarazioni su Armenia e Azerbaijan improvvisate nello Studio Ovale, Trump si è mostrato ottimista. “Sembra che si arriverà ad una conclusione, una conclusione positiva”, ha affermato in un incontro con il Segretario generale della NATO Mark Rutte il 14 luglio. Altri, tuttavia, sono solo cautamente ottimisti e richiamano le dichiarazioni ufficiali di Baku rilasciate ad aprile, secondo cui sarebbe vicino un accordo di pace.

Il testo dell’accordo per normalizzare le relazioni, finalizzato a marzo, non è ancora stato presentato al pubblico in entrambi i paesi, mentre nessuno dei due popoli è stato preparato alla firma di un accordo di pace, dopo oltre trent’anni di conflitto e reciproca animosità. A soli undici mesi dalle elezioni parlamentari in Armenia, la situazione rimane particolarmente incerta.

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Approfondimenti sulla Politica Estera e le Opportunità Economiche dell’Armenia: Intervista all’Ambasciatore Vladimir Karapetyan (Specialeeuroasia 22.07.25)

Ambassador of the Republic of Armenia to Italy, H.E. Vladimir Karapetyan, and Italian President Sergio Mattarella
S.E. l’Ambasciatore della Repubblica di Armenia in Italia, Vladimir Karapetyan, e il Presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella.

Introduzione

L’Armenia, Paese senza sbocco al mare situato all’incrocio tra l’Europa orientale e l’Asia occidentale, vanta un ricco patrimonio culturale e una storia dinamica che hanno plasmato la sua identità nazionale.

Collocata strategicamente nel Caucaso meridionale, l’Armenia sta collaborando attivamente con numerosi partner internazionali per promuovere lo sviluppo economico e la stabilità regionale, gestendo al contempo le relazioni con il suo storico alleato, la Russia, e con l’Occidente, in particolare gli Stati Uniti.

Recentemente SpecialEurasia ha effettuato una visita ufficiale in Armenia per partecipare al Yerevan Dialogue 2025, evento che ha attirato attori regionali e internazionali, mostrando la visione del Paese caucasico in merito alla propria politica interna ed estera.

In tale contesto, SpecialEurasia ha intervistato il nuovo Ambasciatore della Repubblica d’Armenia in Italia, S.E. Vladimir Karapetyan, per raccogliere considerazioni sulla sua visione e sullo stato attuale delle relazioni estere e delle opportunità interne del Paese.

Data la complessità dello scenario geopolitico attuale, potrebbe delineare le linee guida principali e gli obiettivi strategici che definiscono l’approccio della politica estera armena in questo contesto?

Indubbiamente, i tempi di cambiamento comportano enormi sfide, ma allo stesso tempo anche grandi opportunità. Il nostro obiettivo è gestire le sfide e cogliere le opportunità.

Attualmente l’Armenia sta perseguendo una politica estera equilibrata e di equilibrio, cercando di mantenere un bilanciamento tra le relazioni con l’Unione Europea, la Russia e le potenze regionali.

I rapporti con i nostri vicini, Georgia e Iran, sono di primaria importanza. Stiamo lavorando per l’avvio di relazioni diplomatiche con la Turchia e cercando di raggiungere un accordo di pace con l’Azerbaigian. Naturalmente, non è un percorso facile, ma non lo riteniamo impossibile.

Ciò che conta è che ci stiamo comportando con totale trasparenza nei confronti di tutti i nostri partner internazionali.”

Come concilia l’Armenia la propria traiettoria verso l’Occidente, incluso il processo di avvicinamento all’Unione Europea, con la dipendenza economica dalle rimesse provenienti dalla Russia e l’adesione all’Unione Economica Eurasiatica?

Il recente avanzamento legislativo dell’Armenia verso l’Unione Europea rappresenta un gesto simbolico delle aspirazioni del nostro popolo. In realtà, l’iniziativa è partita dalla società civile che ha presentato un disegno di legge per avviare il processo di adesione all’UE, approvato successivamente da Governo e Parlamento. Questo significa che abbiamo legalmente iniziato un percorso di progressivo avvicinamento all’Unione.

Perché vogliamo essere più vicini all’UE? Perché siamo una democrazia. E quando si è una democrazia, è logico voler appartenere al mainstream democratico. Negli ultimi anni, le nostre relazioni con l’Unione Europea hanno conosciuto miglioramenti significativi. Per esempio, il negoziato sulla liberalizzazione dei visti, atteso da tempo, è ora in una fase attiva. Speriamo di concluderlo e firmarlo al più presto.

L’UE sta assumendo un ruolo sempre più rilevante come partner dell’Armenia, anche su tematiche legate alla sicurezza e alla difesa, un ambito nuovo nella nostra agenda bilaterale. Rafforzare questa dimensione apre nuove prospettive per la cooperazione.

Per quanto riguarda i legami economici, desideriamo avvicinarci all’UE, ma intendiamo anche rafforzare i rapporti con i Paesi della regione. Purtroppo, fin dalla nostra indipendenza, abbiamo subito una sorta di isolamento economico, con le frontiere turca e azera chiuse.

Per cambiare lo scenario regionale e contribuire alla resilienza delle catene di approvvigionamento globali, abbiamo proposto il progetto “Crossroads of Peace” (Crocevia della Pace), volto a rendere più efficienti le comunicazioni di trasporto regionali. Questo progetto prevede nuovi collegamenti non solo con l’Azerbaigian e la Turchia, ma anche con la Georgia, l’Iran e, indirettamente, con l’Unione Europea.

D’altra parte, siamo membri dell’Unione Economica Eurasiatica (EAEU) e quindi abbiamo accesso a un vasto mercato eurasiatico. Sappiamo bene che non è possibile essere parte sia della EAEU sia dell’UE in modo permanente. È un punto sul quale, in futuro, occorrerà prendere una decisione. Ma è fondamentale che questa decisione spetti ai cittadini della Repubblica d’Armenia.

Per il momento, il nostro approccio è graduale: ci stiamo allineando all’UE passo dopo passo. Si tratta di un processo complesso, con diverse fasi. Al momento, la questione della compatibilità o incompatibilità tra i due sistemi non è all’ordine del giorno.”

Considerate le recenti affermazioni di Baku su “Azerbaigian Occidentale” e il “Corridoio di Zangezur”, insieme ai conflitti passati, quali misure di sicurezza sta adottando l’Armenia per proteggere il proprio territorio? Quali prospettive ha Yerevan riguardo al processo di pace e quali garanzie concrete può offrire sulla sovranità armena?

L’espressione “Corridoio di Zangezur” è per noi incomprensibile e inaccettabile. In Armenia è percepita come una rivendicazione territoriale contro la nostra sovranità e integrità territoriale. Siamo favorevoli all’apertura delle comunicazioni regionali, poiché siamo stati sotto blocco per oltre trent’anni. Abbiamo quattro frontiere, due delle quali completamente chiuse, il che dimostra quanto siamo interessati a riaprirle.

Abbiamo dichiarato di essere pronti a fornire un collegamento tra le regioni occidentali dell’Azerbaigian e la Repubblica Autonoma del Nakhchivan attraverso il nostro territorio, come previsto dal progetto “Crossroads of Peace”. Questa proposta rientra nella più ampia agenda dell’apertura delle comunicazioni regionali, il che implica che Armenia e Azerbaigian debbano reciprocamente aprire i propri canali, sia esterni che interni, sotto la sovranità e giurisdizione dei Paesi attraversati.

La narrazione del cosiddetto “Azerbaigian Occidentale” è un concetto artificiale, privo di basi storiche o giuridiche, creato per legittimare rivendicazioni territoriali su circa il 60% del nostro territorio sovrano, inclusa la capitale Yerevan. Sebbene venga mascherata da questione di diritti umani, la sola denominazione smentisce qualsiasi intento pacifico.

Riconosciamo che prima dei pogrom anti-armeni del 1988 a Sumgait e Baku, viveva una minoranza azera in Armenia. Tuttavia, quegli azeri lasciarono volontariamente e ricevettero compensazioni. Diversamente, gli armeni in Azerbaigian subirono massacri e deportazioni. L’episodio più recente si è verificato nell’autunno del 2023, con la pulizia etnica di oltre 115.000 armeni del Nagorno-Karabakh.”

Qual è, secondo Lei, il ruolo dell’Italia nel raggiungimento della pace nella Sua regione? Quali sviluppi recenti può menzionare nei rapporti tra Armenia e Italia?

Le relazioni interstatali armeno-italiane si fondano su ricche e antiche tradizioni di amicizia e valori comuni. Originariamente basate sulla condivisione della tradizione cristiana, oggi si estendono al percorso democratico intrapreso da entrambi gli Stati.

L’Italia ha legittimi interessi nella nostra regione, anche di natura economica e imprenditoriale. La sua presenza è in crescita e svolge un ruolo attivo per la stabilità e la pace. Una prova è la mozione adottata dal Senato italiano nel febbraio 2025, che invita il Governo a promuovere il dialogo e azioni diplomatiche per favorire la pace tra Armenia e Azerbaigian e a stabilire relazioni economiche bilanciate con entrambi.

Una delle prime conseguenze positive è stata la creazione della figura dell’Inviato Speciale per il Caucaso Meridionale presso il MAECI. Abbiamo avuto il piacere di ospitare l’Ambasciatore Amaduzzi e il Senatore Scalfarotto alla seconda edizione dello Yerevan Dialogue.

Sul piano economico, l’interesse degli imprenditori italiani in Armenia è in crescita, in settori quali tessile, ceramica, infrastrutture ed energia. L’Italia è il nostro secondo partner commerciale nell’UE. Tuttavia, esiste un grande potenziale ancora inutilizzato.

I nostri rapporti culturali affondano in radici profonde: il primo libro in lingua armena fu stampato a Venezia nel 1512. Per gli armeni cristiani, ha un valore immenso il fatto che le reliquie di San Gregorio l’Illuminatore siano custodite a Napoli e Nardò.

Uno dei centri più significativi della rinascita culturale armena è l’isola di San Lazzaro a Venezia, sede da quasi tre secoli dei Padri Mechitaristi, importante centro di armenologia a livello mondiale. In Italia si trovano il maggior numero di istituti di studi armeni al mondo.

Questi sono solo alcuni esempi della nostra ampia cooperazione. Quotidianamente seguiamo o partecipiamo a eventi culturali comuni: pubblicazioni, traduzioni, concerti, mostre, cinema. Eventi culturali italiani sono frequenti e molto apprezzati in Armenia e continueremo a lavorare per avvicinare i nostri popoli.”

Considerando il piano di cooperazione per la difesa con l’Italia, come intende l’Armenia bilanciare il proprio assetto di sicurezza alla luce del ridotto coinvolgimento nella CSTO e delle persistenti minacce ai confini con l’Azerbaigian?

L’Armenia ha sostanzialmente congelato la propria partecipazione all’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO) per il mancato rispetto degli obblighi di sicurezza nei confronti dell’Armenia negli anni 2021 e 2022, quando l’Azerbaigian ha attaccato il nostro territorio.

Oggi sviluppiamo cooperazioni militari con diversi Paesi, tra cui Francia, India, Germania, Cina e Grecia, per diversificare questo ambito ed evitare la dipendenza da un unico attore. Riteniamo che questa politica garantirà un ambiente più sicuro per il nostro Paese.

Come accennato, il tema della sicurezza è nuovo nell’agenda Armenia-UE. Attribuiamo grande importanza alla Missione civile dell’UE in Armenia, che svolge un ruolo fondamentale nel mantenere la relativa stabilità lungo i confini. Ringraziamo l’Unione Europea e i suoi Stati membri, compresa l’Italia, per il sostegno e la partecipazione all’iniziativa.

Un altro strumento cruciale è il processo di delimitazione del confine tra Armenia e Azerbaigian, basato sulla Dichiarazione di Alma-Ata del 1991, riconosciuto dalla maggior parte dei nostri partner.

Per quanto riguarda la cooperazione bilaterale con l’Italia nel settore della difesa, i nostri Ministeri sono in contatto costante per approfondire le opportunità di collaborazione.”

Quali sono le implicazioni politiche interne della riforma costituzionale armena in vista dell’accordo di pace con l’Azerbaigian, in particolare rispetto alla fiducia pubblica e alle narrazioni dell’opposizione?

Come noto, Armenia e Azerbaigian hanno annunciato il completamento del testo dell’Accordo di pace. Tuttavia, l’Azerbaigian ha posto alcune precondizioni per la firma, che riteniamo artificiali.

Una riguarda la dissoluzione delle strutture del Gruppo di Minsk dell’OSCE, l’altra è la modifica della Costituzione armena, il cui preambolo richiama la Dichiarazione d’Indipendenza del 1990.

Siamo disposti a discutere la dissoluzione del Gruppo di Minsk, ma vogliamo assicurarci che l’Azerbaigian non intenda chiudere un conflitto per aprirne un altro sul nostro territorio. Ci preoccupa, infatti, che negli ultimi anni Baku abbia iniziato a definire circa il 60% del territorio armeno come “Azerbaigian Occidentale”.

La nostra proposta è firmare simultaneamente due documenti: l’accordo di pace e un atto da presentare all’OSCE per sciogliere le strutture del Gruppo di Minsk.

Quanto alla Costituzione armena, essa non contiene rivendicazioni territoriali contro l’Azerbaigian. Tuttavia, per rispondere in modo costruttivo, proponiamo che, una volta firmato, l’accordo venga sottoposto alla Corte Costituzionale. Se la Corte ne confermerà la piena compatibilità con la nostra Costituzione – come riteniamo – ogni preoccupazione di Baku sarà risolta legalmente. Se, al contrario, emergerà un’incompatibilità, il governo potrà valutare eventuali modifiche costituzionali.
Pertanto, se le preoccupazioni dell’Azerbaigian sono sincere, il modo più diretto per affrontarle è firmare l’accordo. Il nostro appello ai partner internazionali è chiaro: incoraggiate l’Azerbaigian a firmare senza ulteriori ritardi, per affrontare e risolvere ogni questione sollevata da entrambe le parti.

Nonostante provocazioni e ostacoli, restiamo pienamente impegnati nel processo di pace e pronti ad assumerci la nostra responsabilità per un futuro di stabilità duratura nella regione.

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Roma – L’Ambasciata Armena rafforza diplomazia e cultura (Assadakah 21.07.25)

Letizia Leonardi (Assadakah news) – L’Armenia rafforza la sua presenza in Italia con incontri politici e cultura in primo piano. Negli ultimi giorni, l’Ambasciata della Repubblica d’Armenia in Italia ha intensificato la sua attività sul fronte istituzionale e culturale, segnando un rafforzamento concreto delle relazioni bilaterali con Roma.

Lo scorso 18 luglio, il Vice Ministro degli Affari Esteri italiano Edmondo Cirielli, non sempre dalla parte di Yerevan, ha ricevuto l’Ambasciatore armeno Vladimir Karapetyan. Al centro del colloquio, come riferito dal Ministero degli Esteri italiano, ci sono state le relazioni bilaterali tra i due Paesi, l’evoluzione del processo di pace tra Armenia e Azerbaijan, e le prospettive di cooperazione nel Caucaso meridionale, con particolare attenzione al tema delle comunicazioni regionali.

L’incontro ha confermato l’impegno dell’Italia per una mediazione diplomatica equilibrata, anche alla luce del suo ruolo nella PACE (Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa).

Sempre nell’ambito dei contatti istituzionali, Deborah Bergamini, deputata e vicepresidente della Delegazione italiana alla PACE, nonché responsabile delle relazioni esterne del partito di maggioranza Avanti Italia, ha incontrato Karapetyan a Roma.

“L’Italia può svolgere un ruolo importante nel dialogo tra Armenia e Azerbaijan – ha dichiarato Bergamini – Il Caucaso meridionale è una regione strategica. Dialogo e diplomazia sono la chiave per costruire un futuro di pace e stabilità”.

Il 14 luglio invece, presso Palazzo Valentini, sede della Prefettura di Roma, si è tenuta l’inaugurazione della Mostra Internazionale d’Arte della Diaspora Armena, evento inserito nella Biennale d’Arte della Riviera Romana Cultura.
L’esposizione raccoglie opere di 24 artisti armeni provenienti da Armenia, Stati Uniti, Germania, Regno Unito e Cipro, ed è aperta al pubblico fino al 24 luglio 2025.
Un’iniziativa che testimonia la vivacità della diaspora armena e il ruolo dell’arte nella promozione della memoria storica e dell’identità culturale armena in Italia.

L’11 luglio, alla Camera dei Deputati, il parlamentare armeno Arsen Torosyan e l’ambasciatore Karapetyan hanno partecipato a un incontro tra parlamentari italiani e delegazioni estere, a margine della Conferenza per la ricostruzione dell’Ucraina, riaffermando l’impegno di Yerevan a sostegno della stabilità e della cooperazione internazionale.

Tra contatti ad alto livello e iniziative artistiche, l’attività dell’ambasciata armena in Italia evidenzia una strategia multilivello, tesa a consolidare rapporti politici, valorizzare la diaspora e rafforzare il profilo internazionale dell’Armenia, in un momento delicato per gli equilibri geopolitici nel Caucaso.

Emozioni infinite alla settimana della cultura armena della scuola di recitazione del teatro Marrucino (ChietiToday 19.07.25)

Quest’anno la Settimana della cultura, curata dalla scuola di recitazione del teatro Marrucino, ha visto come protagonista l’Armenia, presentata sotto vari aspetti. Dal genocidio armeno ai Quaranta Giorni del Mussa Dagh, dall’omaggio a Charles Aznavour agli scrittori William Saroyan e Sonya Orfalian, presente durante la rappresentazione dello spettacolo ispirato alla sua opera Il Quaderno e nel pomeriggio dedicato alle favole armene, riprese nella messa in scena delle Principesse d’Armenia realizzato dai piccoli allievi del corso Favolando. Gli Allievi iscritti a tutti corsi della scuola, coordinata da Giuliana Antenucci, che ha allestito la regia degli spettacoli della rassegna, hanno partecipato attivamente a ogni singola manifestazione con passione e impegno, rivelando talenti del tutto inaspettati. Sorpresa graditissima è stata la presenza del segretario generale dell’Ambasciata della Repubblica d’Armenia in Italia, Marieta Stepayan, che ha ringraziato il teatro Marrucino per questa iniziativa tesa a far conoscere la storia di un popolo martorizzato, ma cosi ricco di tradizioni e di spiritualità, come ha evidenziato la prof.ssa Angela Rossi nella sua conferenza su San Gregorio Armeno L’Illuminatore. La novità rispetto alle precedenti edizioni della Settimana della cultura è stata la collaborazione con l’università G. D’Annunzio, rappresentata dal prorettore Carmine Catenacci nella serata inaugurale e dalla partecipazione dei Prof.ri Filippo Angelucci e Vasco La Salvia, che hanno svolto delle interessantissime conferenze sull’architettura e sull’archeologia del territorio armeno. Ma di particolare rilievo è stato l’incontro con i giovani studenti della Nuaca (National University of Architecture and Construction of Armenia) e con i loro docenti, Prof.ri Armen Minassian e Varazdat Hovhannisyan, che si sono intrattenuti sulla storia architettonica, sul cinema e sulla poesia armena. Tre sono stati i concerti effettuati dagli studenti armeni, che hanno suonato i tipici strumenti, il duduk e l’ud, hanno danzato il Kochari in piazza G.B.Vico, alternando musiche tradizionali e moderne del mondo armeno, arricchito anche dalla mostra di bambole del folklore armeno illustrate dalla Prof.ssa Irina Vanyan. Ma il fiore all’occhiello è stato lo spettacolo finale, un progetto multiculturale, diretto da Narek Minassian con la coreografia di Mariam Davtyan, che ha visto sia gli allievi di Yerevan, sia quelli italiani recitare insieme a dimostrazione che il teatro, la musica, l’arte e la cultura possono essere veicolo di amicizia tra i popoli al di là di ogni pregiudizio, etnia e nazionalità. È stato un messaggio di speranza che “Un domani è possibile”, come ha auspicato il direttore amministrativo Cesare Di Martino, ma soprattutto un appello di pace rivolto a tutto il mondo quello lanciato dal palco del Teatro Marrucino di Chieti.


Emozioni infinite alla settimana della cultura armena della scuola di recitazione del teatro Marrucino :: Segnalazione a Chieti
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© ChietiToday


Conclusa con successo la Settimana della Cultura Armena al Teatro Marrucino di Chieti

Armenia – A Yerevan Concours Mondial de Bruxelles 2026 (Assadakah 19.07.25)

Assadakah Yerevan – L’Armenia ospiterà il Concours Mondial de Bruxelles 2026 (21–23 maggio): un prestigioso riconoscimento internazionale per un settore vinicolo in forte espansione.

Per la prima volta nella sua storia, l’Armenia ospiterà la 33ª edizione del rinomato Concours Mondial de Bruxelles (CMB), in programma a Yerevan dal 21 al 23 maggio 2026 e dedicato alla sessione dei vini rossi e bianchi. L’evento riunirà oltre 370 degustatori professionisti provenienti da almeno 49 Paesi e offrirà l’opportunità di assaggiare e valutare circa 7.500 vini da tutto il mondo. La scelta dell’Armenia come Paese ospitante riflette la crescente reputazione internazionale del suo settore vitivinicolo nazionale.

L’Armenia vanta una delle più antiche tradizioni vinicole al mondo: nella grotta di Areni-1, situata nella regione di Vayots Dzor, gli archeologi hanno scoperto i resti della più antica cantina conosciuta, risalente a oltre 6.100 anni fa. Questo primato storico si intreccia oggi con una nuova era di rinascita produttiva, alimentata da investimenti, tecnologie moderne e riscoperta dei vitigni autoctoni. Le cantine armene, molte delle quali fondate nell’ultimo decennio, si stanno facendo notare per la qualità dei loro vini, spesso ottenuti da uve locali coltivate ad alta quota.

Il turismo del vino in Armenia è in rapida espansione. Numerose cantine—soprattutto nelle regioni di Vayots Dzor, Armavir, Aragatsotn e Tavush—sono oggi attrezzate per accogliere visitatori internazionali con degustazioni guidate, tour nei vigneti, esperienze gastronomiche e strutture ricettive di charme immerse tra i filari. L’interesse dall’estero è ulteriormente rafforzato da eventi come gli Yerevan Wine Days e l’Areni Wine Festival, come dalla crescente partecipazione dell’Armenia alle principali fiere vinicole internazionali. Oggi, il Paese si sta affermando come meta imperdibile per chi è in cerca di autenticità, gusto e cultura.

La viticoltura armena si distingue per la ricchezza dei suoi vitigni autoctoni, molti dei quali coltivati esclusivamente all’interno del Paese. Tra i più noti c’è il Sev Areni, uva rossa simbolo dell’Armenia, che dà origine a vini eleganti, dai sentori fruttati e speziati, spesso affinati in anfore o botti di rovere. Altri vitigni rossi autoctoni includono Haghtanak, Sireni e Karmrahyut, mentre tra i bianchi spiccano il Kangun e il Voskehat, quest’ultimo spesso definito “la regina delle uve armene”. Le vigne sono generalmente coltivate tra i 900 e i 1.800 metri di altitudine, conferendo ai vini freschezza naturale e un forte legame con il territorio. Accanto ai vitigni tradizionali, si fanno strada anche blend innovativi e spumanti metodo classico, a conferma di un settore dinamico e orientato alla qualità.

Il Ministero dell’Economia della Repubblica d’Armenia ha recentemente dichiarato il comparto vinicolo una priorità strategica per lo sviluppo economico e turistico del Paese. Ospitare il Concours Mondial de Bruxelles nel 2026 rappresenta una tappa simbolica e concreta di questo percorso: un’occasione per valorizzare i produttori locali, rafforzare il profilo internazionale dei vini armeni e posizionare l’Armenia come destinazione d’eccellenza per il turismo del vino.

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Azerbaigian-Armenia: Aliyev, siamo molto vicini alla firma di un trattato di pace (Agenzia Nova 19.07.25)

Baku, 19 lug 18:53 – (Agenzia Nova) – Azerbaigian e Armenia sono molto vicine alla firma di un trattato di pace. Lo ha detto il presidente azerbaigiano Ilham Aliyev intervenendo alla terza edizione del Global Media Forum a Shusha. “Il testo (del trattato di pace) può essere siglato in anticipo, e la parte azerbaigiana ha già avanzato una proposta in tal senso ad Abu Dhabi”, ha spiegato Aliyev. “Ma, come sapete, siglare un documento non significa firmarlo. In altre parole, una cosa è esprimere verbalmente il consenso, un’altra è siglare ogni pagina del documento. Credo che siamo molto vicini alla firma di un trattato di pace”, ha dichiarato il capo dello Stato azerbaigiano. Aliyev ha comunque spiegato che la firma richiede di risolvere due questioni: la modifica della Costituzione armena e lo scioglimento del Gruppo di Minsk dell’Osce (un consesso di dialogo copresieduto da Francia, Russia e Usa). (Rum)

I canti della tradizione armena a san Vittore (L’Amico del Popolo 19.07.25)

Un’occasione rara per immergersi in un repertorio musicale poco conosciuto, ma di grande intensità storica e spirituale. Giovedì 31 luglio, alle ore 21, la rassegna La via al Santuario ospiterà nella Basilica-Santuario dei Santi Vittore e Corona il concerto Tra chiese e campi. Canti sacri e popolari della gente armena, a cura dell’Ensemble Edesse, diretto da Justine Rapaccioli.

Il programma propone una selezione di brani che affondano le radici nella tradizione orale del popolo armeno. Un repertorio, quello armeno, che conserva le tracce profonde di una cultura antica, colpita duramente 110 anni fa da un genocidio poco noto, ma di estrema violenza. In quel contesto storico, mentre in Europa si combatteva la Prima guerra mondiale, la popolazione armena — colta, spirituale, radicata in una terra fertile — subì uno sterminio che ha segnato in modo indelebile la sua memoria collettiva.

La musica sacra armena, legata ai primi secoli del cristianesimo, riflette una sensibilità intima, nutrita da un rapporto profondo con la natura e da una fede vissuta come dialogo diretto tra umano e divino. Parte di questo patrimonio è giunto fino a noi grazie all’opera di trascrizione svolta a fine Ottocento, in particolare da padre Komitas (1869–1935), figura centrale della cultura musicale armena. A lui si devono la raccolta e l’elaborazione di oltre tremila melodie popolari, alcune delle quali arrangiate in forma polifonica, mantenendo intatto il carattere originale dei testi e delle melodie.

L’Ensemble Edesse, guidato da Justine Rapaccioli — musicologa, compositrice e interprete di origine armena — propone una lettura rispettosa e approfondita di questo repertorio, che intende riportare all’ascoltatore l’atmosfera dei luoghi rurali e sacri in cui questi canti nascevano e venivano tramandati.

Il concerto si inserisce nella XX edizione della rassegna La via al Santuario. Itinerario musicale, poetico e di conoscenza, ideata da Elena Modena e Orazio Cirri e promossa dal Centro Studi Claviere. Il calendario proseguirà sabato 9 agosto, sempre alle 21, con Lacrime di stelle, una serata che unisce poesia, canto e viole da gamba in occasione della notte di San Lorenzo.

La manifestazione gode del patrocinio del Comune di Feltre, dell’Ufficio per i Beni Culturali Ecclesiastici e l’Edilizia di Culto della Diocesi di Belluno-Feltre, della Provincia di Treviso ed è parte del cartellone RetEventi Belluno 2025. Collaborano all’iniziativa anche l’Associazione Santi Martiri Vittore e Corona e Banca Prealpi SanBiagio con Noi x Noi.

L’ingresso è libero, con offerta consapevole. Per informazioni è possibile contattare il Centro Studi Claviere all’indirizzo claviere@alice.it o al numero 340 212 2409.

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L’Armenia, Paese con la cantina più antica al mondo, ospiterà il “Concours Mondial de Bruxelles” (Winenews 18.07.25)

In programma a Yerevan (21-23 maggio 2026) con la sessione di vini rossi e bianchi. Continua la crescita della viticoltura e dell’enoturismo nel Paese

 

È il Paese della caverna di Areni-1, dove è stata ritrovata quella che è considerata dagli scienziati la più antica cantina al mondo, risalente a 6.100 anni fa, e che nel 2024 ha ospitato gli “Stati generali” del turismo del vino mondiale. Parliamo dell’Armenia, Paese con un mix di antiche tradizioni vinicole, varietà di uve autoctone, terroir diversificati e un profondo legame culturale con il vino, come testimoniato anche dal viaggio di WineNews (raccontato in un video) alla scoperta di un Paese fuori dalle rotte enoturistiche più classiche, ma ricco di storia, con una lunga tradizione vinicola e culinaria. E adesso l’Armenia, per la prima volta, ospiterà un evento di rilievo: l’edizione n. 33 del “Concours Mondial de Bruxelles” (Cmb), in programma a Yerevan dal 21 al 23 maggio 2026, e dedicato alla sessione dei vini rossi e bianchi. L’evento riunirà oltre 370 degustatori professionisti provenienti da almeno 49 Paesi e offrirà l’opportunità di assaggiare e valutare circa 7.500 vini da tutto il mondo. La scelta dell’Armenia come Paese ospitante riflette la crescente reputazione internazionale del suo settore vitivinicolo nazionale.
L’Armenia vanta una delle più antiche tradizioni vinicole al mondo: come già detto, nella grotta di Areni-1, situata nella regione di Vayots Dzor, gli archeologi hanno scoperto i resti della più antica cantina conosciuta, risalente a oltre 6.100 anni fa. Questo primato storico si intreccia oggi con una nuova era di rinascita produttiva, alimentata da investimenti, tecnologie moderne e riscoperta dei vitigni autoctoni. Le cantine armene, molte delle quali fondate nell’ultimo decennio, si stanno facendo notare per la qualità dei loro vini, spesso ottenuti da uve locali coltivate ad alta quota.
Il turismo del vino in Armenia è in rapida espansione. Numerose cantine, soprattutto nelle regioni di Vayots Dzor, Armavir, Aragatsotn e Tavush, sono oggi attrezzate per accogliere visitatori internazionali con degustazioni guidate, tour nei vigneti, esperienze gastronomiche e strutture ricettive di charme immerse tra i filari. L’interesse dall’estero è ulteriormente rafforzato da eventi come gli “Yerevan Wine Days”e l’“Areni Wine Festival”, così come dalla crescente partecipazione dell’Armenia alle principali fiere vinicole internazionali.
La viticoltura armena, inoltre, si distingue per la ricchezza dei suoi vitigni autoctoni, molti dei quali coltivati esclusivamente all’interno del Paese. Tra i più noti c’è il Sev Areni, uva rossa simbolo dell’Armenia, che dà origine a vini eleganti, dai sentori fruttati e speziati, spesso affinati in anfore o botti di rovere. Altri vitigni rossi autoctoni includono Haghtanak, Sireni e Karmrahyut, mentre tra i bianchi spiccano il Kangun e il Voskehat, quest’ultimo spesso definito “la regina delle uve armene”. Le vigne sono generalmente coltivate tra 900 e 1.800 metri di altitudine, conferendo ai vini freschezza naturale e un forte legame con il territorio. Accanto ai vitigni tradizionali, si fanno strada anche blend innovativi e spumanti Metodo Classico, a conferma di un settore dinamico e orientato alla qualità. Tanto che il Ministero dell’Economia della Repubblica d’Armenia ha recentemente dichiarato il comparto vinicolo una priorità strategica per lo sviluppo economico e turistico del Paese.

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Vino, l’Armenia ospiterà il “Concours Mondial de Bruxelles” 2026 (Askanews)

Jerevan: l’ambasciatore Ferranti in visita alla Casa delle Suore di Madre Teresa di Calcutta (Aise 17.07.25)

Martedì 15 luglio l’ambasciatore d’Italia a Jerevan, Alessandro Ferranti, si è recato in visita presso la Casa “Betlemme” delle Suore missionarie della Carità di Madre Teresa di Calcutta in Armenia.
A ricevere l’ambasciatore vi era Suor Benedetta, la responsabile della Struttura di Jerevan, in cui le religiose accolgono bambini con varie disabilità.
Nel corso della visita sono state presentate le meritorie attività svolte dalle Suore missionarie in Armenia, guardando anche alle ulteriori possibili collaborazioni future con l’Italia. (aise)

Armenia: amb. Ferranti a proiezione “The Coin” a Golden Apricot Film Festival

Armenia: amb. Ferranti visita Casa Suore di Madre Teresa di Calcutta

Settimana di preghiera per l’Unità dei Cristiani, pronto il sussidio del 2026 (AciStampa 16.07.25)

Viene dall’Armenia il Sussidio di Preghiera per la Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani del 2026. I testi sono stati presentati dal Dicastero per la Promozione dell’Unità dei Cristiani la scorsa settimana, e pubblicati in modo che tutti possano prendere spunto ed, eventualmente, adattarli.

Il tema della Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani del 2026 è tratto dalla Lettera agli Efesini: “Un solo corpo e un solo Spirito, come una sola è la speranza a cui siete stati chiamati” (Ef 4,4).

Le preghiere e le riflessioni sono state preparate da un gruppo ecumenico coordinato dal Dipartimento per le Relazioni Interreligiose della Chiesa Apostolica Armena. E c’è qualcosa di profondamente simbolico nel fatto che si guardi all’Armenia in un momento in cui il suo patrimonio cristiano sembra essere sempre più a rischio e persino il governo è arrivato ad entrare in Etchmiadzin.

Certo, non si potevano conoscere tutti gli sviluppi della storia quando si guardò all’Armenia per i testi di preghiera. Oltre al gruppo di lavoro della Chiesa Apostolica Armena, hanno collaborato alla stesura dei testi anche un team internazionale nominato congiuntamente dal Dicastero per la Promozione dell’Unità dei Cristiani e dalla Commissione Fede e Costituzione del Consiglio Ecumenico per le Chiese. Dal 13 al 18 ottobre 2024, tutti i redattori si sono incontrati presso la Santa Sede di Etchmiadzin per finalizzare il materiale.

I testi sono stati redatti attingendo al patrimonio di preghiere e agli inni composti in antichi monasteri e chiese armene. Alcuni di questi inni risalgono addirittura al IV secolo.

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Il materiale include un’introduzione al tema, uno schema per la celebrazione ecumenica e una selezione di brevi letture e preghiere per ogni giorno della settimana. Questo contenuto può essere utilizzato in vari modi ed è pensato per essere impiegato non solo durante la Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani, ma anche durante l’intero anno 2026.

Si legge nel sussidio che “nel corso della turbolenta storia dell’Armenia, la Chiesa apostolica armena è stata fondamentale per la sopravvivenza e la resistenza del suo popolo. Ha fornito continuità e stabilità durante persecuzioni, migrazioni forzate e genocidi. Durante il genocidio armeno del 1915, la Chiesa divenne un rifugio per coloro che soffrivano, offrendo conforto e alimentando la speranza di un futuro più luminoso. Ogni anno, la Chiesa armena commemora questo tragico evento, onorando la memoria dei martiri e facendosi portavoce della necessità di tributare loro riconoscimento e giustizia”.

E ancora: “Nell’Armenia moderna, la Chiesa continua a esercitare un’influenza significativa sulla vita nazionale. Dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica nel 1991, l’Armenia ha vissuto una rinascita religiosa e la Chiesa apostolica armena ha recuperato il proprio ruolo centrale all’interno della società. Attualmente, la Chiesa si impegna attivamente in iniziative sociali, educative e caritatevoli, affrontando anche questioni legate alla povertà, all’assistenza sanitaria e all’istruzione. Inoltre, la Chiesa sostiene le comunità armene della diaspora, promuovendo l’unità e garantendo che le tradizioni e la fede armena rimangano vive e vitali tra gli Armeni di tutto il mondo”.

Tradizionalmente, la Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani si tiene tra il 18 e il 25 gennaio, secondo una proposta che fu avanzata nel 1908 da padre Paul Watson, perché le due date comprendono simbolicamente la Festa della Cattedra di San Pietro e quella dalla Conversione di San Paolo. Ci sono stati vari precedenti illustri, ma fu solo a partire dal 1968, con Paolo VI e con gli sviluppi ecumenici dettati anche dal Concilio Vaticano II, la Settimana comincia a strutturarsi con un tema e con varie attività, tra cui la presenza del Papa per i Vespri nella Basilica di San Paolo Fuori Le Mura, tradizionalmente dedicata al dialogo ecumenico.

Nel 2020 fu la Comunità di Grandchamp a redigere il sussidio di preghiera, mentre nel 2019 spettò ad un ,gruppo ecumenico di Malta nel 2018 furono incaricati i cristiani dell’Indonesia e nel 2016 lo curarono i cristiani di Lettonia . Nel 2022, invece, è stato il turno del Consiglio delle Chiese del Medio Oriente, e nel 2023  si è guardato al Minnesota.

Per il 2024, i sussidi sono stai preparati da un team ecumenico del Burkina Faso, composto da membri dell’arcidiocesi cattolica di Ouagadougou, Chiese Protestanti e la Comunità Chemin Neuf del Burkina Faso – comunità particolarmente attiva nella causa dell’unità dei cristiani. Nel 2025 le preghiere e riflessioni della Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani sono stati preparati da fratelli e sorelle della comunità monastica di Bose, nel Nord Italia.

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