Newsbiella.it – La dolce bellezza del melograno.(9 mar 2015)

Teatro Sociale pieno ieri sera per l’esibizione del pianista biellese Andrea Manzoni e della soprano armeno-ameicana Rosy Amoush Svazlian

A due canzoni dall’inizio del concerto che si è svolto ieri sera al Teatro Sociale Villani, il pianista Andrea Manzoni, protagonista della serata insieme alla soprano armeno-americana Rosy Anoush Svazlian, prende il microfono e mostrando un melograno racconta che questo frutto in armeno si dice Nur ed è da esso che il progetto dei due artisti ha preso il nome. Il melograno è infatti il simbolo dell’Armenia, indica speranza, rigenerazione e abbondanza, e inoltre Manzoni spiega: “La cosa bella è che il melograno rispecchia tantissimo gli armeni: sono persone dolci, passionali e meravigliose come i chicchi rossi del frutto ma allo stesso tempo possono essere molto aspre come la sua membrana bianca”.
Un modo, quello del pianista, di iniziare ad accompagnarci passo dopo passo all’interno dell’Armenia e di conseguenza della sua musica antichissima. Infatti in questo viaggio alla scoperta della musica armena Manzoni ha dichiarato di aver incontrato diversi ostacoli: la difficoltà è stata soprattutto comprendere a fondo delle sonorità così lontane dalla cultura occidentale e insieme una lingua, di derivazione aramaica, così diversa dalla nostra. E come in tutto, per comprendere ciò che abbiamo di fronte non possiamo non dare uno sguardo alle nostre spalle, alla Storia e il musicista si è assunto anche questo compito.
Sappiamo che il “Nur project” è stato proposto in occasione del centenario del genocidio armeno, a proposito di questo Andrea tra un brano e l’altro racconta “ Le dinamiche del genocidio sono state molto simili a quelle relative agli ebrei. Nel 1915 i turchi, volendo questa nazione indipendente, senza armeni e curdi, hanno cominciato a prendere tutto il compartimento culturale ovvero scrittori, giornalisti, poeti, pittori, musicisti, che vennero portati via dalla loro patria e sterminati; così facendo hanno tolto il cuore ed il cervello di una nazione. Successivamente hanno preso tutti gli uomini di sesso maschile con il pretesto di farli combattere contro i Russi, e, giunti al confine, li hanno disarmati e sterminati, sono rimaste solo donne, bambini ed anziani. Con lo sterminio sono state eliminate 1.500.000 persone. L’Europa entrava in questo anno nella prima guerra mondiale quindi era nel caos e non poteva pensare a ciò che stava succedendo in Turchia, Hitler più avanti ha potuto compiere lo sterminio degli ebrei anche grazie al fatto che nessuno aveva più memoria di quanto successo in Armenia”.
Ma veniamo alla musica, la vera protagonista della serata. I brani che sabato sera sono stati presentati all’uditorio sono in parte di alcuni dei compositori più importanti del continente euroasiatico, come Komitas, Berberian, Kanachan, e in parte di anonimi perché purtroppo gran parte della musica tradizionale armena è stata tramandata oralmente. Il concerto ha mantenuto intatti della musica armena principalmente la linea melodica ed il testo, dal momento che i brani sono stati riarrangiati per renderli più moderni e più vicini al sentire occidentale. Le canzoni sono composizioni di breve durata che trattano temi come l’amore, la natura e gli animali. Il concerto è stato molto piacevole, un connubio di vecchio e nuovo, e la voce di Rosy è stata in grado di arrivare al cuore dell’ascoltatore, soprattutto per quanto riguarda i brani dalle melodie più malinconiche. Insomma piano e lirica, Italia ed Armenia, Oriente ed Occidente sono stati legati dai due artisti con successo creando un’ora e mezza di emozioni nella sala del teatro, che per l’occasione era piena.

Gonews.it – Il primo genocidio del ‘900 ignorato per quasi un secolo. Antonia Arslan e il massacro degli armeni per Vincincontri (9 mar 2015)

Il genocidio degli Armeni è il primo genocidio del ‘900. Questo lo sfondo storico che ha caratterizzato la serata di venerdì 6 marzo nell’incontro con la scrittrice Antonia Arslan a Vinci al Teatro della Misericordia. Quello attuato cent’anni fa ad opera dei Giovani Turchi non è un orrendo massacro, ma un vero e proprio genocidio perché pianificato e studiato per motivi essenzialmente politici e di logica di potere, un modello poi ripreso in epoche successive. Se nel corso dei decenni questo genocidio è stato volutamente dimenticato o ancora oggi viene negato dal Governo turco, i motivi hanno avuto origine diversa ma tutti hanno ignorato la verità dei fatti. Ne è prova che anche nei libri di storia delle nostre scuole solo da 5 o 6 anni si accenna a questa tragedia che ha causato circa un milione e mezzo di morti. La pubblicazione del libro di Antonia Arslan “La masseria delle allodole” nel 2004 ha fatto breccia su un muro di omertà e di opportunismo, venendo a contribuire notevolmente alla divulgazione di questa vicenda. Stampato in trentadue edizioni, tradotto in quattordici lingue ed onorato da vari premi letterari, “La masseria delle allodole” con la forza di un romanzo che, apparentemente innocuo, parla di lontane storie familiari reali ha avuto un effetto dirompente. La strada è stata, poi, percorsa dai fratelli Taviani che nel 2007 hanno girato il film omonimo “La masseria delle allodole”, moltiplicando la conoscenza della tragedia. Tra poco più di un mese, il 24 aprile ricorrerà il centesimo anniversario del genocidio. Lo stesso Papa Francesco, al quale il cantante novantenne di origine armena Charles Aznavour ha chiesto in questi giorni un’udienza, ha stabilito una celebrazione per gli Armeni il 12 aprile. La conferenza di Vincincontri, durante la quale è stato accennato anche al viaggio svolto proprio un anno fa da alcuni parrocchiani di Vinci in Armenia, è stata caratterizzata da un coinvolgimento pieno dei partecipanti alle sollecitazioni fornite da Antonia Arslan. Ecco perché la serata si è conclusa con un applauso interminabile!
http://www.gonews.it/2015/03/09/vinci-il-primo-genocidio-del-900-ignorato-per-quasi-un-secolo-antonia-arslan-e-il-massacro-degli-armeni-per-vincincontri/

Agenzia Fides – Liturgia al Santo Sepolcro per commemorare il Genocidio armeno. (9 mar 2015)

Gerusalemme (Agenzia Fides) – A Gerusalemme, il principale evento dedicato al centenario del Genocidio armeno si svolgerà il prossimo 24 aprile, presso la Basilica del Santo Sepolcro. Si tratterà di una liturgia commemorativa e ad essa presenzierà anche il Presidente d’Israele Reuven Rivlin. La notizia è stata diffusa dai media armeni e proviene da Georgette Avagian, a capo del Comitato nazionale armeno d’Israele.
Nei suoi interventi ufficiali (compresa la conferenza all’Onu dello scorso 29 gennaio) il Presidente Rivlin ha in più occasioni fatto riferimento al Genocidio armeno, ufficialmente non ancora riconosciuto da Israele. Lo scorso 13 maggio, il Parlamento israeliano aveva discusso in una seduta plenaria la questione, su sollecitazione di una mozione presentata da Zehava Gal-On, portavoce del Partito di sinistra Meretz, nella quale si chiedeva al governo israeliano di riconoscere il Genocidio armeno prima dell’inizio delle commemorazioni programmate in tutto il mondo nel 2015 (vedi Fides 14 maggio 2014). Intanto, lo scorso 4 marzo, i cento anni dal “Grande Male” sono stati commemorati in una sessione dell’Assemblea del popolo siriano – il parlamento di Damasco -, con un’iniziativa promossa in particolare dalla parlamentare siriana cristiana Maria Saadeh. (GV)

Agenzia Fides – I parlamentari iraniani si preparano a commemorare il Genocidio armeno. (9 mar 2015)

Teheran (Agenzia Fides) – Nella Repubblica islamica dell’Iran il centenario del Genocidio armeno sarà al centro di una serie di eventi commemorativi che coinvolgeranno anche l’Assemblea Consultiva Islamica (Parlamento iraniano). Lo hanno confermato a fonti armene, consultate dall’Agenzia Fides, Karen Khanlaryan e Robert Beglaryan, i due membri armeni dell’assemblea parlamentare iraniana. Nel prossimo mese di aprile, proprio i due parlamentari sono stati invitati a esporre davanti all’intera Assemblea una mozione di condanna del Genocidio armeno. Nella stessa occasione, il deputato assiro Younathan Betkolia preparerà un intervento di condanna del Genocidio assiro. Intanto – riferisce il sito Armenpress – già 100 lettere sono state inviate dai parlamentari armeni ai loro colleghi per sensibilizzarli intorno all’argomento e invitarli a esprimere con dichiarazioni pubbliche la condivisa condanna dei massacri sistematici compiuti dai Giovani Turchi cento anni fa in Anatolia. Per il futuro si sta preparando un evento commemorativo del centenario del Genocidio a cui verranno invitati tutti i parlamentari, mentre i membri dell’Amicizia Armenia-Iran si recheranno a Erevan il prossimo 24 aprile per una visita ufficiale al Tsitsernakaberd, il Memoriale del Genocidio armeno. (GV) (Agenzia Fides 10/3/2015).

Agenzia Fides – Liturgia al Santo Sepolcro per commemorare il Genocidio armeno. (9 mar 2015)

Gerusalemme (Agenzia Fides) – A Gerusalemme, il principale evento dedicato al centenario del Genocidio armeno si svolgerà il prossimo 24 aprile, presso la Basilica del Santo Sepolcro. Si tratterà di una liturgia commemorativa e ad essa presenzierà anche il Presidente d’Israele Reuven Rivlin. La notizia è stata diffusa dai media armeni e proviene da Georgette Avagian, a capo del Comitato nazionale armeno d’Israele.
Nei suoi interventi ufficiali (compresa la conferenza all’Onu dello scorso 29 gennaio) il Presidente Rivlin ha in più occasioni fatto riferimento al Genocidio armeno, ufficialmente non ancora riconosciuto da Israele. Lo scorso 13 maggio, il Parlamento israeliano aveva discusso in una seduta plenaria la questione, su sollecitazione di una mozione presentata da Zehava Gal-On, portavoce del Partito di sinistra Meretz, nella quale si chiedeva al governo israeliano di riconoscere il Genocidio armeno prima dell’inizio delle commemorazioni programmate in tutto il mondo nel 2015 (vedi Fides 14 maggio 2014). Intanto, lo scorso 4 marzo, i cento anni dal “Grande Male” sono stati commemorati in una sessione dell’Assemblea del popolo siriano – il parlamento di Damasco -, con un’iniziativa promossa in particolare dalla parlamentare siriana cristiana Maria Saadeh. (GV)

Gonews.it – Il primo genocidio del ‘900 ignorato per quasi un secolo. Antonia Arslan e il massacro degli armeni per Vincincontri. (8 mar 2015)

Il genocidio degli Armeni è il primo genocidio del ‘900. Questo lo sfondo storico che ha caratterizzato la serata di venerdì 6 marzo nell’incontro con la scrittrice Antonia Arslan a Vinci al Teatro della Misericordia. Quello attuato cent’anni fa ad opera dei Giovani Turchi non è un orrendo massacro, ma un vero e proprio genocidio perché pianificato e studiato per motivi essenzialmente politici e di logica di potere, un modello poi ripreso in epoche successive. Se nel corso dei decenni questo genocidio è stato volutamente dimenticato o ancora oggi viene negato dal Governo turco, i motivi hanno avuto origine diversa ma tutti hanno ignorato la verità dei fatti. Ne è prova che anche nei libri di storia delle nostre scuole solo da 5 o 6 anni si accenna a questa tragedia che ha causato circa un milione e mezzo di morti. La pubblicazione del libro di Antonia Arslan “La masseria delle allodole” nel 2004 ha fatto breccia su un muro di omertà e di opportunismo, venendo a contribuire notevolmente alla divulgazione di questa vicenda. Stampato in trentadue edizioni, tradotto in quattordici lingue ed onorato da vari premi letterari, “La masseria delle allodole” con la forza di un romanzo che, apparentemente innocuo, parla di lontane storie familiari reali ha avuto un effetto dirompente. La strada è stata, poi, percorsa dai fratelli Taviani che nel 2007 hanno girato il film omonimo “La masseria delle allodole”, moltiplicando la conoscenza della tragedia. Tra poco più di un mese, il 24 aprile ricorrerà il centesimo anniversario del genocidio. Lo stesso Papa Francesco, al quale il cantante novantenne di origine armena Charles Aznavour ha chiesto in questi giorni un’udienza, ha stabilito una celebrazione per gli Armeni il 12 aprile. La conferenza di Vincincontri, durante la quale è stato accennato anche al viaggio svolto proprio un anno fa da alcuni parrocchiani di Vinci in Armenia, è stata caratterizzata da un coinvolgimento pieno dei partecipanti alle sollecitazioni fornite da Antonia Arslan. Ecco perché la serata si è conclusa con un applauso interminabile!

Giornale del Popolo – Gli adoratori della croce nelle foto di Elio Ciol (7 mar 2015)

Un raffinato percorso fotografico, attraverso i paesaggi, la cultura, le pietre dell’Armenia e i suoi straordinari simboli cristiani. Continua

”Armenia. Il Popolo dell’Arca” (rassegna stampa 6 mar 2015)

A Roma, l’Armenia, l’Arca e il genocidio di un popolo (Artemagazine)

Reperti archeologici, codici miniati, illustrazioni e documenti, raccontano il paese del monte Ararat a 100 anni dal massacro

ROMA – Un patrimonio archeologico straordinario, una storia millenaria, un popolo fiero, ancora ferito da uno dei genocidi più crudeli dell’epoca moderna. Al Salone Centrale del Complesso del Vittoriano, dal 6 marzo al 3 maggio arriva Armenia. Il Popolo dell’Arca allestita in occasione del centenario del massacro armeno, perpetrato dai Turchi ai danni della popolazione civile e che contò l’uccisione di almeno 30 mila persone. Continua


Armenia, in mostra 3.000 anni di storia del popolo dell’Arca Al Vittoriano in occasione del centenario del genocidio (Ansa.it)

Una terra di cui poco si sa, ma ricca di storia e di cultura. Un popolo che nel corso della storia ha sofferto molto, riuscendo inesorabilmente a rialzarsi. Alla millenaria civiltà armena e alla capacità di resilienza del suo popolo è dedicata la mostra ”Armenia. Il Popolo dell’Arca”. Continua


L’Armenia svela i suoi tesori nella mostra ‘Il popolo dell’Arca.(Adnkronos)

Un lungo percorso, tra reperti archeologici, codici miniati, opere d’arte e illustrazioni, per svelare la civiltà armena dalle sue origini alla modernità. Questo l’obiettivo della mostra ‘Armenia. Il popolo dell’Arca. Continua


L’Armenia svela i suoi tesori nella mostra ‘Il popolo dell’Arca (liberoquotidiano.it)

L’esposizione è in programma al Complesso del Vittoriano da domani al 3 maggio. Per Louis Godart, consigliere del Presidente della Repubblica per la conservazione del patrimonio artistico, è “un omaggio ad un popolo che è un baluardo ai confini dell’Occidente contro tutte le barbarie”. La mostra, curata dall’Unione Armeni d’Italia, è realizzata n occasione del centenario del genocidio del 191. Continua


Armenia, il popolo dell’Arca, in mostra la resistenza di una civiltà.

“I tre pilastri su cui si fondano i valori fondamentali della nostra società europea, il mondo classico, quello cristiano e l’illuminismo sono oggi sempre più a rischio: basti vedere quello che è stato fatto dai terroristi dell’Isis ai capolavori del museo di Mosul. L’Armenia ci insegna che occorre resistere a queste barbare minacce, con la forza del pensiero e quella dell’anima”. Continua


Armenia. Il popolo dell’arca

Presso il Complesso del Vittoriano la straordinaria e ricca storia dell’Armenia si mette in mostra. Continua


http://roma.repubblica.it/cronaca/2015/03/03/foto/


 

Complesso del Vittoriano

 Salone Centrale
Roma
dal 6 marzo al 3 maggio
tutti i giorni dalle ore 9.30 alle ore 18.30
venerdì, sabato e domenica fino alle 19.30
ingresso gratuito

Armenia. Il popolo dell’arca

Il Fattoquotidiano.it – Milano, nel Giardino dei Giusti ci sono sei nuovi alberi. (6 mar 2015)

di Gianni Barbacetto

“Chi salva una vita salva il mondo intero”, è scritto nella Bibbia. Del resto, anche il Corano dice: “Chi uccide un solo uomo innocente, uccide tutta l’umanità”. Il gentile che salva la vita a un ebreo, a rischio della sua, è detto Giusto tra le nazioni e gli è dedicato un albero nella Foresta dei Giusti, a Gerusalemme. Ma il lavoro e la passione di Gabriele Nissim, scrittore milanese, ha fatto nascere Gariwo, l’associazione che ha promosso il Giardino dei Giusti di Milano, in cui viene ricordato chi, dopo la Shoah, si è dato da fare per salvare e soccorrere uomini in altri contesti tragici, dal genocidio armeno a quello del Ruanda, dai massacri in Cambogia a quelli in Bosnia.

La tenacia di Nissim ha ottenuto che da tre anni si celebri la Giornata europea dei Giusti. Oggi, 6 marzo, a Milano, sul Monte Stella, saranno ricordati con un albero piantato e un cippo altri sei Giusti. Non si è fatto in tempo a onorare Ahmed Merabet, il poliziotto francese di origine algerina ucciso a Parigi mentre proteggeva la redazione di Charlie Hebdo, e Lassana Bathily, il musulmano francese che lo stesso giorno ha salvato decine di ebrei nel supermercato kosher. I nuovi alberi sono dedicati a Razan Zaitouneh, avvocatessa siriana attivista dei diritti civili, rapita nel 2013 vicino a Damasco da gruppi estremisti jihadisti; Ghayath Mattar, giovane pacifista siriano che offriva fiori ai soldati in segno di dialogo e si batteva per i diritti umani e la libertà e che è stato arrestato e ucciso in Siria nel 2011; Mehmet Gelal Bey, turco ottomano, sindaco di Aleppo, che si è opposto alle direttive del suo governo che imponevano l’eliminazione del popolo armeno nel genocidio del 1915; Alganesh Fessaha, attivista umanitaria italoeritrea che ha rischiato la vita per soccorrere i perseguitati in Africa e ha aiutato i migranti e i loro familiari a Lampedusa dopo il tragico naufragio del 2013.

Non solo. Un albero sarà piantato anche in onore degli uomini e delle donne della Guardia Costiera italiana che rischiano la vita, al largo delle coste italiane, per salvare i naufraghi in fuga dalla fame e dalla violenza. Un’ultima pianta, infine, ricorderà Rocco Chinnici, il magistrato palermitano creatore del primo pool antimafia, ucciso da Cosa Nostra nel 1983: tra i Giusti entrano così anche i testimoni della legalità e della lotta antimafia.

Cerimonie in onore dei Giusti avranno luogo anche a Firenze, Roma, Bitonto (Ba), Rimini, Bellaria-Igea Marina, Seveso e altre città italiane. Iniziative di Gariwo anche in altri Paesi d’Europa. A Praga ci sarà un convegno dedicato al centesimo anniversario del genocidio armeno e al Giusto Armin T. Wegner. A Varsavia, la Festa dei Giusti, al museo di storia degli ebrei polacchi che sorge nel cuore dell’ex ghetto della capitale e racconta la storia della presenza millenaria degli ebrei in Polonia. A Düsseldorf, cerimonia musical-letteraria in onore di Armin T. Wegner, Giusto per gli ebrei e per gli armeni che tentò invano di denunciare la persecuzione degli ebrei in Germania, e di Dogan Akhanli, che si è battuto per la verità sull’omicidio del giornalista Hrant Dink in Turchia. In Israele, incontro presso la Open University of Israel a Ra’anana con Gabriele Nissim, Pietro Kuciukian e Yair Auron in cui sarà annunciata la nascita di Gariwo-Israele.

Poi, il 10 marzo, a Neve Shalom-Wahat el Salam (“Oasi della pace” in ebraico e in arabo), il villaggio abitato da arabi palestinesi ed ebrei israeliani, avrà luogo la cerimonia di dedica degli alberi per gli armeni che salvarono gli ebrei dall’Olocausto, per i soccorritori del genocidio in Ruanda, per i giusti ebrei israeliani e arabi musulmani.

@gbarbacetto

Bergamonews.it – Medz Yeghern, Bergamo ricorda il centenario del genocidio degli Armeni. (6 mar 2015)

Sabato 7 marzo alle 15.30, all’Auditorium “Lottagono di piazza San Paolo a Bergamo, l’Ufficio diocesano di Bergamo per l’Ecumenismo, la Comunità cristiana evangelica e il Rinnovamento dello Spirito ricordano “Medz Yeghern”, il “Grande Male” in occasione del centenario del genocidio degli Armeni. “Medz Yeghern” il “Grande Male”: così gli Armeni definiscono e ricordano il genocidio che li devastò nel 1915.

Una parola “Yeghern” che indica non solo il male fisico, ma anche il dolore spirituale, la tortura. Storicamente il genocidio si concretizzò in più riprese, ma il momento più grave avvenne tra il dicembre del 1914 ed il febbraio del 1915, con l’aiuto dei consiglieri tedeschi, alleati della Turchia nella prima guerra mondiale.

Esso fu pianificato il genocidio degli Armeni. L’eliminazione sistematica prese l’avvio nel 1915, prima con la soppressione dell’esercito armeno e poi con lo sterminio della comunità di Costantinopoli ed in particolare della ricca ed operosa borghesia, con crocifissioni, decapitazioni ecc…

Nelle altre città venne diffuso un bando che intimava alla popolazione armena di prepararsi per essere deportata. La maggior parte degli Armeni morirà di stenti durante il cammino, a causa della mancanza di cibo ed acqua; altri verranno abbandonati nel deserto mesopotamico, altri ancora bruciati vivi, rinchiusi in caverne.

Il programma di sabato 7 marzo prevede alle 15.30 un momento di preghiera della comunità cattolico-armena in memoria del genocidio Momento ecumenico, alle 16 elementi per una conoscenza storica del genocidio degli Armeni, a cura di Ani Balian, Consigliera della Unione Armeni d’Italia, e alle 17.30 proiezione del documentario “Hushèr” di Avedis Ohanian.