Caucaso, religione e politica (Osservatorio Balcani e Caucaso 23.12.25)

Dalla spaccatura nella Chiesa ortodossa dell’Abkhazia al fermento tra i prelati della Georgia, che si schierano in parte contro il partito di governo Sogno georgiano, senza dimenticare lo scontro tra il Premier armeno e la Chiesa apostolica. Una panoramica delle commistioni tra religione e politica nel Caucaso

………..

Armenia, governo contro clero

Anche la politica armena è a un bivio, e governo e chiesa paiono esprimerne i due rami divergenti.

Il primo ministro armeno Nikol Pashinyan ha avviato un acceso scontro con il capo della Chiesa Apostolica Armena, il Catholicos Karekin II. Secondo il premier, la Chiesa è diventata un “clero criminal-oligarchico” che tramerebbe un colpo di Stato. Come parte di questa campagna, Pashinyan ha proposto un rinnovamento radicale della leadership ecclesiastica: ha chiesto la rimozione di Karekin II e l’elezione di un nuovo Catholicos selezionato tramite controlli preliminari sul carattere e il comportamento.

Pashinyan ha accusato Karekin II di aver infranto il voto di celibato e di essere padre di un figlio, affermando su Facebook che “se Karekin II cerca di negarlo, lo proverò con tutti i mezzi necessari”. Pashinyan ha poi fatto un’offerta provocatoria, dichiarandosi pronto a sottoporsi a un esame fisico per dimostrare che non è circonciso, in risposta a insinuazioni del portavoce del Catholicos, per dimostrare la propria aderenza alle pratiche crisitiano-armene. Le reazioni da parte del clero sono state forti e la spaccatura è profonda.

La tensione ha avuto anche un risvolto simbolico all’estero: durante il viaggio di Pashinyan a Istanbul nel giugno 2025, non è stato ricevuto da alcun esponente religioso della comunità armena locale. Il Patriarca di Costantinopoli, Sahak Mashalian, ha spiegato che il patriarcato è rimasto chiuso per protesta, definendo l’assenza del clero un segno contro le dichiarazioni aggressive di Pashinyan nei confronti di Karekin II.

Nella chiesa ci sono posizioni diverse. A novembre una decina di prelati hanno rilasciato una dichiarazione in questo senso, a dicembre una trentina hanno dichiarato la loro incondizionata fedeltà al Catholicos. Pashinyan ha presenziato la messa celebrata da un prete scomunicato, Aram Asatryan, che è stato rimosso dal servizio dalla Chiesa su ordine di Karekin II per aver pressato sacerdoti a unirsi a manifestazioni di opposizione.

La crisi riflette visioni opposte sull’identità del Paese: per Pashinyan, la Chiesa deve essere riformata e liberata da élite privilegiate, Karekin II è un agente straniero (russo); per molti religiosi, le sue accuse arrivate da palazzo rappresentano un attacco alla tradizione e all’autonomia ecclesiastica.

Per le tensioni è stata sospesa la conferenza dei Vescovi, prevista per metà dicembre, mentre sono già quattro gli alti prelati che sono finiti in arresto. L’ultimo è il vescovo Arshak Khachatryan, accusato di aver messo della droga nello zaino di un manifestante anti Karekin II nel 2018.

E per far vedere chi comanda, Pashinyan ha sostenuto che visto che lo stato ha fondato la chiesa nel 301 d.C. sarebbe il caso che prima della messa domenicale si intonasse l’inno nazionale.

Vai al sito