In Artsakh, dopo il 4 febbraio: nuovi casi di distruzione sistematica del patrimonio culturale (Asbarez 26.02.26)

Il difensore del patrimonio culturale dell’Artsakh e vicepresidente dell’organizzazione pubblica storico-culturale “Azgayin”, Hovik Avanesov, ha scritto che il 4 febbraio 2026, nella città di Abu Dhabi, si è svolto un evento che solleva seri interrogativi etico-politici.

Egli si riferisce al conferimento al Primo Ministro dell’Armenia, Nikol Pashinyan, e al Presidente dell’Azerbaigian, Ilham Aliyev, del Premio Zayed per la Fratellanza Umana 2026 degli Emirati Arabi Uniti, per la “pace stabilita tra il regime autoritario di Baku e l’Armenia”.

Avanesov osserva che, nonostante tutto ciò, in Artsakh la distruzione del patrimonio culturale continua.

La cerimonia di premiazione, presentata come simbolo di riconciliazione e comprensione regionale, in realtà crea una profonda contraddizione con le realtà esistenti sul terreno. Nel contesto in cui in Artsakh prosegue la distruzione e trasformazione sistematica dei luoghi della cultura e della memoria armena, un tale conferimento “in nome della pace” non favorisce la riconciliazione, bensì crea un clima di impunità.

Nei territori dell’Artsakh temporaneamente occupati, la politica nei confronti del patrimonio civile è ormai uscita da tempo dal quadro di episodi isolati, assumendo un carattere sistemico. Non si tratta soltanto della trasformazione o eliminazione di chiese storiche, monasteri, khachkar (croci di pietra), interi insediamenti e monumenti, ma anche della distruzione mirata di luoghi che rappresentano simboli della memoria collettiva e valori di importanza universale.

Dopo il 4 febbraio sono stati registrati nuovi casi di danneggiamento e distruzione sistematica del patrimonio culturale. In particolare, il complesso memoriale situato nella città di Monteaberd (Martuni), in Artsakh, dedicato ai caduti della Grande Guerra Patriottica (1941–1945) e della guerra di liberazione dell’Artsakh. Nei giorni scorsi, sulle piattaforme social azere è stato diffuso un video girato nel villaggio di Khnapat, nel distretto di Askeran della Repubblica di Artsakh. Nel video si vede chiaramente che il cimitero dei caduti della guerra dell’Artsakh è stato devastato.

La distruzione del cimitero non è semplicemente un atto di vandalismo. È un’azione diretta alla cancellazione della memoria, alla svalutazione del ricordo dei caduti e all’eliminazione della presenza storica della comunità. La politica di genocidio culturale si manifesta proprio attraverso tali azioni, con l’obiettivo di ridefinire l’identità del territorio e reciderla dalle sue radici storiche.

In questo contesto, l’assegnazione di un “premio per la pace” non è solo politicamente controversa, ma anche moralmente problematica. Quando nelle sedi internazionali vengono premiati leader sotto la cui gestione continuano azioni contro il patrimonio culturale, si crea un precedente pericoloso. Ciò può essere percepito come un tacito consenso internazionale a proseguire la distruzione sistematica dei luoghi culturali e della memoria.

Se la pace implica non soltanto la cessazione del fuoco, ma anche la tutela dei diritti umani, della giustizia storica e del patrimonio culturale, allora l’attuale situazione dell’Artsakh non corrisponde a tali criteri.

La pace non può essere costruita su cimiteri distrutti, luoghi sacri profanati e memoria cancellata. Pertanto, non sono necessarie premiazioni formali, bensì un monitoraggio internazionale indipendente, una valutazione giuridica e l’applicazione di meccanismi di responsabilità per prevenire l’ulteriore approfondimento del genocidio culturale nella regione», ha scritto Avanesov.

Asbarez