Israele, Patriarchi delle Chiese in Terra Santa contro il “sionismo” degli evangelici che minaccia le sicurezze (e le proprietà) cristiane (Il Messaggero 19.01.26)
I Patriarchi della Terra Santa – armeni, ortodossi, cattolici, copti – alcuni giorni fa hanno denunciato in blocco la crescita del cosiddetto «sionismo cristiano», una corrente che fa riferimento all’attivismo degli evangelici statunitensi e che rischia di andare a detrimento della presenza dei cristiani stessi in Israele e Palestina. Le Chiese della Terra Santa sostengono che vi sono «individui» che stanno lavorando per «fuorviare il pubblico, seminare confusione e danneggiare l’unità dei cristiani e dei fedeli». La dichiarazione denuncia anche che questi non ben precisati attivisti cristiani hanno trovato sostegno da parte di figure politiche in Israele proprio per creare danni allo status della «presenza cristiana in Terra Santa e nel più ampio Medio Oriente». Nella dichiarazione non si fanno nomi, tuttavia questa denuncia inusuale e fortissima sembra fare riferimento a quelle correnti evangeliche che si basano sulla teologia della prosperità. In ogni caso la presa di posizione giunge dopo un recente rapporto del Consiglio dei Patriarchi di Gerusalemme che hanno riscontrato continue minacce al loro patrimonio cristiano – in particolare nella città di Gerusalemme e nella Cisgiordania. A questo si aggiunge poi una complicata questione irrisolta (da parte di Israele) sulla tassazione delle proprietà che aggrava la situazione della comunità e delle chiese.
Alcune correnti cristiane interpretano i testi biblici come una profezia degli eventi futuri che riguardano lo stato ebraico, inteso come terra promessa al patriarca Abramo che si estende dal Giordano al Mediterraneo. Naturalmente i Patriarchi cattolici, copti, armeni, ortodossi, luterani sono uniti per contrastare questa visione e hanno assicurato di essere “profondamente preoccupati” che vi siano in loco persone che promuovono questi programmi, ritenendoli un’intrusione nella vita interna delle chiese locali. «Queste azioni costituiscono interferenze nella vita interna delle chiese”, ha detto la dichiarazione, accusando gli attori esterni di ignorare l’autorità e la responsabilità della storica leadership cristiana di Gerusalemme»
