Ora perfino l’arte armena deve piegarsi all’“intesa” con l’oppressore azero? (Tempi 0.02.26)

Il documento del governo per “il sostegno dell’estetica della Armenia reale” codifica implicitamente che l’Artsakh sia Armenia “irreale”, dunque non-Armenia. È accettazione “realistica” del fatto compiuto. Lettera aperta al governo di Pashinyan. E un appello al governo italiano
Marcia a Erevan, Armenia, nel quinto anniversario della seconda guerra del Nagorno-Karabakh, 27 settembre 2025 (foto Zumapress/Ansa)
Marcia a Erevan, Armenia, nel quinto anniversario della seconda guerra del Nagorno-Karabakh, 27 settembre 2025 (foto Zumapress/Ansa)

Lettera aperta al governo dell’Armenia scritta da un molokano che vive sulle acque nere del Lago di Sevan, dove guizzano trote luccicanti. Signor primo ministro Pashinyan, signori del governo della Repubblica d’Armenia, vi scrivo da una casa di legno che scricchiola quando il vento scende dall’Aragats e increspa il Lago di Sevan. L’acqua, qui, è scura come un salmo notturno; le trote, quando affiorano, sembrano lampi d’argento. Noi molokani non abbiamo mai amato le cornici: beviamo il latte anche nei giorni di digiuno, leggiamo la Scrittura senza chiedere il permesso, cantiamo senza palco e senza microfoni. Siamo rimasti perché l’acqua conserva la memoria e perché la libertà, se la stringi, muore. Ho letto con attenzione il vostro documento, intitolato Sull’identificazione e il sostegno dell’estetica della Armenia reale. L’intenzione è alta, persino nobile. Ma proprio per questo il passo che compite è pericoloso. La normalizzazione del bello Scrivete, fin dall’inizio, che «l’identifica…

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