Riccione, la lezione del Savioli: quando la solidarietà non è un selfie (Gazzettaemiliaromagna 12.03.26)
Si sono spenti i riflettori sulla serata di gala di ieri, 11 marzo, ma resta acceso il fuoco di una comunità che sa ancora guardarsi in faccia. Tra i tavoli dell’Alberghiero, la Dott.ssa Vardanyan e “Zia Cri” hanno servito molto più di una cena: hanno restituito dignità a chi pensava di averla persa.
Di Loredana Mendicino
RICCIONE – Chi si aspettava la solita passerella di politici in cerca di voti e tartine omaggio è rimasto deluso. Ieri sera, all’IPSSEOA “Severo Savioli”, l’aria che si respirava non era quella stantia dei protocolli e delle fasce tricolori da esibire, ma quella frizzante di una cucina che lavora per una causa vera. Il “Gala per le Famiglie” non è stato un semplice evento: è stato un manifesto politico e umano.
La Dottoressa Goar Vardanyan, criminologa, è stata l’anima dell’iniziativa. Ha saputo trasformare il suo vissuto personale — quel dramma del terremoto in Armenia che insegna sulla pelle cosa significhi perdere ogni cosa in un secondo — in un motore di rinascita per il territorio riccionese. Insieme al Dirigente Pasquale D’Andola e al Prof. Davide Bernardi, ha dimostrato che la scuola può dismettere i panni polverosi della teoria per diventare braccio armato del sociale; senza squilli di tromba, senza la pretesa di dare lezioni dal pulpito, ma mettendosi concretamente al servizio.
Il sapore della riscossa
Nelle cucine, il clima di ieri sera era elettrico. Gli studenti, sotto la guida ferrea e materna di Cristina Lunardini, hanno dimostrato che l’eccellenza non abita solo nei ristoranti stellati o nei salotti della “Riccione bene”, ma ovunque ci sia cuore. La “Zia Cri”, svestiti i panni televisivi di Rai 1, si è confermata una fuoriclasse della concretezza, coordinando i ragazzi in un servizio impeccabile che ha onorato le famiglie in difficoltà presenti.
Il supporto logistico dell’Hotel Rex e della Cooperativa Il Gesto, unito alla presenza silenziosa ma costante di Caritas, Croce Rossa e Associazione Nazionale Carabinieri, ha creato quella rete di protezione che troppo spesso le istituzioni “ufficiali” dimenticano di tessere, perse come sono in sterili burocrazie. Proprio in questo contesto, la Dottoressa Vardanyan ha voluto dedicare un pensiero speciale a ogni donna che le è stata di supporto logistico, in questa come in altre occasioni, omaggiandole con una rosa rossa: un gesto di gratitudine autentica. Presente all’evento La Sindaca di Riccione Daniela Angelini la quale ha sottolineato che, come istituzione, vorrebbe poter fare di più ma non è sempre possibile, facendo trapelare in modo elegante che talvolta la macchina burocratica impedisce la libertà.
Un altro momento emozionante è stato la premiazione di un’allieva dell’istituto e del Professor Davide Bernardi che, per la loro eccellenza, hanno ricevuto in premio un soggiorno presso il prestigioso Grand Hotel Osman di Atena Lucana, in provincia di Salerno. Il premio è stato generosamente offerto dalla famiglia Cimino, nome di spicco dell’imprenditoria nell’hotellerie d’alto livello e proprietaria della catena Gruppo Cimino Hotels, una realtà che conferma ancora una volta il proprio legame con la valorizzazione del talento e della formazione professionale.
Il bene non ha bisogno di maschere
In un’epoca dominata dall’ipertrofia dell’Io, dove anche un gesto di carità dev’essere monetizzato in termini di “like”, ieri si è assistito alla vittoria della discrezione. Gli organizzatori hanno schivato flash e interviste, lasciando che a parlare fossero i fatti e il protagonismo delle famiglie meno abbienti.
È un contrasto stridente rispetto a certe “consorterie della beneficenza” che pullulano non lontano da qui. Parlo di quei salotti dove la solidarietà diventa un ballo in maschera, tra hotel di lusso, abiti rinascimentali e cinque giri di collane al collo. Lì, il VIP di turno è l’esca per nutrire il narcisismo di chi organizza, riempiendo i social di foto di se stessi “mentre fanno del bene”, rigorosamente agghindati come pavoni.
Ieri sera a Riccione, invece, si è seguita un’altra via: quella di chi muove le fila da dietro, quasi in segreto. Una lezione di stile che profuma di Vangelo e che ricorda ai professionisti del protagonismo una verità elementare: il bene, quando è vero, non ha bisogno di travestimenti. Si fa, e basta.





