Sumgait, memoria e giustizia: la dichiarazione congiunta delle fazioni dell’Assemblea Nazionale dell’Artsakh (Korazym 28.02.26)
Il 28 febbraio 2026, in occasione dell’anniversario dei pogrom di Sumgait e della Giornata della Memoria per le vittime dei massacri organizzati dall’Azerbajgian, le fazioni rappresentate nell’Assemblea Nazionale della Repubblica di Artsakh/Nagorno-Karabakh hanno rilasciato una dichiarazione congiunta, riaffermando la necessità di verità, giustizia e tutela dei diritti della popolazione armena sfollata con la forza dall’Artsakh nel 2023.
Il ricordo di Sumgait: l’inizio di una politica sistematica
La dichiarazione richiama gli eventi del 27–29 febbraio 1988, quando nella città di Sumgait, allora parte della Repubblica Socialista Sovietica dell’Azerbajgian, furono organizzati e perpetrati pogrom di massa contro la popolazione armena. Uccisioni, torture, violenze e sfollamenti forzati colpirono cittadini armeni sulla base della loro identità nazionale.
Secondo le fazioni parlamentari, i crimini di Sumgait ebbero carattere organizzato e deliberato e segnarono l’avvio di una politica sistematica contro il popolo armeno. Un modello di violenza che, negli anni successivi, si sarebbe ripetuto in altre città dell’Azerbajgian.
Da Kirovabad a Baku e Maragha: una scia di violenze
Il testo ricorda che episodi analoghi si verificarono a Kirovabad nel 1989 e a Baku nel 1990, nonché in altri insediamenti abitati da Armeni. Tra questi viene citato il massacro di civili a Maragha nel 1992, insieme al completo sfollamento della popolazione armena dall’Azerbajgian.
Le fazioni sottolineano come la mancata valutazione giuridica adeguata e l’assenza di un chiaro accertamento delle responsabilità per i crimini di Sumgait abbiano alimentato un clima di impunità. Tale impunità, si legge nella dichiarazione, avrebbe favorito il ripetersi di aggressioni e violenze negli anni successivi.
Impunità e nuove aggressioni contro l’Artsakh
Nel documento si afferma che la stessa logica si è manifestata nelle ripetute operazioni militari contro la Repubblica di Artsakh, accompagnate – sottolinea la dichiarazione – da presunti crimini di guerra, violenze contro civili, un blocco totale e, infine, dal completo sfollamento forzato della popolazione armena dell’Artsakh nel 2023.
Le fazioni ribadiscono che l’impunità genera nuovi crimini e mina la sicurezza e la stabilità dell’intera regione del Caucaso meridionale.
Condanna della violenza e appello alla comunità internazionale
Nel testo congiunto, le forze politiche:
- Condannano fermamente la violenza perpetrata sulla base dell’identità nazionale e quella che definiscono armenofobia sponsorizzata dallo Stato.
- Affermano che la violenza di massa contro gli Armeni, per natura e conseguenze, rientra tra i crimini più gravi contemplati dal diritto internazionale.
- Invitano la comunità internazionale e le istituzioni politiche e giuridiche competenti a fornire un’adeguata valutazione legale e politica dei crimini di massa commessi contro il popolo armeno e a garantire che organizzatori ed esecutori siano chiamati a rispondere delle proprie azioni.
Le fazioni dichiarano inoltre di voler proseguire un percorso politico coerente volto a tutelare i diritti del popolo dell’Artsakh, assicurare un ritorno sicuro e dignitoso alle case d’origine e realizzare pienamente il diritto all’autodeterminazione.
Una memoria che impegna al futuro
La dichiarazione si conclude affermando che la memoria delle vittime di Sumgait impone un impegno costante per ristabilire la giustizia e prevenire il ripetersi di simili tragedie.
Il documento è stato firmato dalle fazioni rappresentate nell’Assemblea Nazionale della Repubblica di Artsakh: Patria Libera-Alleanza Civica Unita, Patria Unita, Giustizia, Federazione Rivoluzionaria Armena (Dashnaktsutyun) e Partito Democratico dell’Artsakh.
Nel solco della memoria storica, il richiamo alla responsabilità giuridica e politica internazionale si intreccia così con la rivendicazione dei diritti fondamentali di una popolazione che chiede riconoscimento, sicurezza e giustizia.
