Opinione: L’Azerbaigian è responsabile del ritardo nel normalizzare i rapporti tra Turchia e Armenia? (Notize da Est 23.04.26)
Il presidente della camera armena, Alen Simonyan, ha detto ai giornalisti a Istanbul che l’Azerbaijan sta influenzando il ritmo degli sforzi per normalizzare le relazioni tra la Turchia e l’Armenia.
«Da un lato l’Azerbaijan sta negoziando con noi; dall’altro, non permette alla Turchia di negoziare con noi. È una situazione strana. La Turchia è, in qualche modo, diventata ostaggio di queste relazioni,» ha detto Simonyan.
Ha aggiunto che in passato si era parlato di riaprire la frontiera dopo aver risolto la questione del Karabakh, seguito da un focus su un accordo di pace armeno-azerbaigiano. Nonostante sia stato raggiunto un consenso su 17 punti, questo non si è tradotto in risultati pratici.
Le osservazioni hanno attirato particolare attenzione poiché giunte poco dopo che il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan ha dichiarato al Forum di Antalya sulla Diplomazia che Ankara sta perseguendo la normalizzazione con l’Armenia “passo per passo, in coordinamento con l’Azerbaigian”.
Questa apparente contraddizione evidenzia la rilevanza della questione: mentre Ankara e Yerevan hanno mantenuto aperti i canali di normalizzazione fin dal 2022, la leadership turca ha apertamente legato il processo all’agenda di pace armeno-azerbaijana.
La dichiarazione di Simonyan va quindi oltre una semplice osservazione politica, sollevando nuovamente la domanda su quanto strettamente siano interconnessi i due processi paralleli — il riavvicinamento Turchia-Armenia e la risoluzione armeno-azerbaijana.
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Contesto storico e politico
Il contesto storico è chiaro. La Turchia ha riconosciuto l’indipendenza dell’Armenia nel 1991, ma i rapporti diplomatici tra i due paesi non sono mai stati stabiliti.
Secondo il Ministero degli Esteri turco, Ankara chiuse il confine terrestre con l’Armenia nel 1993 dopo l’occupazione del distretto di Kalbajar da parte dell’Azerbaigian.
Anche il Ministero degli Esteri armeno osserva che la Turchia chiuse sia i confini aerei sia quelli terrestri nel 1993, anche se i collegamenti aerei furono parzialmente ripristinati nel 1995.
La chiusura della frontiera è quindi stata modellata non solo dalle tensioni bilaterali tra Ankara e Yerevan, ma anche dalle dinamiche regionali più ampie legate al conflitto di Karabakh.
Negli ultimi anni, questa allineamento ha assunto una forma più istituzionale. La Dichiarazione di Shusha, firmata nel 2021, ha elevato i rapporti tra Azerbaigian e Turchia al livello di una “alleanza”, formalizzando il principio di “una nazione — due stati” come fondamento politico dei loro legami.
Le valutazioni analitiche suggeriscono inoltre che gli ostacoli principali alla normalizzazione tra Ankara e Yerevan nel corso dei decenni siano stati il conflitto di Karabakh e il coordinamento strategico tra Baku e Ankara. In altre parole, la posizione della Turchia è modellata meno dalla pressione di gruppi di lobbing e più dagli interessi in energia, sicurezza, trasporto e influenza regionale.
Da questa prospettiva, la solidarietà della Turchia con l’Azerbaigian non è semplicemente uno slogan emotivo, ma parte di una scelta geopolitica molto più ampia.
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Valutazione delle affermazioni di Simonyan
I fatti suggeriscono che l’argomentazione di Alen Simonyan contenga un elemento di verità, ma non cattura l’intera situazione.
Come parte del corrente processo di normalizzazione, avviato alla fine del 2021, gli inviati speciali Rubén Rubinyan e Serdar Kılıç hanno condotto sei round di colloqui. Il 1º luglio 2022 le parti hanno concordato di aprire la frontiera terrestre ai cittadini di paesi terzi e ai diplomatici.
I voli diretti sono ripresi nel febbraio 2022, e i voli cargo diretti sono stati autorizzati dall’inizio del 2023. Il 29 dicembre 2025 è stato annunciato un accordo per semplificare le procedure di visto per i possessori di passaporti diplomatici, di servizio e speciali, che, secondo la parte armena, è entrato in vigore il 1º gennaio 2026.
Le dichiarazioni ufficiali di entrambe le parti sottolineano l’obiettivo di una normalizzazione completa e la volontà di impegnarsi senza prerequisiti.
Allo stesso tempo, la Turchia ha esplicitamente legato progressi significativi alla firma di un accordo di pace tra Azerbaigian e Armenia.
Ad agosto 2025, il ministero degli Esteri turco ha accolto i progressi nel processo di pace armeno-azerbaijano e ha espresso sostegno per “l’Azerbaigian fratello”. A novembre, il ministro degli Esteri Hakan Fidan ha detto al parlamento che la Turchia sarebbe pronta per una piena normalizzazione con l’Armenia solo dopo la firma di un accordo di pace finale.
Il presidente Recep Tayyip Erdoğan ha ribadito questa posizione il 17 aprile ad Antalya, affermando che la normalizzazione procede “in coordinamento con l’Azerbaigian”.
Il riferimento di Simonyan al “fattore Azerbaigian” non è quindi privo di fondamento. Tuttavia, mostrarlo unicamente come un ostacolo imposto da Baku sarebbe una semplificazione eccessiva, poiché la Turchia ha costantemente inquadrato questa sequenza come parte della sua politica ufficiale.
Inoltre, sebbene un progetto di accordo di 17 punti sia stato inizialmente firmato l’8 agosto 2025 a Washington, DC, un accordo di pace finale non è ancora stato firmato, a causa di questioni relative alla costituzione armena e altre questioni non risolte.
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Reazioni in Azerbaigian
La linea dominante di reazione in Azerbaigian può essere sintetizzata come segue: Ankara non agisce per diktat di Baku sulla traccia armena, ma piuttosto in stretta coordinazione strategica con quest’ultimo.
In un articolo di Caliber.az, le osservazioni di Alen Simonyan vengono criticate in tono polemico. La pubblicazione sostiene che la Turchia vede l’apertura della frontiera non come risultato di essere un “ostaggio”, ma come un passo che può seguire solo un accordo finale, basato sui principi di fratellanza e di alleanza con l’Azerbaigian.
Lo stesso articolo cita una dichiarazione del presidente Recep Tayyip Erdoğan ad Antalya come argomento chiave. Questo riflette una tendenza più ampia nel discorso analitico filogovernativo in Azerbaigian: la Turchia persegue una politica indipendente, ma le sue priorità regionali sono strettamente allineate con Baku.
In questo contesto, anche le narrative mediatiche indicano una continua coordinazione aperta tra le due parti.
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Contesto regionale
Le osservazioni di Alen Simonyan è difficile valutarle in modo isolato dal Forum di Antalya sulla Diplomazia. Al forum, tenutosi dal 17 al 19 aprile, l’Armenia non era rappresentata dal ministro degli Esteri Ararat Mirzoyan né dall’inviato speciale Ruben Rubinyan, ma dal viceministro degli Esteri Vahan Kostanyan.
Questa è stata la prima partecipazione di Erevan al tavolo di Antalya dal 2022 a un livello inferiore.
Da parte armena non sono state fornite spiegazioni ufficiali della decisione, ma gli esperti citati da JamNews interpretano la decisione come un segnale di insoddisfazione nei confronti della Turchia per il mancato progresso sui passi precedentemente concordati, inclusa l’apertura della frontiera.
Allo stesso tempo, Kostanyan ha incontrato il suo omologo turco Berris Ekinci ad Antalya e ha detto a CNN Türk che l’Armenia è pronta ad aprire la frontiera sia politicalmente che tecnicamente, mentre ulteriori progressi ora dipendono da Ankara. Ciò suggerisce che il dialogo rimane aperto, anche se la retorica si è inasprita.
Il timing politico interno è anche un fattore chiave. Le elezioni parlamentari in Armenia sono programmate per il 7 giugno 2026, e sia l’OSCE sia gli analisti regionali le vedono come decisive per la traiettoria della politica estera del paese.
L’analista politico azero Farhad Mammadov ha osservato a marzo che i risultati elettorali, nonché un possibile referendum costituzionale in Armenia, potrebbero influire significativamente sull’agenda di pace. In questo contesto, la retorica più tagliente di Simonyan potrebbe mirare anche a un pubblico domestico — segnalando che il governo rimane impegnato nella normalizzazione con la Turchia, evitando al contempo l’apparenza di concessioni unilaterali.
Nel frattempo, a Istanbul, Numan Kurtulmuş ha proposto l’idea di coinvolgere l’Armenia nel formato Turchia–Azerbaigian–Georgia. Questo indica che quadri trilaterali o regionali più ampi restano aperti e potrebbero espandersi ulteriormente se si dovesse raggiungere un accordo di pace.
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