Su Prime Video un film emozionante sulla libertà vista da una finestra, tra memoria e desiderio di casa (Agendaonline 08.05.26)
Un racconto che riesce a essere insieme lieve e profondissimo, pur muovendosi su una scena drammatica. Su Prime Video c’è un film che riesce a farsi ricordare con una forza tutta sua, non un dramma storico in senso stretto ma il racconto di un contesto, che per il popolo armeno rappresenta un ferita collettiva, che filtra attraverso un personaggio che porta con sé spaesamento, memoria e desiderio di appartenenza.
Il titolo è “Amerikatsi” un lavoro scritto, diretto, montato e interpretato da Michael A. Goorjian, e prodotto da People of Ar e Paleodon Pictures che ha vinto il premio per il Miglior film narrativo al Woodstock Film Festival ed è stato scelto come candidato dell’Armenia agli Oscar 2024 per il miglior film internazionale, pur senza entrare poi nella cinquina finale.
Il protagonista è Charlie Bakhchinyan, un armeno-americano scampato da bambino al genocidio armeno e cresciuto negli Stati Uniti. Dopo la Seconda guerra mondiale decide di tornare nella terra che sente sua anche se, di fatto, non l’ha mai davvero vissuta. È un ritorno carico di aspettative, quasi romantico, ma il film ha l’intelligenza di incrinare subito quell’idea.
L’Armenia sovietica che Charlie trova davanti a sé non è il luogo sognato da lontano ma un Paese segnato dalla paura, dall’assurdo burocratico, dal controllo. E infatti basta pochissimo perché quel sogno di ritorno si trasformi in prigionia.
La trama prende una svolta quando Charlie viene arrestato e rinchiuso in una cella di una prigione sovietica ma rifiuta di lasciarsi schiacciare dalla disperazione. Da una piccola finestra della cella Charlie riesce a osservare l’interno di un appartamento vicino. All’inizio è solo uno squarcio minimo sul mondo esterno, poi diventa una forma di sopravvivenza, infine si trasforma nel cuore emotivo del film.
Guardando la vita quotidiana di una coppia armena, spiandone le abitudini, i silenzi, i gesti minuscoli e ripetuti, Charlie comincia a ricostruire il legame con quel Paese che aveva idealizzato e che ora è costretto a conoscere da una posizione paradossale: da recluso, da escluso, da spettatore invisibile. Proprio questa lettura rende Amerikatsi qualcosa di più interessante di un semplice racconto di prigionia.
Michael Goorjian regge il film con grande misura e riesce non rendere mai Charlie un simbolo astratto: resta un uomo che guarda, aspetta, immagina, resiste. Accanto a lui c’è Hovik Keuchkerian, volto che molti spettatori riconosceranno per La casa di carta, presenza ruvida e magnetica che aggiunge peso alle dinamiche della vicenda.
La trama del film proposto da Prime Video non ruota solo attorno alla domanda su come Charlie possa cavarsela, ma attorno a un altro nodo, più sottile e più toccante: si può appartenere davvero a un luogo anche quando quel luogo ti respinge? Charlie torna in Armenia per sentirsi a casa e finisce per conoscerla attraverso una finestra, cioè attraverso una distanza forzata.
C’è dentro tutta la contraddizione del film. Da una parte il dolore storico, le conseguenze dei traumi del Novecento, la repressione. Dall’altra una forma quasi ostinata di meraviglia, perché anche dietro il vetro, anche in condizioni estreme, l’uomo riesce ancora a trovare umanità, curiosità, perfino umorismo. Ed è questa oscillazione continua a dare ritmo al racconto.
