Armenia, Turchia e il nuovo corridoio dell’Eurasia (Nuovogiornalenazionale 08.05.26)
Il Caucaso improvvisamente al centro della scena
Il 5 e 6 maggio a Erevan, la capitale dell’Armenia, si è svolto il vertice della Comunità Politica Europea, un appuntamento che ha riunito gran parte dei leader del continente attorno ai grandi temi della sicurezza, dell’energia e della stabilità geopolitica.
Ma dietro il linguaggio diplomatico e le dichiarazioni ufficiali è emersa soprattutto una realtà, il Caucaso meridionale sta smettendo di essere una semplice periferia dello spazio post-sovietico per trasformarsi in uno dei grandi snodi strategici del XXI secolo.
La questione non riguarda soltanto l’Armenia o i rapporti con la Russia. Al centro della partita ci sono i nuovi corridoi energetici e commerciali destinati a collegare Asia, Europa e Mediterraneo in una fase storica segnata dalla guerra in Ucraina, dalle tensioni con l’Iran e dalla crescente fragilità delle rotte tradizionali.
Per decenni l’Armenia è rimasta saldamente dentro la sfera d’influenza russa. Mosca garantiva protezione militare, controllo energetico e integrazione economica, ma la guerra del Nagorno-Karabakh in cui l’Armenia si è scontrata con l’Arzebaijan, ha incrinato questo equilibrio.
A Erevan è cresciuta la convinzione che il Cremlino non sia più in grado di difendere gli interessi armeni, e da quel momento è iniziata una graduale apertura verso l’Occidente.
L’avvicinamento all’Unione Europea e agli Stati Uniti non riguarda però soltanto la politica. Il vero centro della questione è la connettività. Strade, ferrovie, oleodotti, gasdotti, cavi elettrici e infrastrutture digitali stanno diventando il nuovo linguaggio del potere geopolitico.
La Turchia sta cercando di assumere un ruolo centrale attraverso il Corridoio di Mezzo, la direttrice trans-caspica che dovrebbe collegare la Cina e l’Asia centrale all’Europa aggirando sia la Russia sia l’Iran.
Ankara punta a trasformarsi nel principale ponte energetico e logistico dell’Eurasia, sfruttando il progressivo deterioramento delle relazioni tra Occidente e Mosca e l’instabilità cronica del Medio Oriente.
Il progetto si inserisce dentro una crisi e ridisegno globale delle rotte energetiche tradizionali. La vulnerabilità dello Stretto di Hormuz, attraverso cui passa una parte enorme del commercio mondiale di petrolio e gas, spinge infatti molti attori internazionali a cercare percorsi alternativi.
Ed è qui che il Caucaso entra improvvisamente al centro della scena.
La strategia turca consiste nel creare una rete integrata capace di collegare il petrolio iracheno trasportato fino al porto mediterraneo di Ceyhan, il greggio proveniente dal Mar Caspio, le risorse energetiche dell’Asia centrale e le infrastrutture caucasiche dirette verso l’Europa.
Il collegamento tra Azerbaigian ed exclave di Naxçıvan attraverso il territorio armeno diventerebbe così molto più di un semplice corridoio commerciale, rappresenterebbe un passaggio strategico per oleodotti, gasdotti, reti digitali e flussi energetici destinati a ridurre la dipendenza europea sia dalla Russia sia dalle rotte del Golfo Persico.
Dentro questa visione torna centrale anche il progetto del gasdotto Trans-Caspico, discusso da anni ma mai realmente completato. L’idea è quella di trasportare il gas turkmeno attraverso il Mar Caspio fino all’Azerbaigian, per poi convogliarlo verso la Turchia e il mercato europeo.
Se realizzato, il progetto permetterebbe all’Europa di accedere alle risorse energetiche dell’Asia centrale bypassando completamente sia Mosca sia Teheran.
Ma la vera infrastruttura simbolo della nuova fase geopolitica potrebbe essere un’altra, molto meno visibile e forse ancora più strategica nel lungo periodo, il grande cavo sottomarino energetico del Mar Nero.
L’Unione Europea vuole infatti collegare il Caucaso meridionale al continente europeo attraverso il Black Sea Submarine Electricity Cable, un sistema destinato a trasportare energia elettrica tra il Caucaso e l’Europa attraversando il fondale del Mar Nero.
Non si tratta soltanto di un progetto tecnico. È un passaggio geopolitico di enorme portata, perché punta a costruire una rete energetica continentale sempre meno dipendente dall’infrastruttura russa.
In questo scenario l’Armenia cerca di proporsi come futuro hub elettrico regionale, un nodo di connessione tra Caucaso, Mar Nero ed Europa.
Per Erevan è una trasformazione storica.
Per Ankara è l’occasione di consolidare la propria centralità strategica tra Asia ed Europa. Per Bruxelles è il tentativo di costruire nuove rotte energetiche sicure dopo la frattura definitiva con Mosca.
E per il Caucaso meridionale significa uscire dalla marginalità geopolitica per diventare uno dei territori decisivi del nuovo equilibrio eurasiatico.
