“Quando il cuore trema”: la spiritualità della musica armena ha conquistato Monza (Mbnews 10.05.26)

Nel centro storico di Monza, raccolti nella chiesa di San Pietro Martire di Monza, gremita di pubblico, venerdì 8 maggio il tempo è sembrato rallentare. “Il mio cuore trema”, appuntamento di apertura di Monza Visionaria 2026, non è stato soltanto un concerto, ma un attraversamento: un ponte sonoro tra Oriente e Occidente. Prima ancora che iniziasse la musica, nella chiesa c’era un’aria insolita. Il brusio e le voci sembravano trattenuti da un’atmosfera carica di attesa e sospensione. Persone di età differenti sedevano fianco a fianco sulle panche — appassionati di musica e habitué del festival, ma anche chi sembrava essere arrivato lì semplicemente per lasciarsi sorprendere.

Ad aprire la serata Don Cesare Pavesi, Canonico del Duomo di Monza, e Saul Beretta, direttore artistico del festival, che hanno introdotto il pubblico con una riflessione sul dialogo tra spiritualità e musica, tra Sant’Agostino e Bob Marley. Poi le melodie armene del duduk di Norayr Gapoyan, il respiro vibrante del kanon e della voce naturale della splendida Tatev Hakobyan, insieme alla profondità dell’organo di Levon Eskenian, hanno accompagnato spettatori e spettatrici dentro un paesaggio sonoro sospeso, quasi fuori dal tempo, dove spiritualità, memoria e contemplazione si sono intrecciate in una piccolo viaggio mistico.

monza visionaria apertura 2026 credit Nicola Bristot Saul Beretta direttore artistico di Monza Visionaria

Le sonorità del duduk — calde, avvolgenti, rotonde — sembravano emergere da un tempo remoto. Il kanon dialogava con esso, alternando carezze leggere a vibrazioni più tese e pulsanti, mentre l’organo sosteneva tutto con la sua presenza ampia e solenne. Nell’incontro tra gli strumenti della tradizione armena e le navate della chiesa, tra spiritualità orientale e immaginario occidentale, si è creata una tensione delicata e al contempo intensa, capace di trascinare il pubblico in un ascolto assoluto e senza applausi, quasi meditativo.

monza visionaria apertura 2026 credit Nicola Bristot

I brani sono stati snocciolati come preghiere, anche se tra essi c’erano melodie popolari e antiche ninne nanne. Le parole dell’inizio concerto sono state un viatico, ma alla fine era vero non c’era nulla da spiegare solo il suono da attraversare insieme. Tra un brano e l’altro, silenzio … come se il pubblico avesse paura di spezzare quell’equilibrio delicatissimo creato dalla dolcezza della musica. Poi scroscianti nel finale sono arrivati gli applausi, ma non si è trattato dell’entusiasmo rumoroso di chi ha assistito a uno spettacolo, ma della rispettosa gratitudine di chi ha sentito di aver vissuto un momento raro.

Ed ecco che emerge la forza del progetto Monza Visionaria: creare esperienze che lasciano una traccia emotiva, mettere in dialogo linguaggi e culture differenti, trasformare la musica in uno spazio condiviso di scoperta e meraviglia.

Il festival, in corso fino al 17 maggio, continua domenica con un calendario fitto di appuntamenti. Tutte le info www.monzavisionaria.it

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