Armenia, in vista delle elezioni Pashinyan continua a giocare su due tavoli (Strumentipolitici 14.05.26)

L’Armenia è ancora sotto i riflettori dell’arena internazionale. In questo inizio di maggio la capitale Erevan ha infatti ospitato tre eventi di importanza e di dimensioni mai viste prima nel Paese.

Tre vertici

Il 4 e 5 maggio si sono tenuti tre vertici: il summit della Comunità Politica Europea (EPC), il summit bilaterale UE-Armenia – la prima volta in assoluto – e il vertice bilaterale franco-armeno. Per partecipare all’EPC sono arrivati quasi 40 leader e capi di Stato, rendendolo così il più grande evento politico della storia armena. L’euforia e l’interesse suscitati da queste manifestazioni non possono non influire sulla campagna elettorale appena cominciata, che si concluderà con la tornata parlamentare del 7 giugno. Ed è evidente come vada a beneficio del partito di governo Contratto Civile del premier Nikol Pashinyan. Quest’ultimo ha imposto al Paese una decisa virata verso Bruxelles, pur cercando di non allontanarsi troppo da Mosca. Con le prossime elezioni si vedrà se l’Armenia proseguirà su questa strada oppure no.

La visita di Macron

Macron si è recato a Erevan non solo per partecipare al summit europeo, ma anche per firmare un accordo strategico con Pashinyan nel vertice bilaterale franco-armeno. I legami fra i due Paesi sono tradizionalmente molto forti, ma negli ultimi tempi si è intensificata la cooperazione sul piano militare. Parigi ha infatti fornito i suoi veicoli corazzati Bastion e gli obici CAESAR. Macron sostiene l’attuale governo pure sul piano politico, motivando l’appoggio come una “decisione di difendere l’Europa”: In questo momento l’Europa è il partner più naturale per l’Armenia e per il Caucaso del Sud. Le Forze armate di Erevan hanno già ricevuto assistenza anche da Bruxelles: 30 milioni di euro ottenuti grazie al cosiddetto Strumento Europeo per la Pace (EPF). La UE ha altresì promesso 270 milioni col Piano di Resilienza e Crescita. E a maggio ha annunciato un pacchetto di iniziative politiche ed economiche, fra cui una maggiore connettività con lo sviluppo delle infrastrutture e la facilitazione degli spostamenti con la liberalizzazione dei visti.

La campagna del governo

L’aver messo l’Armenia al centro dell’attenzione internazionale ha reso a Pashinyan una crescita di popolarità: il gradimento del premier è infatti passato dal 36% di febbraio al 49% di maggio. A ingolosire gli elettori armeni c’è la prospettiva dell’assistenza finanziaria europea e dell’allentamento del regime dei visti con la UE. A campagna elettorale iniziata, il partito di governo promette l’integrazione europea per il futuro del Paese, sebbene debba essersi reso conto che tale futuro significherebbe il controllo politico da parte di Bruxelles. Già oggi la UE propone il dispiegamento di una “squadra di risposta rapida ibrida” in vista delle elezioni, allo scopo di di non lasciare da sola l’Armenia a fronteggiare le interferenze straniere, come dichiarato dall’Alto rappresentante agli Esteri Kaja Kallas. Facile vedere come il vero scopo dietro la proposta sia invece di influenzare le elezioni in senso filo-UE.

La UE spinge e poi frena

A onor del vero bisogna dire come gli stessi funzionari di Bruxelles, pur spingendo a parole per l’integrazione armena, cerchino di smorzare le speranza di Erevan di diventare membro dell’Unione. Infatti nessuna Istituzione e nessun Paese membro ha espresso in maniera ufficiale il suo supporto alla membership dell’Armenia. In ogni caso occorrerebbero ancora molti anni affinché compia tutto il percorso verso l’accesso. Comunque lo scorso anno il governo di Pashinyan ha approvato una legge che dichiara iniziato il processo di adesione. Durante il recente summit, il premier ha ribadito la sua aspirazione verso Bruxelles. Nel frattempo, però, ha anche rimarcato l’attuale partecipazione del Paese all’Unione Economica Eurasiatica (UEE), insieme alla Russia e ad altri tre Paesi ex URSS.

I temi della campagna elettorale

I partiti di opposizione criticano fortemente la politica estera di Pashinyan, tesa alla normalizzazione dei rapporti con l’Azerbaigian e alla vicinanza con Bruxelles. Contratto Civile starebbe infatti sfruttando i tre vertici solo per gettare fumo negli occhi degli elettori, senza ricevere in cambio dall’Europa nessuna garanzia sostanziale. Dal canto suo, il governo presenta i miglioramenti effettuati negli ultimi anni, dalla lotta alle tangenti alla costruzione di opere pubbliche come scuole e strade, spesso finanziate proprio dai beni confiscati ai rei di corruzione.

I partiti di opposizione

Le principali formazioni di opposizione sono tre. La più quotata è Armenia Forte, fondata nel 2025 dall’uomo d’affari armeno-russo Samvel Karapetyan. La sua candidatura è sostenuta anche dalla chiesa locale, nella persona del patriarca Karekin II. Tuttavia, avendo la doppia cittadinanza (ed essendo oltre tutto agli arresti domiciliari) il miliardario non potrebbe diventare premier. Per questo motivo, nel caso in cui il partito di governo non ottenga subito la maggioranza, farebbe confluire il suo appoggio verso l’ex presidente Robert Kocharyan e il suo partito Alleanza armena. Concorre a un posto in una possibile coalizione alternativa a Pashinyan anche il partito dell’imprenditore Gagik TsarukyanArmenia Prospera.

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