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Un altro santo di una Chiesa sorella nel martirologio romano: San Nerses il Grazioso (AciStampa 20.05.26)

20 Maggio 2026/in Rassegna Stampa /da adminwp

Di Andrea Gagliarducci

Città del Vaticano , mercoledì, 20. maggio, 2026 12:30 (ACI Stampa).

Dopo San Gregorio di Narek, i 21 martiri copti di Libia e San Isacco di Ninive, un altro santo di una cosiddetta “Chiesa sorella” viene inserito nel martirologio romano. Si tratta di San Nerses il Grazioso, Catholicos di Armenia dal 1166 al 1173, inserito nel martirologio romano il 18 maggio, nel giorno in cui il Catholicos di Cilicia Aram I cominciava la sua visita in Vaticano con una udienza con Leone XIV.

Il Catholicossato di Cilicia, che ha sede in Libano, ad Antilyas, dove è stata trasferito nel 1930 a seguito del genocidio armeno, ed è, insieme ad Etchmiadzin, una delle due grandi sedi della Chiesa Apostolica Armena.

San Nerses il Grazioso era Nerses Shnorhali (1102 – 1173). È ricordato come pastore, teologo, poeta, compositore di inni e precursore dell’ecumenismo moderno. Shnorhali significa appunto “il grazioso”, appellativo che gli era stato dato per il carattere irenico dei suoi scritti. Già nel 2022, era stato chiesto che fosse proclamato “patrono dell’unità dei cristiani”.

Durante il suo ministero come vescovo e catholicos, si adoperò per la riconciliazione tra le Chiese, specialmente tra la Chiesa armena e la Chiesa ortodossa bizantina. I suoi inni fanno parte della liturgia armena – sia apostolica sia cattolica – e numerose chiese sono dedicate a lui.

Secondo il Dicastero per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, l’inserimento di un altro santo proveniente da una confessione cristiana differente “dimostra che la santità non si è fermata con le separazioni e che esiste al di là dei confini confessionali”.

Il dicastero ricorda che il Concilio Vaticano II, “riconoscere le ricchezze di Cristo e le opere virtuose nella vita degli altri, i quali rendono testimonianza a Cristo talora sino all’effusione del sangue, è cosa giusta e salutare” (Unitatis Redintegratio 4), mentre San Giovanni Paolo II ha sottolineato che “la communio sanctorum parla con voce più alta dei fattori di divisione” (Tertio Millenio Adveniente 37) e che “in una visione teocentrica, noi cristiani abbiamo già un martirologio comune” (Ut Unum Sint 84).

Come già fatto con Papa Francesco nell’ultimo incontro che ha avuto nel 2024, Aram I ha chiesto a Leone XIV di convocare un Concilio Vaticano III. Inoltre – riferisce il sito del catholicossato di Cilicia – si è discusso nell’incontro anche di una data unificata per la Pasqua e dello stabilimento di una giornata della Memoria di tutti i martiri.

Aram I ha anche affrontato con Leone XIV quella che il comunicato armeno definisce “la questione dell’Artsakh” – si tratta del Nagorno Karabakh, oggi regione del Karabagh sotto il controllo azerbaijano, dove negli ultimi tempi è stata denunciata la scomparsa di alcune chiese, tra cui la chiesa di San Jakob a Stepanakert.

Aram I “ha sottolineato il diritto al ritorno degli armeni dell’Artsakh, nel rispetto delle garanzie internazionali, la salvaguardia delle chiese e dei monumenti storici, in conformità con il diritto internazionale, e la necessità di un rapido rilascio dei leader dell’Artsakh detenuti a Baku”.

Il Patriarca – spiega ancora il catholicossato – “ha parlato anche della situazione attuale in Libano, sottolineando la sovranità e la presenza dello Stato libanese su tutto il territorio libanese, il ritiro di Israele dal Libano meridionale e il rispetto del cessate il fuoco. Naturalmente, ha anche accennato all’importanza del dialogo interconfessionale, evidenziando la necessità di dare priorità alle questioni etiche, oltre a quelle teologiche, in tale contesto”.

Secondo il comunicato, “il Papa ha espresso la sua comprensione e il suo sostegno ai punti sopra esposti, fornendo a sua volta i necessari chiarimenti”, “Sua Santità il Patriarca e il Santo Padre hanno avuto un colloquio privato dopo il suddetto incontro, riguardo alle questioni già citate e ad altre, scambiandosi opinioni e preoccupazioni”.

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La santità esiste al di là dei confini confessionali (Osservatore Romano 19.05.26)

«Il mio pensiero va al santo Nerses il Grazioso, che può essere considerato il pioniere dell’ecumenismo»: così Leone XIV ieri, 18 maggio, in occasione della visita di Sua Santità Aram I, Catholicos di Cilicia, ha descritto Nerses Shnorhali (1102-1173) annunciandone l’inserimento nel Martirologio Romano. Un fatto, quest’ultimo, definito dal Papa «un ulteriore esempio di quell’“ecumenismo dei santi” che già unisce le nostre Chiese».

Catholicos di Armenia dal 1166 al 1173 — riferisce sul proprio sito il Dicastero per la promozione dell’unità dei cristiani — è riconosciuto e venerato dalla tradizione armena come uno dei suoi più grandi santi. Ricordato come pastore, teologo, poeta, compositore di inni, nonché come precursore dell’ecumenismo moderno, ricevette il titolo di “Shnorhali” dai suoi contemporanei per il carattere irenico dei suoi scritti. Durante il suo ministero come vescovo e catholicos, si adoperò per la riconciliazione tra le Chiese, specialmente tra la Chiesa armena e la Chiesa ortodossa bizantina. I suoi inni fanno parte della liturgia armena, sia apostolica sia cattolica, e numerose chiese sono dedicate a lui.

Sulla scia di san Gregorio di Narek, dei 21 martiri copti di Libia e di san Isacco di Ninive, l’inclusione di san Nerses il Grazioso nel Martirologio Romano dimostra — scrive il Dicastero — che la santità non si è fermata con le separazioni e che esiste al di là dei confini confessionali.

Come ha dichiarato il Concilio Vaticano II, «riconoscere le ricchezze di Cristo e le opere virtuose nella vita degli altri, i quali rendono testimonianza a Cristo talora sino all’effusione del sangue, è cosa giusta e salutare» (Unitatis redintegratio, 4). San Giovanni Paolo II, da parte sua, ha dichiarato che «la communio sanctorum parla con voce più alta dei fattori di divisione» (Tertio millennio adveniente, 37) e che «in una visione teocentrica, noi cristiani abbiamo già un martirologio comune» (Ut unum sint, 84).

Il recente Sinodo sulla sinodalità ha ricordato che «l’esempio dei santi e testimoni della fede di altre Chiese e Comunioni cristiane è un dono che possiamo ricevere, inserendo la loro memoria nel nostro calendario liturgico» (Documento finale, 122). Da qui l’augurio del Dicastero per la promozione dell’unità dei cristiani che l’inserimento nel Martirologio Romano di Nerses Shnorhali, «testimone del prezioso patrimonio spirituale della tradizione armena, contribuirà alla riscoperta del suo insegnamento e all’unità di tutti i discepoli di Cristo».

Anche Aram I, nel suo discorso davanti al Papa, ha evidenziato il forte rapporto di collaborazione fra la Chiesa apostolica armena e la Chiesa cattolica nonché «i comuni sforzi ecumenici». E l’incontro di ieri, ha spiegato, «ci aiuterà a riaffermare il nostro comune impegno a proseguire sulla via dell’unità visibile della Chiesa».

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Nerses Shnorhali, grande “pioniere dell’ecumenismo” dell’Oriente cristiano (VaticanNews)

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